30 apr 2009

Quiche Lievitata con Pancetta e Olive

Prima di partire in direzione Marche, per fare visita agli amici di cui parlavo qui e qui, vi lascio con una ricetta veloce, dal titolo dimesso, che, sicuramente, con la sua scarsa altisonanza, non attrarrà l'attenzione de "i miei venticinque lettori".
Peccato, perché questa quiche, a dispetto del suo nome, che fa sospettare un abbinamento scontato, nasconde un trucco che la rende speciale: la pastella di panna e uova, che normalmente conferisce una componente cremosa a questo genere di preparazioni, è sostituita da un impasto in cui sono presenti anche lievito e farina e che dà vita, dopo la cottura, a una sorta di cake rustico in crosta, arricchito dalla sapidità delle olive e della pancetta.
Inutile dire che quando ho letto questa ricetta, ovviamente in uno dei miei libri francesi, ne sono rimasta immediatamente attratta, ma non sospettavo nemmeno lontanamente di innamorarmene fino a questo punto.
Ingredienti:

Per la brisée:
  • 200 gr di farina
  • 100 gr di burro
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • acqua q.b.

Per il ripieno:

  • 100 gr di farina
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai di olio di semi
  • 4-5 cucchiai di latte
  • 1 cucchiaino scarso di lievito in polvere
  • 70 gr di olive verdi e nere
  • 100 gr di pancetta

Procedimento:

Mixare tutti gli ingredienti per la pasta brisée e rivestirne il fondo e i laterali di uno stampo.

Impastare, quindi, la farina, l'uovo, il lievito, l'olio e il latte necessario ad amalgamarli. Il composto, deve, però, rimanere piuttosto corposo. Distribuirlo, con l'aiuto di un cucchiaio, sulla pasta brisé e affondarci i cubetti di pancetta e le olive a pezzetti.

Infornare a 180°, fino a doratura della crosta e del ripieno.


Ringrazio le persone che mi hanno attribuito dei premi, ma, come ho già detto più volte, ho deciso di non ritirarli, né esporli più.
Per quanto riguarda le varie raccolte in corso, prometto che cercherò quanto prima di farmi venire in mente qualcosa di insolito, ma, dato che in questi giorni non mangio spesso a casa, ci vorrà un po' di tempo.

29 apr 2009

Arrosto di Spiedini e Patate con Finocchietto Selvatico

Eccomi qui con un'altra non-ricetta, per di più documentata da foto immondamente itteriche, ma la mia è più che altro una scusa per parlarvi del finocchietto selvatico.
La mia conoscenza con questo balsamico dono della natura risale a una cena di qualche anno fa, a casa una coppia di amici adorabili, tra i pochi che, come me, amano la cucina e le passeggiate in campagna con raccolta di erbe e frutta annessa.
Quando, unica tra tutte le mie amiche, ero sfidanzata, questi due pazientissimi ragazzi mi avevano praticamente adottata e per circa tre anni ho trascorso ogni sabato, a partire dalle 3 del pomeriggio fino a tarda notte, a bivaccare sul loro divano, ascoltando le sonorità ingenue degli Air e piluccando rice snacks, incurante del fatto che, probabilmente, sarebbe stato più corretto lasciare loro un po' di intimità e andare ad innaffiare la mia singletudine in un locale, con un Negroni, da sola.
Nonostante la mia totale mancanza di senso dell'opportunità, questa fantastica coppia è sempre stata (e continua ad essere tutt'ora, malgrado, a causa del loro trasferimento in un'altra regione, le occasioni si siano ridotte) di un'ospitalità disarmante e, oltre a foraggiarmi di cd di musica alternativa, alcool e sigarette, non mi facevano mai mancare cene regali, arricchite dalle piccole sorprese che riuscivano a scovare durante le loro passeggiate nel verde.
Fu in una di queste occasioni che mi iniziarono al culto del finocchietto: ricordo che entrai in casa loro e fui immediatamente stordita da un avvolgente profumo che sul momento identificai come anice, cogliendone solo in seguito la nota erbacea. Si trattava, appunto, di un fascio di finocchietto, raccolto al mattino, con cui avevano realizzato un morbido letto aromatico per una distesa di croccanti patate al forno e la farcitura di un pollo ruspante.

Superfluo, credo, precisare che per me fu coup de foudre: quando tornai a casa feci a mia mamma una testa come un paiolo su questo benedetto finocchietto, finché non spedì mio padre a cercarne altro, per replicare il decantato pollastro.
Da quando convivo e ho preso in carico la gestione della cucina, l'appuntamento primaverile con il finocchietto assurge al ruolo di obbligo mondano ed ogni anno, in questo periodo, partiamo armati di forbici e sacchetti alla volta di... col cavolo che ve lo dico, già è difficile trovarlo, ci mancherebbe che qualche fiorentina conoscesse i miei nascondigli!!!
Quest'anno siamo stati particolarmente fortunati, perché, oltre a procurarcene una quantità accettabile nel corso di una prima escursione, con l'aiuto di una simpatica signora irpina che si è premurata di spiegarmi anche come riconoscere gli asparagi selvatici e, casomai avessi a disposizione una trivella, i lampascioni, domenica ne abbiamo raccolta praticamente una fascina, che ci assicura arrosti profumati almeno fino all'arrivo del gran caldo, quando accendere il forno diventerà noioso.
Per dirla tutta, la buona sorte è stata doppia, in quanto, dopo circa un'ora dalla conclusione della raccolta, siamo ripassati dallo stesso punto e una specie di serial killer vestito come la Principessa Diana quando andava in Afghanistan a sminare i campi, stava decespugliando tutta la zona, tranciando impietosamente anche le piantine di finocchietto più giovani, a cui avremmo voluto fare visita tra un paio di settimane per rinfrescare le scorte.
Insomma, se ci fosse venuto in mente di indulgere in altre faccende e ritardare la gita di pochi istanti avremmo trovato solo cadaveri.

Adesso la finisco di tediarvi con i fatti miei e vi racconto del finocchietto, non sto a seccarvi con nomi in latino e struttura delle foglie, ma vi intrattengo un po' con le sue proprietà: carminativo, depurativo, stimolante dell'appetito, il finocchietto, con il suo profumo intenso di anice verde, che, vedrete, si diffonderà per tutta la casa, si adatta molto bene alle carni grasse, in particolare al maiale, perché "ripulisce", se così si può dire, la bocca dall'untuosità in eccesso. Ma se ne fa anche un ottimo condimento per la pasta e, credo in Sicilia, per il risotto con le sarde.
Ovviamente, mi sto riferendo al "fieno", quello che vedete in foto, che si raccoglie in primavera. Più tardi, in assenza di decespugliatori impazziti, la pianta fiorisce e fruttifica e gli usi sono diversi, ma non mi pronuncio, perché non li conosco.
Io vi suggerisco, sulla base della mia insignificante esperienza, di accompagnarlo alla carne di pollo o di maiale, con tante patate, come spiegherò più sotto, oppure di sminuzzarlo e prepararci un soffritto per la pomarola, con cui condire i bucatini, o, infine, di usarlo per profumare una vellutata di patate, aggiungendolo finemente tagliuzzato, solo verso la fine della cottura.
La cucina si profumerà imperituramente, il cuore si riempirà di gioia e lo stomaco di aspettative.

Ingredienti:
  • Finocchietto selvatico
  • Patate
  • Salsicce
  • Pancetta affumicata
  • Alloro
  • Sale
  • Olio evo

Procedimento:

Il finocchietto va sciacquato rapidamente in acqua e tamponato con un asciughino, poi si dispone sul fondo di una teglia ben unta di olio, ricoprendolo completamente. Sopra si dispongono le patate, rispettando la legge per cui "le patate non sono mai abbastanza", si salano abbondantemente e si versa altro olio. Si ricopre ancora tutto con il finocchietto e si inforna per circa mezz'ora, a 180°. Nel frattempo, si preparano gli spiedini, alternando pezzi di salsiccia, fette spesse di pancetta e alloro (quest'ultimo per ragioni puramente decorative, dato che il finocchietto sarebbe più che sufficiente ad aromatizzare il tutto). Se volete potete infilzare anche delle fettine di baguette, io non l' ho fatto, ma credo che la prossima volta metterò anche quelle, perché immagino che il pane impregnato di vapori balsamici rappresenti il viatico per il paradiso.

Trascorsa la prima mezz'ora di cottura delle patate, si adagiano nella teglia anche gli spiedini e si fanno arrostire per mezz'ora, girandoli ogni tanto.

Aggiornamento:

Leggo che molti mi hanno chiesto delucidazioni sulla reperibilità del finocchietto:

Dunque, lo trovate su terreni sabbiosi e molto asciutti, gli stessi dove si trovano gli asparagi. Diciamo che tendenzialmente, almeno in Toscana, il finocchietto cresce nelle stesse zone degli ulivi, preferibilmente su terreni in pendenza leggera, per esempio vicino ai fossati.

Talvolta si trova anche al supermercato, all'Esselunga l'ho visto e non era male...

28 apr 2009

Vital Mehrkornbrot

Questa è in realtà una non-ricetta, perché l'ho realizzata con le farine pronte del LIDL: si tratta di preparati che includono diverse qualità di farine, lievito e sale e ai quali basta aggiungere l'acqua e impastare per ottenere fragranti pagnotte ai semini, all'avena, integrali etc... In particolare, in questo caso, ho utilizzato il mix di farina integrale e d'avena, addizionato con semini di vario tipo.
Dato il periodo di stanca di cui parlavo ieri, queste confezioni salvatempo sono l'ideale: si rovescia tutto nel cestello della mdp, si imposta il programma preferito e intanto ci si dedica ad altro, con la sicurezza matematica del risultato.
... beh, matematica si fa per dire, perché le istruzioni sulla confezione non sono proprio affidabili e anche per questo ho deciso di pubblicare questo pane, per dare le proporzioni (almeno secondo me) esatte per realizzarlo (e usare il post come promemoria anche per me).
Infatti, la ricetta stampata sul sacchetto parla di 350 ml di acqua per 500 gr di farina: i liquidi sono decisamente troppi, diciamo che per questa dose di farina occorrono 300 gr scarsi di acqua.
Ovviamente, utilizzando la macchina del pane e avendo misurato l'acqua all'inizio, per tamponare la situazione, io ho dovuto aggiungere circa 100 gr in più di farina.
Per fortuna, l'esito è stato premiante, dato che il pane è risultato croccante, profumato e molto piacevole a livello di consistenza, ideale per essere spalmato di marmellata o Nutella, magari con un velo di burro, per una coccola extra, di cui, con questi lumi di luna, sento particolarmente il bisogno.

Con questa "ricetta non ricetta" partecipo alla raccolta di Micaela, MDP, Bauletti & Co., visto che proprio con lei avevamo parlato della validità o meno delle farine LIDL.


Sfrutto l'occasione anche per scusarmi un po' con tutti per la latitanza di questo periodo, per l'inconsistenza dei miei post e la scarsa fantasia delle foto. In particolare, chiedo perdono a Fra, che aveva avuto nei miei confronti un pensiero squisito, rivolgendomi un invito che mi ha molto lusingato, ma a cui, in questo periodo, non ho lo spirito di ottemperare.

Spero di tornare presto l'Ondina di un tempo.

27 apr 2009

Risotto con Porri e Gorgonzola glassato di Miele ai Semi di Papavero

Ed eccomi all'ultimo piatto realizzato impiegando i famosi porri.
Per la verità ne avevo preparato anche un altro, forse il migliore della carrellata, ma purtroppo le foto, scattate in notturna, non rendevano minimamente giustizia alla sua succulenza e quindi ho preferito non pubblicarlo. Se vi interessa, potete cercare su internet la ricetta del Sayur Kari, un curry di verdure cotte nel latte di cocco, con aggiunta di vermicelli di riso, di origine indonesiana.
Per questo risotto, invece, devo ringraziare Elga, che, con questa ricetta, mi ha dato un'idea raffinata e insolita per svecchiare una preparazione altrimenti scontatissima, anche se golosa.
Ero partita, infatti, dall'ultimo porro e da un resto di gorgonzola dimenticato in frigo, che minacciava di assumere il colore del Mimolette, ma non volevo banalizzare troppo, in fondo vi avevo promesso che con i porri avrei realizzato qualcosa di mirabolante...
C'è anche da dire che, ultimamente, ho meno voglia di cucinare e questo mi dispiace molto, perché era un hobby carino, che mi ha dato grandi soddisfazioni e vorrei continuasse a darmele. Quindi, sto cercando di non adagiarmi e di non ridurmi alla pasta aglio e olio (anche perché, essendo intollerante all'aglio, temo non ne uscirebbe un granché) e di sforzarmi, invece, malgrado non mi sfagioli più tanto, di mantenere il livello.
La nappatura che Elga aveva proposto mi è sembrata ideale per sollecitare la mia creatività sopita, senza essere, per questo, troppo impegnativa, visto che, quando mi manca lo stimolo, imbarcandomi in imprese troppo complicate rischio di innervosirmi.
Il risultato è stato a trionfale: la dolcezza del miele si combina felicemente con il sapore pungente del gorgonzola, mentre i semi di papavero, croccando piacevolmente sotto i denti, stemperano la cremosità infantile dei porri, rendendo la consistenza dell'insieme molto più interessante.
Ingredienti:
  • 200 gr di riso
  • 1 porro (parte bianca e parte verde)
  • burro
  • 50 gr di gorgonzola
  • brandy
  • brodo
  • 2 cucchiai di miele (non so indicarvi la qualità, perché si tratta di un vasetto di miele artigianale, regalatoci da un paziente di Topy79, quindi non c'è etichetta, ma il sapore non è troppo dolce, né amaro come quello di castagno)
  • 1 cucchiaio di semi di papavero

Procedimento:

Lavate accuratamente il porro, sfogliandolo un po', per controllare che non vi siano rimasti granelli di terra, quindi affettatelo.

Fate appassire la parte verde in poco burro, quindi versate il riso e fatelo tostare. Quando sarà diventato traslucido, annaffiatelo generosamente di brandy e lasciate evaporare.

Aggiungete la parte bianca del porro e portate il riso a cottura con il brodo. Quando sarà pronto, mantecate con il gorgonzola, mescolando finché non si sarà sciolto, quindi lasciate riposare qualche minuto.

Nel frattempo scaldate il miele e, quando si sarà liquefatto, mescolategli i semi di papavero.

Porzionate il risotto e glassatelo con il miele.

24 apr 2009

Zuppa di Pesce e Arance

Ode alla zuppa di grongo

Nel mare
tempestoso
del Cile
vive il rosato grongo
gigante anguilla
dalla nivea carne.
E nelle pentole
cilene,
sulla costa,
nacque la zuppa
gravida e succulenta,
benefica.
Portate in cucina
il grongo spellato,
la sua maculata pelle recede
come un guanto
e allo scoperto rimane
allora
il grappolo del mare
il grongo tenero
splende
ora nudo,
preparato
per il nostro appetito.
Adesso
prendi
dell’aglio,
e per prima cosa accarezza
questo avorio pregiato,
odora
la sua fragranza iraconda,
allora
lascia che l’aglio tritato
cada con la cipolla
e il pomodoro
fin quando la cipolla
avrà un colore dorato.

Nel frattempo
cuoceranno con il vapore
i regali gamberi marini
e quando saranno arrivati
al punto giusto,
quando si sarà rappreso il sapore
in un intingolo
formato dal succo
dell’oceano
e dall’acqua chiara
che sprizzò la luce della cipolla,
allora
che entri il grongo,
e si sommerga nella gloria,
che nella pentola
si inolii,
si contragga e si impregni.
Ora è solo necessario
lasciare che sulla pietanza
cada la crema
come una rosa densa,
e al fuoco
lentamente
consegnare il tesoro
fino a quando nella minestra si siano riscaldate
le essenze del Cile,
e sulla tavola
arrivino, sposi novelli,
i sapori
del mare e della terra
in modo che in questo piatto
tu conosca il cielo.

Pablo Neruda

Questa la ricetta del Sommo.
A seguire, la mia, meno poetica nella descrizione della preparazione, ma dal risultato ugualmente armonico.
Per due amanti di buon appetito.
Ingredienti:
  • 500 gr di misto per cacciucco (polpi, moscardini, seppie, calamari pesce da lesso, gamberi, mazzancolle)
  • 1 cipolla
  • paprika
  • 900 ml di brodo di pesce
  • il succo di 2 arance
  • menta fresca
  • sale
  • olio di semi

Procedimento:

Fate appassire la cipolla nell'olio di semi e, appena si sarà ammorbidita, cospargete di paprika, mescolando bene. Aggiungete, quindi, il pesce che necessita di un tempo di cottura maggiore (polpi, moscardini, seppie, calamari), tagliato a tocchetti, e fate cuocere, mescolando sempre. L'acqua rilasciata dovrebbe essere sufficiente a stufarlo a dovere. Quando si sarà ammorbidito, aggiungete il brodo, il succo delle arance, il misto da lesso e i gamberi e fate sobbollire a pentola coperta per 5 minuti. Aggiustate di sale e fate le porzioni, sminuzzando su ognuna una manciata di menta.

(Liberamente tratto da Susannah Blake - "500 Zuppe" - Ed. Castello)

22 apr 2009

Millefoglie di Crepes Alleggerito con Crema Toscana e Arance Caramellate

Nell'ordine che avevo fatto alla Compagnia del Cavatappi avevo inserito due prodotti tentatori che, secondo me, erano nati per stare insieme: insomma, il diavolo li aveva fatti e io li ho accoppiati.
Si tratta della Crema Toscana, una corposa crema al cioccolato e nocciole, e delle Arance Caramellate, fette di arancia brillanti di sole meridionale traslucide di sciroppo zuccherino e profumate di chiodo di garofano.
Purtroppo, ho visto che nessuno dei due è più in catalogo, quindi, se vorrete riprodurre questa ricetta, temo dovrete reperire dei prodotti assimilabili o dare spazio alla vostra fantasia utilizzando un ripieno diverso.

In effetti, sono ben consapevole di non proporvi niente di nuovo, in fondo si tratta solo di una normale torta di crèpes, formata di crespelle sovrapposte e intervallate da una ricca farcitura.
Però: a) noi l'abbiamo trovata molto golosa; b) per le crèpes ho usato un metodo poco ortodosso, ma che magari può essere di spunto a chi desidera contenere le calorie.
Quando ho letto le istruzioni per il confezionamento delle crèpes necessarie a formare il gateau (mi serviva un riferimento per capire le quantità che mi permettessero di ottenere un numero sufficiente di strati, quindi ho usato una ricetta di torta di crèpes che avevo in un opuscolo), mi sono accorta che prevedeva ben 4 uova e 1/2 lt di latte e, sinceramente, non me la sono sentita: temevo ne risultasse una cosa pesante e troppo proteica. Mi sono, però, ricordata delle "crèpes dietetiche" che io e un'amica ci cuocevamo da adolescenti, nella convinzione, comune a tutte le adolescenti, di essere sovrappeso: si trattava di crespelle di sola acqua e farina, cosa che, a leggerla, fa inorridire, mentre, a mangiarla è accettabilissima. Certo, non ne risulta niente di sontuoso, ma se la farcitura è, già di per sé, ricca di grassi, che contribuiscono a impregnare e insaporire la crèpe, la differenza è quasi impercettibile.


E così mi sono detta: perché no? In fondo il connubio crema di cioccolato/sciroppo dovrebbe bastare di per sé a mantenere il composto morbido e ad addolcirlo, quindi gli altri grassi si possono ben omettere.
Posso confermarvi che, a conti fatti, non mi sbagliavo, tranne un piccolo errore di valutazione riguardo allo strato superiore: volendo consumare il dolce oltre le 24 ore dalla preparazione, quindi nel caso, come noi, siate in due o, comunque, non abbiate ospiti, conviene non cospargere la superficie di cacao, come ho fatto io, ma spalmare anch'essa di crema, per conservarla umida, altrimenti tende ad asciugarsi.

In ogni caso, spero di avervi dato una dritta utile anche per altre preparazioni con le crèpes: avevo usato questo sistema anche per alcuni fagottini salati, ripieni di stracchino e prosciutto, da ripassare in forno velati di besciamella e, in quel caso, ancora più che con questo dolce, il risultato è stato indistinguibile da quello che avrei ottenuto usando latte e uova.

Ingredienti per le crèpes:

  • 230 gr di farina
  • acqua q.b.
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 cucchiaino di cannella
  • poco olio per la padella


Ingredienti per la farcitura:

  • Crema spalmabile al cioccolato
  • Arance caramellate o marmellata di arance amare, con le scorze
  • Cacao in polvere

Procedimento:
Preparate le crèpes con la solita tecnica, utilizzando, però, per la pastella gli ingredienti che ho indicato. Dovreste ottenerne almeno 8, quindi, dato che devono essere un po' più spesse del normale, perché, una volta montato, il dolce non si afflosci, utilizzate un padellino da circa 18-max 20 cm. Disponete la prima crèpe in un vassoio, spalmatela di crema al cioccolato, guarnite con 2-3 pezzi di arancia e coprite con un'altr crèpes, ripetendo fino a esaurimento. Per la superficie, regolatevi come vi ho consigliato sopra: dovendo conservare il dolce per più di una giornata, spalmate anche l'ultimo strato di crema, poi guarnitelo a vostro gusto, altrimenti, se prevedete di consumarlo a breve, spolverizzatelo di cacao.

21 apr 2009

Cake Bretone con Grano Saraceno, Porri e Pancetta

A grande richiesta, eccomi a pubblicare la seconda ricetta della serie dei porri.
Devo dire che apprezzo molto questo ortaggio, lo trovo versatile e gustoso: permette la realizzazione di una quantità di piatti diversi, dai primi asciutti alle minestre, fino ai contorni, passando, ovviamente, dal capitolo a parte dei rustici, delle quiches e delle frittate, regalando a ogni preparazione un sapore morbidamente intenso e una consistenza cremosa.
In molti ne denunciano la scarsa digeribilità ("tornano a gola", si dice a Firenze, un'espressione bruttissima, secondo me), ma credo dipenda soprattutto dal fatto che spesso vengono inseriti in preparazioni già un po' ricche di per sé, sovente in abbinamento con formaggi o latticini, che, come nell'accostamento con il pomodoro o gli agrumi, creano acidità.
In realtà i porri sono un disinfettante gastrico e, in caso di irritazioni dell'apparato digerente, hanno funzioni emollienti.
C'è da dire che questo cake non fa eccezione alla tradizione dell'accoppiata tra il porro e altri ingredienti sostanziosi, ma, inteso come accompagnamento a una semplice insalata o a una vellutata leggera, non l'abbiamo trovato particolarmente pesante.

Ingredienti:
  • 100 gr di farina bianca
  • 100 gr di farina di grano saraceno
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 100 gr di emmenthal grattugiato
  • 3 uova
  • 100 ml di olio di semi
  • 100 ml di latte
  • 100 gr di pancetta affumicata
  • 1 porro
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Mescolare le due farine con il lievito, l'emmenthal, il sale e il pepe. In un'altra fondina sbattete le uova con il latte e l'olio. Affettate sottilmente il porro, sia la parte bianca che quella verde e tagliate a cubotti la pancetta.

Unite il contenuto delle due fondine e mescolare, senza amalgamare troppo, aggiungere i porri e la pancetta e versare il composto in uno stampo da cake.

Infornare a freddo, impostare la temperatura a 180° e calcolare 50 minuti dal raggiungimento della stessa (30 circa se si usa il fornetto).

20 apr 2009

Cuori speziati ai mirtilli

Continua il piano di smaltimento dei frutti di bosco congelati: con questi biscotti ho finito i mirtilli, cosa che mi spiace un po', perché di tutto l'assortimento, erano quelli che preferivo.

I mirtilli sono noiosi da raccogliere, ovviamente dispongo dell'apposito rastrellino, ma preferisco farlo a mano: è un lavoro alienante, che mette alla prova la propria scorta di pazienza e la esaurisce. Oppure la fortifica, soprattutto se si è così bravi dal farsi assorbire completamente dall'aspetto manuale di tutta la vicenda e astrarre la mente.

Non vorrei apparire blasfema, ma è un dato di fatto che in quasi tutte le religioni l'aspetto confortante delle preghiere è proprio nascosto nella loro ripetitività e la stessa cosa vale per molte attività manuali: avete mai provato a ripetere un mantra? Ecco, raccogliere mirtilli è la stessa cosa: non posso garantire sull'aspetto salvifico, ma su quello consolatorio sì.

Insomma, quando ho visto questa ricetta, nel Libro d'Oro, e mi sono resa conto della compresenza, nella lista degli ingredienti e in casa, dei mirtilli e della marmellata di mirtilli, ho pensato che era proprio adatta a far fuori un po' di stanziamenti.

Sinceramente non ho seguito alla lettera le istruzioni, soprattutto per quanto riguardava la guarnizione dei biscotti: il libro suggeriva di velarli di composta e spolverizzarli di zucchero a velo, dalla foto veniva una cosa molto carina. Ma la mia incapacità nelle decorazioni è notoria e avevo cominciato a fare un impiastro, quindi ho preferito spalmarne abbondantemente la metà e accoppiarli, omettendo lo zucchero a velo, che non avevo.
Inoltre anche la composta l'ho realizzata senza aggiungere zucchero, perché la marmellata era già piuttosto dolce di suo.
Ingredienti per i biscotti:
  • 330 gr di farina
  • 1 cucchiaino abbondante di lievito in polvere
  • 180 gr di burro
  • 1 uovo
  • 100 gr di zucchero
  • 100 gr di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di cannella
  • qualche goccia di aroma di limone
  • 1 pizzico di sale

Ingredienti per la composta:

  • 4 cucchiai di marmellata di mirtilli
  • 80 gr di mirtilli

Procedimento:

Lavorare tutti gli ingredienti per i biscotti nel mixer, finché l'impasto non forma una "palla" e lasciar riposare in frigo per un'oretta. Nel frattempo cuocere la marmellata e i mirtilli in un pentolino, per 8 minuti dall'inizio dell'ebollizione.

Trascorso il tempo di riposo, stendere la pasta per i biscotti a un'altezza di 5 mm e ritagliarla con lo stampino a cuore (ovviamente va benissimo anche un altra formina, ma la ricetta parlava di biscotti per S. Valentino... vabbè, tanto è passato da un pezzo, fate dei fiorellini, va'). Cuocete i biscotti sulla teglia del forno rivestita di carta speciale per circa 12 minuti, a 180°. Quando si saranno raffreddati, spalmatene con la composta di mirtilli e copriteli con quelli vuoti.






17 apr 2009

Clafoutis di Porri e Pancetta

Ho acquistato una quantità di porri prodigiosa.
Il fatto è che avevo letto di fretta questa ricetta e, invece di "150 gr di porri", avevo immaginato che ci fosse scritto "2 porri". E'vero che il ricettario è in francese, ma i numeri si scrivono allo stesso modo.
Quindi ho comprato i due porri che credevo mi servissero, un altro per fare un cake (che praticamente è una variazione sul tema a questo clafoutis) e altri due per sicurezza. Senza contare che io dei porri utilizzo anche la parte verde, quindi dove c'è scritto "un porro", nell'accezione comune di "parte bianca del porro", mi avanza l'altra metà. Insomma, un macello, anche perchè non sono nemmeno sicura che i porri siano di stagione, fatemi controllare... sì, ok, fino ad Aprile ci rientro.

Comunque, questa sarà la prima di una lunga, snervante serie di ricette con i porri, anche perché, una volta combinato il malestro dell'acquisto compulsivo, mi sono categoricamente rifiutata di utilizzare quelli in eccesso come capitava, nossignore, mi sono cercata o inventata delle "signore ricette".
Per cominciare, un clafoutis: leggo spesso che il clafoutis è stato per molti una delusione, in quanto simile a una frittata al forno. Come dar loro torto? I primi clafoutis che ho fatto non erano, effetivamente, molto dissimili da un omelette alta e, se li ho pubblicati trionfante, è stato soprattutto perché, non avendone mai assaggiato uno fatto bene (del resto chi in un ristorante sur le rives de la Seine - I love you Marianna I love you Marianna Marianna you love me - ordina un clafoutis???), ero convinta che dovessero essere così.
Poi, non ricordo dove, ho letto una cosa illuminante: le uova vanno montate a lungo, molto a lungo, finché il braccio non duole, e quando duole si continua a sbattere, finché non cambiano colore. A quel punto si aggiunge la farina e si amalgama, fino a rompere i grumi, si aggiunge il latte e si mescola ancora.
Non si fa un buglione approssimativo, è un delicato clafoutis francese, non un casareccio muffin americano.
Solo in questo modo il clafoutis in cottura gonfierà quasi come un soufflé, rivelando, al taglio, un interno soffice e cremoso, come quello di una quiche e non spugnoso come l'omelette.

Ingredienti x 2 persone:
  • 1 porro intero
  • 75 gr di pancetta
  • 2 uova
  • 1 cucchiaio di farina
  • 200 ml di latte
  • pangrattato
  • olio
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Fate tostare la pancetta in un grosso tegame, finché il grasso non diventa trasparente, quindi aggiungete il porro affettato sottilmente e lasciate andare finché non appassisce. Data l'untuosità della pancetta, non dovrebbe occorrere olio.

Salate, pepate e lasciate raffreddare, nel frattempo sbattete a lungo le uova con sale e pepe, finché non addensano, quindi aggiungete la farina, amalgamatela, e il latte. Ottenuta una pastella omogenea, mescolatela ai porri e versate il composto in due cocottes da forno abbastanza grandi.

Fate cuocere a 180° per circa 10 minuti, quindi, sulla superficie ormai soda, spargete il pagrattato; rimettete in forno per altri 20-30 minuti, finché il clafoutis non sarà gonfio e consistente al tatto.

16 apr 2009

Focaccine di Pasqua

Innanzitutto, desidero ringraziare con tutto il cuore le persone che in questi giorni mi hanno fatto sentire il loro affetto e la loro vicinanza; non vorrei usare una frase fatta, ma non trovo altro modo per dirlo: le vostre parole sono state come un balsamo e leggere così tanta comprensione per un dramma riguardante una creatura tanto piccola e spesso bisfrattata, come un criceto siberiano di pochi cm, mi ha scaldato il cuore e mi ha fatto sentire meno sola nel mio immenso amore per gli animali. Come dice mio padre, malgrado l'enorme dispiacere che si prova nel vedere andare via i nostri piccoli amici, bisogna reputarci dei privilegiati nel saper cogliere la gioia che solo loro sanno trasmetterci e che in pochi comprendono.
Grazie anche da parte di Topy79, che ha letto tutti i vostri commenti e avrebbe voluto scrivere personalmente un messaggio per esprimervi la sua riconoscenza, ma, se c'è qualcuno che sta soffrendo più di me, è proprio lui e non si è sentito di manifestare a parole il suo dispiacere.
Ho cercato di passare da tutti, per ringraziarvi uno per uno, ma probabilmente ho tralasciato alcuni di voi e me ne scuso, in ogni caso vi sono veramente molto grata.

Detto questo, Gousteau non avrebbe voluto che smettessi di cucinare: era un criceto molto goloso, proprio come recita il titolo di un altro blog e quando mi vedeva trafficare con le pentole cominciava ad agitarsi, probabilmente sperando che il piatto del giorno fosse a base di frutta a guscio o essiccata e che ne toccasse un po' anche a lei, cosa che regolarmente accadeva.
E infatti, dell' uvetta contenuta in questi biscotti, gli ultimi che abbiamo fatto "insieme", un paio di chicchi sono "accidentalmente" piovuti nella sua gabbietta.
Del resto, Pasqua è passata da un pezzo e questi biscotti sono o dovrebbero essere tipici di questa festività, o almeno così è scritto nel "Libro d'Oro", quindi sarà meglio che mi sbrighi a pubblicarli.

Sono molto semplici, non contengono ingredienti insoliti e non hanno un sapore ben definito, per questo (e anche per lo spessore che raggiungono in cottura), li ho ribattezzati "focaccine": infatti gustati da soli non sono niente di che, ma si esprimono al meglio intinti nel the o nel vin santo. A contatto con una bevanda aromatica, infatti, l'impasto, apparentemente neutro, si trasforma e rivela la sua anima fragrante.
Mi piace pensare che si chiamino biscotti di Pasqua perché è tradizione che vengano consumati negli autentici english gardens del Kent, davanti a una tazza di the, nel pomeriggio del giorno di Pasqua, mentre i più piccoli si affannano a cercare le uova nascoste dal coniglietto; ma immagino che in Aprile in Inghilterra piova a dirotto, quindi nessuno passa il pomeriggio in giardino e, d'altra parte, se non in virtù di una lontana parentela, di ramo non burroso, con gli scones, non ho nessuna prova che questi biscotti siano inglesi.

Ingredienti:
  • 180 gr di farina
  • 60 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di uvetta
  • 1 pizzico di sale
  • 1/2 bustina di lievito

Procedimento:

Banalissimo: si impastano tutti gli ingredienti nel mixer, fino ad ottenere una palla, che va stesa a uno spessore di circa 5 cm e ritagliata con uno stampo da 5 cm max di diametro. Infornate a 180° per circa 10 minuti.

15 apr 2009

Ciao Gousteau

Arrivederci orsetto...


Non dimenticherò mai il tuo modo buffo di riempirti di cibo le tasche ai lati del musetto e immagazzinarlo nei punti più strani della gabbietta; non dimenticherò mai la tua abitudine adorabile di salutarmi appena rientravo in casa, arrampicandoti sulle sbarre e mettendo in mostra il pancino per fartelo grattare; la voracità con cui divoravi il tuo chicco di uvetta settimanale e la tua dolcezza, quella volta che mi sentivo male ed ero tanto triste, e tu ti sei appallottolata in braccio a me e sei rimasta tranquilla finché non mi sono calmata...

Non dimenticherò mai i bellissimi rotolini che solo tu sapevi fare, il tuo codino a pon pon e il nasino che non volevi ti baciassi...
E sono certa che sto dimenticando, invece, di parlare di moltissimi dei particolari che ti rendevano speciale.
Ti ho voluto tanto bene e mi mancherai tantissimo.
Fai buon viaggio topina

La tua mamma