30 giu 2009

Tzatziki di Carote alla Menta

Non so se capita anche a voi, ma credo di soffrire della sindrome da formato famiglia: ogni volta che mi occorre un ingrediente, nella misura di poche centinaia di grammi, mi ostino ad acquistarne, per una questione di convenienza, confezioni da mensa militare, dicendomi che un modo per consumarle lo troverò.
Questo, in particolare, mi accade con le carote: in qualsiasi ricetta, le carote si utilizzano con parsimonia, uno, massimo due esemplari per un battuto, 3 etti e mezzo per una vellutata, che ora fa caldo e le vellutate non si fanno, e poco altro. Ma, niente, ogni volta che mi viene l'idea di realizzare un piatto che prevede mezza carota, io compro la vaschetta da un Kg.
Ovviamente, poi, i 900 gr superstiti rimangono a covare la rosolia in frigo per un mese, finché non decido di sottoporre tutta la famiglia, compresi i criceti, a una cura intensiva per migliorare la vista.
Stavolta, dopo l'insalata di pasta con le carote grattugiate, la zuppa fredda di carote e arance e lo spezzatino con le carote, me n'erano rimasti 200 gr, che non avevo idea di come giustiziare.
Sfogliando un simpatico quanto inutile breviarietto, totalmente dedicato alle verdure primaverili (la ricetta è stata approntata prima del 21 Giugno), ho rinvenuto questa originale variante della tradizionale salsa greca, che, fatto salvo l'aglio, che io devo evitare, ma che voi potete aggiungere, diciamo un paio di spicchi, mi è sembrata appropriatissima per togliere di mezzo le vestigia delle carote.
Il fatto che per realizzarla mi occorressero 250 gr di yoghurt compatto e che, per risparmiare, ne abbia comprato una confezione di 8 vasetti, per un totale di un Kg, è totalmente irrilevante.
Ingredienti:
  • 200 gr di carote
  • 250 gr di yoghurt greco compatto
  • 6 foglie di menta
  • sale

Procedimento:

Frullate le carote con la menta e il sale. Le carote rilasceranno parecchio liquido, io però vi sconsiglio di scolarle, per non perdere una parte importante delle vitamine. Aggiungetevi, invece, lo yoghurt, mescolate bene e lasciate per qualche ora, coperto, in frigo, per ricompattare il composto.

Questa piacevole e freschissima salsa è ottima accompagnata da fettine di pane tostato o, meglio ancora, da questi biscottini.

29 giu 2009

Mini Cakes al Cioccolato con Basilico e Pepe

Questa ricetta l'avevo adocchiata da un pezzo, sul mio libro dei cakes, ma l'avevo sempre rinviata in attesa di avere sotto mano del basilico fresco di produzione propria.
A conti fatti, si tratta di mini cakes dal gusto *quasi* classico di merenda infantile, in cui gli aromi non prevaricano il cioccolato, ma servono giusto a svecchiarne il sapore e rinfrescarlo.
Lo dico in parte per rassicurare i più scettici nei confronti degli abbinamenti azzardati, un po' per lamentarmi che questo non lo fosse abbastanza: solo a un assaggio attento, con la bocca pulita da una sorsata di liquore al finocchietto, sono riuscita a cogliere la nota erbacea del basilico e la piccantezza del pepe, ma forse la mia è una considerazione profana, che non tiene conto del fatto che, probabilmente, il ruolo dei comprimari era quello di, a turno, esaltare e ridimensionare il protagonista, restando sullo sfondo, e non di affiancarlo a pari merito.
Forse sbagliando, ho praticato la solita riduzione di burro e zucchero, ma, se quest'ultimo è risultato pienamente sufficiente, soprattutto con il caldo, la carenza di grassi, dopo un paio di giorni dalla preparazione, si è fatta sentire nella consistenza dei cakes, che si sono eccessivamente asciugati, quindi vi lascio le dosi che ho utilizzato io, e che comunque, se si intende consumare il dessert in breve tempo, sono valide, ma tra parentesi indico la quantità di burro richiesta dalla ricetta originale, da preferire se avete in programma di conservarlo per più giorni.

Ingredienti:
  • 180 gr di farina
  • 120 gr di zucchero
  • 140 gr di burro (170 gr, secondo il ricettario)
  • 3 uova
  • 3 cucchiai di latte
  • 100 gr di cioccolato fondente
  • 10 foglie di basilico tritato
  • una macinata abbondante di pepe
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 pizzico di sale

Procedimento:

Fate fondere il cioccolato con il burro nel microonde e lasciar intiepidire. Aggiungervi le uova, il latte e sbattere bene il composto. Aggiungete il basilico. In un'altra fondina setacciate la farina con lo zucchero, il sale, il pepe e il lievito. Incorporare il composto in polvere con quello liquido e mescolare approssimativamente come si fa per i muffin, soprattutto se intendete utilizzare gli stampini individuali.

Versate in uno stampo o in 5-6 stampi da minicake ben unti e infornate *a freddo* per circa 10-12 minuti dal raggiungimento della temperatura di 180°.

26 giu 2009

Crostone di Kamut con Chèvre Chaud, Miele e Crema di Balsamico al Fico

Ecco un'altra ricetta che sta tutta nel titolo... del resto cosa c'è di più semplice di una bruschetta o crostone, che dir si voglia?
Per la verità, la mia è più una scusa per presentarvi il mio primo esperimento con la farina di kamut:
Del kamut mi ha affascinato in primis la storia o, almeno, la leggenda nata intorno alla sua scoperta, avvenuta durante la seconda guerra mondiale, ad opera di un soldato statunitense, che avrebbe rinvenuto una manciata di semi di questa pianta in un sarcofago egizio.
Pare che questo militare abbia portato al padre, agricoltore, quanto rinvenuto e che questi lo abbia seminato e abbia commercializzato, con effimero successo, il raccolto sotto il nome di "grano del re Touth".
Solo recentemente, però, si è compreso il valore di questo prodotto, collocandone le origini nell'area mesopotamica e individuandone l'alto potenziale nutritivo in termini di proteine, lipidi e sali minerali, maggiore di quello degli altri cereali, decretandone, quindi, un trionfo sui mercati, anche in ragione della maggiore tollerabilità rispetto al grano.
Al di là delle sue virtù, ovviamente a rapirmi è stata l'idea di manipolare un alimento arrivato a noi attraverso un reperto archeologico, conservatosi, almeno così dicono, intatto e identico a come veniva coltivato e consumato nell'antichità.
Lo avevo già provato lessato, e lo avevo apprezzato particolarmente per la sua consistenza croccante, quindi ho voluto utilizzarne anche la farina, per realizzare, con l'aiuto della mdp, una pagnotta molto semplice, arricchita solo da semi di papavero e qualche fogliolina di timo e maggiorana, in modo da scoprirne il sapore naturale.

Ne è risultato un pane dal gusto estremamente delicato, cosa inaspettata vista la ruvidezza del kamut in grani, del quale mi hanno colpito soprattutto il colore chiarissimo e la consistenza soffice e spugnosa, che lo rende quasi simile al pain de mie.

Proprio per fare onore al suo candore, ho pensato di tostarlo solo il necessario per fargli assumere una sfumatura mandorlata e sormontarlo con uno chèvre scaldato, dal colore cremoso, nappato con una colata di miele dorato e una sbavatura cupa di crema di balsamico al fico, in un climax che scorre lungo i toni del marrone.


Ingredienti per il pane:
  • 500 gr di farina di kamut
  • 250 ml di acqua
  • 2 cucchiaini di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 bustina di lievito liofilizzato
  • 1 cucchiaio di semi di papavero
  • 3 rametti di timo
  • una manciata di foglie di maggiorana

Procedimento:

Mettere tutti gli ingredienti nel cestello della macchina del pane, programma rapid, crosta media.

Ingredienti per un crostone:

  • 1 fetta di pane di kamut
  • 1 caprino di media stagionatura
  • 1 cucchiaino di miele
  • qualche goccia di crema di balsamico

Procedimento:

Tostare il pane solo lo stretto necessario per irruvidire la superficie. Intanto scaldare lo chèvre da entrambi i lati in una padella, senza grassi, premendo bene con una forchetta, per far fondere anche l'interno. Appoggiarlo sul pane, versarvi il miele e completare con la crema di balsamico.


Con questa ricetta contribuisco alla raccolta di Luca&Sabrina, BruschetTiAmo, in attesa che mi vengano idee più piccanti e fedeli alla linea della classica fettunta.

25 giu 2009

Carpaccio di Melone alla Menta, Caprese al Sale Rosa dell'Himalaya e Scodellato di Pecora con Aceto Balsamico al Fico

Ecco, la ricetta è tutta nel titolo.
A volte penso che se Topy79 raccontasse alla sua mamma che cosa mangiamo (mia suocera si preoccupa sempre che non si mangi abbastanza) nei termini in cui io lo racconto a voi, ci farebbe internare.

Oggi sono stanchissima, perché reduce dal matrimonio di una mia carissima amica, che invidio molto, in quanto attualmente in volo per Johannesburg. Sono state nozze bellissime, veramente da favola, anche se sono abbastanza convinta di aver raggiunto un picco di stress più alto di quello della sposa, visto che a meno di tre ore dalla cerimonia, che si svolgeva a un'ora di viaggio da casa mia, mi sono accorta che il mio vestito recava tre macchie oltraggiose sulla schiena... e, con tutti i neogozi chiusi per la festa patronale, mi sono dovuta precipitare fuori provincia (ovviamente dalla parte opposta alla chiesa) per comprarne un altro, truccandomi ai semafori, spruzzandomi profumo e deodorante nella macchina di Topy79, che ora puzza come una casa di tolleranza (la macchina, non Topy79), coprire una brutta magagna delle scarpe tingendola con la matita per gli occhi e sputare il colluttorio dal finestrino all'altezza del viadotto.
Comunque tutto è andato bene e adesso i due sposini si avviano per una strada cosparsa di miele e petali di rosa.
Quindi vi dedico solo un piattino veloce, una delle solite non ricette che tanto vanno di moda in questa stagione, che abbiamo gradito molto, soprattutto per il riuscitissimo accostamento tra il melone, cosparso solo di un trito di menta freschissima, e lo scodellato di pecora, un pecorino morbido, non stagionato, dal sapore che definirei pieno e che ben si adatta alla dolcezza della frutta, appena bagnato di crema di balsamico aromatizzato al fico.
Il resto della composée è costituito semplicemente da una caprese condita con la solita vinaigrette, laddove, però, l'aceto bianco è stato sostiuito con dell'aceto balsamico da insalata (meno pregiato di quello al fico), mentre il sale è quello rosa dell'Himalaya, in grani.
Vi lascio delle dosi indicative pro capite, tanto perché sappiate come regolarvi:
Ingredienti per persona:
  • 1/4 di melone
  • 1 pomodoro
  • 1/2 mozzarella
  • 1 fetta di Scodellato di Pecora

Per condire:

  • Vinaigrette di Rachel corretta nel modo suddetto (la dose è sufficiente per due persone)
  • Crema di Balsamico (se la trovate, utilizzatene una versione fruttata, al fico o alla ciliegia)
  • Menta
  • Basilico

Procedimento:

Affettate il melone a lamelle il più possibile sottili e insaporitelo con la menta. Dadolate i pomodori e la mozzarella e conditeli con la vinaigrette e il basilico. Versate sulla fetta di formaggio intera qualche goccia di crema di balsamico.

Disponete in grandi piatti individuali come da foto.

23 giu 2009

Cantucci Salati con Olive, Mandorle ed Erbe di Provenza

I cantucci di Prato li conoscono tutti: croccanti, rustici, originariamente mandorlati, ma presenti in un'infinità di versioni, con gocce di cioccolato, anzi, pardon, non gocce, ma veri e propri tocchi di cioccolato, tagliati col coltello, frutta secca, canditi...
Sono presenti in edizione industriale in tutti i supermercati del globo terracqueo e prodotti artigianalmente in molti forni, ma quelli originali si mangiano all'Antico Forno Santi di Migliana, ameno paesino svettante su un'altura dell'Appennino Pratese, con vista su un paesaggio da sogno, fatto di boschi, fiori dai colori sorprendentemente tropicali che spiccano orgogliosamente nel verde e ciliegi carichi di rubini ora maturi.
Per molti pratesi la merenda della domenica al forno di Migliana, nella bella stagione, è un rito e, essendomi io accompagnata a un pratese, non posso sottrarmene: del resto, farsi tagliare un trancio di schiacciata alta, lucida di olio verde e grani di sale marino, e lasciarsela farcire con copiosi veli di speziata sbriciolona o friabile pecorino, aggiungere sulla bilancia una manciata di biscotti dal sapore schietto, senza fleur de sel, piment d'Espelette o polvere di arancia, ma arricchiti solo di frutta a guscio spezzettata grossolanamente, e godersi lo spuntino e la temperatura clemente, con vista sulla vallata circostante, è uno dei più grandi piaceri della vita.

Ma se questi biscotti sono appetizers, adatti a una coppa di spumante molto freddo e frizzante, perché vi parlo dei cantucci tradizionali, che sono un fine pasto, da intingere in un vin santo liquoroso?
Boh, perché in proposito non ho molto da dire e visto che invece dei sottili croquants proposti nella ricetta originale, ho affettato i cilindri di impasto, preventivamente sottoposto a una prima cottura, in spesse fette sul modello dei biscotti pratesi, ho deciso di battezzarli cantucci, anche perché in questo periodo inventarsi preparazioni salate partendo dall'idea di un dessert tira un casino e volevo farlo anch'io.
E poi le mandorle ci sono...
Ingredienti:
  • 300 gr di farina
  • 2 cucchiai di olio d'oliva
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai di maionese (semplicemente perché non avevo abbastanza uova, potete tranquillamente ometterla e usare due uova)
  • 100 gr di olive verdi snocciolate
  • 50 gr di mandorle a scaglie
  • 1 cucchiaio di Erbe di Provenza
  • 1 cucchiaino scarso di sale
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio

Procedimento:

Mixare tutti gli ingredienti nel robot, ad eccezione delle olive e delle mandorle, fino a che il composto non si sarà amalgamato. Aggiungere un goccio d'acqua, se necessario. Incorporare quindi le olive tagliate a pezzetti non troppo piccoli e le mandorle.

Con l'impasto, formate, quindi, tre cilindri non troppo sottili e cuoceteli a 180° per circa 10-12 minuti. Quindi sfornateli, tagliateli a fette di ca 2 cm di spessore e ripassateli in forno per altri 10-12 minuti circa, finché non si saranno leggermente asciugati e dorati.

22 giu 2009

Gelato al Caramello e Burro Salato

Come ho accennato a qualcuna di voi, nei commenti alle mirabolanti ricette di gelati e sorbetti che vedo pubblicare in questo periodo, dopo anni di sospiri, sono finalmente riuscita ad appropriarmi di una vecchia sorbettiera proveniente dalla lista di nozze dei miei genitori: l'anno scorso ha compiuto 40 anni, non ha la refrigerazione interna, ma deve essere posizionata in freezer e attaccata a una presa esterna, quando il gelato ha raggiunto la dovuta consistenza la pala si solleva, ma non smette di girare, il che annovera anche lei nella lista degli elettrodomestici "da aspettare che abbiano finito".
Purtuttavia, le sono particolarmente affezionata: oltre al valore emotivo che ci lega, si tratta di un utensile dal design stiloso, come solo in passato si usava, inoltre, a dispetto della sua veneranda età, è ancora perfettamente funzionante, a differenza di molti orpelli di nuova generazione, dichiaratamente progettati per senescere in pochi anni.
Manco a dirlo, è una sorbétière francese, con tanto di ricettario in francese, inconveniente che rende Topy79 del tutto inaffidabile nel suo ruolo di gelataio in seconda.
Eppure, sento che insieme ne vedremo delle belle
Ovviamente, per inaugurarla, non mi ha nemmeno sfiorato l'idea di preparare un economico e praticissimo sorbetto, che minimizzasse le perdite in caso la gelatiera si rivelasse difettosa: nossignore, io cercavo una ricetta grandiosa, che la consacrasse nel mio Gotha degli elettrodomestici.
Non so se ispirata dalla ricetta di una mousse che avevo trovato non ricordo dove, mi sono trovata, quindi, a chiedermi se si potessse realizzare un gelato al caramello con burro salato o se si trattasse di una cosa che mi ero inventata e che non c'era possibilità di approntare.
Detto fatto, ho digitato le parole chiave e dove mi rimanda san Google? Ma qui, da lei... e sì che il suo blog lo frequento, non mi perdo un post della Romy e, nel rileggerla, ho ricordato che questa ricetta mi aveva colpita particolarmente.
Posso solo pensare di essermela dimenticata perché, ai tempi in cui l'aveva pubblicata, non avevo la gelatiera e quindi, pur ammirandola, avevo concluso che questa preparazione non faceva al caso mio.

Dato che, però, le dosi di Romy facevano riferimento a una vaschetta leggermente più grande, come base ho utilizzato la ricetta della base alla crema inclusa nella mia sorbettiera e, come sempre, quando utilizzo in parallelo due ricette, ho estrapolato da ciascuna i passaggi che semplificassero il procedimento e le quantità che rendessero il gelato più leggero, facendo un vero collage.
Inaspettatamente, la mia prima produzione si è rivelata sublime: certo, la consistenza del gelato casalingo non sarà mai quella cremosa e ariosa della produzione professionale, credo soprattutto per un problema di emulsionanti e temperatura del freezer, ma il sapore era proprio quello del gelato che ogni foodie sogna di mangiare.
Ingredienti per il gelato:
  • 500 ml di latte
  • 4 tuorli
  • 30 gr di zucchero

Ingredienti per il caramello:

  • 100 gr di zucchero
  • 50 gr di burro
  • 1 cucchiaino raso di Fleur de Sel

Procedimento:

Si montano bene i tuorli con lo zucchero e vi si aggiungono 300 ml di latte tiepido. Si rimette, quindi, tutto sul fuoco e si fa addensare, ma senza farla bollire. Se si dovessero formare dei grumi, romperli con il frullatore a immersione. Lasciar raffreddare.

A parte, si prepara il caramello, con pochissima acqua o anche senza, se ve la sentite. Quando lo zucchero avrà raggiunto il livello di doratura desiderato, aggiungervi il burro e il sale (in alternativa, potete usare del burro salato) e il resto del latte, a filo, mescolando e facendo sciogliere a fuoco dolce gli eventuali addensamenti che si dovessero formare.

Si mescola con l'altro composto, si lascia raffreddare e poi si prepara il gelato, seguendo le istruzioni della propria macchina: Romy suggerisce di tenerlo in frigo diverse ore prima di metterlo nella gelatiera e in effetti, a giudicare dall'interminabile lasso di tempo che ha impiegato il mio gelato per solidificarsi al punto giusto, probabilmente è meglio.

19 giu 2009

Liquore al Finocchietto Selvatico


Vi ricordate del finocchietto selvatico raccolto in Aprile? Ebbene, dopo una lunga decantazione, è arrivato il momento di mostrarvi come ne ho impiegata una parte.
Per questa ricetta, avrei dovuto ringraziare Giulia, che, con l'abituale, eppure sempre speciale, disponibilità mi era venuta in soccorso fornendomi la sua.
Purtroppo, tornata a casa, sventolando il post it dove me l'ero appuntata, ho trovato Topy79 che stava già provvedendo in autonomia, seguendo un altro procedimento.
Fortunatamente per lui, altrimenti lo avrei spellato, anche la sua idea si è rivelata vincente e attualmente disponiamo di tre bottiglie piene di oro verde: in effetti, quello che dalle foto potrebbe sembrare olio nuovo è, in realtà, un rinfrescante digestivo, dal gusto balsamico ed erbaceo, che ci sta accompagnando in queste serate di grande calura.

Adesso penserete che siamo due alcolizzati e, francamente, non mi sento di dichiararmi astemia: non disdegno l'aperitivo e in presenza di pietanze particolari mi piace pasteggiare a vino o birra.

Il classico "grappino postprandiale" non mi attira, invece, più di tanto, ma, paradossalmente, trovo che preparare i liquori in casa dia grandi soddisfazioni: come accade per il gelato e per la marmellata, si può, infatti, giocare molto con le combinazioni di spezie e frutta, ottenendo dei veri pezzi unici introvabili sul mercato.

Anche l'attesa dei tempi di riposo ha il suo bello: mi piace osservare come, con il passare dei giorni, l'alcool, complici i raggi del sole, si carica sempre più intensamente del colore delle erbe o della frutta messa in infusione, fino ad arrivare al sospirato momento della verità: l'assaggio.

Perché, in effetti, il rischio di aver cannato completamente la ricetta non è così remoto: quanto mi sono disperata sulla mala riuscita dell'agognato liquore alla cannella, che, pur avendo seguito alla lettera le istruzioni, è risultato una melassa imbevibile, senza alcuna traccia dell'aromatica spezia, buona solo per dolci e gelati!

Per fortuna, invece, il liquore al finocchietto è riuscito una meraviglia, densa e corposa, molto simile a quegli affascinanti liquori sedicenti terapeutici, di sapore medioevale, frutto della mirabile pazienza dei frati, che si acquistano nei monasteri.

Ingredienti:

  • 1 bel mazzo di finocchietto selvatico
  • 500 ml di alcool
  • 500 ml di acqua
  • 400 ml di zucchero

Procedimento:

Lasciate in infusione il finocchietto nell'alcool per 30 giorni, alla luce, agitandolo di tanto in tanto. Trascorso questo tempo, preparate uno sciroppo, portando ad ebollizione l'acqua con lo zucchero. Aggiungetelo all'alcool, fate raffreddare e filtrate.

18 giu 2009

Polpettone con Mortadella di Speck ed Erbe di Provenza

Dopo aver passato due anni a stizzirmi davanti ai miei libri di cucina, perché non proponevano ricette di polpettoni, poche settimane fa ho scoperto di possederne uno, acquistato e poi dimenticato, come mi accade sempre con gli accessori houseware e spesso anche con gli ingredienti, che tratta solo questa categoria.
A parziale discolpa per la mia sbadataggine posso invocare solo il fatto che questo manualetto, trovato in allegato a Sale&Pepe di qualche tempo fa, anziché utilizzare nel titolo la schietta e casareccia parola "polpettone", fa ricorso a un pomposo francesismo e si fregia dell'etichetta di "Patés e Terrine".
Quindi perdonerete la logorrea che seguirà a riguardo di una preparazione per molti scontata, ma era la mia prima volta con un polpettone (oddio, che brutta immagine) e sono così entusiasta di aver scoperto di avere a disposizione centinaia di idee in proposito da volervene rendere partecipi, anche se probabilmente tutti avete già un riferimento personale e irrinuciabile.
Qualche purista mi contesterà che patés e terrine sono diversi dal polpettone universalmente conosciuto, ma, leggendo le ricette presenti nel libro, ho potuto constatare che gli ingredienti utilizzati non sono troppo dissimili e che sostituendo la selvaggina, che vi si consiglia di tritare personalmente, con del normale macinato si ottengono dei veri e propri confortanti polpettoni, in un'interessante quantità di variazioni sul tema.
Così, questa originaria terrina di fegatini è diventata un saporito polpettone realizzato con la stessa quantità di mortadella di speck, un insaccato leggermente diverso dalla mortadella a cui siamo abituati, più delicato nel sapore e meno compatto nella consistenza, ma molto adatto a questo tipo di preparazioni, in cui figura come componente di un impasto e non come principe, perché accoglie gli ingredienti accessori senza coprirne il sapore, tanto che penso di utilizzarla anche per altre preparazioni simili.


Inoltre, avendo ridotto leggermente la dose di liquidi rispetto all'originale, mi è stato possibile evitare la cottura in forno a bagnomaria tipica delle terrine e utilizzare la vaporiera della pentola a pressione, ottenendo comunque un composto comodo da affettare, ma anche, volendo, abbastanza morbido da essere spalmato, proprio come avviene con le terrine, evitando, quindi, la spiacevole sensazione di "strangolamento" dei polpettoni troppo compatti.


Ingredienti:
  • 400 gr di mortadella di speck (al LIDL, banco frigo)
  • 1 uovo
  • 1/2 cipolla
  • 1 cucchiaio di Erbe di Provenza
  • 1 rametto di timo
  • sale
  • pepe


Procedimento

Così ovvio che mi vergogno a scriverlo: tritate il più finemente possibile tutti gli ingredienti e formate con il composto un cilindro che avvolgerete in abbondante carta forno, da chiudere lateralmente a caramella con dello spago da cucina, con cui vi suggerisco di compiere un paio di giri stretti anche intorno alla parte centrale del polpettone.

Versate una mezza tazza d'acqua sul fondo della pentola a pressione , introducetevi la vaporiera e appoggiatevi il composto. Fate cuocere per circa 20 minuti dal fischio. Quando recupererete il "fagotto", fatelo con molta delicatezza, utilizzando una spatola piatta, per tenerlo "pari", perché, finché caldo, l'impasto sarà molto morbido: infatti, non spaventatevi se, toccando la carta forno, vi sembrerà che si sia disfatto, in realtà, cuocendo, si sarà semplicemente ritirato, lasciando degli spazi all'interno dell'involucro.

Se intendete mangiarlo caldo, potete far ritirare il liquido di cottura che si sarà formato in fondo alla pentola, addensandolo, magari, con un cucchiaino raso di farina, noi lo abbiamo gradito freddo, con un dell'insalata mista.

16 giu 2009

Terrine Tatin

Oggi vi parlo di uno dei dolci che preferisco.
Si tratta di una ricetta della quale mi duole riconoscere il merito a un'urticante ex amica della mia mamma (ex perché alla fine anche mia madre dovette riconoscerne la sgradevolezza e rompere ogni rapporto con lei), una di quelle donne perfette che sanno fare tutto: sempre perfettamente acconciata (perché la sola cosa che Wonder Woman non sapeva fare era lavarsi i capelli e quindi ricorreva al parrucchiere due volte alla settimana), truccata come una diva con cosmetici lussuosissimi, avvolta in una nuvola di profumo costoso e fasciata in abiti bon ton, questa signora era anche una cuoca raffinata e perfetta, un'educatrice modello, una fine conoscitrice di pietre preziose e griffes.
Accanto a lei, sia io che la mia mamma, perennemente in jeans o tuta ginnica, quasi struccate e casiniste come tutte le donne normali, che fanno cose normali e a cui capitano disastri normali, sembravamo due papere.
Il che potrebbe far credere che la trovassi odiosa e che mia madre abbia litigato con lei per puro tema del confronto.
La verità è che adoro le donne perfette o quasi, le donne abili in cucina e in società, che sanno vestire e truccarsi ammodo e che sanno imbastire un discorso filato senza farsi cogliere dal panico. Le adoro perché mi sono di stimolo ed esempio, perché, caratterialmente, per sentirmi viva, ho bisogno di obiettivi e, per pormeli, di sfide e di modelli da emulare. E nessuna frustrazione mi assale in caso di insuccesso, ma solo voglia di provarci di nuovo.
Al contrario, odio le donne che, consce di questa perfezione (o forse non del tutto sicure della sua solidità), salgono in cattedra e pretendono di insegnarti a vivere, predicando con disprezzo contro le tue abitudini, senza capire che voler imparare a fare il soufflé come loro non significa anche volersi lavare con il sapone della stessa marca da loro utilizzata.

La ex amica di mia mamma, che non aveva mai aperto un libro, visitato un museo né mai aveva ascoltato anche solo un'aria di un'opera, voleva insegnare a lei a fare la mamma e a me a fare la figlia; quando avevo 25 anni e un posto precario di segretaria di IV livello insisteva perché i miei mi cacciassero di casa, come lei aveva fatto con il figlio, quando aveva completato le scuole dell'obbligo, perché era giunto il momento che imparassi a cavarmela con le mie gambe, criticava i fornitori da cui ci servivamo per la spesa, sostenendo che lei comprava il pesce solo nelle pescherie migliori (sì, ma quanto puzzano le pescherie?) e non certo al banco surgelati dell'Esselunga (che io trovo adorabilmente asettico, così perfettamente mondo da odori spiacevoli...), che usava solo le palettes di Chanel e vestiva in via della Vigna, mentre mia mamma, donna umile, malgrado tutti i suoi titoli, confessava candidamente che quella bella borsa azzurra con le applicazioni di conchiglie l'aveva acquistata sulla spiaggia, dal marocco tarocco.

Per questi e altri oziosi motivi, un giorno fu messa al bando da casa dei miei genitori e da allora viviamo tutti benissimo anche senza di lei, anche perché, prima di sparire, ci ha lasciato questa preziosa ricetta.
Per realizzarla vi occorreranno molta pazienza per affettare le mele a velo oppure un robot da cucina del quale non avete perso le istruzioni o, ancora, un fidanzato che vi ritrovi le suddette istruzioni e vi monti l'apposito attrezzo per ridurre la frutta e la verdura a scaglie.
Ritrovando le istruzioni di cui sopra, probabilmente, scoprirete anche che il vostro robot da cucina è in grado di assolvere a tutta una serie di funzioni interessanti e abbandonerete l'idea di acquistare un frullatore tritaghiaccio, dato che negli accessori del vostro elettrodomestico sono incluse anche le apposite lame.
Quello che ne risulterà sarà una terrina di mele, cotte alla maniera della Tarte Tatin, ma senza base (che, poi, nel caso della Tarte Tatin è una copertura) di sfoglia, che, se debitamente impregnata di burro e zucchero, avrà la consistenza di un budino e la dolcezza della melassa, oltre a diffondere per tutta la casa un intenso profumo di frutta matura, di fine estate e di mamma.
Ingredienti:
  • 5 mele
  • 50 gr di burro
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 cucchiaino di zenzero

Procedimento:

Sbucciare le mele e affettarle molto fini, le scaglie devono risultare quasi trasparenti.

In un pentolino fate sciogliere il burro, lo zucchero e le spezie. Disporre in una pirofila uno strato di mele, irrorarlo con il composto di burro e zucchero (se dovesse rapprendersi, potete allungarlo tranquillamente con un goccio d'acqua o di cognac e mescolare nuovamente, per sciogliere i grumi) e procedere a strati alternati di mele e sciroppo fino ad esaurimento.

Infornare a 180° per circa un'ora e far raffreddare prima di servire, per permettere al liquido prodottosi in cottura di essere riassorbito dalle mele e ammorbidirle ulteriormente.

Nota:

questa terrina risulta particolarmente golosa

se accompagnata con una pallina di gelato alla vaniglia

opurreoppureoppure al...

ve lo dirò prossimamente!!!

15 giu 2009

Cappello di Caprese con Vinaigrette al Timo

Quella che vi propongo oggi non è una vera ricetta, ma solo un suggerimento, a mio parere, simpatico e scenografico, per servire insalate, formaggi e affettati: l'idea non è mia, l'ho "copiata", onore al merito, da un ristorante appartenente a questa catena, presente in un centro commerciale vicino a Firenze, che, contrariamente alla maggior parte dei locali all'interno dei malls, propone piatti tradizionali di buona qualità.
Si tratta, in pratica, di un "cappello" realizzato con l'impasto della pizza e riempito, a cottura ultimata, con insalate, verdure cotte, salumi o formaggi.
Molto bello a vedersi, il cappello è anche piuttosto divertente da mangiare, dato che i laterali possono essere prelevati a piccoli bocconi e serviranno per accompagnare il contenuto, a mo' di pane, mentre la base, impregnata del condimento e dei sapori dell'insalata, una volta terminata la farcitura, si può mangiare a mo' di fresella.
Occorrono della pasta per pizza, che potete preparare con la vostra ricetta preferita, sulla quale non mi pronuncio, dato che io la compro umilmente dal fornaio. L'impasto andrà steso a uno spessore di circa 7-8 mm e adagiato sopra dei contenitori individuali da forno rovesciati e ricoperti di carta speciale. Per due "cappelli" di degna misura, occorrono circa 500 gr di pasta, ma se li servite per antipasto questa dose è più che sufficiente per 4 cappelli, avendo cura di utilizzare delle cocottes più piccole.
Lasciate rilievitare l'impasto per un'ora circa (un'ora e mezzo quando le temperature si abbasseranno) e infornate a 220° fino a doratura.
A questo punto, sfornate, prelevate i cappelli delicatamente, aiutandovi con un guanto da forno, per non bruciarvi, impiattateli e disponetevi il companatico scelto.
In questo caso, li ho serviti con una caprese con 300 gr di pomodori e 150 gr di bocconcini di mozzarella di bufala, condita con la Vinaigrette di Rachel, insaporita con qualche rametto di timo fresco.

12 giu 2009

Sbrisolona Salata con Mandorle e Parmigiano

Per questa ricetta devo ancora una volta ringraziare Arietta: quando ho visto la sua sbrisolona salata me ne sono innamorata e l'ho inserita immediatamente nella mia agendina della wish list.
Infatti, trovo la consistenza della sbrisolona dolce, che poi non è troppo dissimile da quella dei crumble, molto gradevole e l'idea di poterla riproporre anche in una preparazione salata mi ha subito conquistata, al punto che mi riprometto di ripeterla anche in versione "condita", di usare, cioè, questa base per una torta salata.
A differenza di Arietta, oltre ad aver utilizzato più qualità di frutta a guscio, in base alle disponibilità della mia dispensa, io ho però cotto la sbrisolona in una teglia unica, per non rinunciare al divertimento di servirmene spezzandola con le mani e sbriciolandola, lo dice il nome stesso, ovunque.

Per la ricetta, vi rimando qui: l'ho seguita pedissequamente, salvo mescolare i pistacchi con le mandorle, che, in parte, ho spezzettato grossolanamente anziché tritarle, per rendere più vario il gioco di consistenze.