30 ott 2009

Autunno

Amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.

Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.


(V. Cardarelli)

E'stato sotto questo sole languido di fine ottobre, sullo sfondo di questi sorprendenti panorami, che la scorsa domenica ho avuto il piacere, tanto più intenso quanto più era stato procrastinato, di conoscere finalmente l'adorabile Camomilla e il suo simpaticissimo fidanzato.

In un mondo che corre sul filo della rete, in cui anche i rapporti nati attraverso la conoscenza diretta finiscono per virtualizzarsi ed essere coltivati tramite chat, e-mail, forum etc, fino alla completa idealizzazione del proprio interlocutore e della sua vita, è stato bello vedersi confermare che non sempre il monitor è uno filtro, ma che talvolta può rivelarsi semplicemente una finestra pulita e trasparente, attraverso la quale è possibile scorgere perfettamente cosa c'è al di là del vetro e, aprendola, raggiungerlo.

Camomilla si è infatti ribadita la ragazza incantevole che si era profilata per mesi con le sue parole e le sue immagini e la compagnia sua e del suo ragazzo ci ha permesso di trascorrere una giornata davvero serena, che ha aggiunto al piacere che già provo nel gestire il mio blog, anche quello di sapere che la mia passione, anziché isolarmi, con il suo essere "poco diffusa" e coltivabile quasi esclusivamente in solitario, mi ha invece permesso di conoscere persone eccezionali, che, se non avessi intrapreso questa strana avventura, non avrei mai incontrato.


29 ott 2009

Risotto alle Mele e Bacon con Scamorza Affumicata (di Camomilla)

Per questa ricetta devo ringraziare la dolcissima Camomilla, che qualche settimana fa mi ha ingolosita con questo succulento risotto, che mi ha subito conquistata.
Pur trovando interessantissimo il procedimento inusuale dell'originale, come al solito ho scelto il rito abbreviato (Camo, mi perdoni?), ripromettendomi di seguire passo passo quello usato da lei quando avrò un filo di tempo in più, inoltre ho dovuto modificare alcuni ingredienti, in base alla disponibilità del frigo, e le dosi, in base alla mia labile memoria.
Ci tenevo comunque a pubblicarlo, per ringraziarla di avermi suggerito l'idea di questo abbinamento assolutamente strepitoso e poi di un sacco di altre cose che lei sa.
Vi lascio, quindi, la mia ricetta semplificata, ma l'originale, quello fatto a regola d'arte, lo trovate qui.
Ingredienti per due persone:
  • 200 gr di riso (qul giorno ci sentivamo buone forchette)
  • 4 fette spesse di bacon
  • 1 mela
  • 1/2 cipolla
  • 100 gr di scamorza affumicata
  • vino bianco
  • brodo q.b.
  • olio
  • 3-4 bacche di ginepro

Procedimento:

Innanzitutto tagliate la mela a fettine sottili e il bacon a cubotti e fateli saltare in padella con le bacche di ginepro schiacciate. Dopo pochi minuti togliete sei fette di mela, riservatele per la decorazione e continuate a soffriggere il resto, finché il grasso del bacon non sarà completamente trasparente e la mela morbida.

Quindi preparate un risotto in bianco con il metodo tradizionale, facendo appassire la cipolla, tostare il riso, vino bianco per sfumare, brodo etc. A cottura ultimata, aggiungete il composto di mele e bacon, la scamorza a dadini, fatela fondere, quindi, senza aspettare troppo, perché non diventi gommosa, disponete il risotto nei piatti e decorate con le fette di mela messe da parte.

28 ott 2009

Porridge senza cottura con Mele, Mirtilli e Yoghurt di Capra

Questo post lo vorrei dedicare a tutte le persone che hanno lasciato un commento al mio precedente post, per ringraziarle dell'affetto dimostratomi e per rassicurarle: stasera stessa mi procurerò una degna sostituta della mia fida Fuji, se possibile ancora più performante della Fuji stessa.
Credetemi, sapere che vi accontentereste delle mie sole ricette e delle mie parole, senza foto, mi ha fatto enormemente piacere, ma le immagini sono un aspetto del mio blog a cui tengo molto, forse il principale che mi ha spinto a lanciarmi in questa avventura, quindi no foto no blog ;-)
Paradossalmente, proprio oggi mi trovo a pubblicare una ricetta scemina e non troppo ben illustrata, dato che l'ho preparata per colazione la scorsa settimana, quando ancora l'ora legale mi lasciava al buio quasi fino all'ora di uscire per andare in ufficio. Per fortuna adesso le cose sono cambiate, per un'allodola come me avere luce al mattino è fondamentale, non solo per le foto, comunque la colazione ormai l'avevo preparata e ho deciso di offrirvela, perché leggo spesso sui blog storie di muffin e ciambelloni da pucciare nel latte, ma io al mattino non riuscirei a nutrirmi in modo così sostanzioso, quindi ripiego quasi sempre sui cereali.
Questo è un porridge, che porridge non è, perché l'avena non è cotta, ma lasciata gonfiare una notte nel succo di ribes nero e poi mescolata con deliziosi mirtilli, mele acidule e yogurt.
Personalmente, l'ho trovato goloso e abbondante, tanto che vi consiglio di usare queste dosi per due persone: si tratta di una colazione sana e ricca di fibre, di vitamine e dei fermenti presenti nello yoghurt di capra, molto più digeribile di quello vaccino e, a mio parere, anche più buono.
L'ho tratta da questo libro qui, che ho acquistato in Francia, interessata a capire di più sulla dieta detossinante, che magari non è proprio un argomento da foodblog, ma che, tutto sommato, non è così punitiva, anzi, spesso propone soluzioni gradevoli e leggere, anche se, talvolta, un filo complesse per la grande varietà di ingredienti che richiedono.
Ingredienti:
  • 3 cucchiai di fiocchi d'avena
  • 5 cucchiai di succo di ribes nero non zuccherato (o altro succo di frutti rossi)
  • 2 cucchiai di mirtilli
  • 1 mela
  • 1 yoghurt di capra

Procedimento:

Stupidino: la sera precedente, mescolate i fiocchi d'avena, i mirtilli e il succo di frutta e riponete in frigo. Al momento di consumare, aggiungete la mela tagliata a cubotti, mescolatene la metà all'avena, quindi ricoprite con lo yoghurt e l'altra metà della mela, questo solo per ragioni esclusivamente estetiche, per quanto riguarda la riuscita del piatto potete anche fare un buglione ;-)

27 ott 2009

Pane di Avena con Spezie e Semi Di Girasole

E'con somma tristezza che vi comunico che, a breve, una volta pubblicate le poche ricette che mi rimangono in archivio, il mio blog andrà in aspettativa, causa temporanea indisposizione della macchina fotografica, che al momento se ne sta viaggiando verso l'ospedale delle macchine fotografiche, dove rimarrà per tre mesi e fischia.
Sono attualmente alla ricerca di un'eventuale, valida supplente, starei accarezzando l'idea di una reflex, ma non ne capisco niente, quindi, è il benvenuto chiunque volesse aiutarmi con marche e tipo di obiettivi (non capisco perché qualunque persona interpellata sull'obiettivo da scegliere mi ragiona di face detection e grandangolo per le facciate delle chiese, ma sul serio c'è gente che fotografa bambini e monumenti? Cioè, chissenefrega? Cosa c'entrano queste cose con il blog?).
Per consolarmi e consolare voi, che, certo, in mia assenza, soffrirete moltissimo (non posso credere che tornerò on line a Febbraio... tutta la mia cucina autunnale, niente zucche, castagne, funghi, mele, niente omin di panpepato per Natale, le mie passeggiate nei boschi innevati... non posso crederci...), vi offro una fettina di questo morbido pane, profumato di spezie e croccante di salutari semini, spalmato con tanta tanta Nutella.
Ingredienti:
  • 300 gr di farina 0
  • 200 gr di farina d'avena
  • 290 ml di acqua
  • 30 gr di burro
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 bustina di lievito di birra secco


In mdp, programma rapid, crosta scura.

Al beep per l'aggiunta degli ingredienti, aggiungere:

  • 2 cucchiaini di cannella
  • 2 cucchiaini di zenzero
  • 2 cucchiaini di noce moscata
  • 2-3 cucchiai di semi di girasole

23 ott 2009

Clafoutis di Lamponi al Profumo di Menta

Al clafoutis non si pensa mai: quando ci sono uova in scadenza si fanno frittate, insalata di uova sode, frittelle, creme... Persino io, che sono un'appassionata del genere, in veste sia dolce che salata, me ne dimentico e arrivo a rassodare anche 8 uova, roba da strozzarsi.

E'un peccato, perché, se ben fatto, un clafoutis soddisfa mille volte di più di una frittata, inoltre è semplice e veloce da preparare; in versione salata risolve brillantemente un pasto, se arricchito con la frutta è un dessert goloso e non eccessivamente calorico, anche se, certo, non raffinatissimo e più adatto a un pranzo informale che a una cena elegante. Ma nemmeno questo è esatto, provate a servirlo in cocottine individuali e vedrete che l'effetto cambia.

Il trucco per un buon clafoutis lo avevo già svelato qui e consiste nel montare le uova molto a lungo, non semplicemente sbattendole, come per un'omelette, ma come se si dovesse preparare una torta o una crema: in questo modo, in forno, l'impasto gonfierà quasi come accade per i soufflés e, sebbene, una volta sfornato, tenderà ad abbassarsi, l'interno si manterrà soffice e arioso, nessun effetto frittatina, insomma. L'altro segreto è quello di aggiungere alla preparazione base moltissima frutta (o verdura o carne o formaggio).

In questo sono stata fortunata, perché ho ancora il freezer pieno di lamponi e mi è bastato aprirlo e servirmi per portare in tavola un po' d'estate, di sole e di passeggiate nei boschi: non avevo mai fatto un clafoutis ai lamponi e devo dire che mi è piaciuto ancora di più di quello con i mirtilli.

Per profumarlo ho usato la menta, che, dopo aver agonizzato per tutta l'estate, impedendomi di aromatizzare insalate, taboulé etc, adesso che non serve più è esplosa: l'abbinamento risulta molto fresco, forse non proprio in linea con la stagione, ma, a conti fatti, questo è decisamente il miglior dolce che abbia fatto negli ultimi tempi, tanto che per qualche giorno la frase ricorrente in casa nostra è stata " 'mazza quant' è buono 'sto clafoutis", ovviamente pronunciata con la bocca piena di lamponi.

Ingredienti:

  • 500 gr di lamponi
  • 6 uova
  • 140 gr di zucchero + 2 cucchiai
  • 120 gr di farina
  • 500 ml di latte
  • 1 manciata abbondante di menta

Procedimento:

Montate a lungo le uova con 140 gr di zucchero. Quando il composto sarà gonfio, aggiungete la farina, amalgamatela alla pastella, quindi diluite il tutto con il latte. Aggiungete metà della menta e i lamponi e versate il tutto in una tortiera tonda a bordi alti. Infornate a 180° per circa 20-25 minuti. Quando la superficie del clafoutis si sarà rassodata, estraetelo dal forno e cospargetelo con lo zucchero e la menta restanti, quindi rimettetelo a cuocere per altri 5-10 minuti, secondo il vostro forno, finché la parte superiore non comincerà a "creparsi" leggermente.

21 ott 2009

Chutney di Cipolle e Frutta Secca in Agrodolce

Devo riconoscere che in casa mia non c'è una grande tradizione in fatto di chutney e composte di accompagnamento a carne o formaggi. Personalmente, adoro i pecorini con il miele e non disdegno i formaggi molli con la marmellata, la poca carne che mangio è spesso abbinata a frutta più o meno cotta e riconosco il valore di certe verdure caramellate.
Ma sui chutney, intesi come mostarde/salse da preparare appositamente in vista della preparazione di un piatto specifico, non ho una cultura definibile come tale.
Tant'è che mi trovavo in casa un blocco di foie gras, che non sapevo bene come usare e, sfogliando i miei librini, ho trovato che il foie gras si sposa con il chutney di frutta. E il pan di spezie.
Tutto documentato nella foto, come vedete. Peccato che, alla fine, se non fosse stato per l'agrodolce del chutney, ci sembrava di mangiare un dessert e abbiamo buttato via ogni cosa, tranne, appunto, il chutney avanzato, che è gradevole con i pecorini (su cui abbiamo ripiegato quella sera).
Per questo, vi lascio la ricetta, casomai apprezzaste il genere, tanto per variare rispetto ai soliti fichi caramellati, pere e miele di castagno.

Ingredienti:
  • 2 cipolle
  • 1 manciata di prugne secche
  • 1 manciata di uvetta
  • 1 manciata di noci
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 1/2 bicchiere di aceto bianco
  • paprika o pepe di Cayenna
Procedimento:
Assolutamente elementare: mettete tutto nella pentola a pressione e fate cuocere per circa 20 minuti dal fischio. Eventualmente, a cottura ultimata, fate ritirare il chutney fino alla densità gradita.
Se non avete la pentola a pressione, aggiungete un bicchiere d'acqua e cuocete il tutto nella pentola tradizionale per 40-45 minuti, mescolando.
Questo chutney si conserva qualche giorno in frigorifero, oppure si può congelare in porzioni, come ho fatto io con i resti, per risolvere rapidamente un antipasto, stile formaggi+composte varie, quando invitate gente a cena, che, non so voi, ma in quei casi ho già il mio bel da fare, senza bisogno anche di rincitrullirmi dietro alle mignardises da aperitivo.

20 ott 2009

Soba con Salmone allo Zenzero e Sale alla Vaniglia

"Volevo del filetto di salmone... (il motivo per cui certi verbi, pur riferiti al presente, si coniugano all'imperfetto, tipo, al telefono, "stavo cercando il sig..." "volevo parlare con..." mi rimarrà ignoto per sempre)... no, quello è troppo grande, no l'altro è poco, così però è troppo, ecco, così va bene, me lo pesa gentilmente? No, no, no, allora è troppo, me ne tolga un po'..."
"Senta, signora, io le lascio anche questo brandello che mi ha fatto tagliare, non glielo peso, ma glielo do ugualmente, ne faccia quello che vuole, sono due etti, a chi li vendo?"


"Dì, la verità, l'hai fatto apposta?"
"Cosa?"
"Tutte quelle storie sul filetto"
"Quali storie?"
"Quelle che hai fatto"
"Non ho fatto storie"
"Sì, le hai fatte. Volevi fartene regalare un po' "
"No, sul serio, per farlo ripieno mi serviva più piccolo. Adesso di quest' altro che ne faccio?"


Il cricetino che ho in testa ha avviato la ruotina e ha fatto comparire nella mia testa delle verrines di riso di Camargue con salmone crudo, marinato al curry, ma, quando ho aperto il prezioso pacchetto del riso, ho dovuto rinunciare, a meno non volessi alternare al riso e al salmone anche degli strati di farfalline. Che peccato, quel riso era costato tantissimo e in Italia non si trova.
Preparare un risotto classico mi sembrava scontato ed è stato allora che ho pensato alla soba di Alex. E al sale alla vaniglia comprato in Germania in sua compagnia, una fialetta piena di finissima polvere beige, dal profumo sensuale di Orchidea Vanilliers, che Alex stessa mi aveva consigliato di usare con il pesce.
Perché non riservarlo, quindi, a questo salmone che insapettatamente mi ritrovavo in frigo?
Dato che, com'è ovvio, faticherete un po' a reperire in Italia un prodotto del genere, potete sostituirlo lasciando riposare una bacca di vaniglia in un barattolino di sale per minimo una settimana, come si fa per aromatizzare lo zucchero, oppure, con lo stesso metodo, potete preparare un olio alla vaniglia e usare quello.
Qualsiasi sia il metodo che adotterete per ricavare un dressing alla vaniglia, posso solo raccomandarvi, come già avevo fatto nel caso del risotto, sempre ispirato da Alex, di provarlo nel sorprendente abbinamento con il pesce, perché, per quanto possa suonare inusitato, si tratta davvero di uno dei matrimoni più riusciti della cucina.

Ingredienti per due persone:
  • 150 gr di soba
  • 200 gr circa di salmone
  • 1 cucchiaino di zenzero
  • 1 pezzetto di peperoncino
  • olio di semi di girasole
  • sale alla vaniglia

Procedimento:

Fate lessare la soba in acqua bollente per 5 minuti. Nel frattempo, scaldate poco olio, il peperoncino e lo zenzero in un tegame e, appena il profumo delle spezie comincerà a diffondersi, aggiungete il salmone e fatelo rosolare da tutti i lati, ma senza eccedere, per non farlo diventare stopposo. Diciamo che, appena l'esterno si sarà schiarito dovete spegnere il fuoco. A cottura ultimata, conditelo con il sale alla vaniglia, quindi fateci saltare la soba scolata al dente.

19 ott 2009

Verrines di Mele al Rosmarino con Salsa di Mascarpone allo Zenzero

Su questa ricetta non ho storie da raccontare, se non che è:
  1. Buonissima
  2. Rapidissima
  3. Semplicissima

Se non fosse per il punto "1", i punti "2" e "3" mi avrebbero dissuasa dal pubblicarla, ma ci è piaciuta così tanto che non potevo privarvene, anche se è talmente ovvia che, magari, qualcuna di voi ci ha già pensato, senza fare tanto chiasso.

Si tratta semplicemente di mele brevemente stufate con un tocco di canella, che io trovo indispensabile aggiungere quando cuocio questo frutto, per stemperarne l'acidulo, e, sorpresa, un rametto di rosmarino, che ha aggiunto a questa abbinata molto "classica" un tocco boschivo più pungente.

Un letto di biscotti secchi per la croccantezza e, a napparle, un velo di mascarpone lavorato con lo zenzero.

Ingredienti x 2 verrines:

  • 2 mele verdi con la buccia
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 rametto di rosmarino
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 125 gr d mascarpone
  • 1 cucchiaino di zenzero
  • 4 biscotti secchi
Procedimento:
Spezzettate i biscotti secchi in maniera da ricoprire il fondo delle verrines.
Tagliate le mele a cubotti e fatele cuocere con un cucchiaio di zucchero, 2 cucchiai d'acqua, la cannella e il rosmarino. Appena cominciano ad ammorbidirsi (non devono disfarsi, devono rimanere piuttosto croccanti), spegnete il fuoco e lasciate riposare coperte. Quando saranno completamente raffreddate, togliete il rametto di rosmarino e aggiungere un altro cucchiaio di zucchero.
A parte, lavorate il mascarpone con lo zucchero rimasto e lo zenzero, fino ad amalgamarli.
Al momento di servire, montate le verrines (potete farlo anche in anticipo, ma i biscotti si zupperanno un po', dipende dai vostri gusti), disponendo le mele sopra i biscotti e ricoprendo il tutto di mascarpone allo zenzero.

16 ott 2009

Zuppa di Pinaroli al Brandy con Noce Moscata e Erbe di Provenza

"Che ne dici se rientrando ti prendo dei pinaroli?"
"Dei... che???"
Le sinapsi di una donna sepolta sotto una montagna di coperte, con un libro in una mano e una tazza di porridge ai mirtilli nell'altra, alle 21.00 cominciano a saltare.
"Pinaroli. Sono funghi"
"Ah" Un sorriso sornione comincia ad allargarsi sulla mia faccia assonnata e immagini felici di risotti e zuppe fumanti cominciano a scorrermi davanti.
"Ma certo, prendili, mi informerò su internet per come cucinarli"
Poi mi sono addormentata e ai pinaroli non ho più pensato fino all'indomani, quando ho trovato sul tavolo di cucina una cassetta di funghi odorosi di bosco, rivestiti di uno spesso strato di terra, foglie e aghi di pino, come i funghi dovrebbero essere, così diversi dalle anemiche listarelle di champignon surgelati che compro al supermercato.
Dopo una giornata trascorsa a leggere in rete una serie di infamie sui pinaroli, che, secondo i veri fungaroli non sono nemmeno da prendere in considerazione, tornando a casa la sera non ero più molto sicura di aver voglia di passare un'ora a ripulire i miei di tutto quel terriccio, nel dubbio che il risultato fosse scadente.
Ma fuori diluviava, tuonava, balenava e sentivo una forte urgenza di zuppa.
Con tutti quei funghi selvatici a disposizione, prepararla con altro sarebbe stato un sacrilegio.
Armata di spazzolino e panno umido ho quindi dedicato la prima parte della serata a scattivare i miei funghi, poi ho pensato a come cuocerli.
Volevo un piatto cremoso, ma senza perdere il piacere di schiacciare le lamelle di fungo contro il palato, poi volevo un tocco alcolico che mi scaldasse e degli aromi che compensassero l'assenza forzata di aglio, che è il giusto compagno di vita e di morte dei funghi, ma a cui io sono allergica.
Ho usato del vino rosso per cuocerli, della panna, non molta, per arricchirli, del brandy per insaporirli, della noce moscata per profumarli e le mie Erbe di Provenza ormai agli sgoccioli.
Vorrei potervi descrivere il profumo che si è diffuso per la casa mentre cuocevano, un profumo corposo di caminetto acceso, pane tostato e pioggia che frusta incessantemente gli scuri e rende ancora più confortevole la consapevolezza di essere a *Casa*.
Ingredienti:
  • 1 cipolla
  • 1 cucchiaio di farina
  • 400 gr circa di pinaroli o altri funghi selvatici
  • 2 tazze di brodo vegetale
  • 1/2 bicchiere di vino rosso
  • 1 manciata di erbe di Provenza
  • 100 ml di panna
  • 1 bicchierino di brandy
  • noce moscata
  • sale
  • pepe
  • olio
  • burro

Procedimento:

Pulite i funghi, eliminate le parti terrose, e tagliateli a pezzetti.

Fate appassire la cipolla affettata in un pezzetto di burro sul fondo della pentola a pressione e quando sarà morbida cospargetela con la farina. Fate cuocere per un minuto, poi aggiungete i funghi, il brodo, il vino e le erbe di Provenza. Chiudete la pentola e fate cuocere per 10 minuti dal fischio. Se utilizzate la pentola tradizionale vi occorreranno il doppio del brodo e del tempo di cottura.

Frullate una parte della zuppa, diciamo circa i due terzi, rimettetela nella pentola e aggiungete la panna, il brandy e una grattugiata generosa di noce moscata.

Aggiustate di sale e pepe e riscaldatela.

Leggo dai vostri commenti che la foto che ho pubblicato ha creato un po' di confusione: scusate, per una volta intendevo essere poetica e mostrarvi un angolo dei miei amati boschi, non avevo pensato che avreste potuto associare la foto ai pinaroli, anche se, a pensarci bene, era da mettere in conto.

Comunque, questi qui sopra non sono pinaroli, non so proprio cosa siano e li ho fotografati durante una passeggiata, mentre i pinaroli sono stati regolarmente acquistati!

15 ott 2009

Crostata di Mirtilli con Latte Condensato

La ricetta in sé non è sorprendente, ma ho deciso di pubblicarla ugualmente, perché per me questa crostata lo è stata. Molto.
Ho deciso di pubblicarla ugualmente, per dire al mondo quanto amo il mio Topy79: io non so amare in modo eclatante, i miei amori sono sommessi, sussurrati, non sono una persona capace di grandi slanci.
Ma, nel profondo del mio cuore, so di aver scelto l'uomo migliore del mondo.
Non sto scherzando.
Lo so che ognuna di voi pensa che l'uomo migliore del mondo sia il suo, ma io vi posso assicurare che non è così. L'uomo migliore del mondo vive con me e, anche se è un disordinato patologico, spesso non si presenta agli appuntamenti dal dentista perché ha paura e lascia che sia io a scacciare gli insetti, compresi quelli pericolosi, che entrano in casa, è perfetto.
Quando passo quei periodi fangosi in cui l'unica cosa che ho voglia di fare è abbassare le serrande e rannicchiarmi nel letto con un tubetto di latte condensato (il latte condensato è la mia sola perversione in fatto di dolci e sono capace di vuotarne un' intera confezione senza battere ciglio e poi sedermi a tavola e fare un pasto normale), Topy 79 mi porta a passeggiare nel bosco.
Questa volta mi ha portata a Camaldoli, un gioiello incastonato nel cuore delle Foreste Casentinesi, le Foreste Sacre. Tutti conoscono La Verna, per via di San Francesco e cose così, ma in pochi prendono la deviazione per il vicino monastero Camaldolese. Ancora in meno si arrampicano fino al Sacro Eremo, poco più in alto.
Peccato, perché Camaldoli è un posto fatato, con il suo enorme eppure aggraziato complesso in pietra, infossato in una piccola conca alberata, in fondo alla quale scorre un torrente di acqua freddissima.
Famosa è la farmacia del monastero, che non vende, come molte altre botteghe annesse ai conventi, souvenir di dubbio gusto, ma solo prodotti erboristici per lenire le ferite del corpo e dell'anima, avvolti o imbottigliati in affascinanti confezioni d'antan, e qualche specialità gastronomica prodotta dai monaci, come la famosa cioccolata, presente in svariate percentuali, fino ad arrivare alla massa pura di cui parlavo giorni fa, funghi raccolti nel bosco circostante e fatti essiccare, cordiali di erbe.
La Foresta Sacra che inanella l'abbazia è scura, umida e odorosa di funghi. In questa stagione i sentieri sono scivolosi e pressoché impraticabili e solo un trekker navigato, o uno totalmente sconsiderato, come noi, può scegliere di avventurarvisi.
La scervellatezza (o l'esperienza), talvolta, paga e, fatte poche centinaia di metri dall'inizio del sentiero, ci si sono parate davanti tre superbe cerve, che, nel vederci, hanno danzato fino a nascondersi nella macchia più folta. Subito dopo un bramito d'amore, profondo come il bosco da cui proveniva, e appassionato, ed ecco il maschio, fiero, regale con la sua impalcatura di corna, incamminarsi con sussiego sprezzante verso le sue cortigiane.
La foto migliore, si sa, è sempre quella che non si riesce a fare e non ho prove da mostrarvi di questa esperienza. Mi piace pensare che sia un segreto tra noi e quei meravigliosi animali, un modo con cui la natura ha inteso ripagarmi di tutto quello che l'uomo e i suoi perversi ingranaggi, in questo periodo, mi stanno togliendo.
Al ritorno, Topy79 ha deciso che avremmo cenato a dolci. D'altra parte, a pranzo ci eravamo rimpinzati di crostini, affettati e porcini alla griglia e non avevamo molta fame.
Topy79 non sa cucinare, non sa dove tengo gli ingredienti e sarebbe capace di cercare la farina in freezer.
Ma quella sera voleva imparare a fare la crostata. Si è paludato in un grembiule a fiori, mi ha messo un ricettario davanti e mi ha chiesto di tradurre per lui.
E io ho cominciato a leggere:
Ingredienti:

Per la brisée

  • 250 gr di farina
  • 120 gr di burro
  • 1 pizzico di sale

Per guarnire

  • 400 gr di mirtilli
  • 2 uova
  • 1/2 tubetto di latte condensato
  • 1 manciata di mandorle
  • 2-3 cucchiai di zucchero

Procedimento

Impastate gli ingredienti della brisè, aggiungendo, se è il caso, una tazzina d'acqua. Se ne avete il tempo, lasciate riposare il tutto, poi stendetelo in una teglia.

Per la guarnizione, mescolate le uova con il latte condensato e le mandorle polverizzate, e versate il tutto nella cavità della base di brisée. Distribuite sopra i mirtilli (se usate quelli surgelati non non tirateli fuori dal freezer in anticipo, metteteli direttamente sulla crostata ancora congelati) e cospargete la superficie di zucchero.

Infornate a 180° per circa 1/2 ora, fino a quando la brisée non risulterà dura al tatto (io la batto con l'unghia e quando fa toc significa che è pronta).

14 ott 2009

Pollo ripieno con Mele e Frutta Secca

Devo ammettere che questa ricetta è più buona che bella... del resto, il pollo ripieno è sempre così: di grande effetto scenico quando viene portato in tavola intero, con la farcia che occhieggia dal... beh, è meglio glissare su questo particolare, ma, appena smembrato per porzionarlo, un vero disastro.
Di fotografarlo ancora bardato a festa non se ne parlava, la sera c'è una pessima luce, e quindi mi sono dovuta accontentare di uno scatto realizzato la mattina dopo, che ritrae solo il misero avanzo, con il ripieno di contorno, a mo' di salsa.
Però, come potevo privarvi, malgrado la foto poco felice, di una ricetta così? Semplicissima e veloce da preparare e dal risultato garantito, ideale per questi primi giorni di freddo e relativamente sana, perché ricca di frutta e senza troppi grassi.
Tutto questo per dire che noi questo pollo ce lo siamo quasi finito in due, in un solo pasto, i resti che ho fotografato li ho sottratti appena in tempo dal piatto di Topy'79, promettendogli il dolce a seguire, altrimenti lo avremmo spolverato.

Ingredienti:
  • 1 pollo
  • 1 mela verde
  • 2 manciate di albicocche secche
  • 2 manciate di prugne secche
  • 2 manciate di gherigli di noce
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiai di miele
  • 1 foglia di alloro
  • aroma per arrosti
  • olio evo

Procedimento:

Le dosi del ripieno sono indicative, dovete regolarvi in base alle dimensioni del pollo.

Per cominciare, sciacquate il pollo dentro e fuori e massaggiatene l'esterno con un po' di aroma per arrosti. In una fondina, mescolate la mela non sbucciata e tagliata a cubotti, la metà delle prugne, delle noci e delle albiccocche, ancora un po' di aroma per arrosti e, con questo composto, farcite il pollo, chiudendo bene l'apertura con dello spago da cucina (il che implica che sappiate cucire. Io no) o degli stuzzicadenti.

Fate rosolare la cipolla affettata finemente e, quando sarà appassita, mettete nella pentola anche il pollo e fatelo dorare da tutti i lati, stando bene attenti a non far uscire il ripieno. Versate nella pentola una mezza tazza d'acqua, il resto della frutta secca, l'alloro e fate cuocere per mezz'ora - 40 minuti dal fischio se avete usato la pentola a pressione, altrimenti circa un'ora.

A fine cottura, versate sul pollo il miele, cercando di distribuirlo bene su tutta la superficie superiore, e fate ritirare il fondo.

13 ott 2009

Tagliolini all'Arancia con Crema di Ricotta e Fava di Cacao

Da qualche settimana ho cominciato a interessarmi all'impiego del cacao in cucina, al di fuori delle tradizionali ricette dolci.
Tutto nasce da due profumatissime fave di cacao, gentile presente ricevuto in un bizzarro negozio di Heidelberg, interamente dedicato a quelle che in inglese si chiamano "candies" e che l'italiano "caramelle" non riesce a definire, che ho conosciuto grazie ad Alex (leggendo del mio incontro con Alex, qualcuno potrà pensare che abbiamo dedicato un'intera giornata al food shopping e in effetti è così).
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è opportuno utilizzare la fava di cacao, come neanche la massa di cacao pura, in pasticceria: il cacao nasce amaro, aromatico e pungente e il motivo per cui associamo il suo profumo ai dolci è puramente psicologico. Senza aggiunta di zucchero, burro, latte, una preparazione a base di cacao risulterà ancora più amara.
Come sfruttare, quindi, al meglio, le caratteristiche di un dono così prezioso?
Mi sono documentata un po' a giro per la rete, cercando di trarre spunto e lasciando il resto all'intuizione e mi sono casualmente imbattuta in questo sito, che mi ha affascinata al punto da volermi procurare al più presto, oltre alle suddette fave, la massa di cacao pura, che, sia detto per inciso, ho voluto di qualità superiore, non quella industriale, ma quella dei monaci camaldolesi, spingendomi fino alla loro foresta sacra, nell'Alto Casentino, per acquistarla... ma questa è un'altra storia e ve la racconterò presto.
Per cominciare, ho usato le fave, per arricchire e profumare questi strani tagliolini, comprati tempo fa alla LIDL, che mi aspettavo soltanto colorati e che invece si sono rivelati sorprendentemente profumati di arancio.
La crema base è quella classica alla ricotta, realizzata con 150 gr circa di ricotta, un abbondante grattugiata di parmigiano stagionato 24 mesi, una macinata di pepe e un po' di acqua di cottura della pasta.
Con questa, ho condito 250 gr di tagliolini. Stavo pensando che se non trovate quelli all'arancio, potete aggiungere della scorza d'arancia grattugiata alla crema di ricotta.
Infine, ho servito a parte, direttamente nel mortaio dove l'avevo pestata, una fava di cacao, con cui cospargere generosamente la pasta.
Se riuscite a trovare queta benedizione, vi consiglio di non lesinare, perché la fava di cacao è profumatissima, ma non rende molto e, affinché la si percepisca, ne occorre una dose piuttosto massiccia.

12 ott 2009

Erbazzone Reggiano (alleggerito)

Il desiderio di semplificare di cui vi parlavo nell'ultimo post, mi ha portata dritta dritta verso una rivisitazione sciué sciué di questa tipica ricetta emiliana, che, originariamente, si realizzava con una base, detta fuiada, in cui la fa da protagonista lo strutto, da me prontamente sostituito con il burro, e una farcitura di bietole o spinaci (o entrambi) lessati o saltati nella pancetta.
Dell'erbazzone esistono molte declinazioni, come le chizze, piccoli erbazzoni individuali, o gli erbazzoncini, che invece vengono fritti. L'erbazzone (o scarpazzone) montanaro è invece una versione arricchita con riso, diffusasi con l'arrivo delle mondine nelle zone appenniniche (notizie tratte da qui) .
So che, anche oggi, non vi offro niente di nuovo, ma, dopo aver passato diversi mesi a mettere il curry nel tiramisù e il matcha nel risotto, sto vivendo una, come dire, regressione verso sapori più tradizionali e accostamenti meno bizzarri e più rassicuranti.

Ingredienti:
  • 250 gr di farina
  • 70 gr di burro (o strutto)
  • 100 ml di acqua (o latte)
  • 1/2 Kg di spinaci
  • 100 gr di pancetta
  • 75 gr di parmigiano
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Impastate la farina con il burro, l'acqua e un pizzico di sale e lasciate riposare.

Nel frattempo, preparate il ripieno: lessate gli spinaci e scolateli (se utilizzate quelli surgelati non occorre); fate soffriggere la pancetta in una padella senza aggiunta di olio o burro, e, quando il grasso sarà diventato trasparente, aggiungetevi gli spinaci e fateli saltare per una decina di minuti. Quando il composto si sarà intiepidito, mescolatevi il parmigiano grattugiato.

Stendete la pasta sottilmente e ricavatene due sfoglie, di cui una leggermente più grande, con la quale fodererete il fondo e i laterali di una tortiera. Distribuitevi sopra la farcia e ricoprite con l'altra sfoglia. Chiudete bene i bordi e bucherellate tutta la superficie con una forchetta.

Infornate a 180° per circa 20-30 minuti, fino a quando la superficie non risulterà dorata.

9 ott 2009

Petits Pots di Crema alla Vaniglia con Crumble Fondente

Non so a voi, ma a me le creme piacciono proprio tanto, però spesso rinuncio a concedermele perché le trovo, come dire, un po' laboriose: tutti quei passaggi, scaldare il latte in un pentolino, sbattere le uova in una ciotola, unirli, trasferire il tutto nelle cocottes, il passaggio in forno a bagnomaria... si finisce sempre per sporcare un sacco di coccini, senza contare l'annoso dilemma di come impiegare gli albumi avanzati.
In questo periodo, causa impegni vari, che mi privano del piacere di cucinare con la dovuta calma, assaporando ogni gesto e ogni fase della preparazione, sto, invece, cercando il più possibile di semplificare e sveltire, fermo restando, ovviamente, un risultato decente. Nel momento stesso in cui ho deciso di regalarmi una crema, ho cominciato anche a meditare (naturalmente mentre facevo altro, per non perdere tempo) su come abbreviare il procedimento e mi sono detta che in molte versioni della crème caramel gli albumi sono previsti, quindi, forse, non c'era ragione di separarli per usare solo i tuorli; e che una crema si può addensare anche sul gas, trasferendola nei pirottini solo a cottura ultimata, un po' come si fa per la pasticcera.
Così, ho voluto provare e, siccome i risultati ci hanno lasciato incantati, per consistenza e sapore, anche se so di non proporvi niente di insolito a livello di ingredienti, ho deciso di condividere con voi più che la ricetta il metodo, certa di fare cosa gradita a tutte le amanti delle creme che vanno sempre di fretta.
Ingredienti per due cocottes:
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 1 tazza di latte
  • 1/2 stecca di vaniglia
  • 40 gr di cioccolato fondente

Procedimento:

Scaldate il latte con la stecca di vaniglia e fatelo intiepidire, lasciandola in infusione. Nel frattempo, sbattete l'uovo con lo zucchero fino a farlo diventare quasi bianco, quindi aggiungetevi il latte, che dev'essere quasi freddo, ovviamente togliendo la stecca di vaniglia. Rimettete il composto sul fuoco e lasciatelo fremere, mescolando sempre, per evitare che bolla, per circa 5 minuti. Spegnete il gas e fate intiepidire, girando di tanto in tanto, quindi trasferite la crema nelle cocottes. Quando si sarà completamente raffreddata, cospargetela di cioccolato grossolanamente spezzettato.

8 ott 2009

Risotto alle Mele e Aceto Balsamico, con Crumble di Noci e Semi di Papavero


Quella che vi propongo oggi è una ricetta un po' particolare, dal gusto decisamente agrodolce, che, in una preparazione normalmente cremosa e delicata come un risotto, risulta sicuramente inaspettato.

Sono partita, infatti, dall'idea di un risotto fatto con certe mele verdi e croccanti che mi erano avanzate da un pollo ripieno, ma, non avendo in casa formaggi o affettati adeguati con cui contrastare le note fruttate, ho pensato di movimentarlo con una sfumatura di aceto balsamico.

Ormai, però, è noto che i miei risotti sono un divenire, prendono forma via via che vado avanti con i passaggi e quindi, mentre le mele cominciavano ad ammorbidirsi e a rilasciare il loro aroma rotondo e farinoso, ho pensato che un risotto così andava letteralmente coronato con qualcosa di croccante, che rimandasse, anche nella guarnizione, all'umidità del sottobosco autunnale e alle tradizioni gastronomiche nordeuropee, già presenti nell'agrodolce del condimento.

Senza riflettere troppo, ho grigliato una manciata di noci appena sgusciate e una cucchiaiata di semi di papavero, finché un caldo profumo di pane tostato non si è levato dalla padella e, a risotto pronto e mantecato con l'immancabile sottiletta light, che, lapidatemi pure, ma secondo me lo rende infinitamente più cremoso del burro o del parmigiano, l'ho cosparso con questo "crumble".

Il risultato è stato sorprendente: non mi sentirei di considerarlo, come in genere vale per i risotti, un piatto consolatorio, perché sicuramente le vibrazioni acidule dell'aceto spiazzano più che rassicurare, ma è sicuramente da provare per una cena pretenziosa o semplicemente per una variazione sul tema del comfort food.

Ingredienti per 2 persone:

  • 150 gr di riso
  • 1/2 cipolla
  • 1 mela verde con la buccia
  • una spruzzata di aceto balsamico
  • 1 manciata di gherigli di noce
  • 1 cucchiaio di semi di papavero
  • 1 sottiletta o una grattugiata di parmigiano
  • brodo q.b.
  • burro

Affettate finemente la cipolla e fatela appassire in poco burro. Aggiungete la mela tagliata a cubotti e fatela insaporire. Versate il riso e fatelo tostare, finché non diventa trasparente, quindi sfumatelo con poco aceto balsamico. Lasciatelo evaporare, quindi cominciate ad aggiungere il brodo caldo, mescolando sempre.

A parte, tostate in una padella antiaderente le noci e i semi di papavero

A cottura del riso ultimata, mantecatelo con il formaggio o il burro, secondo le vostre abitudini, distribuitelo nei piatti e guarnitelo con le noci e i semi di papavero.

7 ott 2009

Biscotti Gratinati al Gorgonzola: per celebrare un incontro

Causa mancanza di tempo, questo post lo rinviavo da un pezzo: non potevo liquidare in poche righe il racconto di una serata speciale come quella trascorsa due sabati fa, quando, grazie alle capacità organizzative di Juls, una piccola, ma significativa, delegazione di blogger toscani è riuscita a riunirsi nel giardino mozzafiato che circonda la splendida casa di questa dolcissima ragazza, per celebrare il buon cibo e i rapporti eccezionali che nascono sul filo del web.
Erano presenti, a parte la sottoscritta e Topy79, Furfecchia, con consorte e adorabile prole, e la simpaticissima Stefi e compagno, oltre, naturalmente alla padrona di casa e alla sua eccezionale famiglia, che si è prodigata con pazienza, enorme cordialità e un senso dell'ospitalità fuori dal comune per rendere questa serata assolutamente perfetta. E'stato davvero bello dare finalmente un volto ad alcune delle persone con cui da tanti mesi condivido la mia passione per la cucina e non leggere, per una volta, un totale disorientamento negli occhi del mio interlocutore all'espressione "anice stellato".
Inutile precisare che quella che, in origine, doveva essere una fettuntata, a base di pane sciocco e olio del contadino, si è rapidamente trasformata in una cena da veri gourmet, anche se non certo per merito mio: tutti, infatti, si erano prodigati nel preparare una serie gustosissimi finger food e stuzzichini, oltre a ottime bistecche e dolci paradisiaci, e io mi sono sentita ben meschina con il mio vassoietto di salatini al formaggio...
Ma tant'è, sono piaciuti e, visto che Juls me ne ha chiesta la ricetta, li pubblico: si tratta di una sorta di sablée impastata con il gorgonzola, arrotolata e poi tagliata a fette, che vengono gratinate in forno fino a doratura. Come tutti i biscotti al taglio, non risultano esteticamente perfetti, ma, in cottura, ve lo assicuro, migliorano.
Il sapore è molto delicato, ma ugualmente stuzzicante e ideale per un aperitivo informale: io avevo omesso le spezie, perché sapevo che alla cena sarebbero stati presenti dei piccoli, ma se non prevedete di offrirli ai bambini, vi suggerisco di abbondare con la paprika, per renderli ancora più interessanti.
Ingredienti:
  • 140 gr di farina
  • 100 gr di burro
  • 150 gr di gorgonzola dolce
  • 1 cucchiaio colmo di farina fioretto
  • paprika
  • sale

Procedimento:

Impastate insieme tutti gli ingredienti, quindi formate con il composto dei salsicciotti di circa 3-4 cm di diametro, che metterete in frigo a rassodare per tutta la notte.

L'indomani, affettateli a uno spessore di 1 cm circa e disponeteli sulle teglie.

Infornate a 180° per circa 15 minuti, finché il lato superiore dei biscotti non sarà leggermente colorito.

6 ott 2009

Muffins alla Violetta

Tra i deliziosi pensieri che Alex ha avuto per me il giorno del nostro incontro, c'era un profumatissimo sacchettino di petali di violetta canditi...
La cosa che mi ha fatto più piacere è stata che, offrendomelo, questa straordinaria ragazza mi ha detto di aver scelto la violetta perché, senza conoscermi e senza riuscire a spiegarselo, mi identifica con questo fiore...
Lei non lo sa, ma nessun complimento poteva essermi più gradito: la violetta era il fiore preferito della mia nonna materna, che amava cospargersi di questa essenza e in primavera aveva sempre sul tavolo una tazza di ceramica dipinta sui toni del blu (le stesse che vedete talvolta nelle mie foto) con qualche violetta raccolta sul ciglio della strada. Nel breve periodo in cui questa ineguagliabile donna, che non sapeva cucinare e odiava mettere in ordine, ma dipingeva magistralmente a olio e risolveva ogni dilemma della propria vita e di quella dei nipoti con un giro di tarocchi, cominciò a soffrire, perse la lucidità e si mise a interagire con il limbo delle ombre, la sua casa fu impregnata dal profumo di incensi e candele alla violetta, che ritenemmo opportuno accendere per facilitarle il passaggio nel mondo in cui, a quanto pare, molti dei suoi amati la stavano aspettando e che lei era curiosa di scoprire. Sembra una storia triste, ma io sono convinta che la mia nonna si sia riunita con i suoi cari, i suoi adorati animali e che continui a vivere con un piede in questo mondo e l'altro di là, che poi è anche il modo in cui ha condotto tutta la propria esistenza.
La casa della nonna adesso è mia e spesso la notte mi sveglio con l'impressione di sentire le note ascetiche della violetta librarsi nell'aria. Al mattino dopo trovo regolarmente una sedia spostata o le tazze della colazione capovolte e mi piace pensare che la mia nonna sia passata a darmi un bacio leggero sulla fronte e, alla vista degli acciai lucidi e di tanta rispettabilità borghese, si sia indignata e abbia voluto ripristinare un po' dell'antico disordine di tele odorose di pittura, gatti petulanti e mazzi di carte sparpagliati.
Al regalo di Alex, non potevo che rendere onore con questi fantastici, profumatissimi muffin, di cui ho trovato la ricetta in un libro francese di cui accennavo tempo fa, "Cuisine d'Eté" o qualcosa del genere; purtroppo non trovo i riferimenti su internet, altrimenti avrei ordinato i corrispondenti relativi alle altre stagioni. A parte l'originalità dell'impiego della violetta, presente in potenza sotto forma di canditi e liquore, altra specialità acquistata a Lapoutrie, al museo dell'Eau de Vie, una scusa acchiappaturisti per condurti diretto alla sala degustazioni e rifilarti almeno due costosissime bottiglie, credo di aver finalmente trovato le dosi perfette per realizzare dei muffin dolci, morbidi e gonfi al punto giusto.
Quindi, al di là della violetta, vi consiglio di tenere presenti queste proporzioni, variando gli ingredienti aggiuntivi, se poi riuscite a reperire canditi e liquore, non posso che raccomandarvi di provarli in questa versione.
Per una volta, il profumo di violetta sparso per casa, non ha coinciso con la caduta di bicchieri o la sparizione di un pacchetto di sigarette.
Ingredienti:
  • 300 gr di farina
  • 150 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 100 ml di latte
  • 3 cucchiai di olio di semi
  • 2 cucchiai di liquore o sciroppo alla violetta
  • 1/2 bustina di lievito in polvere
  • violette candite per guarnire q.b.

Procedimento:

Mescolare in una fondina tutti gli ingredienti secchi, tranne i canditi. In un'altro recipiente, sbattere le uova, quindi aggiungere gli altri liquidi. Unire il contenuto delle due ciotole, amalgamarlo rapidamente e sommariamente, quindi distribuire l'impasto negli stampini da muffin. Sormontare ciascun muffin con qualche violetta candita e infornare a freddo, impostando una temperatura di 180°. Ragiunta questa, controllate la cottura e sfornate i muffin quando saranno gonfi e dorati.

5 ott 2009

Gravlax

Questa ricetta risale a qualche settimana fa, a un sabato in cui ero bloccata a casa dagli impegni universitari di Topy79 e, non sapendo come impiegare il tempo ho deciso di darmi nuovamente al fai da te. I motivi per cui, malgrado l'ottimo salmone affumicato che trovo alla gastronomia dietro casa, mi sia voluta cimentare nella sua preparazione casalinga, sono insondabili e misteriosi, ma il Gravlax l'hanno preparato proprio tutti e non volevo essere da meno.
Del resto, sul banco del pesce della stessa gastronomia, quella mattina troneggiava un grosso trancio rosa-arancio, che aveva tutta l'aria di essere freschissimo, quindi, una volta sinceratami che si trattasse di salmone da sushi (tanto per essere chiara, non credo che il pescivendolo avrebbe compreso l'espressione "salmone da gravlax") e che quindi potesse essere consumato crudo, non mi sono potuta esimere dall'acquistarlo.
Il fatto che, subito prima di me un altro cliente abbia chiesto un'aragosta e che, dopo aver visto il banconista estrarre da una cesta un crostaceo vivo e perfettamente funzionante e un manganello, la sottoscritta sia svenuta e si sia ritrovata per terra circa 3 minuti dopo, con le gambe sollevate e il suddetto cliente che cercava di tranquillizzarmi sul fatto che l'aragosta era sopravvissuta e che si era risolto in favore di una confezione di raveggiolo, è totalmente irrilevante ai fini della riuscita del mio gravlax.

Il mio gravlax, per la verità, è riuscito per miracolo, dato che, appena arrivata a casa, mi sono resa conto di non averne stampato alcuna ricetta... e a casa non ho internet!!! Avevo un vario ricordo di sale grosso, zucchero di canna, aneto che non avevo, pesi per far uscire i liquidi, tempi di riposo...

Ho deciso di procedere a senso, che, poi, penso, soprattutto con le ricette tradizionali, è sempre la cosa migliore.
Credo di aver fatto bene, perché io il gravlax non l'avevo mai mangiato, nemmeno all'Ikea, ma questo era proprio buono.
Non l'ho usato per preparare piatti particolari, anche se mi sarebbe piaciuto impiegarne una parte per delle verrines, per questioni di tempo, che, in questo periodo, non mi è amico...
Che dire? Una scusa per riproporlo in un momento di maggiore calma!

Ingredienti:

  • 650 gr di filetto di salmone freschissimo, già pulito
  • 150 gr ca. di sale grosso
  • 4 cucchiai di zucchero di canna
  • erbe di Provenza e pepe q.b.

Procedimento:

Mescolate sale, zucchero e aromi e, in una teglia non troppo profonda, preparate un letto con circa un terzo di questo composto.

Tagliate a metà il filetto e disponetene una parte nella teglia, con la pelle rivolta verso il basso. Copritelo con un altro terzo del condimento e poggiateci sopra l'altro pezzo, con la pelle all'esterno e la polpa a contatto con il primo trancio. Cospargete la superficie con il sale, lo zucchero e gli aromi e ricoprite il tutto con della pellicola o dell'alluminio. Appoggiateci sopra un peso (io ho usato due cartoni di latte) e riponete in frigo.

Ogni 12 ore circa, scolate il salmone dal liquido che ne fuoriuscirà. Dopo circa due giorni-due giorni e mezzo, vedrete che la carne sarà diventata di un bel rosa acceso e sembrerà più soda e compatta: a quel punto, il gravlax è pronto.

Vorrei scusarmi per la lunga assenza (sì, lo so che sei giorni non sono molti, ma, dati i miei normali ritmi di aggiornamento, non vorrei avervi fatto preoccupare... no? Non ci avete fatto caso? Meglio così, mi sento meno in colpa!). Poi vorrei ringraziarvi per i commenti carinissimi che ho trovato stamani, dopo l'estenuante corvée lavorativa che mi ha messo i nervi ko, sotto al mio post sul kugelhopf. In calce al post stesso troverete a breve le istruzioni per il trattamento dello stampo, che avevo omesso pensando che queste precauzioni fossero un problema esclusivo di quello che ho comprato io, invece, a quanto leggo dalle vostre domande, anche i vostri esigono una preparazione. Mi spiace tanto se non riesco a rispondere a tutti i vostri deliziosi messaggi e a passare puntualmente a salutarvi nei vostri blog, ritirare premi etc, ma, credetemi, ho i minuti contati.