28 gen 2014

God Save the Wine - Winter 2014



Eccomi qui, reduce dalla verifica di primo livello FISAR (i risultati a breve… e speriamo mi vogliano bene!!!), a raccontarti, con qualche giorno di ritardo, dell’edizione invernale del God Save the Wine, una delle più versatili manifestazioni dedicate al vino che Firenze ospita. A caratterizzare questo appuntamento e a distinguerlo dalle solite rassegne è la sua collocazione in contesti suggestivi, nell’ambito di eventi a tutto tondo, che le permettono di sconfinare oltre i limiti riduttivi delle semplici degustazioni.
Andrea Gori “sommelier, oste, poeta”, come ama definirsi, è insuperabile nel creare situazioni memorabili che pongono il variegato mondo enologico di fronte a sfide sempre nuove: stavolta la mission della serata era avvicinare il vino al fast food statunitense in una location che si collega alla cultura musicale, gastronomica e del divertimento anglosassone, l’Hard Rock Cafè.
Una scelta azzardata, forse, in un milieu come quello mediceo, in cui questo locale ha aperto relativamente di recente, soppiantando lo storico Bar Gambrinus, tradizionale ritrovo della Firenze “bene”. Ma gli azzardi pagano e la riuscita della serata ne è la prova: hamburger, canapés e fish&chips grondanti di ketchup e maionese si succedono sui vassoi a ritmo metropolitano, mentre i produttori presenti offrono in degustazione le loro etichette con sorniona cadenza europea. Sullo sfondo, il maxischermo che passa video dei Kiss e dei Guns e mi fa riscoprire il mio amore per il rock della vecchia guardia.


La parte del leone la fanno le cantine toscane, che presentano spigolosi Sangiovese: niente di più lontano dal gusto del Nuovo Mondo, abituato alla maestosità sciropposa dello Shyraz. Più contestualizzata, indubbiamente, la presenza degli amabili Lambruschi e dell’Oltrepò Pavese, ma la vera regina della festa è Ritterhof.
La rinomata cantina di Termeno presenta il delicato Lenz, divenuto ormai un classico dell’aperitivo altoatesino, grazie al suo bouquet fruttato e fiorito e alla sua silhouette agile e giovane, sottolineata da un’etichetta frivola e spiritosa, che si imprime nella mente: una sensazionale operazione di marketing non smentita dall’assaggio.
In alternativa, il Gewurtztraminer base, fedele interpretazione del Gewurtztraminer “comme il faut”: una soave esplosione di rosa damascena, con un fondo speziato che lo rende interessante, senza l’invadenza di molti analoghi altoatesini. Un vino di classe, ma beverino, che guida spontaneamente verso i crostacei e il coquillage più raffinato.
Tra i rossi, domina il Jansen, nobile Pinot Nero barricato: inconfondibile il profumo di frutti rossi, epurato del tipico sentore “selvatico” di questo vitigno dal passaggio in barrique, che lo ingentilisce con una nota carezzevole di vaniglia, che gli regala una struttura corposa, insospettabile all’esame visivo.
Infine l’imperioso Merlot Riserva, scuro, denso e profondo come la notte, con un’indimenticabile attacco di frutti di bosco neri, irrobustiti dai tannini gallici del legno in cui riposa per oltre un anno, che gli conferiscono una maestosità opulenta, ma non intrattabile.



Come sempre, l’incontro con gli straordinari personaggi che si muovono attorno alla favola del vino mi lascia leggermente ebbra, soprattutto di soddisfazione e del sogno, un giorno, di farne parte anch’io. 

5 commenti:

Serena [verdepomodoro] ha detto...

Serena che dire... speriamo che il tuo esame sia andato alla grande, ma ne sono certa!!! un abbraccione

Simo ha detto...

vedrai che ce la farai! Un bacio

elenuccia ha detto...

Dai dai, vedrai che è andata benissimo :-)

Elena Siano ha detto...

Idea originale l'abbinamento vino e cibi statunitense....se gli abbinamenti sisanno fare il vino e' sempre vincente...

Francesca P. ha detto...

Il mio sogno è trovare lo stampo adatto per i waffles, così da poterli fare io in casa! Non li trovi bellissimi, come forma? E inventare mille tipi di salsette e condimenti, come per i pancake, è un gioco che adoro! :-)