29 apr 2016

Orecchiette al Cartoccio con Ragù di Semi Oleosi


Pubblico volutamente questa ricetta oggi perché secondo me è proprio perfetta per un venerdì sera di quelli pigri, in cui non ne puoi più, hai bisogno di ricaricarti, ma, soprattutto, di isolarti e fare un po’ di decluttering sociale. Ti capita mai? Io passo la settimana lavorativa a stretto e continuativo contatto col pubblico, una realtà stressante su due fronti, quella del cliente, a cui devi cortesia e disponibilità (e buon viso agli sgarbi, non infrequenti) e quella della direzione, a cui devi risultati e, in mancanza di questi, giustificazioni a metà tra l’assertivo e il petulante. 


Un tempo l’aperitivo del venerdì sera era una regola, adesso ci arrivo così sfinita che ho bisogno di stare sola, in silenzio, e formattare. Questo insolito ragù vegano, gustoso e succulento quasi quanto quello classico, è tratto da “Legumi&Co”, un interessantissimo ricettario a cui ho avuto l’onore di contribuire con alcune mie creazioni, si prepara in pochi minuti + un’ora di cottura durante la quale puoi serenamente farti gli affari tuoi, che, nel mio caso, significa stappare una bottiglia di Cabernet Sauvignon Settesoli.


Ne parlava ieri il relatore FISAR della lezione sulla Sicilia (te l’ho detto che quest’anno faccio l’assistente?), è singolare come, mentre nel resto dell’isola prevalgono i vitigni autoctoni, la zona occidentale si sia data una vocazione orientata alla coltivazione degli internazionali, con risultati, ovviamente, molto diversi da quelli delle aree di origine, perché influenzati dal generoso clima mediterraneo. Troviamo quindi un Cabernet caratterizzato da un’iniziale esplosione di frutta matura, in cui la prugna e l’amarena sotto spirito prevalgono sui frutti di bosco freschi tipici della declinazione bordolese. Meno percettibili le tipiche note balsamiche e vegetali, seppure presenti, ma sovrastate dalla speziatura amara del finale. In bocca è avvolgente e corposo, com’è giusto che sia, ma con un tannino molto più vellutato e meno esuberante di quello che normalmente lo contraddistingue nelle versioni giovani passate solo in acciaio. 


Ingredienti:

Procedimento
Dadola le verdure (oppure acquista quelle già a cubetti).
Scalda l’olio di semi con il ginepro e il chiodo di garofano pestati al mortaio e il brodo granulare e lascia soffriggere per un paio di minuti. Aggiungi il battuto e cuoci finché le verdure non saranno tenere. Unisci i semi, tostali per un paio di minuti, quindi bagnali con il vino e alza la fiamma per far evaporare l’alcool.
Versa la polpa di pomodoro, 2 tazze d’acqua, porta a ebollizione e cuoci coperto per un’ora, mescolando spesso, perché i semi tendono ad attaccarsi.
Lessa le orecchiette secondo le istruzioni sulla confezione e condiscili con il ragù di semi.
Distribuiscile in 6 cocottes da forno, foderate di abbondante carta stagnola e richiudi quest’ultima “a pacchetto”. Ripassa in forno per circa 5-10 minuti e servi.


27 apr 2016

Veg Balls al Masala e Latte di Cocco



Questa è decisamente per palati forti J
Puoi ridurre un po’ le spezie, ma non sarà la stessa cosa.
Anche la perfezione di quel momento è stata irripetibile, uno di quegli istanti magici in cui ti senti pienamente appagata e che vorresti fermare.
Una temperatura gradevole che poi si è irrigidita; una promessa placcata oro disattesa;  un mazzo di fiori di campo che si sfoglia lasciando un gran casino di coriandoli sul tavolo.
Nella delusione, a cui, ormai, del resto, sei più avvezza che all’illusione, per non parlare delle certezze, rimane la gratitudine per aver vissuto un incantesimo.


Ingredienti:

Procedimento:

Monda il cipollotto, affettalo finemente e lascialo imbiondire a fuoco basso nell’olio di semi. Quando sarà quasi disfatto, unisci le polpettine, ancora surgelate, spolverale con le spezie e versa il latte di cocco. Cuoci a fiamma dolce per 10 minuti o finché il fondo non si sarà addensato e non sarà diventato quasi cremoso. 

22 apr 2016

Cous Cous di Kamut al Cocco e Cardamomo con Crema di Cipollotti allo Zenzero, Pistacchi e Bacche di Goji


Ansia, insonnia e grigiore.
La rapidità con cui passo dall’entusiasmo per qualcosa di bello, che normalmente devo cercare e creare io stessa, sudando sette camicie, allo sconforto dovuto agli imprevisti o a fatti non dipendenti da me, è sconcertante.
Vorrei possedere la solidità e, allo stesso tempo, la levità di volare al di sopra delle contingenze, senza ignorarle, ma mantenendo una serenità interiore e profonda che impedisse loro di devastarmi.
Anche se non sono più il ramo spezzato che ero due anni fa o la foglia in balia del vento della precedente primavera, mi sento comunque un arbusto, con radici ben affondate nel terreno, ma una parte aerea sottile e sensibile alle intemperie, capace di sbocciare con esuberanza col sole come di afflosciarsi su sé stessa in caso di pioggia.


Ingredienti:

Procedimento
Lava il cipollotto e infornalo intero, senza mondarlo, a 180° per almeno mezz’ora. Lascialo riposare in forno fino a completo raffreddamento.
Nel frattempo, pesta le bacche di cardamomo intere (buccia e semi), versa il trito nel latte di cocco e porta a ebollizione. Spegni il gas e lascia in infusione, coperto, per 20’, mentre tosti rapidamente i pistacchi in padella, senza aggiunta di grassi.
Filtra il latte di cocco e versalo sul cous cous, aggiungi un filo d’olio, sale e fallo gonfiare per 10 minuti, sgranandolo di tanto in tanto con una forchetta.
Riprendi il cipollotto, elimina la buccia e frullalo con lo zenzero.

Condisci il cous cous con questa crema, aggiungi i pistacchi tostati, le bacche di goji e servi tiepido o a temperatura ambiente.

20 apr 2016

Per me un Caffè macchiato Nuvole (Cit.)



Appena ti siedi con una tazza di caffè caldo, il tuo capo ti chiederà di fare qualcosa che durerà fino a quando il caffè diventa freddo.

(Anonimo)
A questo ho pensato quando Manuel Caffè mi ha proposto di scrivere un pezzo sui rituali e le abitudini legate alla pausa caffè nella mia città.
Durante la settimana non dispongo di pause caffè. Dispongo di un enorme thermos, riempito con due moka da 3 messe sul fuoco la mattina appena alzata, che  tengo sulla scrivania e del quale verso distrattamente il contenuto nel bicchiere di plastica annesso, più per noia e abitudine, più che per reale piacere, visto che, non appena mi accingo a sorseggiare la mia dose minima oraria, dalla Direzione parte un ringhio o suona il telefono e mi ritrovo a berla fredda o darle un giro di microonde.
Attorno all’ufficio non ci sono bar, a meno che non si voglia considerare bar la sala slot, dove, accanto a quei rumorosi trabiccoli, sono esposte in vetrina poche paste stantie.


Nemmeno attorno a casa mia ci sono bar, solo una pasticceria notturna, che, visti i miei orari del weekend, mi è sicuramente più utile di una caffetteria dove servono le colazioni.
In sostanza, si può ragionevolmente parlare di pausa caffè solo nel fine settimana e solo in casa.
Il mio caffè del mattino è nero, amaro, bollente, distratto da una consultazione rapida dei social, e seguito da una sigaretta.
La vera pausa caffè è quella di metà mattinata, dopo la doccia e qualche faccenda.
Scelgo una miscela più intensa e lascio cadere nel filtro una pioggia di spezie, secondo l’umore: cannella se sono in cerca di conforto, ginger per darmi la giusta carica mentale, cacao in polvere per quella fisica, cardamomo appena pestato al mortaio per indurre lo stato meditativo necessario a dedicarmi alla lettura.

Difficilmente lo accompagno con qualcosa da mangiare, il caffè è un piacere in sé, ma talvolta faccio sciogliere sul fondo un cioccolatino. 


Sono sola, nel mio piccolo spazio esterno, tra una siepe di gelsomini e un graticcio che sostiene delle piante di pomodoro, contesa tra i loro profumi e attratta più da quello verde del gambo di pomodoro che non da quello carnale dei fiori; i gatti dei vicini compiono vanitosi défilés sui muretti, con aria a turno sorniona o indaffarata, il mio si avventura sul tetto e piange perché non sa scendere; guardo le case basse attorno, coperte di vecchie tegole e circondate da giardini modesti, ma ben tenuti, il cielo finalmente sconfinato e non ridotto a un quadrato incorniciato da tristi palazzine e penso che sì, ho preso la decisione giusta:  pepe garofanato appena pestato e noce moscata grattugiata di fresco erano l’ingrediente mancante, prima di immergermi in una nuova avventura libresca e nelle vite di nuovi eroi di carta stampata, con un piede ben piantato sul cotto per ricordarmi che oltre alle storie da leggere c’è anche quella della mia vita da scrivere e in quella la Ragazza di Fuoco sono io.

18 apr 2016

Olive marinate all'Arancia e Anacardi appiccicosi


E dopo il dessert, un paio di agganci per sfangare in scioltezza anche l'antipasto o l'aperitivo.
Tanto per ribadire che, un po’ come i sommelier che nel vino sentono tutte quelle cose, anche le mie doti culinarie sono una grandissima truffa.  


Ingredienti per le olive all’arancia:

Procedimento:
Punzecchia le olive con una forchetta e mescolale con le spezie finché non ne saranno rivestite e coprile col succo d’arancia. Lascia marinare per almeno mezza giornata.

Ingredienti per gli anacardi caramellati:
  • 4 cucchiai di sciroppo d’agave (Luna di Miele)
  • un cucchiaio di olio di semi di girasole
  • una presa di fleur de sel
  • una presa di miscela di spezie cajun
  • 100 gr di anacardi

Procedimento:

Scalda a fiamma dolce lo sciroppo d’agave, l’olio, il sale e le spezie. Aggiungi gli anacardi e mescolali per un paio di minuti per avvolgerli completamente con il composto. Rovesciali su un foglio di carta forno e lasciali raffreddare prima di distribuirli nelle coppette

15 apr 2016

Insalata di Farro con Pesto di Agretti, Mandorle e Pomodorini



Questa insalata risale a qualche settimana fa. L’ho preparata di malumore, per un pranzo a cui non avevo voglia di andare, con persone che non avevo voglia di vedere, e al quale, infatti, non mi sono divertita.

E poi c'erano altre persone che non avevo voglia di conoscere e che sono state una bella sorpresa.

Non capisco mai niente, io.

La giornata era grigia, i colori ancora quelli uggiosi del tardo inverno, avevo un’emicrania tale che credevo che la testa mi si sarebbe crepata in due e forse è quello che è successo, perché è dalle crepe che filtra la luce, quindi quella che sembra rischiararmi adesso o viene da un treno che mi sta per arrivare addosso, o è sole.
Non esageriamo.
Pioggia e schiarite.   



Ingredienti:
  • una quindicina di pomodori ciliegini
  • sale
  • un mazzo di agretti
  • due manciate di mandorle a filetti (Eurocompany)
  • due manciate di lievito a scaglie
  • olio extravergine di oliva da monocultivar Picholine (Intini) qb
  • 300 gr di farro perlato (Prometeo Urbino)


Procedimento:
Riduci i pomodorini in quarti e lasciali riposare in una zuppiera capiente, cosparsi con un pizzico di sale.
Nel frattempo monda e scotta gli agretti in acqua bollente per 5’, scolali e raffreddali sotto un getto d’acqua fredda.
Tritali con le mandorle e il lievito a scaglie, per ottenere una sorta di pesto e aggiungi olio sufficiente a renderlo fluido.
Utilizza il pesto di agretti per condire i pomodorini, aggiusta di sale e fai riposare ancora.
Lessa il farro secondo le istruzioni sulla confezione, scolalo e aggiungilo ancora caldo nell’insalatiera con il condimento.
Mescola bene e lascia intiepidire o raffreddare completamente prima di servire.

13 apr 2016

Verrines di Sorbetto al Limone, Mirtilli e Crema di Cocco


Questo dessert è un bluff.
Io in cucina bluffo spessissimo ed è tutta colpa di Nigella Lawson, che mi ha aperto un mondo sui bari più clamorosi che si possano commettere per non andare in nevrosi quando si prepara una cena costituita da più portate o un buffet, con tanto di suggerimenti su come creare la giusta atmosfera e la mise en place adeguata per far sembrare il cibo più abbondante e vario. Mi riferisco al datatissimo “Nigella Express”, un concentrato di ricette a base di “versa dell’olio a caso, aggiungi una latta di polpa di pomodoro con tutto il contenitore privato dell'etichetta, una di fagioli lessati con il loro liquido di conservazione, un tubetto di latte condensato, un bicchierino di sciroppo al pan di zenzero e 7-8 panetti di burro, metti sul fuoco e lascia sobbollire per 5 ore, nel frattempo dedicati alla manicure”.
A differenza di molti libri di cucina “rapida” scritti da chef uomini, i suggerimenti di Nigella tengono anche presente quanto tempo la realizzazione di un piatto richieda in termini di pulizia e riordino successivi, ovviamente perché, in quanto donna, queste operazioni spettano a lei, non come Jamie Oliver che sostiene che il modo migliore per cubettare i pomodori per la panzanella sia lanciarli contro il muro finché non si rompono.

Comunque, queste verrines non sono della Lawson, sono frutto esclusivo della pigrizia della sottoscritta.


Ingredienti per 4 bicchieri:

Procedimento:
Stupid proof: distribuisci il sorbetto sul fondo dei bicchieri, sormontalo con i mirtilli cosparsi di zucchero e completa con il budino. Servi con una spolverata di the matcha, che nella foto non c'è, perché va aggiunto all'ultimo momento.