Quella che vi propongo oggi è una rivisitazione, nemmeno troppo personale, di un piatto della mia infanzia: come vi ho ho raccontato altre volte, quando ero bambina, trascorrevo l'estate in Calabria, con i miei genitori, il mio nonno materno e la mia prozia, l'unica dei parenti più stretti che non si è trasferita e che ogni anno andavamo a trovare.
Ho dei ricordi bellissimi legati a qul periodo e a quella terra di cui mi sono rimasti addosso i colori e i profumi, al punto che ripensarci mi procura spesso una vertigine di commozione.
Durante i lunghi mesi trascorsi sullo Jonio, il passatempo preferito del mio babbo era andare a pesca con la fiocina: quest'uomo, che in età matura si è scoperto amante dei gatti e si limita a coltivare la sua passione per il mare praticando snorkeling, in gioventù aveva la perversione di costruire trappole per polpi, ricavandole da vasi o bottiglie, che riempiva di conchiglie e di sassolini e piazzava ad arte sul fondale. I polpi, che, diciamocelo, sono un po' cretini, pensavano di aver ereditato un appartamento dallo zio ricco, ci si stabilivano e l'indomani il mio babbo andava puntualmente a riprendersi polpo e casetta.
Sorvoliamo sull'esecuzione finale della povera bestia, perché si cade nello splatter, vi basti sapere che la pubblicità di qualche anno fa di un noto profumo da uomo, a confronto, era una filastrocca per infanti.
Fatto sta che in casa eravamo pieni di polpi, più o meno morti, che venivano puntualmente bolliti e serviti in insalata, ma, soprattutto, ci si faceva il ragout.
Io, naturalmente, storcevo il naso e mangiavo pasta al pomodoro, ma, da quando mi sono autosvezzata, ho cominciato a provare un certo rimpianto per il profumo intenso e piccante del pentolone che sobbolliva e nel quale la prozia mescolava pazientemente, malgrado fuori ci fossero 35°, che al giorno d'oggi non sembrano molti, ma prima dell'effetto serra erano considerati canicola.
Il mio babbo è diventato animalista e in Calabria non ci andiamo più, quindi, l'unica soluzione era prepararmi il ragout di polpo da sola, con il polpo della pescheria e risultati, a detta di tutti, eccellenti.
L'ho accompagnato con della polenta, per la curiosità di provare un accostamento che non conoscevo, quindi l'ho lasciato più lento, ma se lo usate per la pasta, vi consiglio di farlo ritirare fino ad addensamento del fondo di cottura. Al contrario, se non lo farete ritirare affatto, otterrete una splendida zuppa da mangiare con crostoni di pane abbrustoliti.
Ingredienti:
- 1 polpo grande o diversi polipetti, per un totale di 600-700 gr.
- 1 cipolla
- 1 peperone
- 1 barattolo di pomodori pelati (in estate si usavano quelli freschi, ma attualmente sono insipidi)
- 1 pezzetto di peperoncino
- sale
- pepe
- olio evo
Procedimento:
Spellate il polpo ritirando bene la pellicola dalla testa e dal corpo e, per quanto possibile, dai tentacoli, e cuocetelo a vapore in pentola a pressione per 15 minuti o in pentola tradizionale per 30. Normalmente il polpo, affinché non diventi stopposo, andrebbe lessato nell'acqua, immergendovelo appena questa bolle e ritirandolo immediatamente, per tre volte di fila, per poi lasciarcelo definitivamente, fino a cottura, quindi andrebbe fatto raffreddare nell'acqua stessa. Tuttavia, dato che in questo caso viene ulteriormente cotto nel sugo, che lo ammorbidisce, si può usare la cottura a vapore, che provoca minor dispersione delle sostanze nutritive.
Una volta cotto, tagliatelo a pezzi non troppo piccoli.
Fate ammorbidire in poco olio la cipolla affettata, il peperone dadolato e il peperoncino, quindi aggiungete i pelati, il polpo, pochissima acqua se usate la pentola a pressione (un po' di più per la cottura tradizionale), salate leggermente e fate cuocere per 15 minuti dal fischio o 30 dal raggiungimento del bollore, per la pentola normale (che noia dover scrivere sempre il procedimento doppio... non potreste procurarvi tutti una pentola a pressione?).
Quindi, aggiustate di sale e di pepe e fate ritirare fino al livello di consistenza desiderato.
Vi consiglio caldamente di preparare il ragout in anticipo e lasciarlo riposare, in modo che si addensi naturalmente, senza doverlo cuocere troppo, e poi riscaldarlo al momento.