19 dic 2014

Parfait al Miele di Limone, Pistacchio e Lamponi


Alzo gli occhi dalle dispense, solo perché mi rendo conto che le scritte si stanno facendo sempre più indistinte e che il riflesso della luce sulle pagine patinate del manuale, da azzurro, si è fatto grigio cupo. Studio da tre ore e mezzo e non mi ero assolutamente accorta che stesse calando la sera.
Ho bisogno di una sigaretta, di sgranchirmi la schiena e di svuotare per un po’ la testa da tutti quei nomi impronunciabili e assurdi, di prendere le distanze da un argomento che mi appassiona, ma che, di questo passo, se non mi concedo una pausa, rischio di odiare.
Mi piace tanto versare il miele paglierino nella casseruola, è bella la grazia pigra con cui fluisce ondeggiando e si allarga sul fondo, è bello come diventa trasparente via via che si riscalda e come, a contatto con il formaggio forma una crema leggera, con quel caratteristico profumo floreale, dolce, che si fonde con note acidule di yogurt… mi ricorda certi pomeriggi estivi a Lemonodasos, quando mangiavamo feta all’ombra delle limonaie. 


Ci vuole poco tempo a preparare questo dessert, soltanto fantasia per variarlo. La sola regola a cui attenersi è la parità (più o meno) di peso tra miele/confettura e formaggio/yogurt, gli altri ingredienti sono facoltativi e possono essere modificati a seconda delle tue esigenze di svuotamento della dispensa.
Vale anche per le decorazioni, non ne potevo più di vedere in giro bomboniere risalenti alla primavera scorsa.
Ma il figurone, al momento di portarlo in tavola, è garantito.


Ingredienti:


Procedimento:
Tosta brevemente i pistacchi in una padella, affinché si bruniscano leggermente.
Scalda il miele fino a renderlo fluido, stemperavi il preparato per cioccolata in tazza e unisci i due formaggi lavorati a crema.
Mescola per amalgamare e lascia raffreddare completamente, prima di mescolare i pistacchi, i cantucci spezzettati, i lamponi e l’aroma di marzapane.
Fodera accuratamente con una pellicola uno stampo da plum cake e versavi il composto. Trasferiscilo in freezer per tutta la notte.

All’indomani sforma il parfait su un vassoio, decora con i confetti pestati grossolanamente al mortaio e riponi nuovamente nel congelatore fino al momento di servire.


Con questa ricetta, ti saluto per un po’, sotto le feste intendo prendermi qualche giorno di pausa dalla realtà virtuale e pensare all’esame.

Ci ritroviamo dopo l’Epifania.

Buon Natale

Yours

18 dic 2014

Torta di Nocciole al Cioccolato con Arancia Caramellata




Anche questa settimana, per un insolito dessert natalizio, un po’ sopra le righe della tradizione strettamente legata a questa festività, ho pensato di frugare tra le ricette, invece, regionali, con una declinazione piuttosto insolita della classica torta di nocciole piemontese, arricchita però da cioccolato e arance. Un’aggiunta che al gusto non si percepisce distintamente, ma che ha la funzione di regalare a questo soffice dessert una morbidezza e una freschezza ancora maggiori.
Quando ero bambina la mia mamma mi preparava la torta di noci nelle occasioni speciali, non perché non mi ritenesse degna di realizzazioni più elaborate, ma perché creme, glassature e pasticci vari non mi sono mai piaciuti un granché. Ho sempre preferito i dolci umidi e un po’ granulosi e le noci erano perfette.



Solo più tardi ho scoperto che la ricetta originale prevede le nocciole (devo dire che continuo a preferirla con le noci).
Questa versione è ripresa non dalla ricetta della mia mamma, ma da quella presente su Sale&Pepe di Dicembre, nella rubrica “Natale in baita” (o in chalet, non ricordo), l’aggiunta delle arance sulla superficie, invece, è una mia idea, perché adoro come caramellizzano in forno, una volta che le hai cosparse di zucchero.



Ingredienti:
250 gr di nocciole (Eurocompany)
200 gr di stevia (Stevida)
6 uova
2 arance
2 cucchiai di zucchero di canna



Procedimento:
Tosta le nocciole in una padella senza grassi, finché non saranno colorite, ma senza farle brunire troppo, e polverizzale al mixer.
Trita anche il cioccolato al latte.
Mescola le nocciole e il cioccolato con la stevia. Separa i tuorli dell’uovo dagli albumi e amalgama i primi alle polveri. Frulla l’arancia e uniscila al composto. A parte, monta gli albumi a neve ben ferma e incorporali ad esso con delicatezza.
Versa in uno stampo da 26 cm di diametro e inforna a 180°. Nel frattempo pela anche l’altra arancia e affettala (o tagliala a spicchi). Non appena la superficie della torta sarà rassodata, estraila dal forno, disponi sopra garbatamente l’arancia e cospargila con lo zucchero di canna.

Distribuiscilo bene con l’aiuto di un pennello e metti nuovamente in forno, fino a cottura ultimata della base (in tutto occorreranno circa 20 minuti).


17 dic 2014

Choucroute in crosta croccante di Patata Dolce con Mirtilli, Mela e Salsicce


La prima volta che ho assaggiato la choucroute, la padellata di carne di maiale e crauti tipica dell’Europa settentrionale, mi trovavo sulla sommità del Grand Ballon, in un rifugio avvolto in una nebbia fittissima, con un tempo infernale, malgrado la stagione.
Al tavolo accanto al mio sedeva un ridente gruppo di autoctoni, che parlava un allegro dialetto in cui l’accento aspro della RouteduVin si intrecciava con il tedesco del Palatinato, con qualche sdrucciolone nell’ebrezza molesta, e, malgrado il mio francese, a detta di tutti, sia fortemente improntato dalla cadenza alsaziana, non riuscivo a capire una parola.
L’unica cosa sulla quale non avevo dubbi era che stessero mangiando qualcosa di buonissimo (e bevendo qualcosa di tossico), che somigliava molto a certi taglieri delle nostre Dolomiti. Normalmente non mangio molto a pranzo, ma come resistere a un tegame di choucroute fatta con tutti i crismi, con le salsicce, i lardons e tutti quei crauti stufati a lungo nell’aceto, che emanava un profumo da svenire?


Nei miei gusti in fatto di verdure sono molto nordica.


Dopo questo pasto pantagruelico, non fosse altro che per far calare tutta quella roba un filo sotto il duodeno e risparmiarmi una colite ulcerosa, mi spinsi nella bruma di cui sopra, su per un sentiero bordato di cespugli bassi, tra i quali occhieggiavano tante piccole gemme blu.
Mirtilli. Più di quanti ne abbia mai visti nelle mie passeggiate sull’appennino, quando parto “di proposito” per cercarli. Molto più grandi e molto più succosi.
A distanza di anni, ho ripensato a come questa successione temporale di maltempo, carne di maiale, verze agrodolci, laghi montani e frutti di bosco mi procuri, nel ricordo, tanto struggimento. Non è successo niente di speciale quel giorno, eppure penso sia stato uno dei più sereni della mia vita.

Questa è la mia choucroute, non assolutamente canonica, perché avevo solo salsicce, la volevo addolcire con un po’ di frutta e perché è avvolta in una crosta croccante di patate “color zucca”.


E’buonissima, molto semplice da preparare e si sposa perfettamente con un Lagrein Riserva altoatesino, il Puntay 2011 Erste Neue, un vino che mi ha saputo regalare una grande emozione in termini olfattivi: contrariamente al solito, anziché essere investita dagli aromi primari di frutti rossi, le prime sensazioni che ho percepito si legavano a un gradevole sentore affumicato, con una speziatura balsamica, un profumo che, posso dirlo?, mi ha ricordato lo speck. Solo in seguito, via via che, a contatto con l’ossigeno, si apriva, ho percepito legna, sottobosco e infine un’esplosione di more fresche.

Al gusto è asciutto, con un tannino reso vigoroso dall’affinamento in legno, ma contenuto nel rispetto delle caratteristiche varietali, che sostiene meravigliosamente la salsiccia, senza stridere troppo con l’agrodolce dei crauti al naturale, che, proprio per permettermi l’accostamento con un grande rosso, avevo stemperato con la mela.


Ingredienti:
  • una presa di bacche di ginepro
  • una presa di semi di finocchio (Melandri Gaudenzio)
  • due prese di kummel
  • 800 gr di salsicce miste (toscane, classiche, luganega, calabresi)
  • un filo d’olio extravergine di oliva
  • un bicchierino generoso di grappa invecchiata (La Gold Roner)
  • una piccola cipolla rossa
  • una mela
  • una latta di crauti al naturale Zuccato
  • due vasetti di crema di cipolle e mele verdi (Duca Carlo Guarini)
  • sale
  • una patata dolce
  • una manciata abbondante di mirtilli



Procedimento:
Pesta nel mortaio il ginepro, il finocchio e la metà del kummel.
Taglia le salsicce a tocchetti e falle rosolare con le spezie e un po’ d’olio finché non saranno leggermente brunite. Sfuma con la grappa, alza la fiamma per far evaporare l’alcool, toglile dalla cocotte e mettile da parte.
Monda la cipolla e la mela, tagliale a fettine sottili e falle stufare nella stessa casseruola, senza aggiungere altri grassi. Quando saranno morbide, unisci i crauti al naturale e la mostarda, aggiusta di sale, versa una tazza d’acqua e lascia sobbollire una mezz’ora, coperto.
Nel frattempo, pela la patata e, con l’aiuto di una mandolina, tagliala in sfoglie sottili.
A cottura completata dei crauti al naturale, fai addensare un po’ a fiamma alta, se è il caso, aggiungi i mirtilli e trasferisci tutto in una teglia da forno a bordi alti.
Disponi sopra le salsicce, ricopri tutta la superficie con le scaglie di patata, cospargile di kummel e inforna a 180° per 45’.

16 dic 2014

Gratin "Senza" di Garganelli al Ragù di Mortadella


Il ragù di mia madre è insuperabile. Non lo dico per dire, quando sento affermare qualcosa del genere da qualcun altro a proposito della sua mi parte un tic all’angolo della bocca, che mi regala un’espressione sardonica.

So che ciascuno di noi è legato ai propri ricordi infantili, ma nella mia dichiarazione non c’è alcun carico emotivo, ho superato abbondantemente la fase edipica e riconosco l’assoluta non-deità dei miei genitori, so che hanno un sacco di difetti, che hanno fatto un sacco di errori, che sono esseri umani e che nel detto “la mamma è sempre la mamma” c’è un 10% di verità (biologica) e un 90% di luoghi comuni.

La mia, per esempio, insiste a non mettere le uova nelle quiches, “perché così sono più leggere”, con il risultato che le sue torte salate hanno la consistenza delle paludi, e non fa tirare a sufficienza gli spezzatini, ha un’insana tendenza a descrivermi minuziosamente le disgrazie di tutto il vicinato e a considerare lo zenzero e il cardamomo la panacea di tutti i mali, cancro e licenziamenti senza giusta causa compresi, inoltre sia lei che mio padre, quando si tratta di scegliere il vino, diventano ebeti.

Però il ragù di mia madre è imbattibile. In quello di mia nonna le verdure erano dadolate troppo grossolanamente, la mia nonna paterna non lo faceva affatto, quello di mia suocera è brodoso, quello della mia prozia di Catanzaro era peperoncino cotto nella conserva, quello del ristorante è untuoso, quello della mia amica manca di spezie e comunque rimane il fatto che nel ragù ci va il concentrato di pomodoro, non la passata. Punto.

Ritengo di poter ragionevolmente sostenere di aver ereditato il tocco, come quello per le confetture, anche se manco decisamente di pratica, ma, in compenso, mi gioco la carta della fantasia: con la ricetta base ho creato innumerevoli varianti, semplicemente sostituendo i 500 gr di macinato misto dell’originale con seitan, salsiccia, speck, lenticchie, tonno, cinghiale, verdure, funghi e sono abbastanza sicura di averle proposte tutte sul blog facendo semplicemente dei copia e incolla e sostituendo solo l’ingrediente base.
Questa è la volta della mortadella ed è finito sui garganelli all’uovo, per un gratin di pasta che fa tanto Natale, anche per chi è intollerante al lattosio e ogni anno si sfinisce davanti alla lasagna nappata di besciamella e filante di parmigiano.
Io, per fortuna, non soffro di questo problema in forma patologica, ma mi è stato consigliato di limitare temporaneamente i latticini vaccini freschi (i formaggi stagionati e quelli caprini sono quasi del tutto privi di lattosio, quindi posso mangiarli) e, come la scorsa settimana per il menu vegetariano, sto facendo qualche esperimento.

Sul vino no, sul vino per la pasta con il ragù non si fanno esperimenti: soya a parte, questa ricetta parla di Emilia Romagna sotto ogni angolazione, quindi Salamino in blend con Ancellotta, per l’Assolo Reggiano di Medici Ermete, storica cantina reggiana che ha tirato a lustro il nome del Lambrusco, spesso svilito da versioni amabili ruffiane, riportando in auge la sua declinazione originale, quella in secco. L’Assolo è un vero paniere di frutta rossa matura, una caratteristica esaltata nella composizione ampelografica dalla prevalenza di Ancellotta, tipico taglio del Lambrusco, qui presente, invece, in percentuale molto alta.

Malgrado questo primo accordo, che sembrerebbe preludere a un vino quantomeno abboccato, il gusto è asciutto e risoluto, anche grazie alla bollicina naturale, che ne esalta l'acidità, con un finale lungo e armonioso. 

Ingredienti:


Procedimento:

Trita finemente la mortadella e mettila da parte.

Pesta le bacche di ginepro, i semi di finocchio e il chiodo di garofano nel mortaio.

In una pentola di coccio o di ghisa scalda l’olio, aggiungi le spezie e il misto per soffritto e falli rosolare. Aggiungi la mortadella e lasciala insaporire per un paio di minuti, sfuma con il vino e alza la fiamma per far evaporare l’alcool.

Unisci il concentrato di pomodoro, lo zucchero, il sale, due tazze d’acqua e riporta a ebollizione. Copri e cuoci a fiamma bassa per una mezz’ora, mescolando di tanto in tanto. Appena il sugo raggiungerà il classico colore granata, spegni la fiamma, avendo cura di lasciarlo un po’ lento e amalgama la crema di soya.

Grattugia il formaggio.

Lessa la pasta come da istruzioni sulla confezione, scolala al dente e condiscila con il ragù.

Disponine un primo strato sul fondo di una pirofila, cospargila di formaggio, sormonta con altra pasta e così via fino a esaurimento degli ingredienti. Completa con un’ultima, generosa spolverata di formaggio in superficie.


Inforna a 180° per ½ ora, finché la superficie non sarà ben gratinata.

15 dic 2014

Thumbprints al Provolone e Olio di Oliva con Pesto di Basilico e Pomodori Secchi



Come non innamorarsi di una mignardise salata che riunisce pesto e pomodori secchi? Roba che mangerei pescandola direttamente dal barattolo.
Per questi appetitosi (e non proprio leggerissimi) stuzzichi mi sono lasciata ispirare da una ricetta della deliziosa Katie di “What Katie Ate”, che compare anche nell’omonimo cooking book e a cui ho fatto la posta per lungo tempo. Katie, in realtà, propone dei sablées, ma, avendo sostituito i suoi 200 gr di burro con l’olio di oliva, l’impasto che ho ottenuto non era così facilmente lavorabile. Ho optato, quindi, per i thumprints, molto più rapidi e meno sporchevoli, che avevo già preparato in versione dolce. Il risultato è più interessante, sia per gusto sia per consistenza, l’olio extravergine mantiene i cookies friabili e regala loro un gusto mediterraneo, in linea con gli altri ingredienti.


Personalmente li ho spolverati accucciata sul divano, davanti a uno dei film fantascientifico/distopici di cui mi sto drogando ultimamente, ma credo che possano rientrare a pieno titolo tra gli antipasti di un menu natalizio, ovviamente accompagnati da una bollicina di buona struttura, un Franciacorta Metodo Classico Millesimato 2007, il Berlucchi Vintage, realizzato a partire da una cuvée di Chardonnay e Pinot Noir in parte passati in barriques. Dopo l’aggiunta del liquer de tirage, lo spumante riposa lungamente sui lieviti, una pratica che lo fregia di una particolare complessità, sia all’olfatto che al gusto: il caratteristico profumo di crosta di pane si intreccia con sentori mielati di frutta gialla candita ed essiccata, mentre al palato freschezza e sapidità se la giocano alla pari con la morbidezza, sottolineata dalla finezza spumosa del pérlage.



Ingredienti:
un cucchiaio di erbe di Provenza (Cannamela)
una macinata di pepe
sale
olio extravergine di oliva bio (Intini) qb (un bicchiere scarso)
una quindicina di pomodori secchi Zuccato

Procedimento:
Grattugia il provolone e mescolalo con la farina, le erbe, il sale e il pepe. Versa a filo l’olio sufficiente ad ottenere un composto morbido, ma lavorabile. Riponilo in frigo per circa un’ora, quindi ricavane delle piccole sfere (dovresti ottenerne una quarantina/quarantacinque) e disponile su due placche da forno foderate di carta speciale.  Imprimi su ciascuna una fossetta, utilizzando il pollice e cola all’interno un velo di pesto. Questa operazione serve ad evitare che, in cottura, la fossetta si gonfi.
Inforna a 180° per 20’. Nel frattempo taglia i pomodori secchi a dadini.

Quando i thumprints saranno pronti, sfornali e lasciali raffreddare. Riempi le cavità con il pesto rimanente e guarnisci con i pomodori secchi


12 dic 2014

Gubana di Natale


Quando era molto piccola, la mia mamma ha vissuto per alcuni anni a Cividale del Friuli. Era appena finita la guerra e la famiglia dei miei nonni si spostava da un estremo all’altro di un’Italia disastrata, perché il mio nonno lavorava all’Istituto Geografico Militare ed era incaricato dei rilievi per la ridefinizione i confini sulle mappe.

La situazione generale del paese non era tra le migliori, il conflitto aveva lasciato tanta miseria, tanta distruzione, tanti rancori, tanti posti vuoti attorno alle tavole di ogni famiglia. Ma chi era rimasto aveva voglia di crescere, di lavorare, di ricostruire. E, soprattutto, al di là dell’acredine tra quelle che, fino a poco prima, erano state fazioni opposte, c’era solidarietà.

Tutti valori che oggi, mi sembra, mancano molto e questo, forse, facilita il ristagno dell'attuale situazione socioeconomica non facile.

Ma che diamine sto dicendo, non è da me parlare di politica sul blog.

Il senso del mio discorso, che poi ha debordato, è che la famiglia della mia mamma, tutto sommato, visti i tempi, se la passava benino: tramite l’esercito, avevano accesso a condizioni di vita decorose, ai farmaci e a qualche capriccio occasionale.


La gubana, che a quei tempi costava l’equivalente della paga giornaliera di un operaio, era uno di questi: un pane (poco) dolce, ripieno di frutta secca, canditi, talvolta un po’ di quella cioccolata che gli americani avevano portato pochi anni prima e che le generazioni più giovani, cresciute nel periodo dell’autarchia, non conoscevano. Un dolce di frontiera, di paternità incerta, friulana, slovena, all’epoca il confine, politico e culturale, era così sdrucciolevole… un dolce poco conosciuto, a tutt’oggi, ed è un peccato, perché è una delizia.

Su Sale&Pepe di Dicembre è riportata la ricetta tradizionale cividalese (posto che poi, come sempre succede, ogni famiglia ha la sua), quella slava prevede, una colata di miele prima dell’infornata e, tanto per gradire, una di Slivovitza subito dopo. La mia è molto fantasiosa, comprende un po’ di avanzi della dispensa, tante spezie e una farina molto particolare, arricchita di nocciole e aroma di mela, che mi sento proprio di invitarti a provare se, oltre che della gubana, vuoi godere per giorni anche di una casa profumata di autunno.



Ingredienti per l’impasto:

 

Ingredienti per la farcia:

  • 100 gr di frutta a guscio e disidratata mista
  • 1 mela
  • 40 gr di cioccolato al latte grossolanamente tritato al coltello (Icam)
  • una cucchiaiata di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • un vasetto di marmellata di mandarini (Rigoni di Asiago)
  • latte qb per spennellare
  • un cucchiaio colmo di zucchero all’anice (Novaroma Novarese Zuccheri)

Procedimento:

Inserisci gli ingredienti per l’impasto nel cestello della macchina del pane nell’ordine indicato dalle istruzioni del produttore e avvia il programma “impasto e lievitazione”.

Nel frattempo prepara la farcia: mescola la frutta secca con la mela sbucciata a cubetti, lo zucchero e il tuorlo dell’uovo. Monta a neve l’albume e amalgamalo delicatamente al composto.

Al termine della prima lievitazione, estrai l’impasto dal cestello, sgonfialo e imprimigli due giri di pieghe a fazzoletto (o di rinforzo). Lascia riposare per 15 minuti.

Trascorso questo tempo, stendilo in un rettangolo sottilissimo su un foglio di carta forno cosparso di farina, spalmalo con la marmellata di mandarini e distribuisci il ripieno. Avvolgi strettamente la sfoglia in diagonale, in modo da ricavare un lungo filoncino. Sigilla le estremità e, aiutandoti con la carta forno stessa, avvolgilo su se stesso a formare la tipica “chiocciola”.

Spennella abbondantemente la superficie con il latte, cospargila con lo zucchero all’anice e spennella ancora per distribuirlo e scioglierlo in parte.

Trasferisci la gubana su una teglia e lasciala lievitare ancora per 30-40 minuti.


Inforna a 200° per 45’. 

11 dic 2014

Arrosto di Frutta, Funghi e Pomodori Secchi



Chi ha detto che l’arrosto di Natale dev’essere per forza a base di carne? Vi propongo infatti il mio Arrosto di Frutta Secca e pomodori secchi. Con gli anni, via via che la fede vegetariana dei miei zii si faceva più ferma e io scivolavo verso l’onnivorismo consapevole, laddove consapevolezza significa trovare inaccettabile un menu composto, con l’eccezione del dolce, da cinque portate carnivore, la mia curiosità nei confronti di preparazioni alternative e insolite è cresciuta, dotandomi di un bagaglio di conoscenze certo non ampio come quelle dei vegan osservanti, ma comunque più vasto della maggior parte delle persone, che risolvono l’eterno dilemma della “cena al volo” con la fettina ai ferri o la carbonara e santificano le feste con le portate della tradizione.
Non c’è polemica in quello che scrivo, al contrario, penso che i menu che sanno di antico siano incredibilmente rassicuranti e assolutamente da rispettare nelle grandi occasioni, a meno che, come nel caso della mia famiglia, non ci siano limitazioni di tipo etico o salutistico, ma nella vita di tutti i giorni, secondo me, sarebbe utile cercare altre fonti di proteine e impratichirsi con preparazioni nuove, non fosse altro per conoscere meglio la vastissima gamma di proposte che oggi il mercato mette a disposizione e aprire le porte a combinazioni insolite, scoprendo che possono essere ugualmente gustose.
L’arrosto vegetariano di Jamie è stato il mio principio ispiratore per questa ricetta, deliziosa appena sfornata e filante di formaggio, ma ottima anche fredda, quando le spezie hanno rilasciato tutta l’intensità dei loro profumi.



Proprio per rendere omaggio a questa esplosione di aromi, trovo interessante l’accostamento di questa terrina vegetariana con un grande vitigno dello stile bordolese, un Cabernet Sauvignon, coltivato, però, grazie alla sua incredibile adattabilità alla diversità dei climi, dalla Cantina Settesoli sotto la carezza del sole siciliano, esprimendo al meglio le peculiarità legate al terroir: i profumi di frutti rossi, tipicamente ribes, e quelli speziati si arricchiscono di venature più calde, sfumando quella nota vegetale tipica dei climi che richiedono una vendemmia anticipata, che spesso genera dei Cabernet scomposti; il tannino originariamente vigoroso, si ammorbidisce grazie alla discreta alcolicità, rendendo questo vino più duttile agli abbinamenti meno maestosi di quello classico a base di cacciagione.

Ingredienti:





Procedimento
Taglia i funghi a listarelle, aiutandoti con un paio di forbici, e coprili con acqua bollente finché non si saranno ammorbiditi.
Affetta finemente la cipolla e lasciala dorare nell’olio per una quindicina di minuti. Nel frattempo, scola i funghi, sciacquali delicatamente per eliminare eventuali residui di terra e saltali nella cipolla imbiondita. Come con tutti gli ingredienti ricchi di acqua, la cottura dev’essere rapida ed effettuata a fiamma vivace, per non disperdere gli aromi e i succhi del fungo. Fuori dal fuoco, cospargi con il coriandolo.
Scalda 100 ml di acqua bollente e versala sul couscous. Copri e lascia gonfiare per 10 minuti.
Tosta gli anacardi in una padella senza aggiunta di grassi e tritali, insieme al pane raffermo.
Dadola la caciotta e taglia i pomodori secchi a filetti.
Raccogli in una grande ciotola i funghi, il couscous, il trito di frutta secca e pane, il formaggio, i pomodori secchi, la miscela di spezie, unisci le uova (secondo la dimensione, potrebbero bastarne anche 4 o 5, le mie erano medie) e aggiusta di sale. Mescola il tutto per ottenere un composto omogeneo e sistemalo in uno stampo da plum cake foderato di carta speciale.

Preriscalda il forno a 180° e cuoci per 45, finché la superficie dello sformato non sarà dorata.