21 lug 2017

Minimal Cookies al Cacao



Roof Top” è la parola dell’estate. In una città resa sempre più soffocante dal caldo e dall’automazione, una città un tempo gloriosa, in cui le abitazioni incombono sui vicoli, già di per sé angusti, comprimendoli fino a ridurli in tunnel in cui uno sciame stolido di zombie e robot si snoda con occhi spiritati, sopravvive una Firenze sospesa ad altezze sfalsate, compartimentata da ringhiere e illuminata da lanterne e candele, che permette di librarsi almeno con lo sguardo. E’la Firenze degli abbaini, delle altane, delle mansarde terrazzate, dei giardini pensili per i più facoltosi. Una Firenze areata e democratica, che permette ai romantici di rimirare Piazzale Michelangelo, agli eruditi di osservare Santa Maria del Fiore da una prospettiva arrogante, agli amanti della natura offre la vista sul Pratomagno in lontananza, ai curiosi, come me, di ficcare il naso nelle vite degli altri prendendo spunto da ciò che si protende nel déhor per inventarne il seguito.
Alcuni vi organizzano feste, altri si fanno pagare per affittarli e farle organizzare agli altri. Quando la location è particolarmente elegante ti senti fuori luogo: il vestito è troppo made in China, le scarpe troppo basse, i capelli si scompigliano. Allora per sentirti meno a disagio devi bere. Se gli occhi lacrimano per il vento e il rimmel cola bevi due volte. Smetti di bere quando ti rendi conto che il bagno è due piani di scale marinare più in basso e per arrivarci intera devi reggerti in equilibrio.
Anche i biscotti che hai portato ti sembrano troppo biscotti, accanto a quell’altare di finger food belli e anaffettivi, e nemmeno li tiri fuori dal tupperware: domattina, avvolta in una t-shirt sformata e appoggiata al banco snack, nell’intimità della cucina, saranno meno stonati. 


Ingredienti:

Procedimento:
Setaccia le polveri in una terrina
Monta le uova con lo zucchero, incorpora il burro ammorbidito e unisci gradualmente gli ingredienti solidi, senza mescolare troppo.

Con un porzionatore da gelato preleva delle piccole dosi di impasto e appiattiscile leggermente su due teglie foderate di carta antiaderente. Preriscalda il forno a 200° e inforna i cookies per 12 minuti, scambiando di posto alle placche a metà cottura. 

19 lug 2017

Polpettine di Asiago e Pistacchi con Crema di Pomodori Secchi e Semi Oleosi


L’idea di realizzare delle crocchette a base di frutta a guscio, ingolosite dal tocco filante del formaggio, mi aveva attratta da quando ne avevo assaggiata una versione “confezionata”, ricca e untuosa, come solo certi precotti sanno essere… è innegabile che alcune preparazioni industriali, a una prima valutazione superficiale, risultino molto più suadenti dei loro corrispondenti “home made” , immagino dipenda dagli esaltatori di sapidità, che certo non fanno bene, ma vengono utilizzati per nascondere la pochezza di sostanza e creare dipendenza.
Beh, anche le mie crocchettine casalinghe, comunque, procurano una notevole assuefazione: con questa dose me ne sono uscite 24 e le abbiamo prosciugate in due, semplicemente come antipasto (a cui è seguita una ricca grigliata), in una serata ventosa trascorsa nel mio roof top, circondati da gatti e abbaini façon parisienne.


Ad innaffiarle (sono piuttosto sapide) una bottiglia di Pigato prodotto in una piccola cantina scoperta per caso, nella Riviera di Ponente. Si tratta di un vino non troppo conosciuto fuori dalla Liguria, dove è l’accompagnamento da manuale per le trenette al pesto. Ho sempre creduto che il criterio per questo abbinamento risiedesse nella regionalità, ma, assaggiandolo, mi sono resa conto che il profumo mielato ne fa un complemento ideale alla frutta secca e che la buona freschezza è funzionale a riequilibrare la sensazione di grassezza data dal formaggio, tutti elementi presenti anche nella mia proposta di oggi, con la quale partecipo all’iniziativa LoGustoConAsiago, indetta dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago


 Ingredienti:
  • 250 gr di pistacchi
  • 250 gr di Asiago stagionato
  • 4 cucchiai di crema di pomodori secchi
  • una presa di sale
  • 1 uovo
  • semi di sesamo, lino e papavero qb
  • olio extravergine d’oliva

Procedimento:
Preriscalda il forno a 180°. Stendi i pistacchi in un solo strato sul fondo di una teglia e falli tostare in forno per 3-5 minuti, facendo attenzione a non carbonizzarli.
Grattugia il formaggio, trita i pistacchi non troppo finemente e impastali con la crema di pomodori secchi, il sale e l’uovo. Dovresti ottenere un composto piuttosto morbido, ma comunque maneggevole.
Ricavane delle sfere delle dimensioni di una piccola albicocca e passale nel mix di semi oleosi. Appiattiscile leggermente con il palmo della mano e disponile in una pirofila leggermente sporcata d’olio. Lascia riposare in frigo per almeno un’ora, irrorale con ulteriore olio extravergine d’oliva e inforna a 180° per 10-12 minuti.

Sono buone sia tiepide che fredde. 

17 lug 2017

Orzo con Spuma di Stracciatella e Rucola ai Pomodori Secchi


Non c’entra niente con l’orzo e con la rucola, ma se non ne parlo qui con chi dovrei farlo?
Qualche giorno fa ho visto un film documentario che mi ha fatto molto riflettere, “La Teoria Svedese dell’Amore”, un reportage sulla disgregazione relazionale avvenuta nel paese scandinavo a seguito del delinearsi di uno stato sociale molto spinto, che, rendendo ogni individuo economicamente autonomo e garantendogli assistenza a tutto tondo, ha finito per scardinare ogni forma di solidarietà.
Le intenzioni del governo svedese, al varo di questa riforma, erano quelle di porre fini ai legami creatisi solo per questioni di dipendenza economica (ad esempio matrimoni falliti che si trascinavano solo perché uno dei coniugi non era autosufficiente) e promuovere il singolo e i legami che esso avesse inteso intrecciare per libera scelta e non spinto dal bisogno.
A quanto pare, però, l’effetto è stato diverso da quello immaginato: allorché rassicurata sul piano assistenziale, buona parte degli svedesi ha propeso per la solitudine. Il film disegna un panorama desolante di madri single che hanno soddisfatto il proprio istinto riproduttivo ordinando su internet il seme di un donatore, recapitato a casa come un abito, anziani trovati morti in casa dopo mesi, senza alcuna possibilità di rintracciarne gli eredi, con i quali non avevano contatti da anni, assenza totale di relazioni amicali. La tesi, a mio giudizio un po’ parziale, di Gandini, è che, la copertura dall’alto delle esigenze primarie, eliminando la necessità di supportarsi reciprocamente sotto l’aspetto materiale, abbia, tipo effetto domino, annullato anche quella di socializzare.
Inizialmente sono rimasta perplessa, perché il corollario di questa teoria è il suo esatto contrario: ci si rapporta al prossimo solo per interesse e, una volta in grado di provvedere a noi stessi, diventa automatico isolarsi, come se le relazioni avessero senso solo laddove possono apportarci un beneficio concreto. Mi mancava, insomma, un tassello per dare un senso a questa degenerazione, che sembrava quasi indicare (nemmeno troppo nascostamente) l’indigenza e la precarietà come preferibili, in quanto fonte di occasioni di incontro.
Da italiana, piegata da anni dalla spada di Damocle dei tagli al welfare, ero indignata: il regista stava facendo un’apologia della riduzione della spesa pubblica e della disoccupazione per permetterci di continuare a vivere gomito a gomito, legati dalla fame, dal senso del dovere e dallo spirito di sacrificio? Non c’è altro a fare da collante? E, nel caso, cos’è meglio?
Quello che mancava a chiudere il cerchio e a rendere sensata questa tesi, altrimenti grottesca, è spiegato nell’intervento finale del compianto Zygmunt Bauman, che illustra come, effettivamente, il bisogno sia il motore primario dell’interdipendenza e come questo sottenda, quindi, alla creazione di comunità e alle relative negoziazioni. Solo successivamente i rapporti acquisiscono una valenza anche emotiva, andando a soddisfare pulsioni meno terrene. Liberi dallo spettro della povertà e della non autosufficienza, gli svedesi hanno smesso di appoggiarsi gli uni agli altri per le ragioni di mera sopravvivenza, ma, in seguito, siccome relazionarsi è faticoso, appunto perché richiede compromesso, disponibilità al confronto, riconoscimento dell’alterità, ed è un abilità non innata, ma che occorre acquisire e tener viva nel tempo, hanno perso la capacità di farlo ad altri livelli, lasciando inappagate le aspirazioni affettive ed intellettuali.
Insomma, un bello spunto di autoanalisi, che consiglio a chiunque voglia indagare con lucidità dentro di sé e sul mondo circostante.




Ingredienti:

Procedimento:
Sciacqua l’orzo o, se indicato sulla confezione, lascialo in ammollo, per eliminare l’eccesso di amido.
Lessalo secondo le istruzioni, scolalo al dente e passalo nuovamente sotto l’acqua per fermare la cottura.
Trita la rucola e mescolala con la stracciatella, aggiungi l’olio necessario ad ottenere una consistenza fluida e aggiusta di sale. Condisci l’orzo con questa crema e aggiungi i pomodori secchi ridotti a listerelle.


14 lug 2017

Insalata di Anguria, Gouda e Olive al Forno con Zenzero Candito e Fave di Cacao


Ho già pubblicato un’insalata di anguria dannatamente simile a questa. Mi ero da poco trasferita nella mia nuova casa e stavo ancora cercando la quadra per impostare correttamente la reflex (ancora non mi è chiarissima, per la verità) in un appartamento dotato di finestre alte, in cui la luce, piovendo da sopra, rischia di schiacciare i volumi e creare strane ombre, a me ignote nella mia vita passata di pareti a vetrate. Stavo cercando la quadra per sopravvivere con un solo stipendio, senza colf e senza nessuno per cui cucinare.
Cercavo attenzioni, fidanzati pro tempore, espedienti per passare il tempo, oblio ad interim nell’alcool e autocoscienza nello yoga, i miei genitori erano rassicurati sulla mia buona salute dalla frequenza delle mie uscite serali ed io traevo dalla crescita esponenziale dei miei contatti FB una sorta di riscatto per il mio passato di Piccola Fiammiferaia.
Quello che non sapevo era che avevo dentro una gran confusione e che navigavo a vista in fuga dal mio mal de vivre.


Sere fa, rientrata dal cinema, dove ero stata a (ri)vedere “L’uomo che aveva picchiato la testa” ripensando alla definizione che Virzì dà di Bobo Rondelli, ho concluso che sì, esistono persone condannate a catalizzare su di sé tutto il disagio che gli altri non riescono a percepire e allora tanto vale smettere di scappare e accettare l’amarezza come una croce da portare, viversela fino in fondo, cedere alla nostalgia di epoche e luoghi mai vissuti e trasformarla in una storia. 


Ingredienti:

Procedimento:
Lava la rucola e stendila sul fondo del vassoio di portata. Monda l’anguria, tagliala a cubotti e poggiala sul letto di insalata. Completa con il gouda dadolato, le olive nere e cospargi con il mix di semi. Servi subito condito con un filo d’olio, sale e aceto balsamico. 

12 lug 2017

Gelato alla Banana Vegano senza Gelatiera


Capita anche a te di rivolgere uno sguardo assassino a chi ti suggerisce di spezzare la fame con un frutto? Bene, smetti. Non starò a dirti che la frutta è meno calorica di uno snack confezionato, più sana dello yogurt e saziante quanto un gelato, sono cose che sai già, che so anch’io, ma spesso la fame, ha una componente psicologica, che ci porta a ricercare cibi, giustappunto (mai una gioia) poco salutari.
Più che una questione di sapori, temo sia un problema di consistenze, la grassezza, la pastosità, la cremosità, sensazioni, insomma, che associamo al conforto.
Come replicare queste caratteristiche in un fuori pasto sufficientemente nutriente, appagante e che non sia un attentato alla prova costume in cui siamo tutte impegnate, l’ho scoperto soltanto di recente.


Avevo letto di questo metodo iperpratico per realizzare rapidamente sorbetti a base di frutta diversi anni fa, ma l’avevo sperimentato sui lamponi e il risultato non era stato dei migliori, un patetico mucchietto di cristalli di ghiaccio e semini, quindi avevo concluso che, come spesso accade con le scorciatoie, si trattasse di una bufala. In realtà, probabilmente, avevo sbagliato qualcosa, perché, realizzato con la banana, ha la consistenza commovente di una mousse, ma gelata, in cui nessuno sospetterebbe l’assenza di uova o panna.
Le dosi sono per 4 persone, ma se vuoi averlo praticamente pronto come rimedio spezzafame di emergenza, il consiglio è di confezionare delle bustine monodose, contenenti le fettine di una sola banana, in maniera da rovesciarne il contenuto direttamente nel mixer e prepararlo in meno di due minuti.



Ingredienti:
  • 4 banane (Dole)
  • fruttosio liquido o miele o sciroppo d’acero qb
  • cacao amaro

Procedimento:
Taglia le banane a fettine e riponile in freezer per almeno 24 ore.

Subito prima di portare in tavola, frullale, aggiungendo a filo il fruttosio (o il dolcificante che hai scelto, che comunque deve essere liquido), finché la consistenza non sarà cremosa. Servi con una spolverata di cacao amaro.

10 lug 2017

Pennine Piccanti al Forno con Panna Acida e Mozzarella


Sono perfettamente consapevole del fatto che gli Stati Uniti non abbiano una reputazione gastronomica rispettabile, non tanto perché non esistano pietanze tradizionali degne di nota (le influenze creole hanno regalato agli Stati del Sud piatti memorabili e i dessert sono, a mio giudizio, i migliori del mondo), ma perché la maggioranza della popolazione le ignora e vive di junk food.
Tuttavia, da straniera mancata, non comprendo l’accanimento nei confronti dell’approccio USA alla pasta. Non trovo affatto disdicevole cuocerla direttamente nel condimento, soprattutto perché questo mi permette di abbondare in panna, né tanto meno stracuocerla, i macaroni&cheese sono l’unica cosa che riesce a sollevarmi il morale quando mi si cretta lo smalto, mentre gli spaghetti&meatballs mi sono di gran conforto quando il palinsesto della free TV propone solo reality e talk show . Insomma, comprendo che la sour cream non faccia parte della nostra cultura e che alle nostre madri piacesse moltissimo scaldare la passata prima di condire la pasta da ripassare in forno, così, tanto per sporcare una pentola in più e sublimare il proprio spirito di sacrificio lavando una cosa inutile, ma onestamente se il risultato è buono e saziante non vedo proprio il senso di passare il doppio del tempo a preparare un condimento semplice, dell’onorata tradizione mediterranea, che mi lascia con la fame.
Comunque. Eravamo in due, le dosi sono quelle riportate sotto e la foto l’ho scattata dopo la prima porzione. Penso parli da sola


Ingredienti:

Procedimento:
Cuoci le pennine e scolale un paio di minuti prima del tempo di cottura indicato sulla confezione.
In una fondina, mescola la passata con il sale, un pizzico di zucchero, la crema di peperoncini e la panna acida. Utilizza la salsa ottenuta per condire la pasta, aggiungi circa 2/3 della mozzarella, dadolata, e trasferisci il tutto in una pirofila. Cospargi con il resto del formaggio e inforna a 180° per circa 30 minuti, finché la superficie non sarà ben gratinata.

07 lug 2017

Acqua Aromatizzata all'Ananas, Limone e Menta


Malgrado il caldo, malgrado un lavoro che mi porta ad impiegare moltissimo la voce e malgrado l’attività fisica (beh, insomma, faccio le scale per salire in camera da letto, per fortuna il letto è proprio vicino alle scale, così posso svenirci direttamente sopra per riavermi dallo sforzo), insomma, dicevo, difficilmente avverto la sensazione di sete.
Ci sono persone che non sentono la fame (ci sono???) e devono ricordarsi di mangiare, altre che tendono a dormire pochissimo (sono dei pazzi) e devono imporsi di concedersi almeno ogni tanto 8 ore di sonno... allo stesso modo io devo darmi degli obiettivi sul consumo di liquidi.
Non parlo del vino.
Solo che bere acqua, se non si ha sete, è noioso e le bevande gassate o zuccherate sono poco salutari. Per molto tempo ho risolto preparando litri di tisane, calde d’inverno e fredde in estate, ma da poco ho scoperto le acque aromatizzate. Ho cominciato a prepararle unicamente perché le foto che avevo visto su internet erano prepotentemente belle e ho continuato perché, anche se, esteticamente, i risultati che ottengo non sono altrettanto notevoli, sono una valida alternativa agli infusi e sono anche piuttosto divertenti da realizzare, perché si possono variare e combinare i sapori praticamente all’infinito.
Questo è un classicone ed è uno dei miei preferiti, perché con l’ananas avanzato preparo la pineapple pizza.  

Ingredienti
  • 1/2 ananas (Dole)
  • una manciata di menta fresca
  • 100 ml di succo di limone
  • acqua

Procedimento:
Affetta l’ananas, taglialo in spicchi e inserisci questi ultimi in una caraffa da un litro. Aggiungi la menta, il succo di limone e acqua a coprire.
Lascia riposare in frigo per una notte.

L’ananas messo in infusione non si butta, ha sicuramente perso sapore e vitamine, ma rimane un’ottima fonte di fibre. Utilizzalo per addensare uno smoothie preparato con banane e latte di cocco.