04 mar 2015

Insalatina Capricciosa con Tonno allo Zenzero e Limone



Il quesito del giorno è: ha un'insalatina con tonno, capperi all’aceto di vino e maionese il diritto di insinuarsi in un foodblog?

Ho sempre snobbato un po’ i cosiddetti libri di cucina “per single”. Ritenevo che cucinare per sé stessi sia indice di una nevrosi galoppante e mi ritenevo capace, qualora mi fossi trovata in questa infausta situazione, di arrancare al frigorifero al massimo per estrarne una punta di brie da mangiare a morsi come una mela.
La verità è che per se stessi si cucina, anche se non sempre. Si modifica il modo di farlo.
Cambiano i ritmi, i tempi, il focolare domestico smette di essere il focus della propria vita, per lo più diventa un rifugio da quelle meschinerie del mondo esterno cui non si era più abituati e allora viene voglia di cibo consolatorio, da lasciar sobbollire sulla pentola per ore e gustare leggendo un libro…
Anche gli impasti lievitati sono una buona compagnia.
Talvolta in casa si fa un passaggio veloce o ci si rientra troppo tardi per pensare di mettere qualcosa sul fuoco e si attinge dai barattoli.
Soltanto pochi mesi fa avrei ritenuto impensabile pubblicare una ricetta realizzata versando il contenuto di cinque vasetti e il fondo di qualche scatoletta. Ma vado fiera dell’elasticità mentale e del coraggio con cui sto vivendo la mia nuova vita e mi piacerebbe molto che i puristi delle girelle fatte in casa e della stagionalità delle verdure tacessero, perché “ogni persona che incontri forse sta vivendo un dramma di cui non sai nulla: sii gentile. Sempre.”

Ingredienti:
  • due vasetti di tonno sott’olio
  • una spruzzata di succo di limone
  • tre fette sottili di radice di zenzero fresco
  • un vasetto di insalatina Zuccato
  • un cucchiaio di capperi all’aceto di vino Zuccato
  • 170 gr di olive verdi farcite di peperone
  • un vasetto piccolo di maionese


Procedimento:
Scola il tonno dell’olio in eccesso e spezzettalo grossolanamente. Spruzzalo di succo di limone,unisci il ginger e lascia marinare per almeno un’ora.
Utilizzando un colapasta, sciacqua l’insalatina e i capperi all’aceto di vino, in maniera da eliminare l’aceto in eccesso.
Dadola le olive.
In un’insalatiera capiente, mescola tutti gli ingredienti e condiscili con la maionese.



Il vantaggio di essere soli è anche dato dalla possibilità di degustare del buon vino in santa pace, senza il vocio confuso della televisione in sottofondo, dedicando al contenuto del proprio calice l’attenzione dovuta a un prodotto che è il risultato di un lavoro minuzioso e devoto e che, a mio parere, non dovrebbe essere considerato solo un mezzo per raggiungere la beata incoscienza o, peggio, disprezzato proprio in virtù della suddetta beata incoscienza a cui un consumo inconsapevole e distratto può portare.
Sono sincera: avevo sottovalutato il Grecanico, è un vitigno di cui si parla poco e, non avendolo mai assaggiato, lo avevo erroneamente collocato tra i vini di poco corpo. Probabilmente merita di più di un assemblaggio di barattoli, anche se la presenza della maionese rivaluta la struttura dell’insalata (il Grecanico sta benissimo con le uova). Nell’area di Menfi si tende a vinificarlo in purezza, esaltandone l’aromaticità, spesso paragonata a quella del Sauvignon Blanc, che richiede un consumo a temperature un po’ più alte di quelle a cui normalmente si servono i bianchi, per godere appieno del tripudio di fiori chiari (gelsomino in particolare) da cui si viene investiti accostando il naso al calice. La naturale, spiccata freschezza, lo rende infatti ottimamente bevibile anche a 12°. 

02 mar 2015

Fusilli di Riso con Crema Piccante di Primo Sale



Come in tutte le ricette semplici, quello che fa la differenza è la qualità degli ingredienti: il primo sale dev’essere freschissimo, il peperoncino e il pepe appena macinati, il sale integrale e l’olio, come sempre quando lo si utilizza a crudo, di ottima qualità: questo sa un po’ di carciofo, lascia quel retrogusto un po’ amaro che a me piace tanto e che si combina perfettamente con la delicatezza del primo sale e dà una marcia in più all’insieme.
Da provare con un' Inzolia di Menfi, Cantina Settesoli, uno dei vitigni da più tempo coltivati in Sicilia, spesso utilizzato in uvaggio con il Cataratto e tra i vini base ammessi per la produzione di Marsala, qui invece vinificato in purezza: ne nasce un prodotto dal caratteristico profumo di fiori bianchi, con qualche nota più sensuale di lillà. In bocca spicca soprattutto per l’immediata freschezza e la sapidità e per il buon potenziale alcolico, che, se pienamente sfruttato, regala risultati interessanti.



Ingredienti:


Procedimento:
Così ovvio che mi vergogno a scriverlo: frulla il primo sale con le erbe e le spezie, aggiusta di sale e versa l’olio a filo, fino ad ottenere una consistenza morbida.

Cuoci i fusilli secondo le istruzioni sul pacchetto e condiscili con la crema di primo sale. 

27 feb 2015

Torta Barozzi




In genere per il mio compleanno ho sempre proposto torte magnificenti, farcite e sormontate di crema, oppure cheese cake dalla consistenza languida e scioglievole.
Beh, quest’anno  va diversamente: la Torta Barozzi, storico dolce di Vignola, non ha certo un aspetto sontuoso e del resto, non sono nemmeno sicura che la mia ricetta abbia qualcosa a che fare con quella originale, conservata gelosamente dalla Pasticceria Gollini. Di sicuro il geist di prugnole è una mia aggiunta, per sopperire alla mancanza di mandorle amare, proprio in virtù dell’intenso aroma del distillato, che, paradossalmente, pur essendo realizzato a partire da questi piccoli frutti selvatici, profuma inequivocabilmente di confetti e calissons.


Quanto al fruttosio, sono sincera, non l’ho utilizzato per ragioni salutiste (quando mai?), ma semplicemente perché era l’unico dolcificante bianco che avessi in casa e non ero molto sicura di desiderare una torta resa granulosa dallo zucchero scuro.
Sicuramente i modenesi mi lapideranno per queste blasfemie, ma i miei amici hanno apprezzato così tanto che per le foto ho dovuto prepararne un’altra, visto che una metà è sparita dopo cena e il resto è finito in tanti piccoli contenitori da asporto per addolcire qualche risveglio, all’indomani.



Ingredienti




Procedimento:
Tosta le mandorle, riducile in farina e mettile da parte.
Lavora a crema il burro con lo zucchero, fondi il cioccolato a bagnomaria e incorporalo al composto. Amalgama il resto degli ingredienti e versa l’impasto in una tortiera da 26 cm di diametro (sarebbe meglio uno stampo rettangolare da 20 per 30, ma il mio era occupato da altre preparazioni), rivestito di alluminio leggermente sporcato d’olio.
Inforna a 160° per circa 30 minuti.
Controlla spesso, perché la Torta Barozzi ideale rimane morbida, quasi umida, al centro (ma non quanto i coulants) e sulla superficie deve formarsi una crosticina leggera, un po’ crepata.

Il mio primo esperimento non è pienamente riuscito, nel senso che l’interno è rimasto effettivamente “fondente”, ma della crosticina non c’era traccia, comunque era buonissima.





Non sono usa consumare alcolici con il dessert e, quando studiavo per il diploma di sommelier, la parte più ostica per me è stata comprendere non tanto i principi dell’abbinamento tra vini e cibi zuccherati, ma perché mai un dolce dovesse essere accompagnato da qualcosa di diverso dal caffè.

Alcuni accostamenti, però, funzionano, soprattutto se sorretti dall’autorevolezza della tradizione e della territorialità: il Lambrusco dolce, con la Torta Barozzi, è un obbligo sociale. La mia scelta cade, nuovamente, su un’etichetta Medici Ermete, il Bocciolo Grasparossa, fermentato naturalmente, fino a raggiungere un’alcolicità molto contenuta e preservando, quindi, un alto grado zuccherino, che lo rende assai gradevole sui dessert ai frutti di bosco, ma anche, appunto, sul cioccolato, visto che la nota acida è presente, ma non prevalente e che, su tutto, svettano gli intensi profumi di lamponi e violetta, che si replicano in bocca, creando una felice sinfonia con il cacao. 

25 feb 2015

Terrina di Zucca al Kren con Scamorza Affumicata




La zucca al kren con scamorza affumicata è una di quelle ricette for dummies che ti salvano la vita, perché funziona che sbatti tutto nel mixer, lo azioni per un po’, trasferisci in una pirofila, accendi il forno ed ecco pronta la cena.
Naturalmente puoi variare verdure, formaggio e aromi e farla diventare una tua ricetta, ma rivendico l’assoluta originalità dell’accostamento zucca/kren, una di quelle cose nate per caso come la tartetatin e i chocolate chip cookies, sbagliando vasetto.
D’accordo, a questa non ci crede nessuno.



Se ti serve una presentazione un po’ più garbata, che faccia effetto “questo è solo l’antipasto, vedrai il resto…” e non “avevo fretta” al posto di una teglia unica utilizza delle cocottes monoporzione e servile con un Sauvignon Natale Verga delle Venezie, area particolarmente favorevole alla vigoria di questo vitigno, sia nelle zone collinari, che danno origine a un prodotto intensamente aromatico, sia nei territori argillosi delle pianure, dove si ottiene un vino più equilibrato ed elegante. Il sapore è fresco, la nota sapida è più composta di quella degli equivalenti friulani o altoatesini e questo lo rende molto più versatile negli abbinamenti e gradevole anche come semplice aperitivo.



Ingredienti:
  • 500 gr di zucca mondata
  • 200 gr di scamorza affumicata (Caseificio Pugliese)
  • ½ cipolla
  • un uovo
  • una presa di semi di finocchio
  • un cucchiaino colmo di kren Zuccato
  • una presa di sale
  • una presa di pepe lungo
  • una manciata di semi di sesamo


Procedimento:
Dadola la zucca e passala per 10 minuti al microonde alla massima potenza.
Nel frattempo, grattugia metà della scamorza e riduci il resto in fette di circa ½ cm di spessore.
Inserisci il kren e tutti gli ingredienti, tranne la metà della scamorza (quella in fette) e i semi di sesamo, nel mixer e riduci in purea.
Versa la metà del composto in una teglia leggermente sporcata d’olio e disponi sopra parte della scamorza, copri con il resto della zucca e completa con il formaggio rimanente e una spolverata di semi di zucca.

Inforna a 180° per circa mezz’ora e lascia assestare per una decina di minuti prima di porzionarlo.



Et voilà, tutti a tavola per gustare la zucca al kren con scamorza affumicata. Buon appetito! 

23 feb 2015

Funghi in Città



Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre.
Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.
Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.
Così un mattino, aspettando il tram che lo portava alla ditta Sbav dov’era uomo di fatica, notò qualcosa d’insolito presso la fermata, nella striscia di terra sterile e incrostata che segue l’alberatura del viale: in certi punti, al ceppo degli alberi, sembrava si gonfiassero bernoccoli che qua e là s’aprivano e lasciavano affiorare tondeggianti corpi sotterranei.
Si chinò a legarsi le scarpe e guardò meglio: erano funghi, veri funghi, che stavano spuntando proprio nel cuore della città! A Marcovaldo parve che il mondo grigio e misero che lo circondava diventasse tutt’a un tratto generoso di ricchezze nascoste, e che dalla vita ci si potesse ancora aspettare qualcosa, oltre la paga oraria del salario contrattuale, la contingenza, gli assegni familiari e il caropane.
Al lavoro fu distratto più del solito; pensava che mentre lui era lì a scaricare pacchi e casse, nel buio della terra i funghi silenziosi, lenti, conosciuti solo da lui, maturavano la polpa porosa, assimilavano succhi sotterranei, rompevano la crosta delle zolle. «Basterebbe una notte di pioggia, – si disse, – e già sarebbero da cogliere ». E non vedeva l’ora di mettere a parte della scoperta sua moglie e i sei figlioli.
Ecco quel che vi dico! – annunciò durante il magro desinare. – Entro la settimana mangeremo funghi! Una bella frittura! V’assicuro!
E ai bambini più piccoli, che non sapevano cosa i funghi fossero, spiegò con trasporto la bellezza delle loro molte specie, la delicatezza del loro sapore, e come si doveva cucinarli; e trascinò così nella discussione anche sua moglie Domitilla, che s’era mostrata fino a quel momento piuttosto incredula e distratta.
E dove sono questi funghi? – domandarono i bambini. – Dicci dove crescono!
A quella domanda l’entusiasmo di Marcovaldo fu frenato da un ragionamento sospettoso: «Ecco che io gli spiego il posto, loro vanno a cercarli con una delle solite bande di monelli, si sparge la voce nel quartiere, e i funghi finiscono nelle casseruole altrui !» Così, quella scoperta che subito gli aveva riempito il cuore d’amore universale, ora gli metteva la smania del possesso, lo circondava di timore geloso e diffidente.
Il posto dei funghi lo so io e io solo, – disse ai figli, – e guai a voi se vi lasciate sfuggire una parola.

Il mattino dopo, Marcovaldo, avvicinandosi alla fermata del tram, era pieno d’apprensione. Si chinò sull’aiola e con sollievo vide i funghi un po’ cresciuti ma non molto, ancora nascosti quasi del tutto dalla terra.


Era così chinato, quando s’accorse d’aver qualcuno alle spalle. S’alza di scatto e cerca di darsi un’aria indifferente. C’era uno spazzino che lo stava guardando, appoggiato alla sua scopa.
Questo spazzino, nella cui giurisdizione si trovavano i funghi, era un giovane occhialuto e spilungone. Si chiamava Amadigi, e a Marcovaldo era antipatico da tempo, forse per via di quegli occhiali che scrutavano l’asfalto delle strade in cerca di ogni traccia naturale da cancellare a colpi di scopa.
Era sabato; e Marcovaldo passò la mezza giornata libera girando con aria distratta nei pressi dell’aiola, tenendo d’occhio di lontano lo spazzino e i funghi, e facendo il conto di quanto tempo ci voleva a farli crescere.
La notte piovve: come i contadini dopo mesi di siccità si svegliano e balzano di gioia al rumore delle prime gocce, così Marcovaldo, unico in tutta la città, si levò a sedere nel letto, chiamò i familiari. « È la pioggia, è la pioggia », e respirò l’odore di polvere bagnata e muffa fresca che veniva di fuori.
All’alba – era domenica –, coi bambini, con un cesto preso in prestito, corse subito all’aiola. I funghi c’erano, ritti sui loro gambi, coi cappucci alti sulla terra ancora zuppa d’acqua. – Evviva ! –e si buttarono a raccoglierli.
Babbo ! guarda quel signore lì quanti ne ha presi ! – disse Michelino, e il padre alzando il capo vide in piedi accanto a loro, Amadigi anche lui con un cesto pieno di funghi sotto il braccio
Ah, li raccogliete anche voi ? – fece lo spazzino. – Allora sono buoni da mangiare ? Io ne ho presi un po’ ma non sapevo se fidarmi… Più in lì nel corso ce n’è nati di più grossi ancora… Bene, adesso che lo so, avverto i miei parenti che sono là a discutere se conviene raccoglierli o lasciarli… – e s’allontanò di gran passo.
Marcovaldo restò senza parola: funghi ancora più grossi, di cui lui non s’era accorto, un raccolto mai sperato, che gli veniva portato via così, di sotto il naso. Restò un momento quasi impietrito dall’ira, dalla rabbia, poi – come talora avviene – il tracollo di quelle passioni individuali si trasforma in uno slancio generoso. A quell’ora, molta gente stava aspettando il tram, con l’ombrello appeso al braccio, perché il tempo restava umido e incerto. – Ehi, voialtri ! Volete farvi un fritto di funghi questa sera ? – grida Marcovaldo alla gente assiepata alla fermata. – Sono cresciuti i funghi qui nel corso! Venite con me! Ce n’è per tutti! – e si mise alle calcagna di Amadigi, seguito da un codazzo di persone.
Trovarono ancora funghi per tutti e, in mancanza di cesti, li misero negli ombrelli aperti. Qualcuno disse: – Sarebbe bello fare un pranzo tutti insieme! – Invece ognuno prese i suoi funghi e andò a casa propria.
Ma si rividero presto, anzi la stessa sera, nella medesima corsia dell’ospedale, dopo la lavatura gastrica che li aveva tutti salvati dall’avvelenamento: non grave, perché la quantità di funghi mangiati da ciascuno era assai poca.

Marcovaldo e Amadigi avevano i letti vicini e si guardavano in cagnesco.
(Italo Calvino – “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”)


Ingredienti

  
Procedimento:
Copri i funghi secchi con acqua bollente e lasciali rinvenire finché sono teneri.
Scolali, conservando l’acqua dell’ammollo, tagliali a pezzetti, sciacquali ancora un po’ per eliminare eventuali residui di terriccio e falli saltare per un paio di minuti con un cucchiaio di burro e un filo d’olio. Versa, l’acqua di ammollo dei funghi filtrata attraverso un colalatte a maglia sottile rivestito con una garza e porta a ebollizione. Lascia sobbollire fino a quando il fondo non sarà cremoso, quindi cospargilo di erbe di Provenza.
A parte, frulla il formaggio, aggiungi la panna liquida a filo e continua a frullare per emulsionare perfettamente.
Lessa la pasta secondo le istruzioni sulla confezione e, mentre cuoce, scalda quest’ultimo composto molto dolcemente, senza portarlo a ebollizione, altrimenti il formaggio si ammappa.

Scola la pasta, versa un velo di fonduta sul fondo di sei fondine, disponivi  le vele e sormontale con abbondante sugo di funghi.


Porcini, tartufo, formaggio fresco di buona pastosità, come non pensare al Pinot Nero? A fine maggio andrò in Borgogna, dove sono certa che questo capriccioso vitigno finirà per conquistarmi del tutto. Del resto, anche in Italia, nell’area dell’Oltrepò Pavese, il Pinot Noir trova espressioni felici, oltre che nella produzione spumantistica, anche in varietale.
Quacquarini ne propone una versione particolarmente ricca e profumata, grazie al generoso contributo della barrique, che trasforma i sentori primari di frutta in quelli più seducenti della composta, attribuendogli una speziatura profonda e rinvigorendo il caratteristico fondo animale dei grandi Pinot Noir.

In bocca è asciutto e composto, con un finale gradevole e un po’ misterioso di legno e sottobosco.

20 feb 2015

Pere Speziate al Forno in Cocottes fondenti "à manger"



D’accordo, ho un problema con le fondute, il formaggio al forno, il formaggio alla piastra, la raclette. Diciamo che vivrei di formaggio fuso.
Sere fa ho preparato un’omelette con 3 uova, ho messo 50 gr di formaggio grattugiato nella pastella, 50 gr di formaggio affettato sopra, poi l’ho piegata su sé stessa e ho gratinato la superficie con altri 50 gr di formaggio grattugiato. Una delizia. Ho rischiato l’indigestione, sono stata male tutta la notte, ma non sono per niente pentita di quello che ho fatto.
Queste cocottes commestibili sono un filino più digeribili e, con un’insalata e qualche crostino per raccogliere il ripieno filante, sono un piatto unico di grande consolazione.

Ultimamente parlo spesso di comfort e consolazione, me ne rendo conto, la verità è che mi sto viziando e sto imparando a imparare a volermi bene, a esistere per me stessa e a premiarmi per come mi vedo e non per il riflesso che scorgo negli occhi spesso impietosi degli altri.


Il mio autoregalo preferito di questo periodo? Una bollicina di quelle solide, possenti pur sempre nella loro raffinatezza, il Berlucchi Vintage siamo in Franciacorta e, sorprendentemente, troviamo una percentuale molto alta, rispetto alla tradizione di quest’area,  di Pinot Noir, ideale per la cremosità pastosa del formaggio, affiancato, ovviamente, da una quantità di Chardonnay, come il Pinot Noir parzialmente barriccato, sufficiente a sostenere le spezie. Questa particolare etichetta si caratterizza per un lungo periodo di riposo sui lieviti, acquisendo una complessità che lo porta ai livelli dei grandi Champagnes. Il sentore acidulo (quello che io chiamo volgarmente “di yogurt”), tipico degli spumanti giovani, si evolve nel profumo di crosta di pane e in quelli più suadenti di albicocca disidratata. In bocca è brioso, fresco, con una buona mineralità, non lo relegherei a un aperitivo, penso abbia la stoffa per accompagnare anche qualcosa di più complesso, tipo un intero pasto… o un momento di sconforto.


Ingredienti:

Procedimento:
Salta gli anacardi in padella e pestali alla buona al mortaio. Una volta ridotti in frammenti grossolani, ripassali sul gas, per tostarli anche all’interno.
Monda e dadola la pera e lasciala marinare con tutte le spezie, il sale e il distillato per circa un’ora.
Nel frattempo, incidi le tre forme di Camoscio d’Oro e scavale delicatamente per ricavarne delle “ciotoline”, eliminando circa una metà dell’interno (lascia cioè un fondo un po’ alto e un bordo di circa 0.5 cm). Ovviamente conserva il formaggio in eccesso, per altre preparazioni.
Riempi le cavità con le pere speziate e passa in forno a 180° per circa 20 minuti.




18 feb 2015

Cotolette Veggie con Piccoli Purée di Cavolfiore Colorato al Parmigiano



Siamo tutti d’accordo che questa ricetta è inutilmente complicata, perché prevede un procedimento pedestre, ma da ripetere quattro volte, sporcando un numero imprecisato di vaschette, pentole e contenitori.
Siamo tutti d’accordo che sarebbe molto più semplice utilizzare quattro latte di cannellini e un cavolfiore bianco e frullare tutto insieme col mixer a immersione.

Ma siamo anche tutti d’accordo che contornare delle sfiziose cotolette di verdure con quattro verrines contenenti altrettante creme di colori diversi sia molto più trendy che spatasciarci accanto una cucchiaiata di puré grigio topo, quindi, se hai un esubero di pazienza e capsule per lavastoviglie, vai libera.


E considerati fortunata che non ho variato anche sui formaggi, perché, pensandoci bene, il parmigiano è bianco e sta su tutto, ma esistono anche il mimolette, che è giallo, il gorgo, che butta al verde, il pecorino affinato nelle vinacce, che prende il viola… 


Ingredienti:


Procedimento:
La sera prima metti i mung in ammollo.
All’indomani, lessali con una piccola presa di sale. Cuoci anche le cicerchie.
Passa separatamente al mixer i cannellini, le cicerchie, i mung e i fagioli rossi, in quest’ordine, dal legume più chiaro al più scuro, in maniera da ottenere 4 puree di colori distinti.
Seguendo lo stesso ordine, frulla i quattro cavolfiori, riducendoli in granella, tipo cous cous: prima le cimette bianche, poi le gialle, quelle verdi e infine le viola. Disponile in quattro vaschette, coprile con la pellicola e passale al microonde per 10 minuti.
Mescola il cavolfiore bianco con la purea di borlotti, quello verde con la purea di mungo, quello giallo con le cicerchie e quello viola con i fagioli rossi e suddividile in altrettante casseruole.
Grattugia il parmigiano.
Distribuisci il latte nelle casseruole, mettile sul gas e porta lentamente a ebollizione. Fai addensare a crema, quindi, fuori dal fuoco, aggiungi a ciascuna 50 gr di parmigiano e mescola per incorporare.
Servi caldissimo, con le cotolette preparate secondo le istruzioni sulla confezione.


Se nel corso della preparazione ti saltano i nervi, vai di Pinot Grigio delle Venezie,  Cantina Vinicola Natale Verga, perfetto come aperitivo, per il profumo fruttato e assolutamente gradevole, ma anche sulle verdure a tendenza dolce, soprattutto se questa nota è intensificata dalla presenza del formaggio. La freschezza e la leggera sapidità stemperano questa venatura grassa, come quella untuosa della panatura delle cotolette, con un risultato finale equilibrato e molto armonioso.