22/ott/2014

Radicchio Ripieno alla Pancetta e Mirtilli con Mele Caramellate al Castagno



A quanto pare l’autunno è proprio arrivato. Da oggi, sostenevano le previsioni, da ieri, almeno qui.
La pioggia forma una cortina di goccioline uggiose, insistenti, che ammanta di cupezza i tigli che intravedo dalla vetrata del mio ufficio.
Domenica è stata l’ultima giornata veramente radiosa, uno di quei miracoli ammantati di luce radente che impatta sulle foglie granata delle viti americane e sulle prime sfumature fulve dei boschi dell’Appennino. L’aria profumava di caldarroste, di brace e di vino novello furtivo, incurante dei termini di legge.

Vorrei poter fermare il tempo qui, rimanere avvolta dal sole stanco della metà di ottobre, tra le vigne saccheggiate di cardarelliana memoria, vorrei non incamminarmi nel mondo delle ombre oltre le porte di Samhain. 



Ingredienti:



Procedimento:
Lava i radicchi e tagliali a metà per il lungo. Incidi delicatamente l’interno vicino alla base con un taglio trasversale per separare le foglie dal torsolo, ma senza arrivare fino in fondo. Estrai buona parte delle foglie interne, lasciando, però, un involucro a mo’ di contenitore, e tagliale a listarelle.
Pesta le bacche di ginepro e fanne saltare una metà in padella con la pancetta, finché il grasso non sarà trasparente, quindi unisci il radicchio precedentemente affettato e lascialo stufare per una decina di minuti.
Distribuisci la padellata nelle ciotoline ricavate dalle foglie esterne e ricopri con il formaggi grattugiato. Cospargi con i mirtilli e disponi in una pirofila leggermente oleata.
Contorna con le mele tagliate a fettine sottili, nappate di miele e spolvera con il ginepro rimanente
Inforna a 180° per 20 minuti, finché il formaggio non sarà gratinato e le mele leggermente dorate. 




20/ott/2014

Pennette con Zucca a fuoco lento e Crema di Gran Moravia al Rosmarino




Questa non è proprio una ricetta in sé, ma un metodo di cottura della zucca, semplice, ma di grande soddisfazione nel risultato, che ho imparato dalla mia amica Veronica, di cui ti ho già parlato.
Veronica è bravissima a cucinare le verdure: quando ceno da lei, i suoi contorni costituiscono praticamente l’apoteosi del pasto. La sua zucca a cottura lenta è una poesia: abituata all’egocentrismo della zucca arrostita, secondo la scuola anglosassone, con miele, peperoncino e cannella, la delicatezza di questo ortaggio, lasciato sobbollire a lungo in un calderone di coccio, con poche erbe della tradizione mediterranea, mi ha incantata per la sua discrezione e il suo delicatissimo profumo di bosco, legato a una scelta aromatica tutta sui toni del verde.
Oltre ad essere un perfetto accompagnamento per i pecorini stagionati, la zucca cucinata con questo metodo può costituire un delizioso condimento per la pasta: i cubotti, stufati allo sfinimento, a contatto con il calore delle pennette appena scolate, si sciolgono in una salsa cremosa, completata dalla sapidità del formaggio punteggiato di rosmarino fresco.




Ingredienti:


Procedimento:
Monda la zucca, eliminando scorza, semi e filamenti. Dadola la polpa in cubotti di circa 2-3 cm di lato, trasferiscili in un tegame di coccio e mescolali con l’olio, il sale e gli aghi di due rametti di rosmarino.
Cuoci a fiamma minima, coperto, per circa un’ora, mescolando di tanto in tanto.
Nel frattempo, spiuma il rosmarino rimasto e polverizzalo nel mixer, insieme al Gran Moravia.
Quando la zucca sarà morbida, ma non completamente disfatta, prepara la pasta secondo le istruzioni sulla confezione. Raccogli con una ramina l’amido che affiora in superficie nell’acqua di cottura e trasferiscine un paio di mestolini, anche tre, nella cocotte con la zucca.
Scola la pasta al dente e saltala con la zucca, senza, però, far asciugare del tutto il fondo, e, fuori dal fuoco, unisci il trito di formaggio. Mescola rapidamente per mantecare e servi subito, cospargendo ogni porzione di fiori di rosmarino. 

17/ott/2014

"Torta Salata Americana" di Jamie



Da qualche settimana, impegni permettendo, sto seguendo su La Effe la versione italiana di Save with Jamie (non ricordo com’è stato tradotto il titolo). Devo ammettere che l’evoluzione televisiva di Jamie Oliver non mi piace molto: queste ricette, definite di recupero, sono, in realtà, un gran guazzabuglio di prodotti surgelati e confezionati in cui galleggiano resti del pasto precedente, che potrebbero semplicemente essere riscaldati e consumati senza aggiungere altro, ma posso capire che forse si fa riferimento a una cultura, quella anglosassone, in cui lo spreco è istituzionalizzato (ipotizzo dal poco che vedo in casa dei miei amici statunitensi, ma non sono sicura) e, perché gli avanzi passino la censura, occorre infiocchettarli.

Quello che trovo incoerente senza se e senza ma è che un personaggio che si è guadagnato tanto credito promuovendo una cucina sana, salutare, etica e rispettosa dell’ambiente, improvvisamente tessa le lodi dei piselli in scatola e dei dressing, che qualche anno fa ci aveva insegnato a preparare in casa, in vasetto, perché più pratici. 
Sulla comodità non ho dubbi e può darsi che negli USA questi prodotti siano meno costosi di quelli freschi, ma non è il Jamie Oliver a cui ero affezionata. 


Del resto, è innegabile che, con i miei tempi ristretti, alcune soluzioni siano più realistiche della semina delle zucche in primavera per preparare la vellutata in autunno, quindi qualche idea gliel’ho rubata.
Queste, che lui chiama “torte salate americane” e che per me sono pizze alte, sono un esempio: ormai che siamo a impastare, tanto vale farlo in abbondanza, suddividere la pasta lievitata, condirla e riporre in freezer quello che non si intende infornare subito. Con le dosi indicate, come dice Jamie, sarai a posto per un mese con la “serata pizza” del venerdì, sarà sufficiente ricordarsi di tirare fuori la teglia al mattino prima di uscire per andare a lavoro.



Nel tempo che la pizza cuoce puoi goderti un aperitivo (è venerdì, giusto?), un gradevole Sgàjo di Perlage Wines, un prosecco Extra Dry biologico e totalmente vegan, realizzato, cioè, a partire dal solo mosto fiore, chiarificato non con albumina, ma con bentonite e proteine dei piselli. Ne risulta una bollicina armoniosa dal delicato profumo, caratteristico di questa eccellenza veneta, di fiori bianchi e Granny Smith, note che si avvertono anche nel gusto, il cui ricordo rimane a lungo sul palato, invogliando a una degustazione pigra e rilassata.
Per questo, anche se sicuramente è gradevole a tutto pasto e persino sui dessert, io lo preferisco in purezza per l’inaugurazione del weekend.  



Ingredienti per l’impasto:
  • 500 ml di acqua
  • un cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 1 kg di farina manitoba (Rosignoli Molini)  
  • un cucchiaio di sale
  • un cucchiaino di zucchero
  • due bustine di lievito di birra secco


Ingredienti per le farciture:



Procedimento:
Inserisci tutti gli ingredienti per l’impasto nella macchina del pane nell’ordine consigliato dal produttore e avvia il programma “impasto e lievitazione”.
Al termine, sgonfia l’impasto con le mani, dividilo in 4 porzioni e imprimi a ciascuna un giro di pieghe del primo tipo (quelle a portafoglio, per intenderci).
Lascia riposare per circa un quarto d’ora, poi sistemale in quattro teglie da 26 cm di diametro, leggermente sporcate d’olio, abbassale bene premendo con le mani e forma dei bordi leggermente rialzati.
Distribuisci lo stracchino a cucchiaiate e la salsiccia a pezzetti sul fondo di due pizze, ricopri le altre due con il pesto di pomodori secchi e cospargi con i capperi sciacquati e le acciughe a pezzettini.
Preriscalda il forno a 200° e cuoci le “torte salate” per circa 25-30 minuti, finché i bordi non saranno dorati. 





15/ott/2014

Kofta di Cavolfiore e Patate rosse in panatura di Anacardi con salsa di Yogurt al Peperoncino


Venerdì, dopo una settimana lavorativa a dir poco infernale, mi sono tuffata, nel senso letterale del termine, sul divano, con la precisa intenzione di chiudere i conti col mondo reale e calarmi in una dimensione il più possibile onirica. Il caso (esiste il caso?) ha voluto che proprio quella sera trasmettessero in TV un vecchio film che, per intero, non ero mai riuscita a vedere, “Un tocco di Zenzero”.
Incurante dell’entusiasmo tutto terreno del mio compagno per il suo nuovo giocattolino a due ruote (il mondo aggressivo degli harleysti, con i gadget e gli eventi social che ho scoperto comportare, in quel momento mi era del tutto estraneo e disadatto), mi sono persa in un’atmosfera sognante, quasi metafisica, in cui il velo onnipresente di malinconia esule è squarciato dai profumi acuti delle spezie e dalla sensualità sfibrante di braccia immerse fino ai gomiti nell’impasto delle kofta.


Impossibile, guardando queste immagini, non innamorarsi della cucina mediorientale, non sentire l’urgenza di cospargere le proprie pietanze di polveri arcane e portarle alla bocca con le mani.
Le mie kofta sono vegetariane, ma, omettendo la feta, possono diventare addirittura vegan, perché ho scoperto che le patate fanno da legante, anche in assenza di uova. La panatura è croccante e particolare e compensa pienamente la cottura in forno, meno sfiziosa, ma decisamente più leggera e meno laboriosa della frittura.
La salsa è un divertissement, puoi anche ometterla, ma fa molto turco. 




Ingredienti per le crocchette:
  • 100 gr di anacardi (Madi Ventura)
  • 2 cucchiai di farina di mais per polenta
  • sale
  • 2 patate rosse medie
  • mezza cipolla rossa
  • un cavolfiore
  • 50 gr di feta
  • 2 cucchiaini di spezie miste per cous cous

  • olio extravergine d’oliva


Ingredienti per la salsa:
  • 2 vasetti di yogurt
  • un cucchiaino di peperoncino in polvere




Procedimento:
Innanzitutto prepara la panatura: tosta gli anacardi in una padella senza grassi e polverizzali in un mixer, con la farina gialla e un pizzico di sale
Lessa le patate intere, lasciale raffreddare, sbucciale e schiacciale con il passapatate.
Pela la cipolla e tritala finemente.
Monda il cavolfiore, eliminando le foglie esterne e il torsolo e frulla le cimette finché non avrai ottenuto una granella simile al cous cous.
Unisci la feta sbriciolata, le spezie, le patate passate e aggiusta di sale. Amalgama il composto lavorandolo con le mani, quindi, con l’aiuto di un cucchiaio, prelevane delle porzioni, con cui formare delle polpettine.
Passa ciascuna nella panatura di anacardi e disponile su una teglia foderata di carta forno. Premile delicatamente col palmo della mano per schiacciarle leggermente e inforna a 180° per 30 minuti.
Nel frattempo prepara la salsa mescolando lo yogurt con il peperoncino.


Servi le crocchette appena sfornate, con la salsa a parte. 


14/ott/2014

Cucina Consapevole: Veg Cookies Morbidi ai Cranberries e Burro di Cacao






Nutrirsi consapevolmente con cibi che ci vengono donati in abbondanza dalla terra, rafforza ulteriormente il rapporto anima e corpo,  ed eleva la nostra vibrazione energetica attraverso i chakra per elevare la nostra vibrazione spirituale

La ricetta di oggi dà il via a un progetto, che, personalmente, trovo entusiasmante, attraverso il quale, in collaborazione con Emanuela di Reiki Metodo di Benessere, vorrei mettere in evidenza la profonda connessione tra cibo, energia, chackra e anima.
Emanuela è un operatore reiki che ho avuto la fortuna di conoscere, sia pure non di persona, e nei confronti della quale, fin dai nostri primissimi contatti, ho avvertito una forte empatia e una simpatia istintiva. La sua schiettezza, combinata con la straordinaria generosità emotiva e un’intelligenza acuta e sensibile ai dettagli, ti colpisce nel profondo.
Dopo una serie di lunghe chiacchierate abbiamo pensato di creare una sinergia tra i rispettivi interessi, attraverso un percorso di crescita personale lungo la linea che unisce i sette chackra, allietando questo non facile processo di automiglioramento con alcune ricette buone, sane e totalmente veg, che richiameranno nei colori e, possibilmente, nei principi nutritivi ogni centro energetico e le sue esigenze.
Per gli aspetti spirituali, lascio quindi la parola a Emanuela:


Foto di Emanuela 

“La conoscenza dissiperà ogni sofferenza.
La conoscenza ci rende liberi.
Quale conoscenza? La chimica? La fisica? L'astronomia? La geologia?
Esse ci aiutano un pò, un poco soltanto.
La vera conoscenza invece è quella della nostra natura reale.
"Conosci te stesso"
Devi conoscere chi tu sei, che cos'è la tua natura profonda.
Devi diventare consapevole di questa natura infinita dentro di te.
Allora, le catene che ti stringono andranno a pezzi.”
Swami Vivekananda



Foto di Emanuela

Chakra e' una parola Sanscrita che significa ruota e indica uno dei sette di energia nel corpo umano. Ciascuno di questi centri e' connesso, a livello di energie sottili, ai gangli principali dei nervi che si ramificano dalla colonna vertebrale ma non si identifica con essi.
I chakra sono correlati ai livelli della coscienza,  alle fasi inerenti lo sviluppo della vita, ai colori, suoni, alle funzioni del corpo e a molto, molto altro...
Li vedremo nel dettaglio di volta in volta insieme.

Inizio da…
Primo Chakra o Muladhara la terra, le radici


Foto di Emanuela

Mulhadara o Primo Chakra, è il chakra della nostra radice, ed è situato alla  base della colonna vertebrale.
E' connesso con l'esistenza terrena e con l'olfatto.
L'elemento associato è la Terra.
E' il chakra che ci riporta alle nostre origini, che ci radica, riconosce e soddisfa i nostri bisogni materiali: cibo, acqua, aria e nella nostra società il denaro.
E' il tum tum del tamburo e il rosso del sangue.
Mulhadara si relaziona con il livello di coscienza che ci consente la sopravvivenza nel mondo.
Più questo chakra è aperto, funzionante e vitale e piu' l'energia fisica sarà elevata.
E' il chakra dell'inizio della crescita e non è possibile evitare di esplorarlo a fondo, di accettarlo, di illuminarlo se desideriamo iniziare un cammino di evoluzione spirituale.

Simbolo: Loto rosso a quattro petali
Bija Mantra: Lam
Senso abbinato: Olfatto
Colore: Rosso
Aromi collegati: Cedro e Chiodi di garofano
Cibi: Proteine
Pianeta reggente: Terra
Metallo: Ferro
Pietre: Agata, Diaspro Sanguigno, Ematite, Granato Rosso, Rodonite, Rubino, Tormalina Nera
Fiore di Bach: Centaury
Segni astrologici: Ariete, Toro, Capricorno
Aspetti preferiti della Natura: Aurora, crepuscolo, terra fresca
Verbo: Io ho
Funzione: Sopravvivenza, appartenenza, attacco o fuga
Parti del corpo associate: Ghiandole surrenali, colonna vertebrale, reni, vesciga, parte terminale dell'intestino


Foto di Emanuela

Per riequilibrare il nostro primo chakra possiamo fare una meditazione sdraiandoci a terra, ad occhi chiusi e con la testa rivolta al nord, appoggiando direttamente i cristalli sulla pelle nuda in corrispondenza dell'inguine e al centro dell'osso pubico.
Ricordiamo di sciacquare con cura cristalli e pietre sotto l'acqua fresca dopo ogni uso.
Esistono anche dei suoni abbinati a Mulhadara che possiamo usare come base musicale per massaggi Ayurvedici, con olio di Sesamo e poche gocce di olii essenziali di Cedro e Chiodi di Garofano.
Gocce di fiore di Bach Centaury durante la giornata rafforzano la nostra volontà e determinazione.
Sono ottimi anche la Cromoterapia, il massaggio Ayurvedico e alcuni esercizi Yoga o di Tai Chi Chaun.
Dare e ricevere Reiki al Primo Chakra ci riconnette con la Madre Terra, da energia agli aspetti terreni della nostra esistenza, sostenendoci e chiarendoci le nostre difficoltà nell'avanzare nella vita."


Dato che l’autunno non offre una grande varietà di alimenti rossi e creare una ricetta in cui questo colore fosse dominante, senza utilizzare coloranti o ingredienti poco stagionali (cosa che andrebbe totalmente contro la filosofia del progetto), non sarebbe stato possibile, ho pensato di inaugurare la mia collaborazione con Emanuela con una doppia sfida, creando, cioè, dei biscotti vegani morbidissimi, punteggiati di cranberries scarlatti, che ho scelto per le loro proprietà depurative, in cui il delicato profumo del burro di cacao si fonde con quello pungente del chiodo di garofano e della scorza di cedro.




Ingredienti:
  • 4-5 chiodi di garofano
  • la scorza di un cedro (se non lo trovi va bene anche un lime o un limone)

Oppure, al posto del mix professionale: 
  • 150 gr di farina bianca
  • 100 gr di farina di mais fioretto
  • un cucchiaino di lievito in polvere
  • 50 gr di zucchero bianco


Procedimento:
Pesta al mortaio i chiodi i garofano per ridurli in polvere finissima. Grattugia la scorza del cedro.
In una fondina capiente mescola le polveri e i cranberries. Fondi il burro di cacao a fiamma dolce, versalo sugli altri ingredienti e amalgamalo rapidamente. Incorpora al composto anche la panna di soya e riponi in frigo per circa mezz’ora, perché il burro di cacao torni alla sua consistenza solida e l’impasto si rassodi.
Fodera una teglia con un foglio di carta speciale e, con l’aiuto di un porzionatore da gelato, distribuisci sopra l’impasto in mucchietti distanziati.

Preriscalda il forno a 180° e, a temperatura raggiunta, cuoci i cookies per circa 20-25 minuti, finché la superficie non sarà leggermente dorata. 


13/ott/2014

Lasagne ai Funghi con Crema di Latte di Capra al Tartufo



Parlavo qualche giorno fa dell’incanto di Firenze in questa stagione.
Nel parlarne, mi sono resa conto di quanto tempo è passato dalla mia ultima passeggiata tra le vie del centro. Questo sabato ho annullato ogni impegno precedente, ho dato un colpo alla pigrizia e ho deciso di trascorrere qualche ora perdendomi nella città illuminata dall’ambrata luce ottobrina.
Tante cose sono cambiate, rispetto a quando, da bambina, la mia mamma mi portava in centro: trenta-trentacinque anni fa c’erano ancora i fiaccherai, i negozi storici e l’atmosfera era greve di nomi per me misteriosi: “Orsanmichele”, “Opificio delle Pietre Dure”, “Officina del Profumo”, almeno nella nomenclatura Firenze aveva sempre mantenuto saldo il proprio spirito medioevale e rinascimentale.
Oggi di quella città, che nel mio immaginario Pratolini e Cassola avevano cristallizzato nel secondo dopoguerra, è rimasto poco: i monumenti, certo, esistono ancora, ma nelle strade principali, quelle inflazionate dal turismo, l’aria che si respira è quella di un fioco tentativo di globalizzazione, attraverso l’apertura di negozi e locali di catena, con cui si cerca di superare quel campanilismo provinciale che, un tempo, era il nostro vanto.
Ammetto di essere stata da Eataly, che ha aperto l’anno scorso e che ancora non avevo visto, da Kiko e da Lush, ma verso l’ora dell’aperitivo ho ricercato qualcosa di più essenzialmente fiorentino, un posto dove risuonasse ancora la parlata sanfredianina, dove aleggiasse nell’aria l’odore pungente del lampredotto (che personalmente detesto, ma fa tanto Firenze) e dove il vino fosse a mescita, il Mercato Centrale, recentemente rinnovato e adibito in parte a zibaldone della nostra cultura enogastronomica, mentre il piano inferiore mantiene la sua vocazione di piazza ortofrutticola.
Più blasée la scelta del ristorante, il Baccarossa, una raffinata enoteca in cui Art Nouveau ed echi provenzali si fondono in un’atmosfera singolare, forse un po’ Kitsch, nel senso propriamente artistico del termine.
La cantina è, ovviamente, fornitissima e la cucina, molto curata, propone, in collaborazione con Groupon, un elegante menu a base di tartufo: un’entrée leggera; un tris di antipasti che passa dalla levità francofila della tartare alla schiettezza montanara dei funghi, passando dalla via del vegetarianismo; un succulento primo piatto di pasta ripiena e uno strepitoso filetto a bassa temperatura, tutto caratterizzato dalla pennellata minerale del tartufo. Una nappatura di Armagnac esalta il gusto ammandorlato del dessert all’amaretto.
La ricetta di oggi non può, quindi, non rendere omaggio al tartufo, sia pure in forma più casareccia e tradizionale, oltre che molto rapida e compatibile con i tempi ristretti di cui normalmente dispongo: l’ho preparata sperimentando un nuovo tipo di lasagne “pronte per il forno”, le prime che non mi hanno deluso e si sono effettivamente confermate adatte a finire direttamente nella pirofila, senza necessità di precottura, e una besciamella dal sapore marcato del latte di capra.

Ingredienti:


Procedimento:
Copri i funghi secchi con acqua bollente e lasciali rinvenire finché sono teneri.
Scolali, conservando l’acqua dell’ammollo, e falli saltare per un paio di minuti con un cucchiaio di burro e un filo d’olio e cospargili di erbe di Provenza.
Aggiungi il burro rimanente e, quando sarà fuso, spolvera i fughi con la farina, versa il latte, l’acqua di ammollo dei funghi filtrata attraverso un colalatte a maglia sottile e porta a ebollizione. Lascia sobbollire fino a quando il composto non sarà appena un po’ più cremoso, ma non lasciarlo addensare, come faresti normalmente con la besciamella.
Unisci la fonduta di tartufo e mescola per farla sciogliere completamente e aggiusta di sale.
Versa qualche goccia d’olio sul fondo di una pirofila da forno e crea un primo strato di lasagne. Ricoprile con qualche cucchiaiata del condimento precedentemente preparato, sormonta con altre lasagne e così via, fino ad esaurimento degli ingredienti.
Grattugia il formaggio di capra su tutta la superficie e inforna a 180° per circa 30-40 minuti o finché non saranno ben gratinate.



Contro ogni regola di terroir, per le mie lasagne ho scelto un vino del Sud, un rosso intenso e caldo come la terra da cui proviene: il Preole delle Cantine Adamo Bio (presente, peraltro, da Eataly) nasce dall’unione del più celebre vitigno autoctono, il Nero D’Avola, con una gemma bordolese, il Merlot, per un risultato felice ed equilibrato nelle intense sfumature violacee, nel profumo profondo di pepe e spezie amare, che si fanno strada tra le prime note esuberanti di frutti rossi, e nel gusto vinoso, ma prolungato.

10/ott/2014

Fichi al Forno con Crumble di Marroni e Yogurt alla Vaniglia



So che è in edicola nella versione italiana da diversi mesi, ma soltanto la scorsa settimana mi sono decisa ad acquistare il Jamie’s Magazine. Le ricette estive non mi interessano più di tanto, l’afa mi invita a poltrire in attesa che passi e mi tiene lontana dalla cucina, anche perché non trovo gli ingredienti della bella stagione particolarmente stimolanti.
Al primo accenno di fresco, al contrario, torno ad appassionarmi alla buona tavola, alle preparazioni lascive, da far sobbollire o candire in forno per ore, ai toni caldi dei prodotti autunnali.
La mia città e i suoi dintorni in questo periodo offrono il meglio di sé.
Albe tardive che squarciano le nebbie del primo mattino, boschi che di settimana in settimana virano sempre più al rame, vigne saccheggiate, cariche ormai soltanto di foglie scarlatte, tramonti infuocati. In tutti i paesini che punteggiano le colline si svolgono sagre profumate di caldarroste, brace e vino rosso contadino. Persino il centro storico di Firenze cambia un po’, sotto raggi obliqui di un sole pigro, che investe il marmo dei monumenti, regalando loro per qualche ora un riflesso di miele.
Fin da bambina attingo a piene mani dai doni dell’autunno, per trarne energie che mi sostengano per il resto dell’anno, soprattutto quando, al ritorno della primavera, come ogni anno, comincerò ad avvertire quello strano disagio che da sempre l’esuberanza sguaiata e ingenua della bella stagione mi provoca.



I fichi sono l’ultimo frutto che, tradizionalmente, raccolgo con le mie mani, prima di consegnarmi in quelle dell’ortolano: non vivendo in campagna, posso procurarmi personalmente soltanto ciò che cresce spontaneamente nei prati e nei boschi, non ho modo di seguire l’affascinante ciclo vitale del cavolo nero, delle zucche o altri prodotti dell’orto.
Nei parchi attorno al mio appartamento ci sono alcuni alberi di fico e leggendo, appunto sul Jamie’s Magazine, questa insolita ricetta, che aggiunge ai tradizionali ingredienti del crumble una manciata di castagne sbriciolate, mi sono precipitata sotto casa, per vedere se era rimasto qualcosa.
Nelle piccole cose sono fortunata.

Ingredienti:

Procedimento:
Inserisci nel mixer la farina, lo zucchero e il burro e frulla a intermittenza, per ottenere delle briciole grossolane. Unisci i marroni spezzettati e mescolali manualmente. Riponi in freezer per una decina di minuti, mentre tagli i fichi a metà e li disponi sul fondo di una pirofila.
Preriscalda il forno a 180°. Appena avrà raggiunto la temperatura, cospargi i fichi con il crumble e inforna per 25-30 minuti, finché la superficie non sarà dorata.

Servi tiepido, con una generosa colata di yogurt alla vaniglia.