01 mar 2017

An Impossible Cake for an Impossible Birthday



Essere nata il 29 febbraio mi ha sempre causato problemi, fin da bambina… i compagni dell’asilo mi prendevano in giro perché avevo un compleanno “che non esiste” (a quell’età i compleanni erano attesi con fervore e, forse, proprio una data di nascita così strana mi ha insegnato la pazienza, in fondo rispetto agli altri dovevo attendere quattro volte tanto)… per non parlare della domanda più originale a cui tutt’ora devo rispondere “quando festeggi?”
A tutt’oggi, il mio fidanzato e la mia migliore amica non hanno capito e mi fanno gli auguri il 1° marzo, per una questione scaramantica, mentre io, che marzo l’ho a noia, vorrei tenermi almeno il mese giusto, febbraio, ma forse alla mia età non è più così importante.


E di qui, dal compleanno impossibile, non poteva che scaturire la torta impossibile, the impossible cake di Donna Hay, replicata in varie versioni su innumerevoli blog e da me trasformata in dessert gluten free per adattarmi alle esigenze di alcune mie ospiti tra le donne meravigliose che hanno voluto tenermi compagnia ieri sera, in una serata in rosa, che ci siamo reciprocamente dedicate, per coccolarci un po’ a vicenda con vino e pettegolezzi e per non dimenticare mai che la sorellanza resiste ai fidanzamenti, alle separazioni, alle delusioni lavorative e ai problemi economici… e che su gatti e amiche si può sempre contare.



Ingredienti:
Procedimento
Fondi il burro, fallo intiepidire e mescola tutti gli ingredienti, tranne la granella di nocciole, in un mixer.
Trasferisci il composto in una tortiera a cerchio apribile di 20 cm di diametro imburrata e infarinata e inforna a 160° per 35-40 minuti (la ricetta originale prevede la funzione ventilata, ma io non mi fidavo).

Lascia raffreddare completamente prima di sformare, capovolgendola su un piatto, e servi cosparsa di granella di nocciole. 

27 feb 2017

Zuppa di Farro e Verza al Lardo di Colonnata, Cotto e Champignons



Pubblico questa zuppa con un misto di imbarazzo… le temperature si sono alzate e notavo ieri che le prime margherite cominciano a sbocciare nei prati, le piante di mimosa sono cariche di grappoli giallo intenso e gli alberi dei campi dietro casa mia, nel giro di una settimana, si sono vestiti di verde.
Un vento prepotente, sabato, ha spazzato via le nubi gonfie di pioggia, frustandole con granelli di sabbia sahariana, che si è insinuata sotto la porta e annidata tra le fughe del cotto.
Tuttavia non canterei vittoria, sia perché la bella stagione mi piace poco, sia, viceversa, perché dubito della stabilità di questa ripresa… cucinare un minestrone quando ancora la cucina è trafitta dagli ultimi raggi di sole, sempre più restio a tramontare, certo, fa un po’ strano, ma il calare della notte è sufficiente a ricordarci che siamo ancora in inverno e che occorrono ancora piumoni danesi per il letto e copertine di pile per il divano.
E ancora crucifere, fette sottili di lardo di Colonnata e più spesse di prosciutto, cereali integrali da stracuocere nel brodo, prima che venga la stagione giusta per assegnare loro il ruolo croccante di protagonisti di colorate insalate fredde… e calici di vino rosso, almeno per ancora due mesi, per scaldare il cuore… prima di passare ai bianchi dissetanti, ma impertinenti… 


Con le zuppe mi piacciono i rossi vivaci o beverini, a bilanciare la grassezza di certi intingoli, ma quando gli ingredienti sono numerosi e la cottura è abbastanza lenta da ricomporli armoniosamente, anche qualcosa di maggiormente strutturato si adatta: il Valpolicella Classico Sartori reca in sé le caratteristiche peculiari dei vitigni tradizionali della zona, in forma semplificata e più prossima al varietale rispetto ai suoi “fratelli maggiori” più celebri, ed è questa schiettezza che me lo fa amare molto: note vinose iniziali, che si evolvono in un delicato bouquet di frutta croccante, che, via via che il calice si arieggia, matura fin quasi a compostare, per poi raccogliersi in un mazzolino di viole e rose rosse.  Un contenuto passaggio in botte gli regala una struttura più solida, in bocca, esaltandone la sapidità e la naturale freschezza, e il finale ammandorlato. 


Ingredienti:
  • 250 gr di farro perlato (Prometeo Urbino)
  • una piccola verza
  • un cestino di champignon
  • 50 gr di lardo di Colonnata in un sol pezzo
  • ½ cipolla
  • 50 gr di prosciutto cotto
  • una spruzzata di vino rosso
  • una lattina di pelati (Coop Campo)
  • 1.5 lt di brodo (750 ml se usi la pentola a pressione)
  • sale
  • pepe



Procedimento:
Sciacqua bene il farro diverse volte per eliminare l’eccesso di amido e lascialo scolare.
Nel frattempo, taglia la verza a listarelle e gli champignon a fettine.
Dadola il lardo, doralo sul fondo della casseruola, senza aggiungere olio, e, quando sarà croccante, ma non ancora brunito, tiralo su con una ramina. Metti da parte. Soffriggi la cipolla e il prosciutto cotto tritati nel grasso rilasciato dal lardo, quindi unisci il farro e fallo tostare. Sfuma col vino e rimetti nella pentola il lardo e le verdure. Insaporisci per qualche minuto e aggiungi, spezzettandoli grossolanamente con un forchettone. Copri con il brodo e lascia sobbollire coperto per 30 minuti (15 se utilizzi la pentola a pressione) o fino a cottura del farro.

Aggiusta di sale e pepe e servi caldo

24 feb 2017

Gratin di Coste con Tonno, Olive e Pesto Salentino


La zia materna con cui ho trascorso tutte le estati della mia infanzia e le primissime dell’adolescenza era tutto quello che ci si poteva aspettare da una signora della media borghesia meridionale degli anni ’70: insegnante elementare, il massimo titolo a cui una donna dell’epoca poteva aspirare rimanendo nei limiti della decenza, si era sposata in età, per l’epoca, piuttosto avanzata con un uomo di estrazione inferiore ed infinitamente più semplice, ma più ricco, che non amava, ma che era comunque preferibile allo stigma della zitellaggine, ed era rimasta vedova dopo pochi anni. Da allora si era serrata in uno strano lutto sui generis fatto di abiti scuri e rossetto rosso appena crettato dalla Milde Sorte che teneva perennemente in bocca. Nessuna frequentazione maschile successiva pervenuta agli atti, in compenso si era dedicata anima e corpo a una sterminata famiglia, per due terzi acquisita, vigilando sull’adeguato nutrimento e sulla verecondia delle nipoti. Era, ovviamente, una fervente cattolica e una splendida cuoca, profonda conoscitrice delle ricette tradizionali della sua terra e dei fornitori presso i quali procurarsi gli ingredienti migliori per realizzarle, quando non poteva attingere direttamente dai possedimenti famigliari: melanzane, pomodori, soprassate, provole, quasi tutto sembrava provenire da congiunti e consanguinei e, pertanto, circonfuso da un’aura di sacralità.
Nell’ultima settimana di agosto, con le vacanze agli sgoccioli, però, le sue abilità culinarie sembravano scemare in misura direttamente proporzionale alle scorte della dispensa e le ricette col niente che c’era in frigo prendevano il sopravvento sulla tradizione calabrese.
La spiegazione più sensata si trovava nella necessità di smaltire gli avanzi prima di chiudere la casa di villeggiatura, ma, con il passare degli anni, il mio cuore si intenerisce e mi porta a voler credere che il pensiero di lasciarmi andare le sopisse l’ispirazione. Il tonno in scatola diventava protagonista di spaghetti a pranzo e frittate a cena, insieme a fondi di vasetti mescolati a caso con profusione di Olio Cuore, di cui all’inizio di Agosto si facevano scorte per friggere e che, malgrado la dedizione quotidiana con cui la zia si dedicava a questa salubre attività, esuberava sempre.
Tutti questi ricordi mi sono riaffiorati mentre il profumo di questa frittata al forno, piuttosto arrangiata, invadeva la mia cucina mignon, in una sorta di sinestesia malinconica, ed è per questo che, anche se si tratta di uno zibaldone di fondi di magazzino, gustoso, ma piuttosto sgraziato e suscettibile di innumerevoli variazioni, ho deciso di condividerlo qui, un’emozione sotto forma di ricetta.
O viceversa.



Ingredienti:


Procedimento:
Monda le coste eliminando la parte bianca più dura (ovviamente non gettarla: riducila in cubotti e tienila da parte per un minestrone) e fai stufare le foglio in un filo d’olio, con un pizzico di sale, a fiamma bassa, coperte, per 20 minuti. Lasciale intiepidire leggermente e condiscile con il pesto.
Stendile sul fondo di una pirofila leggermente sporcata d’olio, cospargile con il tonno sfilettato, le olive denocciolate, il formaggio ridotto in striscioline e gli spaghetti spezzettati (o il riso o qualsiasi tipo di cereali già cotti ti siano rimasti in frigo).
A parte sbatti leggermente gli albumi e colali uniformemente sugli altri ingredienti. Completa con i semi di lino e il pane grattugiato e inforna a 180° per 25’ o finché la superficie non sarà dorata

22 feb 2017

Muffin al Cacao... e qualche riflessione...


Rileggendo i miei vecchi post quasi non mi riconosco… il tempo che dedicavo alla stesura del testo non era molto, eppure riuscivo a scrivere lungamente brani intensamente suggestivi.
Ho riflettuto spesso sulle cause della mia caduta di stile: un po’ di disaffezione, una maggiore riservatezza, molti piatti cucinati per me stessa, per nessuna occasione in particolare, privi, quindi, di quell’aura di pathos che aleggiava attorno alle mie ricette di un tempo, l’idea, in parte, che tutto ciò che si poteva dire attorno a un ingrediente è ormai stato scritto.


Senza volermi appellare a banali pretesti che giustifichino la mia innegabile pigrizia, credo che le ragioni siano in parte implicite nel concetto che sempre più sottende al mezzo informatico: siti e blog erano, inizialmente, assimilabili al testo scritto di vecchia generazione, la forma aveva una sua importanza, così come le sfumature, le subordinate e la molteplicità delle argomentazioni di cui tener conto, che si potevano far passare nel giro di un paragrafo.   

L’esplosione dei social ha rivoluzionato la comunicazione scritta privilegiando la sintesi e il focus del messaggio, che deve essere stringato e centrare subito il dunque. E sui social è giustissimo che sia così (anche se un minimo di attenzione in più alla sintassi non inficerebbe in alcun modo la brevità). 


Il problema è che l’utilizzo dello stesso dispositivo (PC, smartphone o quello che è) per accedere indifferentemente a FB, whatsapp, blog o file word, per non parlare dell’abitudine, sempre più diffusa, di leggere su kindle, anziché su carta, a livello inconscio genera confusione e ci porta ad applicare il diktat dei 160 caratteri anche laddove ci si potrebbe dilungare. Per creare atmosfera o per spiegarsi meglio.


Dopo questa lunga introduzione e una serie di foto che, per una volta, trovo quantomeno evocative, sarebbe lecito aspettarsi una ricetta non dico complessa, ma accurata e legata, magari, ad una storia… e invece sono semplici muffin al caffè e cioccolato, realizzati con un preparato professionale, secondo la ricetta base allegata, con pochissime varianti, e da consumare più come fine pasto che per la colazione, perché la texture è densa ai limiti della cremosità e si presta meglio a lusingare il palato che non all’inzuppo.


Non è da me abbinare la birra ai dessert, ma per la Red Rice Ale, resa speciale dall’aggiunta di un ingrediente speciale, il riso rosso, che le regala un colore sorprendentemente simile a quello del Vin Ruspo di Carmignano, a mio parere, è l’unico accostamento possibile: pur consigliata con piatti di pesce, l’intenso profumo di frutti rossi e vaniglia suggerisce, almeno all’olfatto, l’idea di una dolcezza che difficilmente riuscirei ad associare a una portata salata. In bocca, in realtà, risulta ben più risoluta, niente a che vedere con le framboises, e caratterizzata da una sensazione corposa e aromatica.



Ingredienti:
  • 400 gr di miscela per muffin (Miss Muffin Novaterra Zeelandia)
  • 130 ml di acqua
  • 4 cucchiai di olio di semi
  • (oppure la tua ricetta base preferita per muffin)
  • 2 cucchiai di cacao
  • 2 cucchiai di caffè in polvere
  • 2 cucchiai di distillato di nocciole (Haselnussgeist Roner)
  • 12 nocciole ricoperte di cioccolato o altri piccoli cioccolatini a tua scelta


Procedimento:
Setaccia le polveri in una fondina, in un’altra mescola gli ingredienti liquidi, quindi rovescia questi ultimi sui primi e mescola grossolanamente, senza preoccuparti troppo di eventuali grumi. Distribuisci il composto nella teglia da muffin, foderata con dei pirottini e guarnisci con un tartufino.
Inforna a 180° per circa 20’, finché i muffin non saranno gonfi e panciuti.

20 feb 2017

Fusilli di Ceci con Crema Profumata di Zucca al Cheddar, Finocchio e Ginepro


La pasta di farina di legumi è stata per me una scoperta fantastica: tendo a consumare un esubero di carboidrati, perché uova, pesce, formaggio e carne, così in purezza, non mi saziano, quindi non mi faccio mai mancare del pane di accompagnamento o, se tutto manca, un dessert… intendiamoci, non c’è niente di male nei carbo, non sono una sostenitrice della dieta iperproteica, ma trovare qualcosa di che mi sfami e non contenga un eccesso di zuccheri mi ha fatto molto piacere, anche per variare l’alimentazione senza spadellare troppo, che, diciamocelo, le crocchette di verdura sono buone, ma a farle ci vuole una vita.
L’unico neo è la cottura, che dev’essere effettuata con tempismo perfetto, i miei fusilli si sono un po’ disfatti ripassandoli nella zucca, ma la colpa è mia, perché l’avevo lasciata troppo liquida.


Se vuoi proporre la mia ricetta per una cena o un pranzo conviviale, magari con amici salutisti, che saranno sicuramente entusiasti di scovare un prodotto tanto di nicchia, puoi abbinarla con uno Chardonnay Settesoli, caratterizzato da suggestive note citriche e balsamiche che richiamano gli aromi del condimento e perfetto per esaltare la cremosità del formaggio e bilanciare, con la sua tipica freschezza e la buona sapidità, la dolcezza della zucca. 


Ingredienti:
  • 1 kg di zucca
  • una piccola presa di semi di finocchio (Melandri Gaudenzio)
  • 5 bacche di ginepro
  • sale
  • pepe
  • noce moscata
  • olio extravergine d’oliva
  • 1 cotenna di speck o pancetta
  • 50 gr di cheddar stagionato
  • 250 gr di fusilli di ceci (Coop Campo)



 Procedimento:
Monda la zucca, privandola della scorza, dei semi e dei filamenti, e tagliala a cubotti. Condiscila con gli aromi e l’olio e cuocila al coccio, coperta, con la cotenna, per circa un’ora o finché non sarà tenera, quasi disfatta, e non avrà reso tutta l’acqua.
Grattugia il cheddar , cuoci la pasta scolandola molto al dente e condiscila con la zucca e il cheddar.

17 feb 2017

Involtini di Verza in Umido con Acciughe, Pecorino e Olive Nere


Non fa più così freddo, ma la sera sì… ho voglia di cibi caldi, nutrienti e gustosi, ma anche sani e il più possibile low cost, perché alcune preoccupazioni mi impediscono di spendere con la leggerezza di un tempo e contenere il budget della spesa, senza pesare sulla salute e assumendo comunque una giusta dose di vitamine, mi aiuta a sentirmi più serena.


Questa è una vera ricetta di riciclo, perché impiega, al posto del macinato tradizionalmente utilizzato per gli involtini di verza, del pane raffermo insaporito con pecorino (ma puoi utilizzare qualsiasi formaggio da grattugia ti sia avanzato in frigo) e olive nere, sapide e piccanti


Ingredienti:
8 foglie di verza (quelle esterne, più spesse)
150 gr di pane raffermo
50 gr di pecorino
una manciata di olive nere di Gaeta (Ficacci)
un cucchiaio di pasta d’acciughe (Balena)



un uovo
sale


Procedimento:
Scotta a vapore in pentola a pressione le foglie di verza per  5 minuti e lasciale raffreddare.

Nel frattempo frulla il pane, il pecorino, le olive denocciolate e l’uovo, per ottenere un impasto omogeneo e abbastanza sodo. Aggiusta di sale e forma 8 polpettine, quindi dai loro una forma leggermente allungata. Deponi ciascuna su ogni foglia di verza e arrotola attorno quest’ultima, sigillando bene tutti i margini, a formare un involtino, che fermerai con uno stuzzicadenti.


Scalda il pomodoro in una casseruola e adagiavi gli involtini. Lascia sobbollire per 20’ e servi caldo.

14 feb 2017

Rocher Bianchi alla Mandorla, con Granella di Nocciole e Sciroppo d'Acero



Non mi piace chi non sopporta (o dichiara di non sopportare) San Valentino. E non è una presa di posizione opportunista o condiscendente. Non amavo il Carnevale da bambina, quando mi sarei potuta travestire, e non lo amo ora, non mi sono mai divertita per l’ultimo dell’anno in gioventù, quando mi sarei potuta sballare, e, adesso che ho l’età per permettermi di non uniformarmi, lo snobbo,ma  San Valentino, che sia o meno una festa commerciale, importata dall’impero del consumismo o quello che vi pare, mi è sempre piaciuto, anche da single. Mi piace il concetto che esista un giorno dedicato agli innamorati e a chiunque si voglia bene (lo scorso anno l’ho festeggiato con un gruppo di cari amici) e sono convinta che chi adduce la scusa in base alla quale non servono santi, ricorrenze o anniversari per celebrare qualcosa e che ogni giorno dev’essere buono per valorizzare ciò che abbiamo, in realtà non lo fa né per le feste comandate né mai.


Siamo tutti d’accordo che ristoranti, fiorai e cioccolaterie ci speculano su, ma se si hanno soldi da spendere non vedo perché non farlo, mentre se non si hanno e si ha poco tempo, ci sono questi tartufini bianchi rapidissimi da preparare e intensamente profumati di mandorla, da sempre simbolo dell’amore. 


E per un brindisi, che sia complice come un pas à deux, o festoso e conviviale, una bollicina da dessert, genere che troppo spesso trascuro, forse perché lo collego automaticamente a quei brutti spumanti augurali che si stappano per Natale, scegliendoli da quelli dell’anno precedente, senza tenere presente che questa tipologia di vino, non è particolarmente longeva: per mantenere alto il residuo zuccherino la fermentazione viene arrestata, permettendo, così, di contenere il tasso alcolico e ottenendo un prodotto fresco e gradevole. Il Quintessenza Dolce di Medici Ermete è una malvasia di Candia spumantizzata si caratterizza per un perlage fine ed elegante, che sprigiona profumi di moscato, seguiti da quelli più suadenti di arancia e albicocca candita e mandorla. In bocca è, ovviamente, dolce, ma la buona acidità ne assicura la raffinatezza. E’indubbiamente l’ideale accompagnamento per un dessert cremoso o per la pasticceria secca, ma, personalmente, non lo disdegno nemmeno servito ben freddo, come leggero aperitivo, da sorseggiare sotto il portico, in una di quelle serate estive che, per fortuna, sembrano avvicinarsi sempre più.


Ingredienti

  • 50 gr di biscotti al caramello
  • 150 gr di panbrioche
  • un cucchiaino di distillato di nocciole (Haselnussgeist Roner)
  • 100 gr di crema di mandorle (Vis)
  • 3 cucchiai di sciroppo d’acero
  • 50 gr di granella di nocciole (Eurocompany)

Procedimento:
Polverizza i biscotti e il panbrioche, quindi aggiungi il liquore e la crema di mandorle indicata o il quantitativo sufficiente ad ottenere un impasto lavorabile con le mani (la dose di crema necessaria è approssimativa, perché tutto dipende dalla consistenza della brioche utilizzata).
Forma delle piccole sfere, più o meno delle dimensioni di una noce, passale nello sciroppo d’acero e rivestile di granella di nocciole.
Disponile in graziosi minipirottini o su un vassoio e conserva in frigo fino a circa 10 minuti prima di servire.