
Eccomi qui con un'altra non-ricetta, per di più documentata da foto immondamente itteriche, ma la mia è più che altro una scusa per parlarvi del finocchietto selvatico.

La mia conoscenza con questo balsamico dono della natura risale a una cena di qualche anno fa, a casa una coppia di amici adorabili, tra i pochi che, come me, amano la cucina e le passeggiate in campagna con raccolta di erbe e frutta annessa.
Quando, unica tra tutte le mie amiche, ero sfidanzata, questi due pazientissimi ragazzi mi avevano praticamente adottata e per circa tre anni ho trascorso ogni sabato, a partire dalle 3 del pomeriggio fino a tarda notte, a bivaccare sul loro divano, ascoltando le sonorità ingenue degli Air e piluccando rice snacks, incurante del fatto che, probabilmente, sarebbe stato più corretto lasciare loro un po' di intimità e andare ad innaffiare la mia singletudine in un locale, con un Negroni, da sola.
Nonostante la mia totale mancanza di senso dell'opportunità, questa fantastica coppia è sempre stata (e continua ad essere tutt'ora, malgrado, a causa del loro trasferimento in un'altra regione, le occasioni si siano ridotte) di un'ospitalità disarmante e, oltre a foraggiarmi di cd di musica alternativa, alcool e sigarette, non mi facevano mai mancare cene regali, arricchite dalle piccole sorprese che riuscivano a scovare durante le loro passeggiate nel verde.
Fu in una di queste occasioni che mi iniziarono al culto del finocchietto: ricordo che entrai in casa loro e fui immediatamente stordita da un avvolgente profumo che sul momento identificai come anice, cogliendone solo in seguito la nota erbacea. Si trattava, appunto, di un fascio di finocchietto, raccolto al mattino, con cui avevano realizzato un morbido letto aromatico per una distesa di croccanti patate al forno e la farcitura di un pollo ruspante.

Superfluo, credo, precisare che per me fu
coup de foudre: quando tornai a casa feci a mia mamma una testa come un paiolo su questo benedetto finocchietto, finché non spedì mio padre a cercarne altro, per replicare il decantato pollastro.
Da quando convivo e ho preso in carico la gestione della cucina, l'appuntamento primaverile con il finocchietto assurge al ruolo di obbligo mondano ed ogni anno, in questo periodo, partiamo armati di forbici e sacchetti alla volta di... col cavolo che ve lo dico, già è difficile trovarlo, ci mancherebbe che qualche fiorentina conoscesse i miei nascondigli!!!
Quest'anno siamo stati particolarmente fortunati, perché, oltre a procurarcene una quantità accettabile nel corso di una prima escursione, con l'aiuto di una simpatica signora irpina che si è premurata di spiegarmi anche come riconoscere gli asparagi selvatici e, casomai avessi a disposizione una trivella, i lampascioni, domenica ne abbiamo raccolta praticamente una fascina, che ci assicura arrosti profumati almeno fino all'arrivo del gran caldo, quando accendere il forno diventerà noioso.
Per dirla tutta, la buona sorte è stata doppia, in quanto, dopo circa un'ora dalla conclusione della raccolta, siamo ripassati dallo stesso punto e una specie di serial killer vestito come la Principessa Diana quando andava in Afghanistan a sminare i campi, stava decespugliando tutta la zona, tranciando impietosamente anche le piantine di finocchietto più giovani, a cui avremmo voluto fare visita tra un paio di settimane per rinfrescare le scorte.
Insomma, se ci fosse venuto in mente di indulgere in altre faccende e ritardare la gita di pochi istanti avremmo trovato solo cadaveri.

Adesso la finisco di tediarvi con i fatti miei e vi racconto del finocchietto, non sto a seccarvi con nomi in latino e struttura delle foglie, ma vi intrattengo un po' con le sue proprietà: carminativo, depurativo, stimolante dell'appetito, il finocchietto, con il suo profumo intenso di anice verde, che, vedrete, si diffonderà per tutta la casa, si adatta molto bene alle carni grasse, in particolare al maiale, perché "ripulisce", se così si può dire, la bocca dall'untuosità in eccesso. Ma se ne fa anche un ottimo condimento per la pasta e, credo in Sicilia, per il risotto con le sarde.
Ovviamente, mi sto riferendo al "fieno", quello che vedete in foto, che si raccoglie in primavera. Più tardi, in assenza di decespugliatori impazziti, la pianta fiorisce e fruttifica e gli usi sono diversi, ma non mi pronuncio, perché non li conosco.
Io vi suggerisco, sulla base della mia insignificante esperienza, di accompagnarlo alla carne di pollo o di maiale, con tante patate, come spiegherò più sotto, oppure di sminuzzarlo e prepararci un soffritto per la pomarola, con cui condire i bucatini, o, infine, di usarlo per profumare una vellutata di patate, aggiungendolo finemente tagliuzzato, solo verso la fine della cottura.
La cucina si profumerà imperituramente, il cuore si riempirà di gioia e lo stomaco di aspettative.

Ingredienti:
- Finocchietto selvatico
- Patate
- Salsicce
- Pancetta affumicata
- Alloro
- Sale
- Olio evo
Procedimento:
Il finocchietto va sciacquato rapidamente in acqua e tamponato con un asciughino, poi si dispone sul fondo di una teglia ben unta di olio, ricoprendolo completamente. Sopra si dispongono le patate, rispettando la legge per cui "le patate non sono mai abbastanza", si salano abbondantemente e si versa altro olio. Si ricopre ancora tutto con il finocchietto e si inforna per circa mezz'ora, a 180°. Nel frattempo, si preparano gli spiedini, alternando pezzi di salsiccia, fette spesse di pancetta e alloro (quest'ultimo per ragioni puramente decorative, dato che il finocchietto sarebbe più che sufficiente ad aromatizzare il tutto). Se volete potete infilzare anche delle fettine di baguette, io non l' ho fatto, ma credo che la prossima volta metterò anche quelle, perché immagino che il pane impregnato di vapori balsamici rappresenti il viatico per il paradiso.
Trascorsa la prima mezz'ora di cottura delle patate, si adagiano nella teglia anche gli spiedini e si fanno arrostire per mezz'ora, girandoli ogni tanto.
Aggiornamento:Leggo che molti mi hanno chiesto delucidazioni sulla reperibilità del finocchietto:
Dunque, lo trovate su terreni sabbiosi e molto asciutti, gli stessi dove si trovano gli asparagi. Diciamo che tendenzialmente, almeno in Toscana, il finocchietto cresce nelle stesse zone degli ulivi, preferibilmente su terreni in pendenza leggera, per esempio vicino ai fossati.
Talvolta si trova anche al supermercato, all'Esselunga l'ho visto e non era male...