31 mar 2009

Rochers Coco


Se vi ricordate, giorni fa, in occasione della mia partecipazione al Ciofeca Award indetto da Alex, mi lamentavo delle difficoltà che incontro nello smaltire gli albumi avanzati dalla preparazione delle creme e della mia conseguente, infelice decisione di approntare queste ultime utilizzando le uova intere, praticamente il viatico per l'insuccesso.
Il problema è che non amo i biscotti preparati con gli albumi a neve: non so dove sbaglio, ma mi risultano sempre gommosetti.
Quindi le chiare mi rimangono in freezer per settimane, nei loro tristi contenitori di plastica, che, per l'appunto, sono gli stessi in cui suddivido e congelo gli avanzi, che poi mi porto in ufficio per il pranzo.
Dato che mi ritengo una persona particolarmente autoironica, eviterò di glissare sul fatto che, tempo fa, questa identità di scatoline ha fatto sì che, convinta di aver scongelato del risotto, mi sia portata a lavoro un ciotolino di albumi.

Così, quando per fare dei biscotti che posterò a giorni ho letto che avrei dovuto utilizzare due tuorli, mi è preso un colpo. Come far fuori le chiare? Mi sono messa alla ricerca frenetica di una ricetta che ne contemplasse l'utilizzo, ma che non desse vita a dolcetti meringati.
Tutto sommato, non dovevo nemmeno andare troppo lontano: nello stesso ricettario, poche pagine dopo, era, appunto, illustrata la preparazione di queste morbide bouchées al cocco, che, devo riconoscere, sono particolarmente golose: si tratta di piccole sfere di coco rapé, zucchero e albume, passate rapidamente in forno, quel tanto che basta per dorare sopra, ma non troppo, per non far biscottare l'interno, che deve rimanere cremoso.
Proprio per questo, vi suggerisco di non esagerare con le dosi e di conservarli in frigo, perché l'albume all'interno rimane quasi crudo e devono essere consumati abbastanza rapidamente.


Ingredienti:
  • 2 albumi
  • 120 gr di zucchero
  • 120 gr di coco rapé
  • composta di frutta (mele, cachi, albicocche) poco dolce, q.b. per rendere lavorabile l'impasto

Procedimento

Amalgamate gli abumi, lo zucchero e il coco rapé in una fondina, fino ad ottenere una pasta consistente. Nel caso risultasse troppo dura potete aggiungere della composta di frutta per amalgamare, ma vi consiglio di lasciare che l'impasto rimanga sodo, altrimenti sarà impossibile maneggiarlo.

Con le mani formate delle piccole sfere, che deporrete nei pirottini mignon.

Fate cuocere in forno già caldo a 210° per 5 minuti, fino a quando la parte superiore dei dolcetti non si sarà colorita.





30 mar 2009

Zuppa di maiale e orzo perlato

Alla faccia della primavera... non so da voi, ma qui, oltre a doversi spostare con mezzi anfibi, opportunamente zavorrati per non essere spazzati via dal vento, si gela...

La rigidità del clima ha però un suo aspetto positivo: la categoria culinaria delle "zuppe", che temevo di dover accantonare almeno fino al gran caldo, quando pensavo di riesumarla per dedicarmi al capitolo delle zuppe fredde, è rientrata a pieno titolo nel nostro programma alimentare.

Ne ho voluta scegliere, quindi, una che fosse particolarmente ricca e "riscaldante", che costituisse un piatto unico completo e fosse anche gustosa... chiedevo troppo?
A giudicare dalla riuscita direi di no: ne è risultato un piatto decisamente sostanzioso e soprattutto appagante perché molto colorato e saporito.
La preparazione è un po' laboriosa, perché prevede diversi passaggi e aggiunte successive, quindi non è la classica minestra che si lascia sobbollire per un'oretta, per dedicarsi, nel frattempo, ad altro, ma, dato il successo, direi che ne è valsa la pena.


Ingredienti:
  • 1 cipolla
  • 400 gr di spezzatino di maiale
  • 700 ml di brodo
  • 3 carote
  • 1 patata
  • 115 gr di orzo perlato
  • sale
  • pepe
  • olio evo

Procedimento

Fate appassire la cipolla, finemente affettata, nell'olio, sul fondo della pap. Quando si sarà ammorbidita aggiungete la carne e fatela rosolare. Aggiungete il brodo, mettete il coperchio e fate cuocere per 25 minuti dal fischio. Fate sfiatare il vapore, aprite il coperchio, aggiungete la carota e la patata, che intanto avrete tagliato a cubotti, e richiudete la pentola. A seconda del tipo di orzo che avrete scelto, potete anche versarlo subito. Il mio è pronto in 12 minuti (pentola normale), perciò ho prima fatto cuocere le verdure per 10 minuti dal fischio, quindi ho tolto nuovamente il coperchio, ho aggiustato di sale e pepe, ho aggiunto l'orzo e calcolato altri 6 minuti dal fischio.

Se, però, il vostro orzo impiega più tempo a lessare, potete anche inserirlo in un'altra fase della preparazione, ad esempio all'inizio (se non utilizzate l'orzo precotto 35 minuti di pap ci vorranno tutti), oppure insieme alle carote e alla patata (ma badate di far cuocere queste ultime almeno 15 minuti, per insaporirle).


Colgo l'occasione per ringraziare le numerose persone che mi hanno attribuito dei premi e mi scuso se non li faccio girare, ma me ne manca il tempo materiale...

27 mar 2009

Biscotti ai mirtilli e cioccolato bianco

Con questi dolcetti ho inaugurato il mio recente sospiratissimo acquisto: "Il Libro d'Oro dei Biscotti". Non so dirvi da quanto tempo desiderassi possederlo, ma erano mesi che, ogni volta che lo sentivo chiamarmi dallo scaffale della libreria dove mi servo di solito, mi sforzavo di ignorarlo e di pensare intensamente al libro di Benoit Moulin, al libercolo con "Le 100 migliori ricette" e all'infinità di preparazioni di biscotti sparse nei miei ricettari misti sul cioccolato, la pasticceria secca, la Nutella e i piatti invernali, quasi tutte ancora da riprodurre.

Ma, come mi diceva Romy, il Libro d'Oro dei Biscotti non si acquista semplicemente per avere a disposizione delle ricette di biscotti. Si acquista per l'oggetto in sé, per la sontuosità della rilegatura, per la disarmante bellezza delle foto e per le infinite direzioni in cui la fantasia può correre di fronte ad esse.
Per sognare, prima che per cucinare.

Parafrasando Becky Bloomwood, l'immaginaria (mica poi tanto) eroina di I Love Shopping (quella arguta e stimolante dei libri, non la Becky grottesca e priva di spessore del film), quando ho visto (in una libreria diversa dalla solita) l'ultima copia, scontata del 20%, ho capito che era un'occasione da non lasciarsi sfuggire: con questo libro sarei diventata la regina dei biscotti, avrei organizzato tea times raffinati con le amiche (a questo punto mi occorrono anche un servito di porcellana inglese e dei tovagliolini di pizzo!), a base di Earl Grey e biscotti allo zenzero, oppure degustazioni di the verde Sencha con Topy 79 (urgono la teiera in ghisa e il colino di bamboo), accompagnato con biscotti di riso, o, ancora, colazioni solitarie (adoro fare colazione da sola!) nelle domeniche piene di sole con latte (che ne dite, a questo punto, però, dovrei procurarmi un piccolo bricco, magari rosa) e biscotti d'avena, incontri piccanti (mi serve un negligé porpora?) solleticati da biscotti al cioccolato e peperoncino o pic nic contemplativi (pensavo che sarebbe carino, no, avere un cestino di vimini con piatti, bicchieri e tutto) che si concludono pescando pigramente frollini alla lavanda... E tutti mi avrebbero chiamato "La ragazza dei Biscotti".


Ingredienti:


  • 150 gr di farina

  • 60 gr di burro

  • 100 gr di zucchero di canna

  • 90 ml di latte

  • 1 cucchiaino di cannella

  • 1 cucchiaino di lievito chimico

  • 100 gr di mirtilli

  • 60 gr di cioccolato bianco

Procedimento


Mescolare la farina, il lievito e la cannella, aggiungere il burro ammorbidito e spezzettato e lavorare con la punta delle dita per amalgamare. Aggiungere lo zucchero e il latte, senza mescolare troppo, come si fa per i muffin.


Unire al composto i mirtilli, il cioccolato ridotto a dadini e formare, con un cucchiaio, dei dolcetti, sulla placca del forno, coperta di carta speciale, distanziandoli bene, almeno 4 cm ciascuno.


Secondo la ricetta si dovrebbero ottenere 8 dolcetti, a me ne sono usciti 9, ma, a conti fatti, vi consiglio di fare un numero maggiore di mucchietti, ma più piccoli: data l'assenza di uova, in cottura si allargano in maniera spropositata e ne risultano dei biscottoni un po' ingestibili.


Comunque li vogliate dimensionare, infornateli a 180° per circa 15-20 minuti, finché non sono dorati ed elastici: infatti, più che di biscotti si tratta di dolcetti semimorbidi e non devono assolutamente intostare.






26 mar 2009

Mini cakes con mostarda all'antica

La mostarda, o, come da noi viene erroneamente chiamata, senape, all'antica, a grani interi, in Italia non è di facilissimo reperimento e, se la si trova, in genere raggiunge prezzi proibitivi.
Al contrario, in Francia costa cifre più che ragionevoli e così, nel mio viaggio di qualche mese fa nel Vaucluse, ne ho fatto scorta, dato che in casa siamo grandi consumatori di questo condimento e amiamo molto aggiungerlo alle insalate, ovviamente cum grano salis, in quanto i semi di questa pianta possono risultare irritanti per l'apparato digerente.

Così, data la relativa economicità con cui me la sono procurata (1 euro e qualcosa per un barattolo da 400 grammi, più il costo della benzina e dell'albergo ;-) ), non ho esitato ad aggiungerla con larghezza all'impasto di un cake salato, ricavandone dei minipanetti molto saporiti, che hanno reso al meglio spalmati di burro e foie gras.

Dato che immagino che nessuna persona sana di mente sia disposta a percorrere centinaia di Km per spingersi fino alla Camargue e acquistare la mostarda a grani interi, nel caso vogliate riprodurre questa ricetta, vi segnalo di averla avvistata nel reparto salse dell'Esselunga, ovviamente a tariffe un po' più elevate. Ma se, come me, amate il sapore della senape, vi consiglio caldamente di provarla in questa versione, molto più gustosa e naturale di quella macinata, che, spesso, ahimé, anche se delle migliori marche, presenta uno spiacevole retrogusto sintetico.

Alla ricetta base del cake salato ho aggiunto tre generosi cucchiai di mostarda a grani interi, una manciata di prezzemolo tritato e una di erbe di Provenza.





25 mar 2009

Gnocchetti di formenton con sugo di cinghiale

E sempre per rimanere in tema di pietanze che simboleggiano l'inverno, è arrivato, finalmente, il sospirato turno degli gnocchetti di formenton.
Formenton è il nome che nelle Dolomiti si dà al grano saraceno, una pianta della famiglia delle poligonacee, erroneamente classificata come "cereale", ma che con i cereali non ha niente a che vedere, ricca di aminoacidi essenziali, fonte preziosa di magnesio e lisina e del tutto priva, invece, di glutine.
Il grano saraceno è molto utilizzato nella cucina montanara, per la preparazione di torte (la famosa torta di grano saraceno con marmellata di mirtilli rossi, che Arietta ha pubblicato qualche giorno fa) pane (con i cui avanzi si preparano i canederli di grano saraceno) e biscotti.
Gli gnocchetti di grano saraceno vengono spesso serviti nei rifugi alpini, con sugo di selvaggina e io vorrei tanto potervi dire che, nel farli, ho voluto ricreare l'atmosfera delle mie settimane bianche infantili, quando, con i miei genitori, ogni anno trascorrevo non sette ma ben quindici giorni in Val di Fassa.
Ma, a quei tempi, l'edonismo reaganiano non era ancora stato assimilato nei principi educativi e in settimana bianca si pranzava all'aperto, con un panino portato da casa e un quadretto di cioccolata fondente.
Più tardi a sciare ho cominciato ad andare con gli amici, nelle assai più mondane Ponte di Legno e Sestola, dove la cucina non subisce alcuna influenza asburgica e quindi, di averli mangiati in un rifugio non ho alcuna ricordanza.
Allora me li sono fatti da sola.
Ingredienti:
  • 120 gr di farina di grano saraceno
  • 120 gr di farina bianca
  • 2 uova
  • acqua q.b. per omogeneizzare il composto
  • sale
  • noce moscata

Per condire:
Scottiglia di cinghiale fatta ritirare bene sul fuoco, con un cucchiaio raso di farina, per addensarla

Procedimento:

Impastare bene tutti gli ingredienti, fino a formare una palla soda, anche se non troppo dura. Passarla nello schiacciapatate a fori larghi, quello adatto anche per i passatelli, tagliando dei bastoncini di ca. 3 cm, che farete cadere direttamente nell'acqua bollente. Fateli cuocere circa 5 minuti o anche qualcosa di più (assaggiateli) da quando riaffiorano, quindi raffreddateli sotto l'acqua corrente.

Al momento di servire, fateli riscaldare nella pentola del condimento, amalgamandoli bene con esso.





Anch'io a pranzo da Fabietto

Ve le ricordate queste?

Ebbene, dato che ritengo che siano il piatto più bello e sicuramente tra i più buoni che i doni della stagione (purtroppo) appena conclusa mi abbiano permesso di realizzare e quello che, a mio parere, la rappresenta meglio nei suoi colori, nei suoi sapori e nelle emozioni che porta con sé, ho deciso di portarlo al contest organizzato da Fabietto per rendere omaggio all'inverno che ci lascia:



un'iniziativa che, da lunare vampiresca amante del periodo più freddo e buio dell'anno, non posso che reputare lodevole.

Il concorso è bandito con la collaborazione de "La Compagnia del Cavatappi", ormai praticamente un'istituzione per noi foodblogger e, mi auguro, anche per il resto degli appassionati di gastronomia.


24 mar 2009

Choco-Marzipanstollen


Per questa ricetta, devo ringraziare Precisina, che, inconsapevolmente, mi ha fornito la soluzione all'ormai annoso problema della fornitura industriale di pasta di mandorle con la quale i miei genitori mi avevano omaggiato tempo fa e la cui scadenza cominciava a farsi minacciosamente imminente.
Per la verità, questa ricetta l'avevo adocchiata appena l'aveva postata, all'inizio di dicembre, ma poi l'avevo messa da parte, ignorandone il carattere prettamente natalizio.

Tuttavia questo dolce è così buono che non vedo alcuna valida ragione per non riproporlo in ogni momento dell'anno: così, quando ho constatato che la quantità di pasta di mandorle che mi era rimasta era esattamente quella indicata tra gli ingredienti, mi sono detta che era un segno del destino e che era il momento di dadolarla e impastarla con uova, burro, cioccolato, per dare via a questo superbo


La ricetta originale la trovate qui, io l'ho riprodotta fedelmente, eccezion fatta per la scorza grattugiata di mandarino bio, che non avevo e che ho sostituito con una fialetta di aroma di arancio.




23 mar 2009

Calamaretti con pesto di pomodori secchi e ricotta salata


Devo constatare, con un certo rammarico, che le foto non rendono assolutamente giustizia a questo piatto; c'è da dire che non si tratta di una preparazione altamente scenografica, come, credo, un po' tutta la pasta corta.
Ma non potevo rinunciare a pubblicare la ricetta di questo pesto, a dir poco, superbo e, soprattutto, di mia totale invenzione.
Ora, qualcuno mi dirà che in cucina non si inventa nulla e che questo pesto esiste già, è già stato pubblicato in milioni di blog, anzi, è una ricetta tradizionale di qualche regione italiana e viene venduto nei barattoli, ma io non l'ho mai visto, né mangiato da nessuna parte e, per quanto abbia cercato in lungo e in largo sulla rete una ricetta di pesto di pomodori secchi, per avere almeno un'idea delle dosi, non ho trovato niente di simile.

Quindi ho deciso di inventarlo io.


Era un po' che mi frullava l'idea di un condimento per la pasta, che fosse anche una salsa per crostini e una guarnizione finale per la pizza e che riunisse i sapori che amo di più: i pomodori secchi (per i quali nutro una specie di devozione religiosa: li metto praticamente dappertutto, ne utilizzo anche l'olio di conservazione e il barattolo in frigo lo posso toccare solo io); le olive nere cotte al forno, i capperi, l'origano, le mandorle.
Mi mancava, però, un formaggio che ne costituisse il complemento perfetto: il caciocavallo è troppo scialbo, il parmigiano troppo settentrionale, il pecorino troppo pungente. Quando, la scorsa settimana, su un un banco del mercato quaresimale, ho visto troneggiare una forma nivea come la ricotta, ma compatta come il marzolino, il mio cuore ha fatto un tuffo e ho capito che era lei l'anima gemella del mio pesto ideale: la ricotta salata!

Il risultato è stato saporito, ruvido ed estremamente gustoso, perfettamente in linea con le aspettative con cui da tempo incorniciavo la mia creazione in fieri.

Ci tengo a sottolineare che niente poteva esaltare questo pesto quanto la pasta formato calamaretti ricevuta in omaggio da La Compagnia del Cavatappi, che, oltre a tenere benissimo la cottura, ha il sapore schietto della pasta artigianale e si adatta meravigliosamente a un condimento così saporito.


Ingredienti:
  • 200 gr di calamaretti
  • 30 gr di pomodori secchi
  • 20 gr di olive nere cotte al forno
  • 1 cucchiaio di capperi sotto sale o sott'aceto sciacquati
  • 30 gr di mandorle
  • 1 manciata di origano
  • 100 gr di ricotta salata
  • olio evo

Procedimento:

Frullate i pomodori secchi, le olive, i capperi, le mandorle, l'origano e metà della ricotta salata fino ad amalgamarli. Aggiungete un paio di cucchiai di olio evo e, se il composto dovesse risultare ancora troppo asciutto, un po' d'acqua (questo sistema, senza togliere niente al gusto, aiuta a contenere le calorie, ma se non avete problemi usate pure soltanto l'olio). Condite la pasta, non eccessivamente scolata, con il pesto e cospargete con il resto della ricotta salata ridotta in scaglie.





20 mar 2009

Composée Mediterranea

Un'insalata? Ebbene sì, un'insalata!

Forse non ve ne ho mai parlato, perché la stagione non era propizia, ma le insalate miste sono una mia passione. Più delle polpettine al sugo, della pasta imbottita e del ciambellone noci e uvetta.
Beh, forse di più no, ma a pari merito.
Del resto, con l'arrivo del caldo (ma dove??? Qui tira un vento che mi sono dovuta mettere dei sassi nella tasca del cappotto per non volare via!) , non ci sono molte alternative. L'unica contemplata consisteva nello smettere di aggiornare il blog e salutarvi fino ai prossimi rigori invernali.

Ma poi ho visto questa bella ciotola di terracotta dipinta, piena di verdure variopinte e stuzzicanti e mi sono detta "perché no?".


Perché non parlare anche di insalate, anche se sono delle "non ricette", prive di dosi esatte e schemi rigidi? Magari posso darvi delle idee. Magari a me sembra scontato che nell'insalata si mettano il foie gras, la ricotta salata, i crostini fritti, la frutta a cubotti e i semini. E che si possano condire con tante cose, diverse dal sale e dall'olio. Magari voi non ci avevate pensato.

Scrivo questo perché, a giudicare dal concetto di "insalata" di molte persone che conosco, con questa parola, comunemente, si definiscono tre foglie di lattuga, che non ci si è dati nemmeno la pena di tagliare a listarelle, ammollate nell'aceto e relegate tristemente in un angolo del tavolo, "per contorno". Quando poi, un contorno così non lo mangia nessuno.
Invece l'insalata, se ben gestita, può costituire addirittura un piatto unico, certo leggero, ma completo e stuzzicante.

Quando la mia mamma tornò dal suo primo viaggio in Normandia e cominciò a mettere il formaggio nell'insalata io e mio padre, che non l'avevamo acompagnata, la guardavamo come se fosse uscita di senno. Dopo vent'anni di composées, in casa mia certe aggiunte sono un dato acquisito. Ma, vista la reazione delle mie colleghe di fronte alle mie cupole di erba gatta, forse non è così per tutti.

Allora, direi di intraprendere (per quanto in ritardo: mi pento molto di non avervi segnalato le precedenti proposte!) la mia nuova crociata per la diffusione delle insalate miste e di procedere con il primo schizzo:


Ingredienti:
  • Insalata mista
  • Ricotta toscana salata
  • Capperi sott'aceto
  • Olive nere pugliesi cotte in forno
  • Pomodori secchi sott'olio
  • Origano pugliese
  • Olio nuovo toscano
  • Fleur de Sel
  • Pepe

Procedimento:

Noooo!!! Sono sicura di potermelo risparmiare!!! Solo una specifica: tagliate le foglie di insalata e i pomodori secchi a striscioline, non lasciateli interi, sono così scomodi da mangiare e così spiacevoli alla vista...





19 mar 2009

Balocchi di marzapane al burro


Con il mezzo uovo avanzato dalla preparazione delle madeleines, ho preparato questi biscotti.

Li avevo visti qualche settimana fa da Romy e subito mi avevano colpito per la presenza del marzapane nell'impasto: fin da piccola ho sempre adorato il marzapane, tanto che i miei dolci preferiti non erano, come accade a tutti i bambini, soprattutto quelli della mia generazione, quelli al cioccolato, ma quelli con le mandorle. I ricciarelli ricoperti di fondente non mi dicevano granché, ero invece una grande estimatrice di quelli bianchi, fatti solo di morbida, argentea pasta di mandorle e nella competizione tra l'uovo di Pasqua e l'agnellino di marzapane era quest'ultimo a trionfare.
Tutt'ora, pur ponendo in testa alla top ten delle mie preferenze le torte a base di mele, leggere nella lista degli ingredienti di un dessert le parole "mandorle", "marzapane" o "amaretto" me ne fa subito innamorare.

La mia passione per questa categoria alimentare si riflette anche nella scelta dei miei profumi, creme idratanti e bagnoschiuma, che spesso presentano note di mandorla.


Anche se le presentazioni "naïves" non sono da me, il legame indissolubile tra il marzapane e i miei ricordi infantili più golosi mi ha richiesto di dare a questi biscotti un aspetto giocoso e ho così deciso di ritagliarli con degli stampini che ricordano gli animaletti di pezza, acquistati molti anni fa in un casalinghi, non c'è bisogno di dirlo, altoatesino: solo nei negozi sparsi per i villaggi delle Dolomiti è possibile trovare una tale profusione di formine insolite, tagliapasta speciali e attrezzi da cucina altrove introvabili. Mi sento di affermare che questi grandi magazzini farebbero la gioia di qualsiasi foodblogger.

La ricetta originale la trovate qui, io mi sono limitata a dimezzare le dosi, perché, oggettivamente, 60 biscotti mi sembravano veramente eccessivi e temevo che non saremmo mai riusciti a consumarli prima che si guastassero.

Ma forse mi sbagliavo...





18 mar 2009

Pane al curry e noce di cocco

Quando, giorni fa, dicevo di apprezzare il pane "con le crepe", che sa tanto di forno a legna e che a me riesce anche cuocendolo in mdp, ecco, non intendevo dire che amo i bitorzoli fino a questo punto...


No, dico, ma ve lo immaginate l'imbarazzo di portare in tavola un pane dotato di un'inequivocabile protuberanza fallica?

E' risaputo che molti dolci e pani che vengono portati in trionfo durante le processioni e venduti in occasione delle feste patronali nel Sud Italia richiamano, forse per un qualche sincretismo tra la festività cattolica celebrata ufficialmente e i rituali pagani preesistenti, propiziatori alla fecondità, la forma delle parti intime maschili e femminili; come rimangono ancora praticati, in certe zone rurali della Gran Bretagna, i filtri amorosi che prevedono la cottura di pagnotte sagomate tramite la pressione dell'impasto... vi lascio immaginare dove!
Ma la mia intenzione non era quella di organizzare un'orgia.

Era solo un fragrante pane aromatizzato al curry, con coco rapé nell'impasto...



Ingredienti:
  • 250 ml di acqua
  • 2 cucchiai di olio d'oliva
  • 350 gr di farina 0
  • 40 gr di coco rapé
  • 2 cucchiaini colmi di curry giallo
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 bustina di lievito di birra liofilizzato

Procedimento:

Inserire gli ingredienti nel cestello della mdp nell'ordine indicato o secondo le istruzioni della vostra macchina.

Programma "Rapid", crosta media.





17 mar 2009

Madeleines alla Violetta


Come accennavo ieri, mi piacerebbe molto raccontarvi che la Silkomart mi ha contattata, mi ha fatto i complimenti per il blog e mi ha offerto di inviarmi degli stampi a forma di gatto addormentato, minigirasole e cattedrale in cambio di un po' di pubblicità.
Ma non è affatto andata così: devo ancora capire se la negligenza totale da parte dei grandi nomi del mercato nei miei confronti dipende dal fatto che il mio blog è così brutto che nessuno mai si sognerebbe di usarlo come tramite di propaganda oppure che i miei scritti appaiono circondati da una tale aura di incorruttibilità che le aziende ritengono offensivo chiedermi di sporcarmi le mani.
Se la risposta giusta è b), vorrei rassicurare la Silkomart, quelli dell'agendina e tutti gli altri che non è affatto così, io sono corruttibilissima e non esiterei a pubblicizzare un'azienda che pratica la vivisezione dei canarini, se in cambio mi mandassero un regalo.

Tutto questo per dire che lo stampo da madeleines me lo sono dovuta procurare con mezzi personali, ovvero l'ho chiesto come regalo di compleanno.
Solo, ecco, vedi mio amato bene, mio adorato Topy79, in quei post it che avevo casualmente infilato nel tuo portafoglio, appiccicato sullo specchio del tuo bagno e sul cartone del latte che bevi solo tu, io avevo scritto "stampo da madeleines". Se avessi voluto uno stampo da minimadeleines, avrei aggiunto il prefisso "mini" davanti alla parola madeleines.

Lo stampo da minimadeleines mi sta causando problemi di dosaggio non indifferenti e anche adesso che ho raggiunto la perfezione nella quantità di impasto, utilizzando 1/6 degli ingredienti consigliati e tagliando a metà un uovo, mi risultano dei dolci microscopici e delicatissimi, che finisco sempre per cuocere troppo: le mie minimadeleines sono dunque impeccabili appena sfornate, ma dopo poche ore biscottano, tanto che sono costretta a improvvisare tea times di mezzogiorno, per consumarle tutte prima che induriscono.

Quindi, se qualcuno mi sapesse indicare un metodo infallibile per individuare il giusto grado di cottura delle madeleines e sfornarle prima che si asciughino troppo, gliene sarei grata.

Per il momento, mi limito a lasciarvi la ricetta così com'è, in attesa di ragguagli sui tempi.



Ingredienti:
  • 35 gr di farina
  • 25 gr di burro
  • 30 gr di zucchero alla violetta
  • 1/2 uovo
  • 1 punta di lievito

Procedimento:

Montare il mezzo uovo con lo zucchero (dovendolo dividere, sicuramente lo avrete già comunque un po' sbattuto in precedenza), aggiungere il burro morbido e amalgamarlo al composto. Versare quindi la farina mescolata con il lievito e mescolare fino ad ottenere un impasto appiccicoso. Disporlo nello stampino da minimadeleines e infornare a 180° per non ho capito ancora quanto tempo.

16 mar 2009

Cocottine di Crema al Caramello e Ciofeca's Day




Con questa ricetta credo di poter partecipare a pieno titolo e con fierezza al concorso indetto da Alex per la ciofeca dell'anno.




Prima di cominciare trovo doveroso fare una premessa: l'autoronia che mi è propria quando si tratta di sdrammatizzare le mèches naturali che mi placcano d'argento la chioma ex corvina, la ragnatela che mi incrosta il contorno occhi e l'abbigliamento da adolescente scappata di casa mi viene del tutto meno di fronte agli insuccessi culinari.

A riguardo, sono talmente suscettibile che anni fa intimai senza troppe cerimonie a quella che all'epoca era la mia migliore amica e che si era fatta sfuggire un commento poco educato sulla mia torta della nonna (peraltro impeccabile) di scendere di macchina e non farsi vedere mai più. E così è stato.

Quindi, pregherei Alex di tenere presente lo sforzo sfiancante che mi costa fare del sarcasmo sulla peggior figura della mia storia gastronomica e di mandarmi le spezie.

Non ho mai vinto un concorso, nemmeno quelli senza premi, ho aderito a varie raccolte spesso senza che la mia ricetta venisse nemmeno linkata nella lista dei partecipanti, sebbene da anni sia schiava del silicone (e non mi riferisco alle tette) la Silkomart non mi ha chiesto di fargli pubblicità e non mi hanno mai contattato nemmeno quelli dell'agendina.

Quindi vorrei le spezie.



Altra precisazione: prima di queste cocottine, l'unica volta che avevo provato a fare il caramello per candire delle scorze d'arancio, avevo rischiato di dare fuoco alla casa.
La cucina si era riempita di fumo, il gatto soffiava e mia madre chiamava i pompieri. La padella dell'Alessi finì nella pattumiera con tutto lo zucchero carbonizzato e da allora mi ero convertita al caramello nelle bustine.

La motivazione che mi ha spinto a ritentare la via del caramello per una cena con gli ospiti è insondabile e si annida, probabilmente, nelle circonvoluzioni dell'emisfero cerebrale femminile dedicato alle nevrosi.

Comunque: sabato mattina, incurante delle strida di Topy79 che voleva sapere come sostituire lo sfondo preimpostato di Windows con la foto della carcassa di una gazzella, mi sono accinta a caramellare lo zucchero per la crema. Contro ogni aspettativa che mi dipingeva alle prese con i vigili del fuoco per la seconda volta in dodici mesi (l'altra volta era stato per via del serpente dentro la macchina), è filato tutto liscio, lo zucchero si è sciolto, compattato, poi sciolto di nuovo ed ha assunto il caratteristico colore ambrato. I guai sono cominciati quando ho aggiunto, come da ricetta, il latte bollente.

Si è verificata allora una reazione in virtù della quale mi sento di poter tranquillamente scrivere al CERN o al Pentagono per chiedere una laurea ad honorem in fisica o in strategia militare, in quanto sono certa di aver scoperto una fonte naturale di energia atomica da impiegare a scopo bellico: a contatto con lo zucchero caramellato, infatti, il latte bollente esplode.

Ciononostante, non mi sono persa d'animo e, dopo un'opera di ricostruzione degna del piano Marschall per pulire i fornelli, ho amalgamato latte e caramello e sono passata ad aggiungere le uova. Qui, mi sento di aprire un capitolo a parte: mentre nel caso di torte o biscotti non è fondamentale rispettare le proporzioni tra tuorli e albumi ed è possibile convertire il punto "1 uovo e 2 tuorli" in "2 uova", per le creme no.

Quindi, se, come me, odiate avere albumi avanzati a giro per il freezer, rassegnatevi: per le creme occorre utilizzare i tuorli o, comunque, un numero di tuorli maggiore di quello degli albumi. Con gli albumi avanzati fate delle meringhe, usateli per spianare le occhiaie, vendeteli al centro malattie tropicali della vostra citta perché ci facciano il vettore della vaccinazione contro la febbre gialla, ma non pensate di sostituirli ai tuorli nella crema.

Io l'ho fatto e il risultato finale è stata una sorta di omelette dolciastra, molto simile al budino della domenica dei gerontocomi, a mio parere assolutamente immangiabile e che Topy79, che intanto era riemerso dalle sue divagazioni in pps sul tema "Africa: meravigliose scene di morte", ha mollato per metà nel pirottino, dichiarando che era una vera schifezza.

Immaginatevi, quindi, la nostra sorpresa nel vedere che il nostro ospite divorava con voracità non solo la sua porzione, ma anche quella della sua fidanzata, non prima di aver ingurgitato un pasto completo+20 cozze gratinate.

A malincuore vi lascio la ricetta originale (tra parentesi le mie infelici modifiche), con la raccomandazione vivissima di non riprodurla.



Ingredienti:
  • 100 gr di zucchero
  • 250 ml di latte
  • 1 uovo
  • 2 tuorli (1 uovo)
  • qualche goccia di succo di limone

Procedimento:

Mettere in un pentolino 75 gr di zucchero con 2 cucchiai d'acqua e far cuocere mescolando fino alla fomrazione di un caramello: vederete che inizialmente lo zucchero rapprenderà e si cristallizzera. Voi non scoraggiatevi e continuate a girare, fino a quando non si scioglierà di nuovo e non comincerà a brunire. Raggiunto il grado di coloritura desiderato, aggiungete il latte bollente, badando a contenere i danni dell'esplosione e mescolate finché il composto non sarà omogeneo. Versare, quindi, nel pentolino le uova sbattute con il resto dello zucchero e amalgamare.

Distribuire il tutto in 4 cocottine, disporle in una teglia che avrete riempito d'acqua in quantità sufficiente da arrivare ametà altezza delle cocottine stesse e infornare a 180° per 30 minuti.

Gettare nella rumenta prima di servire.