30 set 2008

Quiche di zucca e gamberetti


Con questa ricetta do un ulteriore, goloso contributo alla raccolta di Luisa - Sole luna "Passione Zucca"
Rispetto alle quiche tradizionali, la cui tipicità è data dalla classica "cremina" di uova, panna e latte, ho cercato di alleggerire questa ricetta, omettendo i latticini, e usando solo due uova sbattute: vi assicuro che è ugualmente gustosissima, come tutte le pietanze a base di zucca (ho altre sorprese in serbo... abbiate fede!)


Ingredienti:
  • 250 gr di pasta sfoglia
  • 150 gr di gamberetti
  • 150 gr di zucca a cubotti
  • 2 uova
  • burro
  • basilico
  • sale
  • 1 cucchiaino di ginger in polvere

Procedimento:

Passate la zucca al microonde a potenza medio alta per 4-5 minuti. Saltate i gamberetti in poco burro, senza farli cuocere del tutto e lasciateli insaporire con la zucca precedentemente cotta, il ginger e qualche foglia di basilico. Lasciate intiepidire e aggiungete le uova sbattute con sale e pepe.

Stendete la pasta sfoglia sul fondo e i laterali di una teglia foderata con la carta forno in dotazione nella confezione (della serie: non si butta via nulla) e passatela in forno a 180° una decina di minuti. Cospargetela di pangrattato e versatevi il composto di zucca, gamberetti e uova. Terminate la cottura per altri 15 - 20 minuti finché la sfoglia non è dorata e le uova non si sono rapprese.





29 set 2008

Muffin del conforto, con mela e cannella


Tra i miei personalissimi "archetipi" (ok, lo so, l'archetipo dovrebbe essere universalmente condiviso, ma considerato che *io* sono un piccolo universo mi ritengo in pieno diritto di avere un immaginario collettivo privato) che mi suggeriscono automaticamente sensazioni di calore e abbondanza, penso di aver già citato le mele.
Due parole le merita invece la cannella: se volete farvi una cultura sulle proprietà curative dell'olio essenziale di cannella, potete dare un'occhiata qui e scoprirete che la cannella ha un effetto "riscaldante", per muscoli e animi doloranti. Nell'ayurveda, l'olio essenziale di cannella è un olio "pitta", collegato, cioè, al dosha del fuoco, e bilancia gli squilibri tipici del dosha "vata", ansioso, insonne e in perenne ambascia.
La cannella è considerata la regina delle spezie, o come dicono in Africa, "è come il maiale": potranno sembrare due definizioni contrastanti, eppure, fanno riferimento, certo con una sensibilità poetica diversa, al fatto che della cannella non si butta via niente. Vorrei aver ascoltato con maggiore attenzione le parole della guida nella piantagione di spezie visitata a Zanzibar e ricordare con precisione come si usano la corteccia, le radici, le foglie e non so cos'altro, ma l'unica cosa che riesco a ricordare è il sorprendente profumo di Vicks Vaporub delle radici, che infatti vengono usate per curare i raffreddori.
Holly Golightly, alias Audrey Hepburn, quando aveva le paturnie andava da Tiffany. Io vado al mio armadietto delle spezie e annuso il barattolo della cannella: cannella in stecche per la nostalgia dei Natali infantili, cannella in polvere per la paura del futuro, cannella zanzibarina, legnosa e aspra, per ricordarmi degli orizzonti infiniti che mi aspettano oltre la routine.

Ingredienti:
  • 2/3 di tazza di farina integrale (ho usato quella di farro)
  • 1/2 tazza di farina bianca
  • 1/2 tazza di zucchero di canna + altro per la decorazione
  • 1 cucchiaino di cannella + altra per la decorazione
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 1 uovo
  • 100 ml di latte
  • 4 cucchiai di olio di girasole
  • 2 mele grattugiate
  • cannella e zucchero di canna per spolverizzare

Procedimento:

Come sempre sono partita da una ricetta di Gemma Reece e l'ho modificata un po', ma, stavolta, non eccessivamente...

Ho proceduto nel solito modo: due ciotole, una per gli ingredienti in polvere, l'altra per i liquidi, mescolata veloce, ho unito il contenuto di entrambe, classici 6 giri di mestolo, aggiunta delle mele e altri 6 giri. Ho distribuito l'impasto nella teglia da muffin (attenzione, ne vengono meno di 12... io ho voluto per forza riempire le 12 cavità e alcuni muffin mi sono venuti un po' piccoletti...) e ho spolverato la superficie con cannella e zucchero di canna. Poi li ho messi in forno freddo e, dal raggiungimento della temperatura di 180°, sono andata a occhio: appena gonfi e dorati si fa la prova dello stecchino, che, per la presenza delle mele, non verrà mai asciutto... regolatevi così: quando esce pulito, anche se umido, senza pezzettini di impasto attaccati, i muffin sono pronti.

Col senno di poi sarebbe stato meglio se le mele, anziché grattugiarle, le avessi messe a cubetti, perché così sono risultati un po' troppo umidi e, appena fatti, erano quasi un budino. Ieri si erano asciugati ed erano più simili a dei muffin:




25 set 2008

Premio amicizia


Visto che fino a sabato sera la cucina sarà a riposo, sono sommamente lieta di poter comunque aggiornare la mia "Stanza tutta per me" di virginiana memoria con questo trofeo, assegnatomi da una persona deliziosa: cara Giulia, ti ringrazio per avermi dedicato un premio sull'amicizia, un rapporto così difficile da instaurare nella vita reale e che, invece, talvolta, ti sorprende in rete.
Vorrei quindi passarlo, a mia volta, a tutte le persone che passano di qui e mi regalano un commento gentile o una critica a fin di bene, perché, senza saperlo, con quelle poche parole, mi illuminano la giornata.
E, in particolare, voglio assegnarlo a
  • Grazia, che odia i premi, ma, parlando di amicizia on line non posso non citarla per prima
  • Sweetcook, che mi sta sostenendo con sollecitudine in un periodo per me un po' ansiogeno
  • Precisina, per la dolcezza del commento che mi ha lasciato alla ricetta di ieri, che mi ha molto emozionato

24 set 2008

Focaccia di zucca con sorpresa finale


Anche questa ricetta partecipa all'iniziativa di Luisa - Sole luna "Passione Zucca"




Il mio amore per la zucca nasce dai miei ricordi adolescenziali, quando per Halloween, con le compagne di scuola, andavamo da Carlies a minacciare la pasticciera di atroci scherzetti, per farci riempire le buste di brownies, muffins e cookies.
Ad iniziarci a questa usanza, che all'epoca in Italia era assai poco comune, era stato il nostro professore di inglese, vero cultore dei costumi anglosassoni, che ci aveva segnalato questa favolosa bakery americana nel cuore di Firenze, che per anni ha mantenuto valorosamente in auge la tradizione del "dolcetto scherzetto" e che adesso non c'è più.
Nel mio immaginario più romantico, quindi, questo ortaggio si associa sempre ai pigri pomeriggi prefestivi di un'età ingenua, in cui non vedevamo al di là di zucche intagliate e grattacieli e il sogno americano era ancora vivo, pomeriggi che si trascinavano nel freddo pungente dell'ottobre inoltrato, fruttandoci leccornie e complessi di cosce troppo grosse e nasi coperti di acne.
Adesso che il mito di NewYork e l'ideale di una vita alla casa Keaton si sono sfocati, la zucca, con le mele e i girasoli, continua a simboleggiare nella mia fantasia la gioia e l'abbondanza. Amo il suo aspetto solare e florido, amo il suo sapore dolce e soprattutto la sua versatilità che permette di usarla per realizzare piatti insindacabilmente deliziosi, sia dolci che salati.






Ingredienti:

  • 200 ml di acqua
  • 100 gr di crema di zucca
  • 2 cucchiai di olio d'oliva + quello per il condimento
  • 550 gr di farina 0
  • 1 cucchiaino di miele
  • 2 cucchiaini di sale + quello per il condimento
  • 1 bustina di lievito di birra secco
  • rosmarino

Procedimento:

Come sempre, per l'impasto mi sono avvalsa della macchina del pane, altrimenti potete farlo a mano avendo cura di aggiungere il sale solo dopo almeno 10 minuti che lo lavorate. Al termine della lievitazione, date al panetto le pieghe del primo tipo e, dopo 15-20 minuti circa (a seconda della temperatura esterna) stendetelo in una teglia unta d'olio. Lasciate lievitare per un'altra ora e mezzo, quindi picchiettate la superficie con le dita e spennellatela con un'emulsione di acqua, olio e sale, cospargetela di rosmarino e infornate a 200° per 25 minuti

La focaccia che ne esce non ha un particolare sapore di zucca, ma è insolitamente soffice e delicata, tanto che, omettendo il condimento finale, potrebbe essere addirittura consumata con un'abbondante e consolatoria spalmata di Nutella.



Questa ricetta era in realtà una scusa per darvi le istruzioni per preparare un'ottima






Vellutata di Zucca






Ingredienti:


  • 1000 gr di zucca a cubotti
  • 1 cipolla
  • 1,2 lt d'acqua
  • olio
  • sale

Procedimento:

Fate appassire la cipolla in poco olio, aggiungere la zucca e lasciar insaporire per qualche minuto. Aggiungere l'acqua, un pizzico di sale, portare a ebollizione e far cuocere per 15-20 minuti. Frullare il tutto con un frullatore a immersione e far ribollire.

E'buonissima sia al naturale, sia con l'aggiunta di crostini di pane fritti o un goccio di panna acida.








23 set 2008

Cake tigrato per i nipotini



Premesso che non ho spesso a che fare con i bambini e che, tutto sommato, li considero pupazzetti un po' strani, con una vita alimentare del tutto avulsa dalla mia, gastronomicamente parlando, la visita dei miei nipotini mi manda regolarmente in crisi: passino le pedate per terra, passino le urla contro la gabbia dei cricetini, passino le scarpine sul divano e passino pure le ditate sul tavolo, ma vedere i frugoletti che, con aria sconsolata, giocherellano con la forchetta, riducendo il cibo a omogeneizzato e poi singhiozzano "Dove sono i Babybel?", mi spezza il cuore.
D'altra parte, che la cucina tradizionale non sia il mio forte è un dato di fatto e escogitare piatti banali, che non spaventino dei bimbi cresciuti a pasta al pomodoro e bastoncini di pesce, non è facile.

Cosa preparare, quindi, per la merenda dei nipotini? Una torta, certo, ma non dev'essere delle mie solite, con frutti di bosco, uvetta, canditi, spezie, verdure grattugiate... una torta al cioccolato, ok, ma perché nei miei ricettari trovo solo cakes marmorizzati al cioccolato bianco e the Bancha, cakes al cioccolato e basilico con pepe di Sechuan e cakes al cioccolato fondente e irish whiskey?

Cerco, chiedo, sfoglio e alla fine, ecco la soluzione: un cake bianco/nero, juventino, l'ha definito il mio nipotino "mezzano", ma non di quelli gettonatissimi, con la vanillina nella parte bianca e il cacao in quella nera, un cake particolare, con qualche concessione alla frutta secca, anche se il piccolo non sarebbe ancora in età... ma la mia teoria sulle allergie e le intolleranze nell'infanzia è molto spartana, come quella di mia madre, che infatti ha cresciuto una figlia con lo stomaco di uno struzzo, capace di mangiare verdura cruda nel deserto senza contrarre infezioni, e, udite udite, naturalmente immune alla toxoplasmosi.



Ingredienti:
  • 180 gr di farina
  • 3 uova
  • 170 gr di zucchero
  • 150 gr di burro fuso
  • 50 gr di mandorle tritate grossolanamente
  • 75 gr di cioccolato fondente
  • 50 ml di latte
  • 1 cucchiaio di cacao amaro
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale

Procedimento:

Mescolate in una ciotola farina, lievito, sale e zucchero; in un'altra ciotola sbattete le uova con lo zucchero, infine unite il contenuto dei due recipienti e mescolate sommariamente. Dividete il tutto in due parti uguali. Ad una mescolate le mandorle, all'altra il latte scaldato, in cui avrete fatto sciogliere il cacao e il cioccolato fondente.

Versate nello stampo da plum cake prima il composto bianco, poi, sopra, quello nero e passate al centro, per il lungo, una forchetta, ondeggiandola leggermente.

Infornate a freddo, calcolando 50 minuti circa dal raggiungimento della temperatura (può servire più tempo, perché la cioccolata impiega un po' a soldificarsi, fate la prova dello stuzzicadenti).

Il risultato ormai sopravvive solo nel mio ricordo, dato che i piccoli, per la prima volta, me lo hanno spolverato!!!


22 set 2008

Orzotto con zucca e gamberetti


Con questa ricetta partecipo all'iniziativa di Luisa - Sole luna "Passione Zucca"





In Italia si mangia troppa pasta. Questo è un dato che, nel decantare la genuinità e la varietà della dieta mediterranea, si dimentica spesso: mangiare troppa pasta significa mangiare sempre lo stesso tipo di cereale, per di più in formato lavorato e raffinato.
I cereali, al contrario, andrebbero alternati e consumati il più possibile in versione "integrale".
Per questo, nella mia dispensa, non mancano mai, oltre a due-tre formati di pasta, per la gioia del mio sweetie e non mia, che la detesto, orzo, farro, semolino, kamut, riso, avena, grano, cous cous, che uso sia bolliti normalmente e conditi come se fossero pasta, sia per insalate fredde, zuppe o cotte nel brodo, come il risotto.
Questo "orzotto" nasce dalla ricetta di un risotto, da un eccesso di zucca in frigo e da un congelatore troppo pieno. E dalla rivisitazione di una ricetta tratta da qui, che ho modificato in maniera da non dover accendere il forno.





Ingredienti:

  • 200 gr di orzo
  • 75 gr di gamberetti
  • 75 gr di zucca a cubetti
  • erba cipollina
  • olio
  • brodo vegetale o brodo di pesce molto leggero
  • basilico fresco
  • parmigiano o pecorino
  • pepe

Procedimento:

Far soffriggere la zucca e l'erba cipollina in poco olio e, appena i cubetti si saranno leggermente ammorbiditi, aggiungere i gamberetti. Farli saltare per qualche minuto e versare l'orzo. Mescolare velocemente gli ingredienti a fuoco vivace, per farli insaporire, poi cominciare ad aggiungere il brodo caldo in piccole quantità, come per un risotto, lasciandolo un po' "all'onda".

A cottura ultimata, cospargere il risotto con una buona grattugiata di formaggio e qualche foglia di basilico e lasciar mantecare per qualche minuto prima di servire.


18 set 2008

Nuovo premio

Accolgo con gioia un nuovo

conferitomi da questa deliziosa ragazza, che passerò a visitare molto spesso! Per il regolamento, vi rinvio al post precedentemente dedicato a questo premio, quanto all'assegnazione, lo dedico a tutte le persone a cui già l'avevo passato in precedenza e a tutti quelli che passano di qui e che mi vogliono bene, anche se non hanno un blog in cui esporlo!

Muffin ai pomodori (ultimi raggi di sole)


Di questi muffin ero proprio curiosa: la ricetta mi attraeva il giusto e l'onesto, ma c'era qualcosa che mi faceva sentire che, se l'avessi modificata leggermente (pesantemente), ne sarebbe uscito qualcosa di buono.

Del resto, essendo Settembre inoltrato e trattandosi di pomodori... se non ora quando?

E così sono nati questi bocconcini, bitorzoluti, per la presenza ingombrante dei pomodori, che spuntavano da ogni parte, all'inequivocabile sapore di pizza.


Ingredienti:

  • 2 tazze e 1/3 di farina
  • origano
  • mezza bustina di lievito in polvere
  • 1 uovo
  • 1 tazza e 1/3 di latte (io ho fatto una tazza di latte e 1/3 di tazza di marinata di conservazione dei sottoli... scusate, ogni tanto faccio questi intrugli e visto il successo non credo che smetterò!)
  • 1 cucchiaio di olio di girasole (io l'ho omesso)
  • 300 gr di pomodori tagliati a cubetti

Procedimento

Come sempre, mixate separatamente gli ingredienti in polvere e quelli liquidi e poi uniteli, aggiungete i pomodori a cubetti e mescolate lo stretto necessario, lasciando grumi e bitorzoli. L'impasto dovrà risultare piuttosto compatto. Distribuite il composto negli stampini da muffin e infornate a 180° per 20 minuti (io ho infornato, come sempre, a freddo, quindi vi ho lasciato i muffin meno di dieci minuti dal raggiungimento della temperatura.






16 set 2008

Panbrioche al limone e vaniglia



Spesso si sente dire che la colazione è o dovrebbe essere il pasto più importante della giornata... e altrettanto spesso sento dire, più o meno da tutti i miei conoscenti, che sì, in effetti, loro dedicano una particolare attenzione a questo momento, quindi ogni mattina passano seduti a tavola almeno 30 minuti, chiacchierando col partner o giocando con i figli, e mangiando l'equivalente di un pranzo, per ricchezza e varietà.


Può darsi che sia io a vivere in un mondo parallelo, ma questo quadretto eglogico da Mulino Bianco mi sembra una grossa ipocrisia: sei io passassi tutto questo tempo a fare colazione, uscirei in pigiama e lascerei la casa in disordine. E non è questione di alzarsi all'ultimo minuto, mi alzo almeno un'ora e mezzo prima di uscire di casa, ma le cose da fare sono sempre tante e la nausea mattutina anche (no, non sono in dolce attesa, ho la nausea mattutina da quando avevo 8 anni).


Però, dopo le vacanze e le interminabili colazioni a base di toast, uova, pancetta, croissant e marmellata, nella veranda con vista savana





o sul terrrazzzo vista mare,




mi sono riproposta di curare un minimo di più la colazione, se non in termini di tempo, almeno in fatto di menu. Eccomi quindi alle prese con crèpes da preparare in quantità industriale e surgelare, marmellate, muesli arricchiti sul momento con frutta secca e frutti di bosco e questo meraviglioso pan brioche, che mi ha dato un'enorme soddisfazione.

Avrei voluto fare questa , ma venerdì, rientrata a casa, mi sono accorta con sommo orrore di aver lasciato in ufficio la ricetta.
Mi sono dovuta quindi arrangiare con un paio di ricette che avevo in casa, che però non prevedevano il lievitino, mixandole in maniera da ridurre il contenuto di grassi.

Il risultato è stato un pan brioche profumatissimo, soprattutto grazie alla stecca di vaniglia zanzibarina, che, rispetto alla vanillina, è tutta un'altra storia, e morbidissimo, che da 3 giorni mi dà il buongiorno (e la buonanotte).


Ingredienti:
  • 200 gr di farina 0
  • 160 gr di manitoba
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 160 ml di latte
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • 2 uova
  • aroma o scorza grattugiata di limone
  • i semini di mezza stecca di vaniglia zanzibarina (tassativo che sia zanzibarina ;-) )
  • 1 bustina di lievito di birra secco

Procedimento:

L'impasto l'ho fatto con la macchina del pane, quindi non saprei come gestire la cosa manualmente... regolatevi secondo abitudine...

Al termine della lievitazione, ho dato al panetto le doppie pieghe del secondo tipo e l'ho lasciato riposare una ventina di minuti. A quel punto l'ho diviso in due filoni, che ho intrecciato secondo il video inserito da Paoletta, nel post precedentemente citato, e l'ho lasciato lievitare un'altra ora... Beh, dopo un'ora era diventato spaventosamente grande e temevo che fosse lievitato troppo!!! L'ho spennellato velocemente con il latte e infornato (insieme a una ciotolina d'acqua, che inserisco sempre per evitare che i lievitati biscottino) a 190° per venti minuti, nel corso dei quali si è gonfiato ulteriormente, tanto che mi immaginavo prendesse vita e uscisse dal forno da solo, come l'omin di panpepato da cui prende il nome il mio blog.

Come sempre, mi preoccupo troppo: dopo venti minuti era perfettamente brunito all'esterno, cotto e sofficissimo all'interno e una sinfonia celestiale se spalmato ancora caldo di burro di malga e marmellata di mirtilli del Colombini, che non è una marca, ma il rifugio del comprensorio del Frignano vicino al quale vado a raccoglierli.














15 set 2008

Taboulé

Con questa ricetta partecipo alla raccolta "Un piatto per gli amici", lanciata da Cindystar,

un'iniziativa che apprezzo particolarmente, perché focalizzata sull'aspetto, secondo me, principale della cucina e della gastronomia, quello conviviale.
A dispetto di quello che si potrebbe credere "sfogliando" il mio blog, non sono golosa e spesso mangio di malavoglia. Quello che amo del cibo è manipolarlo, disporlo, fiutarlo come un cane da tartufo e poi condividere quest'ondata di sensazioni con chi ne apprezza anche il sapore al punto di servirsi due, tre, quattro volte.


E'quello che capita regolarmente con questo piatto, di ispirazione libanese: per la storia "ufficiale" del taboulé vi rinvio ai numerosi siti che ne parlano. Preferisco soffermarmi, invece, sulla mia personale storia del taboulé: vorrei poter dire di averlo mangiato per la prima volta in Giordania, magari in un ristorante di gusto moresco, con cascatelle artificiali che scorrono tra un tavolo e l'altro, magari circondata da uomini baffuti che fumavano un narghilé profumato di vaniglia.
Ma la mia storia d'amore con il taboulé nasce, in maniera molto più prosaica, alla cena di fine anno del corso di Storia dell'Africa, quando la mia eccentrica professoressa organizzò un buffet a base di piatti africani: sorvolo sull'indigeribile torta tunisina a base di frutta secca che portai io e cito, invece, la mia deliziosa compagna di origine belga, che aveva passato l'adolescenza a Beirut, e ci regalò, appunto, un soffio di islam con un meraviglioso taboulé.

Tranquilli, non sto facendo confusione, so perfettamente che il Libano si trova in Asia e non in Africa, continente al quale era ispirata la cena, ma il cous cous e le molteplici possibilità che lascia alla fantasia sono diffusi in tutta l'area mediterranea, udite, udite, Sicilia compresa, quindi anche nel Maghreb.

Fu in seguito una ex collega libanese, venuta in Italia più per fare salotto che per lavorare, a darmi una ricetta un po' più ragionata, che, al posto del cous cous, richiederebbe il boulgur (semola macinata più grossolanamente) e il cetriolo, che ometto perché non lo amo molto.

Nel mio immaginario, il taboulé nasce quindi come ricetta per gli amici e continua ad esserlo tutt'ora, quando, in estate, rappresenta una soluzione semplice, veloce, gustosa e soprattutto poco sporchevole agli inviti dell'ultimo momento, magari infrasettimanali, quando non avresti mail il tempo di approntare un piatto laborioso e pulire la cucina, che, nel mio caso, funge anche da sala da pranzo ed è quindi necessario, in caso di ospiti, mettere in ordine prima del loro arrivo.

Ed è anche quello che ho preparato qualche sera fa, per una mia collega, approdata in casa mia per una serata di pettegolezzi only for women.


Ingredienti:
  • 200 gr di cous cous precotto
  • una cipolla
  • 2 pomodori
  • 1 limone
  • menta
  • sale
  • olio

Procedimento:

Ammollare il cous cous in pari peso di acqua fredda, aggiungere il succo del limone, olio e mescolare finché la semola non ha assorbito tutto il liquido, sgranandola bene.

Tagliare i pomodori a cubetti e la cipolla ad anelli sottili e mescolare. Aggiungere la menta (la cosa migliore sarebbe avere quella fresca, ma anche essiccata va bene) e aggiustare di sale.

Lasciate riposare almeno mezza giornata, la cosa migliore sarebbe tenerla fuori dal frigo, ma regolatevi in base alla temperatura esterna.

Se avete usato un limone biologico (io no), potete, prima di spremerlo, pelare la scorza con un pelapatate e aggiungerla al taboulé.

9 set 2008

Tortino di spaghetti alla ligure



Parlando di "cene di fine estate" ho nominato, insieme alle frittate, la pasta col tonno. Non so perché, dopo un mese di ragout di polpo, insalata di pomodori, pasta imbottita e peperoni ripieni, con le prime mareggiate, la pasta col tonno fosse così gettonata. Se proprio si doveva dar fondo alle scorte, senza comprare prodotti deperibili, avremmo potuto mangiare fagioli o aglio e olio. Invece no, si mangiava pasta col tonno a pranzo e la sera frittata con la pasta avanzata.


Questo piatto ha quindi per me il sapore un po' triste della fine delle vacanze, dell'interminabile viaggio dalla Calabria a Firenze, che, se all'andata era addolcito dalla prospettiva di un mese di bagni, al rientro era insopportabile, perché portava con sé la fine di un sogno acccarezzato per tutto l'anno.


E quest'anno il viaggio di ritorno da Stone Town a Firenze, è stato ugualmente deprimente, perché ha significato la fine di un sogno coltivato una vita.


Ben vengano, quindi, in questo Settembre che stenta a decollare, questi spaghetti al tonno rivisitati, secondo una ricetta che mi si dice sia di origine ligure, trovata su Sale&Pepe e un po' aggiustata in base agli ingredienti che avevo in casa

Ingredienti:
  • 300 gr di spaghetti
  • 1 scatoletta di tonno al naturale
  • 100 gr di olive verdi denocciolate
  • 4 acciughe sott'olio
  • 1 tazza di salsa di pomodoro
  • 2 cucchiai di pangrattato
  • parmigiano grattugiato
  • olio
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Fate insaporire in una padella il tonno, le olive tritate e le acciughe, aggiungete la passata, sale, pepe e fate ritirare un po' . Mescolatevi una grattugiata di parmigiano. Nel frattempo lessate gli spaghetti al dente e conditeli con il sugo preparato. Ungete il fondo di una pirofila e cospargetelo con una cucchiaiata di pangrattato. Sistematevi gli spaghetti, compattateli e coprite la superficie del tortino con altro pangrattato e parmigiano.

Passate in forno a 180 per circa 20 minuti e lasciate intiepidire un po' prima di servire.






Gateau di pomodori canditi




Ma a voi piace la frittata? No, parliamone, perché va bene che è veloce, va bene che è pratica, ma io non riesco a farmela piacere. Indipendentemente dagli ingredienti, la trovo sempre un po' scialba, banale, hai voglia a dire "la frittata di cipolle", "la frittata di pasta", la verità è che se una cosa è buona fatta in frittata da sola sarà ancora migliore. E poi la frittata sa di fine delle vacanze e di cene consumate non più sulla terrazza che dà sul mare, ma in cucina, a causa dei temporali settembrini, sa di piano di smaltimento frigo, che ci riduce a spaghetti col tonno e, appunto, frittata di cipolle, in vista del ritorno in città e questo innesca in me un rifiuto atavico.


Ho una prozia che per i primi tre mesi di matrimonio cucinò solo frittate, presentandole a quel luccio di suo marito ogni volta con un nome diverso: una sera gli aveva fatto l'omelette, una sera la crèpe, una sera il tortino, poi lo sformato, il gateau, il clafoutis, la frittata, la frittella, il timballino. Dopo un mese il pover uomo, cui l'amore, forse, aveva tolto il senso del gusto, oltre che la vista, dichiarò che sua moglie non gli aveva mai preparato lo stesso piatto.


L'esigenza di ideare piatti proteici che non comprendano solo legumi o formaggi mi ha fatto tuttavia decidere per questa ricetta, che non è una vera frittata, perché prevede un impasto molto simile a quello delle crèpes, e risulta più compatta, quasi, appunto, un gateau. L'abbinamento delle uova e del pepe con i pomodori cotti nel miele sorprende piacevolmente e devo ammettere che mi è quasi piaciuta.






Ingredienti:
  • 2 pomodori
  • 1 cucchiaio di olio d'oliva
  • 1 cucchiaio di miele
  • 2 uova
  • 100 gr di farina
  • poco latte
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Fate insaporire i pomodori tagliati a cubetti con olio e miele, salate, pepate e cuocete finché non risultano morbidi. Sbattete le uova con la farina e latte quanto basta per ottenere un comopsto morbido, ma non liquido e rovesciate il tutto nella padella dei pomodori. Mescolate e distribuite l'impasto sul fondo, coperchiate e cuocete finché il "gateau" non si sarà rappreso da entrambi i lati.



Premio Proximidade

Ricevere questo premio mi fa sentire un filino in colpa, perché io, per prima, l'ultima volta che ne ho ricevuto uno, ho "spezzato la catena" con un'assegnazione erga omnes e non nominativa.
Ringrazio quindi Micaela , Giulia , Piccipotta e Maya per non avermi "punita" eliminandomi dalla lista dei bloggers che meritano premi e per avermi fatto dono di questo.

....."Non a tutti piacciono i blog, per la maggior parte i nostri obiettivi sono di mostrare le cose che creiamo e di fare amicizie nuove, ma ci sono persone alle quali non interessa affatto quando si dona loro un premio, non lo scrivono, ed in questo modo si contribuisce a spezzare questa catena... e noi vogliamo che si spezzi o che si propaghi??? Cerchiamo allora di prestare un pò di attenzione... dovremo nominare 8 bloggers che dovranno riportare questo stesso testo...."

Passo quindi la palla a

8 set 2008

Plum cake ai mirtilli



Sempre in tema di frutti di bosco e scampagnate, vi propongo un plum cake liberamente tratto da un altro dei miei capisaldi in cucina, che ho riveduto e corretto in base agli ingredienti presenti in casa e al mio insopprimibile desiderio di utilizzare i mirtilli faticosamente raccolti in montagna poche settimane fa.

E perché "faticosamente"? Perché ogni anno è la stessa storia, ogni anno partiamo armi e bagagli, equipaggiati di cestini, contenitori, rastrellino acchiappamirtilli, ogni anno ci sobbarchiamo un'interminabile salita fino alla mirtillaia della Cervarola e ogni anno dopo una mezz'ora di raccolta, convinta di poter contare su un valido aiutante, parte il grido "Quanti ne hai presi". A cui segue il silenzio. E ogni anno trovo il mio sweetheart che se la dorme dietro a un cespuglio, con il fondo della vaschetta macchiato di violaceo, segno inequivocabile che lì dentro, all'inizio, c'erano dei mirtilli.

Ingredienti:
  • 200 gr di farina
  • 150 gr di zucchero
  • 1 pizzico di sale
  • 1/2 bustina di lievito in polvere
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 2 uova
  • 200 ml di latte
  • 100 ml di olio
  • 100 gr di muesli alla frutta
  • 150 gr di mirtilli (ho usato un mix di mirtilli rossi - cranberries - e neri - blueberries)
  • 70 gr di scorzette d'arancia candite

Procedimento:

Per un plum cake umido, che si mantiene soffice e non "strozza", come molti dolci secchi, vi consiglio di procedere come per i muffins, mescolando gli ingredienti "in polvere" separatamente da quelli liquidi, unirli dandogli una girata veloce e infine aggiungere gli ingredienti "caratterizzanti", quelli che definiscono il "gusto" del cake, mescolando approssimativamente e lasciando, se possibile, anche dei grumi.

Ho infornato a freddo, calcolando 50' da quando il forno ha raggiunto la temperatura impostata, di 180°.

La prova dello stecchino, in questo caso, come per tutti i dolci alla frutta, non è affidabile, perché la presenza dei mirtilli rende il composto comunque umido, anche dopo due giorni. Badate solo che lo stuzzicadenti esca, per quanto bagnato, pulito da eventuali grumi d'impasto.

Insalata di lenticchie e tonno ai lamponi

Per introdurre questa dovrei prima parlarvi di una delle mie passioni: le passeggiate in campagna e, in particolare, le passeggiate finalizzate alla raccolta di frutta ed erbe. Vorrei aver avuto la cura di documentare queste mie peregrinazioni alla ricerca (o "a caccia", come dico io) delle piccole sorprese che la natura spontaneamente ci offre con il dovuto reportage fotografico, che mostrasse le paffute bacche scarlatte o blu notte dei frutti di bosco e le tenere foglie aghiformi del finocchietto. Ma camminare su sentieri sterrati e tra cespugli pieni di rovi, con uno (due, tre) contenitori è già abbastanza complesso e farlo con una macchina fotografica appesa al collo lo sarebbe stato ancora di più. Fatto sta che questi impagabili momenti di serenità avrebbero meritato ben più di una foto.


Niente è paragonabile alla pace che queste piccole escursioni mi comunicano e alla gioia di scoprire tra l'erba alta un cespuglio carico di lamponi o di vedere il versante di una collina ombreggiato dalle macchie violacee delle mirtillaie, è come ricevere un dono inaspettato e immeritato, che sembra aprirti mille possibilità: cosa potremmo farci con questa cicoria, cosa mi invento e poi una parte di more per il liquore, una parte per la crostata, chissà se mi basteranno anche per l'aceto e i mirtilli per il plum cake, ma... aspetta non avevo anche una ricetta per una salsa di accompagnamento per la selvaggina, oppure le fragoline potremmo metterle sul gelato, oppure farci il risotto... e... e... e...

... e i lamponi? I lamponi si mettono sul cheese cake, oppure ci si fa la marmellata e... che palle!!!

Avevo voglia di cambiare, l'unica ricetta "tradizionale" che riesco a fare con entusiasmo è il ragout, per il resto mi piace non dico inventare, ma sperimentare e osare, laddove i ricettari più strampalati e la fantasia suggeriscono.

Questa insalata nasce da un libro delizioso, acquistato in omaggio al mio istinto di raccoglitrice (non cacciatrice), alla perenne ricerca di idee per impiegare i frutti delle mie scarpinate.

Ingredienti:
  • due barattoli di lenticchie lessate
  • due scatolette di tonno al naturale
  • 120 gr di lamponi
  • erba cipollina
  • olio
  • aceto
  • sale

Procedimento:

Condire le lenticchie con olio e sale e disporle a cupola nei piatti, sbriciolare intorno il tonno e versarvi sopra un filo d'aceto e poco sale. Cospargere le lenticchie di lamponi e guarnire con erba cipollina.

Ne risulta un piatto semplice, fresco, leggerissimo, ma di sicuro effetto scenografico in cui il sapore acidulo e raffinato dei lamponi si sposa a meraviglia con quello ruvido delle lenticchie e del pesce convincendo anche i più riottosi alle innovazioni.

Panini alle erbe




Shit happens... Ma per fortuna qualche volta anche le ricette capitano...
Capita che hai imbastito una cena fredda molto light, che, fosse per te, serviresti senza pane, perché tu il pane lo concepisci solo come piatto unico vero e proprio, magari condito, magari farcito, ma mai, dico mai, come accompagnamento. Perché fin da piccola ti hanno insegnato che il carboidrato è assassino e che mangiarne una porzione significa doversi ritenere sazi per almeno mezza giornata. Ma capita che una cena a base di stuzzichini di formaggio e insalate fredde, sul tema del rosa/viola, per quanto molto chic, non si possa servire senza pane e, proprio perché molto chic, anche il pane debba esserlo.

E allora ti capita tra le mani la ricetta di un pane "francese alle erbe", che tu in Francia non hai mai mangiato, ma se c'è scritto dev'essere francese per forza. Ma il pane di grossa pezzatura, da tagliare a fette, non è chic e quindi devi pensare a come modificare, aumentare ridurre, reimpostare, per realizzare, invece, dei panini poco più grandi di bocconcini da far sparire velocemente in bocca.

Ingredienti:
  • 400 gr di farina 0
  • 280 ml di acqua
  • 1 cucchiaio di burro
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 bustina di lievito di birra secco
  • una manciata di erbe aromatiche miste a scelta

Procedimento:

Per l'impasto ho utilizzato la macchina del pane, quindi non ho la benché minima idea di come si gestisca manualmente. Posso solo consigliarvi di procedere come d'abitudine, secondo la vostra esperienza e i vostri tempi.

Al termine della lievitazione, date all'impasto le pieghe del secondo tipo, lasciate riposare 15-20 minuti e formate delle pagnotte, da far lievitare sulla teglia del forno per almeno altri 30 minuti o più, secondo la temperatura esterna.

Sabato era molto caldo, quindi dopo mezz'ora erano più che raddoppiati e da infornare in tempo record, pena un pane al gusto lievito puro. Incidete una croce su ognuno e passate in forno a 220° per 15 minuti



Bocconotti di ricotta

... e erbe aromatiche, vestiti di frutta secca

5 set 2008

Premio Arte Ponto Vida


E'con immensa gioia che ritiro il premio assegnatomi da Perlablu, denominato premio di qualità di Punto d'Arte della Vita, nato per onorare e riconoscere il lavoro di bloggers, i cui blogs motivano la "terapia dell'arte".

Ecco il regolamento:
  1. Indicare da chi si è ricevuto
  2. Dire perché si è deciso di creare il blog
  3. Dire qual è la propria arte preferita
  4. Onorare altri 13 blogs amici

Come ho già detto, il premio mi è stato consegnato da Perla .



A spingermi a cominciare questo blog è stata in primis la visione di altri food blog, che con le loro foto sgargianti e le loro ricette golose, regalano voglia di vivere e di creare, che da troppo tempo mi mancavano. L'opera degli altri bloggers ha quindi risvegliato in me un sano desiderio di emulazione, che non significa invidia o competitività allo squallido scopo di superarli, ma consapevolezza che anche dalle mie mani sarebbe potuto uscire qualcosa di positivo, se solo mi fossi scossa dal torpore.
Intraprendere un blog è stato quindi per me una sfida alla riscoperta della cucina creativa, che per me è sinonimo di bellezza, amore e condivisione, in una parola di "dono"; dell'arte della fotografia e del senso estetico; e soprattutto della vita.



Le mie arti preferite sono sicuramente la letteratura e il ballo, che vivo in forma rigorosamente passiva, dato che non so incrociare due parole e che il mio sport preferito è stare seduta. Se si parla di hobbies artistici effettivamente praticati, non mi riconosco particolari doti, se non quelle legate alla cucina e alla presentazione dei piatti. Ultimamente, grazie ai generosi e pazienti consigli di Paoletta mi sto appassionando alla fotografia, ma ho ancora molto da imparare.



Dato che questo premio è stato già assegnato un po' a tutte, non lo passo a nessuno in particolare, ma lo dedico, con tanto affetto, a tutte le food bloggers che mi vengono a trovare ogni giorno e a quelle che non ne hanno mai il tempo.