
Oggi vi parlo di uno dei dolci che preferisco.
Si tratta di una ricetta della quale mi duole riconoscere il merito a un'urticante ex amica della mia mamma (ex perché alla fine anche mia madre dovette riconoscerne la sgradevolezza e rompere ogni rapporto con lei), una di quelle donne perfette che sanno fare tutto: sempre perfettamente acconciata (perché la sola cosa che Wonder Woman non sapeva fare era lavarsi i capelli e quindi ricorreva al parrucchiere due volte alla settimana), truccata come una diva con cosmetici lussuosissimi, avvolta in una nuvola di profumo costoso e fasciata in abiti bon ton, questa signora era anche una cuoca raffinata e perfetta, un'educatrice modello, una fine conoscitrice di pietre preziose e griffes.
Accanto a lei, sia io che la mia mamma, perennemente in jeans o tuta ginnica, quasi struccate e casiniste come tutte le donne normali, che fanno cose normali e a cui capitano disastri normali, sembravamo due papere.
Il che potrebbe far credere che la trovassi odiosa e che mia madre abbia litigato con lei per puro tema del confronto.
La verità è che adoro le donne perfette o quasi, le donne abili in cucina e in società, che sanno vestire e truccarsi ammodo e che sanno imbastire un discorso filato senza farsi cogliere dal panico. Le adoro perché mi sono di stimolo ed esempio, perché, caratterialmente, per sentirmi viva, ho bisogno di obiettivi e, per pormeli, di sfide e di modelli da emulare. E nessuna frustrazione mi assale in caso di insuccesso, ma solo voglia di provarci di nuovo.
Al contrario, odio le donne che, consce di questa perfezione (o forse non del tutto sicure della sua solidità), salgono in cattedra e pretendono di insegnarti a vivere, predicando con disprezzo contro le tue abitudini, senza capire che voler imparare a fare il soufflé come loro non significa anche volersi lavare con il sapone della stessa marca da loro utilizzata.
La ex amica di mia mamma, che non aveva mai aperto un libro, visitato un museo né mai aveva ascoltato anche solo un'aria di un'opera, voleva insegnare a lei a fare la mamma e a me a fare la figlia; quando avevo 25 anni e un posto precario di segretaria di IV livello insisteva perché i miei mi cacciassero di casa, come lei aveva fatto con il figlio, quando aveva completato le scuole dell'obbligo, perché era giunto il momento che imparassi a cavarmela con le mie gambe, criticava i fornitori da cui ci servivamo per la spesa, sostenendo che lei comprava il pesce solo nelle pescherie migliori (sì, ma quanto puzzano le pescherie?) e non certo al banco surgelati dell'Esselunga (che io trovo adorabilmente asettico, così perfettamente mondo da odori spiacevoli...), che usava solo le palettes di Chanel e vestiva in via della Vigna, mentre mia mamma, donna umile, malgrado tutti i suoi titoli, confessava candidamente che quella bella borsa azzurra con le applicazioni di conchiglie l'aveva acquistata sulla spiaggia, dal marocco tarocco.
Per questi e altri oziosi motivi, un giorno fu messa al bando da casa dei miei genitori e da allora viviamo tutti benissimo anche senza di lei, anche perché, prima di sparire, ci ha lasciato questa preziosa ricetta.
Per realizzarla vi occorreranno molta pazienza per affettare le mele a velo oppure un robot da cucina del quale non avete perso le istruzioni o, ancora, un fidanzato che vi ritrovi le suddette istruzioni e vi monti l'apposito attrezzo per ridurre la frutta e la verdura a scaglie.
Ritrovando le istruzioni di cui sopra, probabilmente, scoprirete anche che il vostro robot da cucina è in grado di assolvere a tutta una serie di funzioni interessanti e abbandonerete l'idea di acquistare un frullatore tritaghiaccio, dato che negli accessori del vostro elettrodomestico sono incluse anche le apposite lame.
Quello che ne risulterà sarà una terrina di mele, cotte alla maniera della Tarte Tatin, ma senza base (che, poi, nel caso della Tarte Tatin è una copertura) di sfoglia, che, se debitamente impregnata di burro e zucchero, avrà la consistenza di un budino e la dolcezza della melassa, oltre a diffondere per tutta la casa un intenso profumo di frutta matura, di fine estate e di mamma.

Ingredienti:
5 mele
50 gr di burro
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di zenzero
Procedimento:
Sbucciare le mele e affettarle molto fini, le scaglie devono risultare quasi trasparenti.
In un pentolino fate sciogliere il burro, lo zucchero e le spezie. Disporre in una pirofila uno strato di mele, irrorarlo con il composto di burro e zucchero (se dovesse rapprendersi, potete allungarlo tranquillamente con un goccio d'acqua o di cognac e mescolare nuovamente, per sciogliere i grumi) e procedere a strati alternati di mele e sciroppo fino ad esaurimento.
Infornare a 180° per circa un'ora e far raffreddare prima di servire, per permettere al liquido prodottosi in cottura di essere riassorbito dalle mele e ammorbidirle ulteriormente.
Nota:questa terrina risulta particolarmente golosa
se accompagnata con una pallina di gelato alla vaniglia
opurreoppureoppure al...
ve lo dirò prossimamente!!!