30 gen 2009

Crema di the al cocco

Foto 221
Questa ricetta la voglio dedicare a lei. Lei che il the lo ama tanto, ma soprattutto lo conosce e più che mai lo capisce. Lo capisce al punto da sapere cosa ogni singola qualità chiede e preferisce e a creare abbinamenti magistrali. Lei che, però, l'ho scoperto troppo tardi, non ama i the aromatizzati...


Foto 223
E, invece, questo dessert, morbido, voluttuoso, sognante, è proprio a base di un ricchissimo, intenso the al cocco, così profumato da stordire.
Ma poiché credo si possa replicare con qualsiasi varietà di the (la ricetta originale, infatti, prevedeva un Earl Grey) e forse anche con un infuso di erbe o una tisana di frutta, glielo dedico lo stesso, fosse anche solo per ringraziarla di avermi teso una mano in una mattinata un po' così, in cui non sapevo se il gelo era intorno a me o mi veniva dal cuore.

Foto 222
Ingredienti
  • 1 uovo e 1 tuorlo
  • 100 gr di zucchero
  • 225 ml di latte
  • 2 cucchiaini di the a vostro gusto

Procedimento:

Sbattere l'uovo e il tuorlo con lo zucchero, fino a che non diventano bianche e non alzano delle grosse bolle. Portare il latte a bollore, mettervi il the in infusione, coprire e lasciarlo riposare per 15 minuti. Filtrarlo e aggiungerlo alle uova.

Suddividere il composto in 4 cocottes individuali imburrate, porle in una teglia piena d'acqua fino a metà altezza delle formine e cuocere a 180° per circa 30 minuti.


Foto 224
La prossima volta che farò questo dessert coprirò le cocottes con dell'alluminio, per evitare la formazione della crosticina sulla superficie, che ha nascosto l'insolito colore verdolino della crema

29 gen 2009

Pane ai piselli con menta e cumino


Questo pane nasce da un equivoco: ero alla ricerca di una ricetta poco impegnativa, che richiedesse solo ingredienti che avevo già in casa, per una cena in cui di pane se ne sarebbe consumato poco e il titolo "pain aux pois" ha catturato la mia attenzione.
Occorrevano farina bianca e integrale e 100 gr di piselli, esattamente quello che mi avanzava di una busta di piselli surgelati, troppo pochi per un contorno e sgraditi nella pasta.
Mi sono quindi accinta a comporre il cestello della macchina del pane, ho lanciato il programma e ho preparato gli ingredienti da aggiungere dopo il beep accanto all'apparecchio.
Una rapida verifica della ricetta... ed ecco che mi accorgo che dopo la parola "pois" ce n'era una che avevo completamente bypassato "chiches". Che tutto insieme significa ceci.
Distrazione? Io preferisco chiamarlo genio e sregolatezza, perché questo pane, oltre ad essere venuto di un insolito e curioso verdolino, è anche molto buono, morbido e adattissimo, se grigliato, per i crostini da mettere nella zuppa o per ricchi panini al prosciutto.



Ingredienti
  • 300 ml di acqua
  • 1 cucchiaio d'olio
  • 300 gr di farina 0
  • 200 gr di farina integrale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 cucchiaini di sale
  • 1 bustina di lievito di birra secco

Al beep aggiungere un cucchiaino di cumino, una manciata di menta tritata e 100 gr di piselli (ceci?)





28 gen 2009

Biscotti di farina di ceci all'aroma di arancio




Se vi ricordate, quest'autunno, tra i blog, era esplosa la moda della cecìna.

Che, d'altra parte, è una ricetta toscana, sia pure di una zona molto lontana, geograficamente e per tradizioni, dalla mia: come esimermi, quindi, dal provarla?

Mi ero procurata la farina di ceci, avevo preparato la mia brava cecina e avevo scoperto che, tutto sommato, non mi faceva impazzire: mi sono perciò ritrovata con il resto del pacchetto di farina da finire e non sapevo come.






Poi, girellando sul blog della raffinatissima Mariluna, mi sono imbattuta in questa ricetta e mi sono detta che poteva essere un ottimo impiego alternativo.

Sinceramente, ho apportato qualche variazione, in funzione di quello che avevo in casa e che mi sembrava si addicesse al sapore grezzo della farina di ceci: non per sfiducia nei confronti di Mariluna, della cui abilità in cucina ho stima pressoché cieca, ma perché non sono ancora così avanti dal concepire un sapore esotico come il cocco, che mi parla di lagune silenziose e spiagge candide, accostato a quello nostrano dei ceci, che mi rimandano a boschi umidi e caminetti accesi.







Ne risultano dei biscotti piuttosto rustici, molto profumati, dal sapore insolito, adatti, secondo me, alla colazione del mattino: il sapore del latte li ingentilisce e li arrotonda, rendendoli più delicati, più vicini, forse, alla mia idea di biscotto.

Vi riporto la ricetta con le mie modifche, per l'originale, sicuramente migliore, vi rinvio al post di Mariluna.




Ingredienti:

  • 220 gr di farina di ceci
  • 100 gr. di olio di semi di girasole
  • 100 gr. di acqua
  • 40 gr di noci
  • 120 gr di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1/2 fialetta di aroma all'arancio

Procedimento:

La farina di ceci deve prima essere tostata, si tratta di un'operazione delicata, della quale mi sfugge totalmente la motivazione, ma non conoscendo bene questo ingrediente, mi sono attenuta a quanto specificato nella ricetta originale.

Ho inserito poi la farina e il resto degli ingredienti nel robot e ho frullato fino ad ottenere un impasto omogeneo (per la verità risulta un tantino gommoso, ma perfettamente lavorabile). Ho steso quindi la pasta a circa un cme di spessore e ho ritagliato dei biscotti, che ho infornato a 180° per circa 1/4 d'ora.








27 gen 2009

Muffin alle erbe


Preparando questi muffin, ho voluto dare una seconda opportunità alle ricette di Gemma Reece dedicate ai muffin con yogurt nell'impasto.

Il mio primo tentativo in tal senso erano stati dei muffin con yogurt ed erba cipollina, sul cui esito preferirei glissare: il problema degli impasti con lo yogurt è che, al primo contatto con il calore, gonfiano in maniera indecente e tu sei lì davanti al forno (perché lo so che anche voi passate la metà del vostro tempo libero non a cucinare, ma a osservare cosa accade dentro il forno a quello che avete cucinato) che contempli questi piccoli proiettili che stanno raggiungendo le dimensioni di funghi atomici e ti dici "Verranno dei muffin di dimensioni spropositate".


Ora, però, il fatto è che le ricette parlano chiaro: i muffin devono essere sfornati quando sono gonfi (e c'eravamo) e dorati.
Ma siccome quando ho scelto il forno ho voluto fare la figa e ne ho scelto uno color bronzo, con il vetro color seppia... perdonatemi, ho ereditato tutta la cucina, non ho avuto il coraggio di cambiarla, perché in buone condizioni e molto più bella di quella che al tempo ci saremmo potuti permettere, l'unica cosa che mi è stato dato di scegliere era il forno e me la sono voluta tirare.
Problemi?

Sì, il problema è che con il vetro color seppia non si capisce quando i muffin sono dorati e questo porta a scambiare la lievitazione per cottura e la sfumatura anticata del vetro per doratura. E questo, a sua volta, mi ha portato a estrarli dal forno ancora mezzi crudi, beandomi, oltretutto, del fatto che si fossero mantenuti bellichiarichissàcomeverrannobeneinfoto.
Risultato: i muffin dopo 3 minuti si erano seduti, l'impasto (perché ovviamente non avevo fatto la prova dello stecchino) era crudo e il sapore immondo.





Stavolta, invece, avevo i fatti miei di cui occuparmi, non mi sono seduta davanti al forno ad ammirare i muffin che crescevano e li ho lasciati fare: liberi dall'imbarazzo di sentirsi osservati, i miei figlioletti si sono ben bene sviluppati in altezza, poi hanno fatto una caduta libera, infine si sono rialzati, con minore fierezza, ma sempre con dignità. Dopo essersi ripresi si sono anche un po' coloriti, come ho potuto constatare aprendo appena lo sportello, e, dopo un paio di prove stecchino, si sono lasciati dolcemente sfornare e sformare, senza riservarmi brutte sorprese.







Il sapore di questi muffin è piuttosto neutro, quindi, secondo me, non possono costituire parrocchia a sé, ma devono essere accompagnati a una salade composée con formaggio e noci o spalmati di mousse di tonno o di granchio.







Ingredienti:
  • 2 tazze di farina 00
  • 1 tazza e 1/4 di yogurt
  • 50 gr di prezzemolo tritato o altre erbe aromatiche
  • 50 gr di caciocavallo o provola
  • 1 uovo
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Il solito dei muffin. Si infornano a freddo, si aspetta che il forno raggiunga i 180° e poi si lasciano in pace, per un po' ;-)







26 gen 2009

Pasta arruminata (povera, ma bella)






Con questa ricetta, partecipo alla raccolta indetta da Precisina






Per essere onesta, la richiesta di Precisina di proporre un piatto "povero" della nostra tradizione regionale o familiare mi ha un filino confuso: la cucina toscana è una cucina rustica per definizione, così rustica che negli ultimi anni, in cui il recupero e la valorizzazione del folklore e dell'arte di arrangiarsi in cucina sono diventati speculazioni fashion, procurarsi gli ingredienti per realizzare una pietanza tipica fiorentina è divantato costoso come una Ferrari, per non parlare dei procedimenti, che, eccezion fatta per la panzanella, sono amichevoli come dobermann con il mal di testa.

Per quanto riguarda la mia famiglia e le povere eventuali nonne che con un pugno di riso dovevano sfamare dieci figli, ne ho già parlato: ho avuto due nonne completamente negate per la cucina, un nonno salutista e un altro nonno pasticcere, il che significa che per 3/4 dei miei avi cucinare era inutile e per il restante quarto era inutile farlo in economia. Quanto a mia madre, è una di quelle cuoche capaci e molto pignole, ma completamente anelastiche: se una ricetta prevede un cucchiaio di fecola e lei ha solo farina, piuttosto che arrischiare una sostituzione è capace di uscire apposta con un metro di neve per procurarsi un cucchiaio di fecola.

Con questi precedenti, c'è da chiedersi come io sia potuta diventare un'appassionata di gastronomia o, al limite, come sia potuta diventarlo senza indebitarmi o prendere il raffreddore.

Questa revisione dei tradizionali bucatini arruminati potrebbe esserne una spiegazione: la mia cucina di tutti i giorni, quella ufficiosa, quella che sul blog non compare, nasce dal recupero e dalla conversione, dalle sostituzioni e dalle trasformazioni.

Ed è così che i bucatini diventano spaghetti, i fiori dei broccoli vengono sostituiti dal loro torsolo, i pinoli si declassano a noci.



A simbolo della rivisitazione in chiave povera di questo piatto, al posto dello zafferano de L'Aquila, quotato in borsa a valori più alti dell'oro, ho usato lo zafferano zanzibarino, uno zafferano di seconda classe, che, tipico del carattere africano, non ha lo scopo di insaporire, ma solo di dare, alternato con il curry giallo e con quello rosso, varietà almeno nel colore a piatti che, in quel continente, spesso, drammaticamente, si ripetono anche per tutta la vita.











Ingredienti per due persone
  • 200 gr di spaghetti
  • il torsolo di un mazzo di broccoli
  • una manciata di uvetta
  • una manciata di noci
  • 2 acciughe sott'olio
  • olio d'oliva
  • zafferano
  • sale
  • pepe

Procedimento:

Tagliare il torsolo dei broccoli (ben lavato e ripulito dalla terra) a fettine sottili e metterlo a stufare in una padella, coperto con un paio di tazze d'acqua. Quando la metà circa del liquido si sarà consumato, aggiungere l'uvetta e far cuocere finché la verdura non diventa tenera. Aggiungere, a questo punto, le noci, le acciughe, un filo d'olio e una bustina di zafferano e fate cuocere per circa 5 minuti, lasciando il fondo della preparazione un po' liquido (se occorre potete aggiungere ancora acqua). Aggiustate di sale e pepe.

Lessare la pasta e saltarla nella padella.





23 gen 2009

Crema di borlotti con panna acida




Forse non sarà l'invenzione del secolo e magari non è nemmeno troppo bella da vedersi, ma, ogni tanto, mi piace pubblicare delle ricette che, prima che fashion e da sbavo, siano salutari.


I legumi, lo sanno tutti, fanno tanto bene: i fagioli borlotti, in particolare, contengono alcune sostanze in grado di abbassare il tasso glicemico nel sangue e il livello di colesterolo, oltre a ferro, potassio e fosforo, per non parlare delle fibre.

Per evitare (o comunque ridurre) gli inconvenienti dolorosi e ineleganti apportati da queste ultime, la soluzione migliore è mangiare i legumi cotti molto bene o addirittura passati e masticarli a lungo (questo vale un po' per tutti gli alimenti).











Ed è proprio così, passati, che si presentano in questa zuppa, morbida, speziata (poteva essere altrimenti?) e arricchita con una cucchiaiata di panna acida, che ho spensieratamente sostituito con yogurt intero, e che contribuisce a rendere insolito un sapore, altrimenti, dejavu.









Ingredienti:



  • 300 gr di fagioli borlotti messi in ammollo per almeno 12 ore (io faccio sempre 24)

  • 1 cipolla

  • 1 cucchiaino di cumino

  • 1 cucchiaino di curry rosso
  • 1 pezzetto di peperoncino secco, tagliato a striscioline

  • il succo di un limone

  • panna acida o yogurt

  • olio evo

  • sale

  • pepe



Procedimento:


Far appassire la cipolla a velo e le spezie in poco olio sul fondo della pentola a pressione. (A questo proposito, ho scoperto che se si mescola semplicemente il soffritto, che poi soffritto non è, a fuoco vivace, finché la cipolla non risulta avvolta dall'olio e dagli aromi, poi si chiude il coperchio della pentola e si spegne il gas, in un paio di minuti il fondo sarà "appassito a dovere", usando pochissimo condimento, pochissimo gas e pochissima fatica.)


Aggiungere i fagioli ammollati e scolati e coprire d'acqua. Salare e pepare. Chiudere il coperchio della pap e cuocere circa 30 minuti dal fischio, o comunque per il tempo che in genere i borlotti che acquistate impiegano a cuocere. Frullare la zuppa, aggiungere il succo del limone, aggiustare di sale e di pepe e rimettere sul fuoco per addensare.


Una volta suddivisa la crema nelle fondine, versare in ciascuna una cucchiaiata di panna acida o yogurt e cospargere di prezzemolo tritato.









Con questa ricetta, partecipo all'iniziativa della simpaticissima Mikamarlez

21 gen 2009

Pane di mandorle e Fourme d'Ambert





Il sito ufficiale del Fourme d'Ambert lo definisce "una gran signora in grado di attraversare i secoli".

Si tratta di un erborinato morbido e delicato, che porta con sé i sapori dei fiori brucati dalle mucche dell'Auvergne.

La leggenda narra che già i Druidi celtici dei Monts du Forez lo conoscessero: se non erro, nel mirabile itinerario gastronomico condotto da Asterix ne "Il Giro di Gallia", che invito tutti gli appassionati di culinaria a leggere, perché è una vera enciclopedia del bien manger d'Oltralpe, i nostri eroi, di passaggio per l'Auvergne, prelevano questa prelibatezza, per consegnarla all'infido Lucius Fiordilotus, col quale hanno scommesso proprio che sarebbero riusciti a riportare indietro dal loro periplo un prodotto tipico di ogni regione francese.







O forse si trattava del Bleu, non sono sicura, comunque leggetevi il fumetto, che gaullisme a parte, è una vera chicca.









L'idea di rovesciare le rimanenze di Fourme che avevo in casa nel cestello della mdp mi è venuta leggendo una ricetta tratta dal mio breviarietto francese di cui qui e da un avanzo di mandorle tritate che risalivano al crumble di cui qui.


Ed è stata un'idea molto felice, perché questo pane è davvero morbido, umido e onctuex, che non so come si dica in italiano, ma rende l'idea, e si accompagna molto bene alle salades composées dal gusto deciso che imperano sulla mia tavola in questi giorni (anche la francomania passerà, non preoccupatevi).








Ingredienti:
  • 270 ml di acqua
  • 350 gr di farina 0
  • 100 gr di farina di grano saraceno
  • 40 gr di burro
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 bustina di lievito di birra secco

Programma pane bianco o rapido.

Al beep aggiungere 150 gr. di Fourme o altro formaggio erborinato e 30 gr di mandorle grossolanamente spezzettate.




Ringrazio infinitamente le bloggers che in questi giorni mi hanno attribuito dei premi, ma sono veramente tanti e non riesco a pubblicarli e redistribuirli, senza contare che la maggior parte di voi li ha già ricevuti.

Mi scuso molto per la mia negligenza e prometto che quando il periodo di fuoco in ufficio sarà concluso sarò più riconoscente.














20 gen 2009

Streusel al pesto con crumble di mandorle




Tutto sommato, la pasticceria salata non fa parte della mia "cultura alimentare".

Ma, del resto, fino a poco tempo fa, nemmeno le zuppe rientravano tra i miei menu, mentre adesso sono arrivata a proporle persino agli ospiti; e i cakes salati, fino all'estate scorsa, erano dei perfetti sconosciuti.




E poi sono fermamente convinta che a me basti l'acquisto di un buon ricettario, con foto attraenti, per farmi innamorare di una determinata categoria alimentare e non farmela più considerare uno sfizio occasionale, da piluccare solo quando è qualcun altro ad occuparsi della preparazione.

Questo è quanto, effettivamente, mi era accaduto con biscotti e "bouchées" salati, che avevo assaggiato a qualche buffet, aperitivo, compleanno, ma che non avevo mai preso in considerazione di approntare... fino a quando, in un disordinato remainder di Avignone, imbucato in una stradina che, a meno di non avere del tempo da perdere, nessun turista percorrerà mai, ho scovato questo, di cui avevo già parlato qui.




La verità è che, affascinata da una confiserie, che proponeva in forme rutilanti e infiocchettate una quantità di biscotti molto francesi in un'infiniità di gusti (impazzisco quando lo stesso biscotto/crema corpo/tisana/film mi viene presentato in più declinazioni, diverse tra loro, ma assemblate sotto minimo comun denominatore), l'ho acquistato prevalentemente per la sezione sui biscotti dolci; ma sui vostri blog ho letto del five 'o clock tea a base di pasticcini, ma anche di bocconotti salati, mi sono fatta irretire e, dato che avevo una cialda monodose di tisana alla menta da provare, ho pensato che questi qui ci stavano proprio d'incanto.





Ingredienti:

Per i sablés

  • 70 gr di burro
  • 1 uovo
  • 100 gr di farina
  • 50 gr di farina fioretto
  • sale
  • 1 cucchiaino di lievito chimico

Per il crumble

  • 30 gr di mandorle intere
  • 20 gr di parmigiano
  • 50 gr di farina
  • 40 gr di burro

  • Pesto qb

Procedimento:

Per prima cosa si preparano i sablés, impastando a gran velocità con il mixer tutti gli ingredienti. Si stende la pasta ad uno spessore di circa 1,5 cm e si ricavano dei cerchi. Si dispone su ciascuno un cucchiaino di pesto e si corona ogni biscotto con una cucchiaiata di crumble, ricavato spezzettando a piccoli colpi di mixer i relativi ingredienti.

Infine si infornano a 180°, per 15 minuti circa e si lasciano raffreddare, per compattare il crumble.







Vorrei ringraziare le adorabili bloggers che mi hanno coinvolto nel giro di abbracci che in questi giorni sta unendo tutta la rete e a cui mi sento di contribuire distribuendone a manciate tra tutte voi e regalandone uno speciale, senza motivo, a ogni persona/gatto/criceto che mi vuole bene e che è carino con me.


Ringrazio, inoltre, Micaela , Kristel, Fiorella, Barbara e Imma, che mi hanno passato un meme sui buoni propositi per il 2009, bisogna elencarne addirittura 8...

Io i buoni propositi di inizio anno ho smesso di farli, non perché non li rispetti, ma perché in realtà ogni giorno mi riprometto di essere una persona migliore o di fare qualcosa per rendere migliore la mia vita ed ho anche imparato a darmi degli obiettivi possibili, che, normalmente, riesco a realizzare.

Nel 2008 ritengo di aver fatto grandi cose, tra cui il blog e tutti gli annessi e connessi, come la cucina e la fotografia, così mi sono finalmente trovata un interesse, che non sia piombare nell'oblio, tra le pagine di qualche libro di 300 anni fa. Ho fatto il viaggio che sognavo da tutta la vita e ho visto i cuccioli di leone che prendevano il latte. Ho comprato i criceti e mi hanno anche dato l'aumento (non i criceti, il mio capo).


Peraltro, le cose che mi auguro per il 2009, in parte non dipendono da me, ma da altre persone o dalla misericordia divina, in cui, francamente, ho smesso di credere più o meno nello stesso periodo in cui è decaduta la favola del coniglio pasquale.

Comunque, tutto sommato, mi piacerebbe:
  1. Risolvere alcuni problemi di salute, almeno per la parte che dipende dalla mia buona volontà
  2. Dedicare più tempo a parenti e amici, anche se non sono una persona affettuosa e la vita sociale è una cosa che mi fa stare malissimo
  3. Usare un idratante per il corpo
  4. Mangiare verdura di stagione
  5. Organizzarmi meglio con le pulizie
  6. Andare a teatro
  7. Telefonare più spesso alla zia Anna
  8. Smettere di andare all'Ikea ogni domenica e fare, invece, lunghe passeggiate all'aperto

19 gen 2009

Clafoutis ai Mirtilli




Dunque, sabato mattina mi accingevo a preparare la cena di compleanno per mia suocera e, come è logico, avevo cominciato dal dolce.

La verità è che avevo cominciato dall'antipasto, ma dato che ormai avevo acceso il forno, ho preparato anche i clafoutis.

Il clafoutis è un dolce tipico della zona del Limousin, che si fa con la frutta di stagione, per questo l'ho fatto con i mirtilli.

Una curiosità sulla sua preparazione è che il clafoutis alle ciliegie, che forse è il più tradizionale, viene realizzato con ciliegie intere e non denocciolate, perché pare che il nocciolo dia al composto un intenso sapore di mandorla.

Quando sarà stagione proverò, perché, anche se non lo abbiamo gustato tiepido, ma freddo, senza zucchero a velo perché non ne avevo e i mirtilli sono rimasti tutti in superficie, ci è piaciuto proprio tanto.













Oddio, per essere sincera, quando Topy79 mi ha chiesto che dolce stavo preparando, abbiamo sfiorato il ridicolo:

- Il clafoutis, amore (con tono naturalissimo, come se avessi risposto "il riso in bianco")

Silenzio, espressione grave e sguardo confuso

- Il Tippu Tip? (Tippu Tip è il gatto)

Risate

Questa storiella, a raccontarla, perde molto della sua verve comica, ma vi assicuro che interpretarla è stato esilarante.




Ingredienti:

  • 2 uova
  • 40 gr di zucchero
  • 150 ml di latte
  • 50 gr di farina
  • 250 gr di mirtilli

Procedimento:

Si sbattono le uova con lo zucchero, poi si aggiunge la farina e il latte a filo. Si distribuiscono i mirtilli in uno stampo largo, oppure in pirottini (ramequins) individuali (con questa dose ne otterrete circa 5) e si ricoprono con la pastella ottenuta. Si inforna a 180° per circa 30 minuti.







16 gen 2009

Insalata di riso selvatico con fagiolini e vinaigrette


Del riso selvaggio di Camargue, prima del sapore, mi ha sedotto la storia: si tratta di una pianta che si sviluppa spontanea, in maniera del tutto autonoma e casuale, tra le altre piante di riso.


Non può, quindi, essere coltivata, si può solo avere la fortuna di trovarla, raccogliendo il riso comune.


Forse è per questo che costa così tanto? Parafrasando una battuta del film "C'è Post@ per te", potrei rispondere "No. E'per questo che vale così tanto".


Il riso selvatico, o riso rosso, ha valori nutrizionali superiori a ogni altro tipo di riso, ma richiede una cottura lunga: per questo, il modo migliore di gustarlo, conservandone i principi benefici è cuocerlo con poca acqua, il necessario per coprirlo, in pentola a pressione (occorre circa 1/4 d'ora). Anche da cotto rimane croccante e il sapore intenso lo rende adatto a condimenti semplici.

Io l'ho preparato in insalata, anche se non sarebbe stagione, con fagiolini, un ortaggio con cui avevo deciso di fare pace, e cipolla cruda e ho amalgamato il tutto con la vinaigrette di Rachel.






Ingredienti:


  • 200 gr di riso rosso

  • 1/2 cipolla

  • 2 manciate di fagiolini lessati

  • vinaigrette, arricchita con un rametto di timo, una spolverata di pepe e un pizzico di fleur de sel


Procedimento:


Banale, semplice, scontato, al contrario del piatto che ne risulta.


Lascio scoprire entrambi, metodo di preparazione e gusto, a voi.



Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mikamarlez

14 gen 2009

Cake al Mimolette




Beh, Picasa, forse, funziona, almeno finché non mi scoprono l'installazione sul disco fisso e non mi cacciano a pedate ;-)







Questo cake me lo coltivavo da un po', ma, data la difficoltà di reperire, in Italia, il Mimolette, avevo sempre dovuto accantonarlo.


Così, quando l'ho visto troneggiare, in tre diverse versioni (fresco, semistagionato e stagionato) alla gastronomia dell'Auchan di Avignone (e mi direte "Ma tu in Francia sei andata a fare la spesa?"), non ho resistito e ne ho acquistata una quantità industriale, per scoprire, poi, che il jeune ha una scadenza piuttosto breve, inconveniente che sempre mi accade con i cibi freschi.





Ho fatto conoscenza con il Mimolette una decina di anni fa, in un ristorante molto chic, specializzato in piatti a base di formaggi, dove lo proponevano come accompagnamento per... ma che ve lo dico a fa'? E' un piatto che riprodurrò presto e non concedo anticipazioni :-).


In realtà, almeno da profana, posso dire che il sapore di questo formaggio, tipico della regione del Lilla, è molto simile a quello del Cheddar o della Fontina, ma quello che lo caratterizza è il colore arancione vivido, che è dato da un colorante naturale, il rocou, frutto di una bellissima pianta tropicale, dai fiori rosa brillanti e bacche spinose, piene di semi ricchi di carotene e vitamina A, che le donne zanzibarine utilizzano come rossetto:







Ingredienti:
  • 180 gr di farina
  • 100 gr di Mimolette grattugiato
  • 1 cucchiaino di semi di carvi
  • sale
  • pepe
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 3 uova
  • 100 ml di latte
  • 100 ml di olio vegetale
  • 100 gr di Mimolette a cubotti

Procedimento:

Si mescolano in due diverse insalatiere gli ingredienti in polvere e quelli liquidi, poi si uniscono i due composti e li si amalgama approssimativamente. Si incorporano quindi i dadini di Mimolette, badando a non uniformare troppo l'impasto (devono rimanere dei grumi, come per i muffin) e si versa il tutto in uno stampo da cake.

Io l'ho cotto nello Sfornatutto De Longhi, infornandolo a freddo ed estraendolo circa 20 minuti dopo il raggiugimento della temperatura di 180° (quindi ha impiegato a cuocere circa un terzo del tempo che occorre nel forno tradizionale).

Il giorno dopo abbiamo mangiato quel poco che era avanzato con un semplice passato di bietole, al posto dei crostini di pane, secondo il consiglio letto su un blog che non ricordo assolutamente quale fosse (se l'autrice si dovesse riconoscere in questo suggerimento, è invitata a farmelo presente e sarò lieta di citarla), con esito sorprendetemente felice, il che mi offre l'opportunità di introdurre una nuova regola alimentare di casa Onde, ovvero che il giorno dopo aver cucinato il cake salato si fa la zuppa ;-)







13 gen 2009

Risotto alla pescatora e allarme rosso




Mi piacerebbe moltissimo che picnik.com ricominciasse a funzionare e a permettermi di correggere le foto.

Perché altrimenti posso pubblicare solo quelle che, per qualche miracolo della natura, escono già in condizioni accettabili, senza bisogno di ritoccare luce o colori. Che sono pochissime, come saranno pochissime le ricette che potrei postare.

Ad esempio, di questo risotto, a dir poco sublime e assai coreografico, mi rimane solo questa foto, che proprio bella non è, ma è meglio che un calcio nei denti: niente primi piani dei gamberetti e della cremina che si era formata tra chicco e chicco, niente zoom sulle foglioline di prezzemolo e niente effetti speciali.

Qualcuna di voi che usa picnik come programma di fotoritocco sa dirmi cosa può essere successo?

Oppure, qualcuna di voi, che ne usa altri, può consigliarmene uno efficiente, gratuito e che non necessiti di scaricare sul disco fisso .exe strani, che mi costerebbero il posto di lavoro?

  • 1/2 cipolla
  • olio evo
  • 1 pezzetto di peproncino secco
  • 200 gr di riso
  • 400 gr di pesce misto (gamberi, vongole, calamari, seppie, totani...)
  • vino bianco
  • 1 lt circa di brodo vegetale
  • prezzemolo

Procedimento:

Far appassire la cipolla tagliata finemente e il peperoncino in una cucchiaiata di olio. Aggiungere il pesce a cottura più lunga (seppie, totani, calamari) affettato e cuocere finché non ritira un po'. Buttare il riso e farlo tostare, sfumare con il vino bianco e lasciarlo evaporare. Quindi, versare il brodo caldo, poco per volta e portare il riso a cottura quasi completa. Verso la fine aggiungere il pesce più delicato, come i gamberi e le vongole e terminare la cottura, con l'ultimo mestolo di brodo.

Io ho fatto le porzioni sormontandole con un gambero intero (la confezione di misto che avevo comprato ne conteneva anche da sgusciare) e una manciata di prezzemolo tritato.