30 nov 2009

Crumble di Zucca con Speck e Asiago


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A grande richiesta, eccomi a postare la prima creazione realizzata a partire dalla zucca magica di cui nell'ultimo post.

Per essere precisi, questa settimana vedrà la zucca come protagonista, forse non assoluta, ma sicuramente di spicco, perché il capolavoro che vi ho mostrato, oltre ad essere di una bellezza disarmante, si è rivelato morbidissimo al taglio e quindi piacevolissimo da trattare, profumatissimo, dolce e succoso, come rivelavano anche la polpa arancio brillante, e la quasi assenza di semi, filamenti e scorza.

Mi piacerebbe molto riuscire a scoprire di che qualità di zucca si tratta: purtroppo, il vocabolario italiano, in questo, è molto vago e prevede una sola parola per dire "zucca". Quando sfoglio ricettari inglesi o francesi rimango sempre stupita (e anche piuttosto incuriosita) dalla quantità di termini con cui, invece, vengono distinti i vari tipi esistenti, a sottolinearne le differenze, che sono tutt'altro che trascurabili. Per una volta, devo riconoscere che la nostra lingua si rivela meno ricca di altre nel non riuscire a cogliere pienamente le sfumature presenti tra le diverse forme in cui questo simpatico ortaggio si presenta in natura.

Del resto, immagino dipenda da un problema di cultura alimentare: probabilmente, l'inglese non ha tutti i vocaboli presenti in italiano per designare le varie specie di pomodori.

Per questo crumble ho preso ispirazione da Sigrid, precisamente da questa ricetta, anche se, poi, l'ho parecchio rielaborata: è più forte di me, anche in presenza dei grandi nomi della cucina, non riesco a esimermi dal ragionare sui passaggi e seguire la mia logica.

Rimane il fatto che l'idea di base è strepitosa: la dolcezza sugosa della zucca, che ho lasciato a cubotti, senza frullarla, unita alla delicatezza dell'asiago e alla sapidità dello speck ha dato vita a un piatto saporito senza essere invadente, mentre le briciole dorate del crumble hanno aggiunto una nota di croccantezza che ha reso l'insieme assolutamente irresistibile: infatti, nè io né Topy79 abbiamo esitato a servircene una seconda porzione, facendo salvo solo l'angolino che vedete, per la foto dell'indomani...

Ingredienti:

  • 1 Kg di zucca
  • 100 gr di asiago
  • 100 gr di speck
  • 100 gr di farina
  • 100 gr di burro
  • 100 gr di parmigiano
  • olio evo
  • sale
  • pepe

Procedimento

Pulite la zucca della scorza, dei filamenti e dei semi e tagliatela a cubotti. Fate cuocere al microonde, con un bicchiere scarso d'acqua, per circa 10 minuti alla massima potenza, lasciate riposare per un po', poi scolatela. Dadolate l'asiago e lo speck, mescolateli alla zucca e disponete il tutto in una pirofila o, cosa più carina, in 4 pirottini individuali, piuttosto grandi. Condite con olio, sale e pepe.

Grattugiate il parmigiano e poi frullatelo nel mixer, a piccoli colpi, con il burro e la farina, finché non si formeranno delle briciole. Cospargetene la superficie del preparato a base di zucca, fino a ricoprirlo, quindi infornate a 180° finché il crumble non sarà dorato.

25 nov 2009

Zuppa di Pasta e Polpettine di Mortadella

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Sapete, quando ero piccola la mia mamma era famosa tra tutte le mie compagne di scuola e rispettive famiglie per fare dei buonissimi dolci.
In prima elementare, per inculcarci la corretta grafia della parola "pasticciere", la maestra scrisse alla lavagna la frase "La mamma di Onde99 è una pasticciera".
Ogni anno, per il mio compleanno, mia madre mi preparava una grande torta al cioccolato ricoperta di crema di burro rosa, il mio colore preferito, anche oggi, che otteneva aggiungendo alla ganache del succo di ribes fatto in casa, con i ribes raccolti in campagna.
La torta rosa era celebre in tutta la scuola, al corso di nuoto e nello stabile dove abitavamo e io andavo molto fiera della mia mamma "pasticciera scritto con la *i*".
Perché scrivo queste cose a proposito di una zuppa di pasta e polpettine di carne?
Perché ultimamente sono diventata troppo raffinata e domenica ho avuto un pensiero orribile: ho giudicato le ciambelline al sesamo, che la mia mamma mi aveva portato, "poco zuccherate". Da bambina non avrei mai trovato un difetto a una cosa preparata dalla mia mamma e lo so che poi si cresce ed è naturale che i genitori non ci sembrino più delle divinità, ma la cucina della mamma dovrebbe mantenere la sua aura di perfezione, anche quando compiremo 90 anni, anche nel ricordo.
Ho avuto l'impressione di essermi dedicata troppo al cardamomo sul riso, alla salsa di ostrica sulle patate al forno e all'erba cipollina nel gelato e non so più apprezzare una ciambellina con pochi grassi, intrecciata, morbida morbida e spolverata di sesamo.
E ho avuto voglia di tornare all'infanzia, di preparare un piatto semplice, che non avesse in sé niente di eclatante, se non che, con l'unica differenza che la mia mamma usava il macinato, era la mia minestrina di quando ero malata, in alternativa a quella di burro.
E di pubblicarlo.
E di pubblicarne altri, altrettanto semplici.
Di creare una rubrica.
"La cucina della Mamma".
Con la "M" maiuscola.
Anzi con la "M" grande.
Come ci insegnavano alle elementari che si doveva scrivere "Mamma".

Ingredienti:

  • 1 lt di brodo vegetale leggero
  • 1 scatola di pelati
  • 2 cucchiaini di origano
  • 1/2 cipolla
  • 250 gr di macinato o mortadella tritata
  • 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
  • pangrattato q.b.
  • 120 gr di pasta corta
  • 1 uovo
  • sale

Procedimento:

Mescolate la mortadella o il macinato, il parmigiano, la cipolla tritata, l'uovo e metà dell'origano e aggiungete il pangrattato necessario a rendere il composto manipolabile. Formate delle polpettine della grandezza di una noce.

In una pentola, unite il brodo, un po' di sale, i pelati spezzettati con il loro sugo e il resto dell'origano, portate il tutto a ebollizione e aggiungete le polpettine. Fate cuocere per 15 minuti, quindi versate la pasta e portate a cottura anche quella, mescolando di tanto in tanto.

Le polpettine in parte tenderanno a disfarsi, com'è giusto che accada in un piatto preparato allo scopo di mettere a tavola una famiglia e non di giocare alla Vianne Rocher della situazione, con il the matcha e lo zucchero alla rosa.

Per una volta non ne ho voglia.

23 nov 2009

Biscotti con Cannella e Cacao (Prove tecniche di Natale I)

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Uhm, beh, sì, dopo aver giurato che quest'anno, per la preparazione dei pensierini home made, non ci sarebbero stati strani "dietro le quinte", ma che avrei semplicemente infornato, assaggiato e, se era il caso, impacchettato o che, altrimenti, non fosse stato il caso, sarei uscita a comprare qualche altre cosa, ecco, dopo questa dichiarazione d'indipendenza, ho cominciato a impastare addirittura con maggiore anticipo rispetto agli anni scorsi.
Per la verità, l'occasione mi è stata offerta dall'incontro con due amiche, due persone radiose e piacevolissime, con cui ho avuto la gioia di trascorrere lo scorso sabato pomeriggio, per un the only for women (ok, lo confesso: il mio era un caramel cappuccino molto zuccherato) e che temo di non riuscire a rivedere prima delle feste... così, ho pensato bene di vittimizzarle con la prima prova tecnica, che, in corso d'opera, si è trasformata in prova generale, nel senso che ho addirittura vestito i miei biscotti con gli abiti di scena, confezionandoli, forse un po' anacronisticamente, con un apparato decisamente natalizio.
Per non sbagliare sono andata sul tradizionale, dei classici biscotti a goccia, con cannella e cacao, non eccessivamente dolci, né eccessivamente complessi, ma, che nella loro semplicità mi hanno colpita molto e che, da voci di corridoio, pare abbiano incontrato anche il favore delle mie amiche.
Li ho gustati sia nature, sia in accompagnamento al caffè (con cui si sposano strepitosamente) sia a una tisana calda e sono risultati sempre vincenti.
Quindi, malgrado non li possa classificare come la ricetta più originale del Natale 2009, ve li propongo ugualmente, perché si preparano in pochi minuti, con ingredienti che tutti teniamo normalmente in casa e possono costituire un vero "salvavita" in caso di visitatori inattesi che, all'ultimo momento, annunciano la loro venuta "per portare gli auguri" (leggi: il regalo) proprio la vigilia di Natale, mentre siete alle prese con la laccatura finale dell'anatra, e voi non avete da parte nemmeno una candelina rossa da impacchettare.
La ricetta viene dal Libro d'Oro, ma, che ve lo dico a fare, era da rivedere, quindi non mi sento nemmeno di citare la fonte...

Ingredienti:

  • 150 gr di farina
  • 100 gr di zucchero
  • 125 gr di burro
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio colmo di cacao amaro in polvere
  • 1 spolverata di cannella
  • 1 cucchiaino di lievito istantaneo
  • 1 pizzico di sale

Procedimento:

Impastate tutti gli ingredienti nel mixer, senza lavorare eccessivamente, quindi prelevate delle piccole porzioni di impasto (che deve risultare granuloso, come per una brisée) e formate delle "bozzettine" non troppo perfette. Disponetele sulle teglie e infornate a 180° per circa 10 minuti o, comunque, fino a che, prelevandone uno, vedrete che si solleva con facilità, senza deformarsi.

20 nov 2009

Soupe Paysanne con Boulettes di Mortadella

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Devo riconoscere che ho scelto un titolo un po' pretenzioso, ma se avessi scritto "zuppa di cavolo con polpettine", secondo me non mi si filava nessuno, quindi ho battezzato questa mia creazione con un nome un po' fusion, che viene in parte dal ricettario da cui l'ho estratta.
Era un po' che non vi parlavo di zuppe, che, invece, in passato, erano il mio cavallo di battaglia, non perché abbia smesso di farne: in casa nostra non manca mai un piatto di vellutata o minestrone fumante, mangiamo spesso creme di zucca e funghi, di zucca e castagne, di champignons, ribollita, passatelli o canederli in brodo. Ma non si può postare tutto tutto, no?
Questo minestrone, che in realtà avevo cominciato a fare sia per smaltire un po' di avanzi, sia a causa di una crisi di nostalgia regressiva per le minestrine della mia infanzia, però, mi ha colpito particolarmente e quindi ho deciso di pubblicarlo, non tanto per la base di verdure, che, secondo me, si può tranquillamente variare in funzione della disponibilità (che avessi cavolo e carote in frigo, come da ricetta originale, è stato un caso), ma per l'impasto delle polpettine, che, poi, è stata la sola iniziativa personale che ho avuto a riguardo: la scelta della mortadella, che già avevo sperimentato in un polpettone, al posto del macinato, mi ha permesso di ottenere delle boulettes morbidissime, che, dopo la cottura (che temevo anche un po', perché mi ponevo il problema si disfacessero) si scioglievano letteralmente in bocca.
Forse, il brodo ne esce leggermente più corposo, ma, sicuramente, più saporito, con il risultato di un piatto decisamente grezzo, ma assolutamente adatto a scaldarsi in queste serate pungenti.


Ingredienti:

  • 1/2 cipolla
  • 1/2 cavolo cappuccio
  • 3 carote
  • 70 gr di pancetta affumicata
  • 750 ml di brodo vegetale
  • 250 gr di mortadella
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai di pangrattato o q.b.
  • sale
  • pepe
  • olio evo

Procedimento:

Fate appassire la cipolla in poco olio e quando si sarà ammorbidita aggiungete il cavolo a listarelle, le carote a rondelle e la pancetta dadolata. Versate il brodo e fate cuocere per mezz'ora in pentola a pressione o un'ora in pentola tradizionale, nel qual caso raddoppiate anche la quantità di liquidi (per favore, comprate tutti la pentola a pressione? Questi doppie ricette mi snervano).

Nel frattempo, tritate la mortadella e lavoratela con l'uovo e il pangrattato sufficiente ad ottenere un impasto manipolabile, da cui ricaverete delle polpettine delle dimensioni, diciamo, di una noce. In questo caso, non ho aggiunto sale o pepe, perché la mortadella è già piuttosto gustosa di suo e, comunque, il mio scopo era di preparare qualcosa di molto delicato, ma, se preferite, potete aggiustare il condimento.

Cuocete le polpettine nel minestrone ottenuto per 10 minuti (20 in pentola tradizionale).

19 nov 2009

Crostata con Crema di Cachi e Albicocche Secche con Noci Miste Caramellate al Miele

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Decisamente non potevo lasciarvi per troppo tempo con le coscette di pollo in bella vista.
E quindi oggi vi propongo una ricetta un po' più soft e decisamente più scenografica che ho preparato per la cena di compleanno della mia mamma, con gli ultimi cachi della famosa cassetta.
Ora qualcuno mi dirà che per i compleanni le crostate non vanno bene, che bisogna preparare pièces montées a base di sponge, panna, crema, cioccolato, fragole, uno sopra l'altro, stratificati e mollicci. Questo qualcuno è Topy79, che adora questo genere di casini, mentre a me fanno un po' ribrezzo.
La mia mamma è come me, ama le cose semplici, un po' rustiche e i prodotti di stagione...
Cosa c'era, allora, di meglio, che preparare una base non troppo zuccherata, riempirla di delicatissima purea di cachi frullati con uova, latte e zucchero, completata da qualche albicocca secca, e sormontare il tutto con una manciata di noci e nocciole ripassate nel miele?
A conti fatti, direi niente, almeno per una cena autunnale: questa crostata dall'apparenza tanto modesta rivela un perfetto equilibrio di dolcezza, croccantezza e cremosità e sono molto fiera di averla inventata io.
Vi consiglio di non glissare sul particolare della frutta a guscio decorativa, perché, oltre a vivacizzare un aspetto, altrimenti, un po' spento, la presenza delle noci e del miele arricchisce moltissimo anche il gusto. Naturalmente, potete variare in base alla frutta secca che avete in casa, anche se trovo che noci e nocciole sposino a meraviglia l'intenzione autunnale e "boschiva" di questa crostata.
Dato che da un po' glielo avevo promesso, approfitto per dedicare questa torta a due blogger, Paola e Donatella, che, nei giorni scorsi, hanno festeggiato rispettivamente il compleanno e il blogcompleanno: auguri amiche mie!!!

Ingredienti per la brisée:

  • 200 gr. di farina
  • 100 gr di burro
  • 2 cucchiai di zucchero

Ingredienti per la farcia:

  • 2 cachi grossi e maturi
  • 2 uova
  • 150 gr di zucchero
  • 200 ml di latte
  • 5-6 albicocche secche tagliate a dadini

Ingredienti per la copertura:

  • 1 - 2 manciate di frutta a guscio
  • 1 cucchiaio di miele

Procedimento:

Impastate nel mixer tutti gli ingredienti per la pasta brisée, aggiungendo poca acqua, se necessario, senza lavorarli troppo.

Lasciate riposare mentre preparate la crema, che otterrete frullando tutti gli ingredienti ad altissima velocità (questo per montare al meglio le uova ed evitare l' "effetto frittata").

Stendete la brisée in una tortiera da 26 cm di diametro, alzando bene i bordi, cospargete la base con le albicocche secche, quindi versateci il composto di cachi e infornate a 180° per circa 25-30 minuti, cioè fino a rassodamento della crema.

Quando si sarà raffreddata, sformatela e completate con il topping, che avrete preparato scaldando il miele in un pentolino e mescolandovi la frutta secca.

18 nov 2009

Coq au Vin... Brulé


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Come (quasi) tutte le ricette a base di carne, questo pollo non è affatto fotogenico ed è un vero peccato, perché l'idea di base era geniale (me lo dico da sola) e avrebbe meritato di essere illustrata in maniera da invitarvi alla prova.
Beh, spero vi fiderete della mia parola e, armate di spezie, procederete alla preparazione: in partenza, doveva essere un banale coq au vin, una padellata di pollo brasato nel vino rosso, ma, in fase di rifinitura, ho riflettuto sull'odore acre che si spande per tutta la casa quando si cuoce il pollo sul gas e su come evitarlo.
In genere aggiungo un paio di chiodi di garofano e, dato che, in questo caso, la cottura avveniva nel vino, da lì a pensare che in questo modo mi sarei avvicinata molto al vin brulé dei mercatini di Natale il passo è stato breve.
Perché, allora, non aggiungere anche le altre spezie caratteristiche di questa bevanda? Ho spolverato il mio pollo appena rosolato con della cannella, ci ho grattugiato della noce moscata, una punta di zenzero e ho pestato del pepe. E ho fatto sobbolire a lungo, con qualche rondella di carote per richiamare la dolcezza dello zucchero e abbondanti patate, minutamente dadolate, affinché si sfaldassero e formassero con il vino speziato una morbida cremina per la quale non c'è altro possibile destino della "scarpetta".
Ingredienti per il procedimento in pentola a pressione:
  • 1 pollo già tagliato a pezzi oppure 8 fusi
  • 1 cipolla
  • 250 ml di vino rosso
  • 3 chiodi di garofano
  • 2 cucchiaini di cannella
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere o una grattugiata di radice
  • 1 grattugiata generosa di noce moscata
  • pepe in grani pestato
  • 3 carote
  • 4 patate
  • olio evo
  • sale

Procedimento:

Fate appassire la cipolla in un filo d'olio, quindi aggiungetevi i pezzi di pollo e fateli rosolare da tutti i lati. Mettete nella pentola le carote tagliate a rondelle e le patate a tocchi abbastanza piccoli (io ho tagliato due patate a cubotti più grandi, perché rimessero intere, le altre due le ho ridotte in dadi molto piccoli, perché si disfacessero e formassero la crema), le spezie e il vino.

Fate cuocere per circa 25 minuti dal fischio.

Se utilizzate la pentola tradizionale, raddoppiate la quantità di vino e il tempo di cottura.

17 nov 2009

Grappa di Pino Mugo

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Innanzitutto, toglietevi dalla testa di preparare questa grappa adesso.
Ma appuntatevi il procedimento e conservatelo con cura per l'arrivo della bella stagione, quando, all'inizio di Giugno, al di sopra dei 1.500 mt, fino ai 2.700, dove, cioè, non crescono più altri alberi, questi arbusti aghiformi, spiccano le pigne nuove, verdi e tenere, dalle quali si ricava, oltre a questa aromatica grappa, anche il mugòlio, uno sciroppo utilissimo in caso di malattie dell'apparato respiratorio, per le sue funzioni sfiammanti. Anche la grappa ha le stesse proprietà, anche se, ovviamente, come tutti gli alcolici, è da consumarsi con moderazione.
Ho raccolto le pigne di mugo nella tarda primavera, durante una passeggiata sull'appennino modenese, sullo sfondo di un panorama reso affascinante dall'altitudine e dalla vegetazione brulla, tipica delle zone infestate dai mugheti, che tendono a impoverire molto il terreno: soltanto le mirtillaie, carichi di frutti ancora pallidi, prosperavano. Sui canaloni tutto intorno c'erano ancora strisce innevate, su cui le marmotte si divertivano a lasciarsi scivolare, lanciando i loro inconfondibili fischi.
Quando parlo delle piante, degli animali e delle mie passeggiate "a mente persa e ad occhi spalancati" non posso dimenticare di ringraziare i miei genitori, per avermi trasmesso un amore incommensurabile per questi piccoli immensi dettagli, per avermi fatto giurare di non dimenticare mai tutto il bene che ci viene dalla natura e per avermi insegnato a gioire dell'apparizione fugace di un cerbiatto e dell'ingiallirsi delle foglie.
Non so se vi ricordate quel film un po' sciocchino sulla Principessa Sissi, in cui a un certo punto il padre dell'infelice protagonista l'ammonisce: "Quando nella vita avrai dolore o preoccupazioni vai ad occhi bene aperti per il bosco e da ogni albero da ogni cespuglio o da ogni animale la potenza di Dio ti verrà incontro dandoti forza e consolazione". Ecco, non fosse accaduto 150 anni fa, quelle parole potrebbe averle pronunciate il mio babbo.
Non potevo non portare a casa il ricordo di una giornata così e quindi, dopo una rapida consultazione con i miei genitori, esperti di flora montana, ho messo in saccoccia alcune pigne profumate di resina, cosa che non credo si possa fare, a causa di un disciplinare sulle piante officinali, categoria di cui il mugo fa parte, ma mi sono detta che raccogliere alcune pigne per realizzare un rimedio dolce per le malattie da raffreddamento è sicuramente meno inquinante e crudele della produzione dei medicinali di sintesi.
La preparazione di questa grappa è piuttosto semplice, ma richiede un lungo tempo di riposo, e, sebbene l'abbia imbottigliata all'inizio di Giugno, è pronta solo da pochi giorni.
Come tutte le grappe è aspra e forte e la consiglio come digestivo solo a chi ama davvero il gusto di questo distillato, altrimenti, come me, potete farne un uso curativo.
E scusate se oggi il mio blog non si comporta da foodblog.
Ingredienti:
  • 12 pigne di mugo giovani
  • 1 lt di grappa
  • 2-3 cucchiai di zucchero

Procedimento:

Spaccate le pigne a metà appoggiandole su un piano di cui non vi importa molto, dato che si riempirà di resina e pulirlo sarà impossibile. Disponetele sul fondo di un recipiente a chiusura ermetica, quindi copritele con la grappa e aggiungete zucchero a piacimento.

Lasciate riposare per due mesi in un luogo soleggiato, quindi filtrate in una bottiglia e tenetela al buio per tre mesi.

13 nov 2009

Quadrotti ai Lamponi con Mandorle e Cioccolato

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Continua la mia revisione delle ricette del Libro d'Oro dei Biscotti... stavolta non sto nemmeno a dirvi com'era l'originale, ma vi do direttamente la mia versione: ho sommariamente rispettato gli ingredienti, tranne la quantità di gocce cioccolato, che, secondo me era decisamente eccessiva, e l'uso dei lamponi surgelati al posto della marmellata di lamponi, ma ho modificato totalmente il procedimento, che prevedeva una precottura della base e poi un'ulteriore passaggio in forno per la cottura del ripieno, per un totale di quasi un'ora, roba che nemmeno il panettone... Ma come si fa a tenere in forno dei biscotti per quasi un'ora?
Comunque, la mia rivisitazione è testata e approvata, oltre che da Topy79, anche dalla sottoscritta, che ha gusti molto più difficili: questi dolcetti sono un delirio, dico davvero... So che faccio spesso affermazioni del genere, ma stavolta sono più convinta del solito: una base croccante di brisée al cioccolato, una copertura acidula di lamponi, qua e là un tocco, volutamente grossolano, di cioccolato fondente e una copertura friabile di meringa alle mandorle... devo aggiungere altro?
Questo connubio paradisiaco è stato eletto fin dal primo morso nella top ten delle nostre "Fall Treats" familiari, tra le coccole e le dolcezze, insomma, che questa stagione un po' grigia ci regala o ci permette di regalarci.



Ingredienti per la base:
  • 150 gr di farina
  • 125 gr di burro
  • 100 gr di zucchero
  • 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere

Ingredienti per il ripieno:

  • 100 gr di lamponi
  • 60 gr di zucchero
  • 50 gr di cioccolato fondente

Ingredienti per la copertura:

  • 4 albumi
  • 200 gr di zucchero
  • 150 gr di mandorle tritate

Procedimento:

Per la base: impastate insieme tutti gli ingredienti nel mixer, quindi stendete il composto ottenuto in una teglia 30x20 circa foderata di carta forno.

Per la farcitura: cuocete i lamponi con lo zucchero e lasciate ritirare un po', come per una marmellata, ma lasciando il composto un po' lento. Se non avete i lamponi freschi o surgelati, potete utilizzare anche della marmellata di lamponi. Lasciate raffreddare, quindi distribuite il tutto sulla base e cospargete di cioccolato spezzettato grossolanamente.

Per la copertura: frullate gli albumi con lo zucchero e le mandorle, fino ad amalgamarli, e versate anche questo impasto nella teglia.

Preriscaldate il forno a 180° e infornate per circa 20-25 minuti.

Lasciate raffreddare completamente il dolce nella teglia, quindi tagliatelo a quadrotti


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Micaela

12 nov 2009

Gnocchetti di Cavolo Nero con Fonduta di Gorgonzola

Quando giorni fa parlavo dell'importanza di consumare verdura di stagione*, non potevo non riferirmi anche alla nutrita famiglia delle crucifere, con tutti i suoi figlioletti: cavoli cappucci, bianchi, rossi, verze... al contrario di molti, non storco la bocca al sentirne l'odore, né al vedermeli in tavola, anzi, provo sincero piacere nel mangiare un piatto di broccoli al vapore condito con un filo d'olio nuovo e un pezzetto di peperoncino.
E, naturalmente, tra queste benefiche specie ricchissime di vitamina C, acido folico, fibre e, soprattutto, sostanze antitumorali, pensavo anche al cavolo nero, ortaggio principe della cucina toscana novembrina: dopo le prime gelate, il cavolo nero si ammorbidisce e si addolcisce ed è possibile preparare zuppe (la meravigliosa ribollita), crostoni e, perché no, gnocchetti.
Certo, è un po' noioso pulirlo, ma vi svelo un segreto: si possono tranquillamente comprare le buste di cavolo nero già scattivato, tagliato e lavato senza correre il rischio di veder oscurare il proprio foodblog.
Questa ricetta l'ho scovata su un vecchio numero di Sale&Pepe, in uno speciale dedicato ai formaggi, e ho pensato che fosse l'ideale per il cavolo nero avanzatomi, appunto, dalla ribollita. L'ho un pochino riletta, perchè non avevo le erbette, anzi, sì, le avevo, ma ho preferito utilizzare una quantità maggiore di cavolo nero, per consumarlo tutto e per rendere questi gnocchi più decisamente "autunnali".
L'accostamento con il gorgonzola è davvero riuscitissimo, perché la cremosità della fonduta stempera il retrogusto amaro del cavolo nero e, nell'insieme, questo piatto risulta gradevolissimo, da mangiare fumante, dopo averlo fotografato mooolto in fretta (come si può notare) in una giornata un po' grigia.

Ingredienti per gli gnocchetti:
  • 250 gr di cavolo nero pesato già pulito
  • 350 gr di patate
  • 100 gr di farina
  • sale
  • pepe

Per la fonduta

  • 150 gr di gorgonzola
  • latte q.b.

Procedimento:

Lessate a vapore il cavolo nero e le patate, sbucciate e tagliate a dadini, per 10 minuti in pentola a pressione o per 20 minuti nella pentola tradizionale, comunque finché le patate non sono tenere.

Tritate cavolo nero, schiacciate le patate e mescolate il tutto con la farina. Salate e pepate il composto, quindi formate dei rotolini, da cui ricaveretedegli gnocchetti, da cuocere in acqua bollente e ritirare appena vengono a galla.

Per la fonduta, fate semplicemente sciogliere il gorgonzola in un pentolino, stemperandolo con un po' di latte, ma lasciando il condimento piuttosto lento, per evitare di doverlo distribuire sugli gnocchi mescolando troppo e rischiando di romperli.

*no, non sono un'integralista, non intendevo dire che occorre consumare 'solo' verdura di stagione demonizzando i pomodori da qui a Giugno, ma che è importante non farsi mancare i prodotti stagionali

11 nov 2009

Oeuf Cocotte con Cavolfiore e Gorgonzola

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Eccovi un'altra ricetta sciocchina, ma della quale vado particolarmente fiera: come Julie Powell, fino a sabato scorso, più o meno potevo affermare di non aver mai mangiato un uovo. Impasti contenenti uova, pastella per friggere, crèpes, soufflés, omelette, persino una zuppa, ma difficilmente mangio un uovo all'occhio, sodo, in camicia e sicuramente non l'ho mai cucinato. Beh, sì, forse una volta ho fatto delle uova bazzotte.
Comunque, quando ho visto sul mio adorato "Petits Plats d'Hiver" la foto di questi tegamini mi sono innamorata, ho deciso che li dovevo fare e che li dovevo fare a pranzo, perché erano troppo belli per non fotografarli.
E, sebbene non ci credessi molto, erano anche buoni: più leggeri delle uova fritte, perché l'olio non è indispensabile (beh, certo, un filo, per condire il cavolfiore) e anche più gustosi, perchè è possibile accompagnarli con moltissimi ingredienti, anziché limitarsi al bacon a cubotti o al formaggio poggiato sul tuorlo, insomma, se usate delle cocottes abbastanza grandi potete metterci dentro davvero un sacco di roba interessante ;-).
E, poi, sono davvero velocissimi.

Ingredienti per due cocottes:

  • 300 gr di cavolfiore
  • 150 gr di gorgonzola o altro erborinato
  • 2 uova
  • sale
  • pepe
  • olio evo

Procedimento:

Cuocete a vapore il cavolfiore per circa 10 minuti in pap o 20 in pentola tradizionale, fatelo raffreddare, quindi suddividetelo nelle cocottes, conditelo con un filo d'olio e un po' di sale. Distribuitevi sopra il formaggio e rompete un uovo in ciascuna cocotte. Salate e pepate il tuorlo e infornate a 180° fino a che l'albume non si sarà rappreso.

10 nov 2009

Ragout di Polpo e un tuffo nei ricordi

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Quella che vi propongo oggi è una rivisitazione, nemmeno troppo personale, di un piatto della mia infanzia: come vi ho ho raccontato altre volte, quando ero bambina, trascorrevo l'estate in Calabria, con i miei genitori, il mio nonno materno e la mia prozia, l'unica dei parenti più stretti che non si è trasferita e che ogni anno andavamo a trovare.


Ho dei ricordi bellissimi legati a qul periodo e a quella terra di cui mi sono rimasti addosso i colori e i profumi, al punto che ripensarci mi procura spesso una vertigine di commozione.


Durante i lunghi mesi trascorsi sullo Jonio, il passatempo preferito del mio babbo era andare a pesca con la fiocina: quest'uomo, che in età matura si è scoperto amante dei gatti e si limita a coltivare la sua passione per il mare praticando snorkeling, in gioventù aveva la perversione di costruire trappole per polpi, ricavandole da vasi o bottiglie, che riempiva di conchiglie e di sassolini e piazzava ad arte sul fondale. I polpi, che, diciamocelo, sono un po' cretini, pensavano di aver ereditato un appartamento dallo zio ricco, ci si stabilivano e l'indomani il mio babbo andava puntualmente a riprendersi polpo e casetta.


Sorvoliamo sull'esecuzione finale della povera bestia, perché si cade nello splatter, vi basti sapere che la pubblicità di qualche anno fa di un noto profumo da uomo, a confronto, era una filastrocca per infanti.


Fatto sta che in casa eravamo pieni di polpi, più o meno morti, che venivano puntualmente bolliti e serviti in insalata, ma, soprattutto, ci si faceva il ragout.


Io, naturalmente, storcevo il naso e mangiavo pasta al pomodoro, ma, da quando mi sono autosvezzata, ho cominciato a provare un certo rimpianto per il profumo intenso e piccante del pentolone che sobbolliva e nel quale la prozia mescolava pazientemente, malgrado fuori ci fossero 35°, che al giorno d'oggi non sembrano molti, ma prima dell'effetto serra erano considerati canicola.


Il mio babbo è diventato animalista e in Calabria non ci andiamo più, quindi, l'unica soluzione era prepararmi il ragout di polpo da sola, con il polpo della pescheria e risultati, a detta di tutti, eccellenti.
L'ho accompagnato con della polenta, per la curiosità di provare un accostamento che non conoscevo, quindi l'ho lasciato più lento, ma se lo usate per la pasta, vi consiglio di farlo ritirare fino ad addensamento del fondo di cottura. Al contrario, se non lo farete ritirare affatto, otterrete una splendida zuppa da mangiare con crostoni di pane abbrustoliti.

Ingredienti:

  • 1 polpo grande o diversi polipetti, per un totale di 600-700 gr.
  • 1 cipolla
  • 1 peperone
  • 1 barattolo di pomodori pelati (in estate si usavano quelli freschi, ma attualmente sono insipidi)
  • 1 pezzetto di peperoncino
  • sale
  • pepe
  • olio evo

Procedimento:

Spellate il polpo ritirando bene la pellicola dalla testa e dal corpo e, per quanto possibile, dai tentacoli, e cuocetelo a vapore in pentola a pressione per 15 minuti o in pentola tradizionale per 30. Normalmente il polpo, affinché non diventi stopposo, andrebbe lessato nell'acqua, immergendovelo appena questa bolle e ritirandolo immediatamente, per tre volte di fila, per poi lasciarcelo definitivamente, fino a cottura, quindi andrebbe fatto raffreddare nell'acqua stessa. Tuttavia, dato che in questo caso viene ulteriormente cotto nel sugo, che lo ammorbidisce, si può usare la cottura a vapore, che provoca minor dispersione delle sostanze nutritive.

Una volta cotto, tagliatelo a pezzi non troppo piccoli.

Fate ammorbidire in poco olio la cipolla affettata, il peperone dadolato e il peperoncino, quindi aggiungete i pelati, il polpo, pochissima acqua se usate la pentola a pressione (un po' di più per la cottura tradizionale), salate leggermente e fate cuocere per 15 minuti dal fischio o 30 dal raggiungimento del bollore, per la pentola normale (che noia dover scrivere sempre il procedimento doppio... non potreste procurarvi tutti una pentola a pressione?).

Quindi, aggiustate di sale e di pepe e fate ritirare fino al livello di consistenza desiderato.

Vi consiglio caldamente di preparare il ragout in anticipo e lasciarlo riposare, in modo che si addensi naturalmente, senza doverlo cuocere troppo, e poi riscaldarlo al momento.

9 nov 2009

Verrines di Cachi con Cioccolato, Noci e Yoghurt di Capra

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Anche se questa potrà sembrarvi una ricetta stupid proof, ho voluto lasciarvela ugualmente, così, come appunto volante, perché questi bicchierini/vasetti sono infinitamente buoni.

Tutto quello di cui dovete disporre è una buona marmellata di cachi e qui direi che dovremmo esserci, delle noci o altra frutta a guscio per la croccantezza, dello yoghurt di capra bianco per la cremosità e del cioccolato fondente con una buona percentuale di cacao perché l'abbinamento cachi-cioccolato è stupefacente.

Poi, non vi resta che affondare il cucchiaino più in profondità possibile, per gustare contemporaneamente tutti gli strati e godere contemporaneamente del piacere di assaggiare consistenze e sapori contrastanti.


Ingredienti per due verrines medio-piccole:

  • 3 noci
  • 2 cucchiai ca. di marmellata di cachi
  • 125 ml di yoghurt di capra
  • 20 gr di cioccolato fondente

Procedimento:

Un po' cretino: basta distribure gli ingredienti nei bicchierini nell'ordine in cui li ho elencati, livellando, per quanto possibile, gli strati.

5 nov 2009

Saor di Zucca con Uvetta e Nocciole

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Quando mi sento un po' sotto tono, ci sono poche cose che mi sollevano il morale quanto tornare a casa abbarbicata a una grossa zucca intera. Per la verità, ci sarebbero anche i blush di Chanel, ma, dato il costo, normalmente opto per la zucca.
Niente è più rassicurante della certezza che i grossi tranci arancio vivo, poggiati sul cestello della vaporiera e cotti per pochi minuti, si ammorbidiranno fino a poter essere schiacciati semplicemente con una forchetta e, ripassati in padella con un po' di burro, della panna e profumati con una grattugiata di noce moscata, daranno vita a un composto cremoso e denso.
Così, quando passando dall'ortolano ho visto queste grandi zucche verde bosco, con stupefacenti screziature aranciate, credo si chiamino zucche di Castellazzo, ma non sono sicura, non ho saputo negarmi il piacere di acquistarne una.
E, del resto, perché privarsene? Mangiare quello che la natura stagionalmente ci mette a disposizione è quanto di meglio si possa fare per il proprio organismo: se col freddo crescono broccoli e con il caldo pomodori una ragione c'è e la natura la conosce perfettamente, come sa perfettamente di cosa abbiamo bisogno per stare bene.
Tutto questo per dirvi che, non so voi, ma mangiare cibi di stagione mi fa sentire particolarmente a posto e in sintonia con il mondo: in questi giorni, ci siamo nutriti prevalentemente dei colori caldi della zucca, dei funghi selvatici e dei cachi e mi sento davvero bene.

Per immolare la mia zucca ho scelto una serie di preparazioni molto semplici, che ne esaltassero al meglio la dolcezza, più una un po' più elaborata, che è quella che vi propongo: la ricetta l'ho liberamente tratta da "Al forno" di Nicola Pavan, edito da Guido Tommasi; un libro fenomenale, ma che, come tutti i libri dedicati nello specifico a un metodo di cottura, ha il difetto di utilizzare lo stesso anche quando si potrebbero impiegare sistemi più rapidi: come da copione, ho cotto la zucca al forno, avvolta nella carta stagnola, per circa 1/2 ora, ma il risultato è stato identico a quello che avrei ottenuto lessandola brevemente a vapore.

Il saor è il condimento che l'accompagna, una salsa di cipolle e uvetta, cotte nell'aceto e nel vino e rese croccanti dall'aggiunta finale di un pugno di nocciole, che, con il suo gusto agro, si sposa perfettamente a quello zuccherino della zucca, dando vita a un contorno ricco e appagante, secondo me perfetto per accompagnare un arrosto semplice o con del lesso.

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Ingredienti:

  • 1 Kg circa di zucca, pesata con la buccia
  • 2 cipolle
  • 2 manciate di uvetta
  • 2 manciate di nocciole
  • 1/3 bicchiere di vino rosso
  • 1/3 di bicchiere di aceto bianco
  • sale
  • pepe
  • olio evo

Procedimento:

Tagliate la zucca a pezzi piuttosto grandi e fatela cuocere in forno a 180° per circa 1/2 ora, coperta di carta stagnola, oppure lessatela al vapore per 8-10 minuti.

Nel frattempo, fate appassire le cipolle finemente affettate con un filo d'olio e, quando saranno morbide, aggiungete l'uvetta, non precedentemente ammollata, il vino e l'aceto. Salate, pepate e fate cuocere per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto, fino a quando la salsa non si sarà addensata. Mescolatevi le nocciole, quindi versate il tutto sulla zucca ormai cotta e lasciate riposare qualche ora, prima di riscaldarla e servire.

4 nov 2009

Confettura di Cachi all'Anice Stellato

Una confettura di cachi l'avevo già pubblicata lo scorso autunno, ma, devo essere sincera, sulle lunghe distanze non si è rivelata vincente: l'avevo adattata da una dispensa di cucina ayurvedica, ricevuta durante il corso, appunto, di questa disciplina, ed era sicuramente una preparazione semplice e sana, ma la limitata presenza di zucchero ne ha compromesso la conservazione.
Così, quando la mia collega mi ha portato la consueta cassetta di cachi, mi sono messa a cercare un'altra valida ricetta per rendere omaggio al meglio a questi frutti un po' dimenticati, sgraditi ai più quando si tratta di consumarli "in purezza" (ancora questa espressione odiosa), ma quasi sempre apprezzati sotto forma di dessert.
Naturalmente, come sempre quando cerco qualcosa che mi occorre urgentemente, in rete non ho trovato niente che mi convincesse e venerdì sera sono tornata a casa senza avere la minima idea nemmeno della quantità di zucchero necessaria.
L'unica certezza che avevo mi veniva da un'amica, che mi aveva consigliato di speziare i miei cachi con dell'anice stellato, e da un'amica della mia mamma, che, a quanto mi ricordavo, aggiunge al composto delle pere o delle mele.

Le mele c'erano, l'anice stellato anche, lo zucchero no, ma il fido Topy79 è stato inviato in missione all'Esselunga, ed eccomi a spolpare 4 kg di cachi, quelli finora maturi (ma ne ho altrettanti in dirittura d'arrivo... che disastro!!!), tagliare a cubetti le 3 mele che mi erano rimaste, aggiungere lo zucchero che ipoteticamente immaginavo mi servisse e una manciata non meglio precisata di stelle di anice.

Mi sono quindi posizionata sull'orlo del calderone, armata di mestolo e imprecazioni adeguate (la marmellata di cachi schizza ovunque, avambracci e, quel che è peggio, pavimento e fornelli compresi) e dopo un po' mi sono scocciata di mescolare: il composto non accennava ad addensarsi e, secondo i miei calcoli, potevamo tranquillamente cuocere le patate, che ci vuole quasi un'ora, le salsiccie, mangiarle e bere un'intera bottiglia di vino, prima che si ponesse il problema di invasare.
Ho passato lo scettro (il mestolo) al fido Topy79 e mi sono messa tranquilla.
Ed ecco che devo riconoscere che, se non ci fosse stato lui, adesso non potrei vantare di aver preparato la marmellata di cachi migliore del mondo: quando io stimavo ancora almeno mezz'ora di cottura, Topy79 ha detto "è pronta", mi ha mostrato il piattino inclinato su cui la goccia non scorreva e ha spento il fuoco.
Per questo essenziale contributo, ritengo che questa sia la ricetta più adatta da inserire nella raccolta di Castagna e Albicocca:

Ciò premesso, se volete fare la marmellata di cachi, mi sento di raccomandarvi caldamente questa ricetta, perché il risultato (sempre che disponiate di un buon occhio per individuare il punto giusto di cottura) è dolce, senza essere stucchevole, e fresco, contrariamente a quanto accade talvolta con le preparazioni a base di cachi, che risultano allappanti.
La consistenza, come credo si veda dalle foto, è quella giusta di una confettura rustica, ma, se la preferite più uniforme, sarà sufficiente frullare il tutto a metà cottura.
Io, però, non vi consiglio questo metodo, perché, a mio parere, il bello della marmellata fatta in casa sono proprio i pezzettoni e la cremosità un po' ruvida: a volte mi regalano delle marmellate artigianali che sembrano omogeneizzati per bambini da quanto sono "liscie" e non le trovo per niente allettanti.


Ingredienti:

  • 4 kg di cachi pesati prima della pulitura
  • 3 mele
  • 2 kg di zucchero
  • una manciata di stelle di anice

Procedimento:

Estraete la polpa dei cachi tagliati a metà con un cucchiaino, tagliate a dadini le mele e uniteli allo zucchero e all'anice stellato.

A questo punto, procedete con il metodo che reputate migliore, con o senza pectina, al microonde, con il Bimby, la macchina del pane o la pentola a pressione.

Io uso il sistema classico, del pentolone e del mestolo, che richiede circa due ore, ma se vi trovate bene con le scorciatoie meglio così :-)

Le stelle di anice potete toglierle a fine cottura o lasciarle nei barattoli, nel qual caso, se intendete regalare la marmellata, avvertite i benficiari delle presenze estranee, affinché non pensino, trovandole, che gli abbiate appositamente infilato un insetto velenoso nel vasetto!

3 nov 2009

Risotto con Crema di Castagne e Spianata Calabrese

Per questo risotto devo ringraziare Furfecchia, che giorni fa mi ha suggerito la goduriosa idea di un risotto con le castagne , la mia mamma e il mio babbo che mi hanno aiutato nell'arduo compito di sbucciare la materia prima e Topy79, che mi ha regalato il prodigio della tecnologia che mi è servito a immortalarlo.
Come vedete, gli scatti sono un po' tremolanti, ancora dobbiamo prendere confidenza. :-)
Comunque, dicevamo del risotto: quando l'ho visto nel blog di Furfecchia non ho potuto fare a meno di pensare che parte delle castagne raccolte in montagna avevano trovato una destinazione, che già a prima vista mi sembrava molto felice. Certo, non avevo il gorgonzola e le castagne, congelate da lesse, si erano un po' frantumate, ma sulla ricetta originale si poteva lavorare un po' e adattarla alle disponibilità del momento.
L'idea di partenza è stata, quindi, una base di cipolla tagliata a velo, saporita spianata calabrese, un salume piuttosto "arrabbiato" (che ha fatto strabuzzare gli occhi all'addetto della gastronomia in cui l'ho acquistato, il quale non si capacitava di come potessi mangiare qualcosa di così piccante senza batter ciglio) e rosmarino, in cui tostare il riso, da cuocere, poi, insieme alle castagne, affinché queste finissero di disfarsi, formando una morbida crema che avvolgesse i chicchi.
Non poteva mancare, alla fine, una mantecatura generosa di parmigiano stagionato 24 mesi, il mio preferito, che in genere riservo ai "taglieri", per mangiarlo in purezza, ma che, in questo caso, era d'obbligo a coronamento di un piatto molto speciale.

Ingredienti x 2 persone:
  • 1/4 di cipolla
  • 3-4 fette spesse di spianata calabrese
  • 1 rametto di rosmarino
  • 180 gr di riso
  • vino bianco
  • 200 gr di castagne lessate e grossolanamente spezzettate
  • brodo qb
  • parmigiano stagionato o pecorino
  • olio evo

Procedimento:

Fate appassire la cipolla tagliata finemente e il rosmarino in pochissimo olio, insieme alla spianata a dadini non troppo piccoli, finché l'insieme non avrà raggiunto un buon amalgama. Quindi, versate il riso, fatelo tostare e bagnatelo con un po' di vino. Quando questo sarà evaporato, aggiungete le castagne e, poco a poco, il brodo.

A cottura ultimata, mantecate con (moltissimo) parmigiano e lasciate riposare qualche minuto prima di servire.

2 nov 2009

Di cioccolato, cardamomo e dei brownies che divennero una torta

Dei primi brownies che ho preparato ho un ricordo agrodolce, che, forse, mi ha portato a mitizzarli: li infornai per un caro amico in un momento della sua vita particolarmente difficile, nel tentativo infantile di fargli ritrovare il sorriso con la cioccolata.
I brownies riuscirono perfetti, il papà del mio amico non ritrovò il senno, ma al mio amico fece bene sapere che qualcuno ricordava ancora cosa amava prima che la sua vita si trasformasse in un incubo.
Non sono molto sicura del perché, anni dopo, sentendo un impulso irrefrenabile verso questi burrosi dolcetti, abbia voluto cambiare ricetta e usare quella del "Libro d'Oro dei Biscotti".
Ora, il "Libro d'Oro dei Biscotti" è un bellissimo volume, che propone un'infinità di preparazioni interessantissime, ma non è assolutamente da prendere alla lettera.
Come dire, se cercate una ricetta da riprodurre fedelmente, senza ragionarci troppo sopra, non va bene.
Per cominciare le proporzioni: l'originale proponeva dosi doppie rispetto a quelle usate da me, da infilare, non si sa come, in uno stampo di circa 20x30 o qualcosa di più, esattamente quello in cui io ho faticato a far entrare la metà dell'impasto. I miei brownies sono usciti alti quasi quanto una normale torta, non oso pensare alle dimensioni che avrebbero raggiunto se avessi compresso il doppio della farina, uova etc nella stessa teglia.
Poi, la consistenza del composto da crudo: il libro parlava di pastella, a me è uscita una sorta di pastafrolla, a cui, per poterla versare *e non stendere* nella forma, ho dovuto aggiungere un bel po' di latte.
Non parliamo della consistenza dei miei brownies da cotti: sono certa di non aver mal interpretato i tempi di cottura, dato che, avendo dimezzato le dosi, sapevo di non potermi affidare a quelli previsti, ma di dovermi basare sulla generica dicitura: "appena la superficie si sarà rassodata i brownies sono cotti." Ed è esattamente quello che ho fatto, appena l'impasto ha assunto un aspetto lucido, l'ho sfornato e il risultato è quello che vedete: dei quadrotti di torta al cioccolato.
Ma una signora torta al cioccolato, resa più interessante dal connubio con il cardamomo (iniziativa personale, rispetto alla vaniglia dell'originale), che ho scoperto (beh, no, credo che in diversi l'avessero scoperto prima di me, diciamo che io mi sono limitata alla prova del 9, della serie "se riesce a me...") essere un matrimonio molto felice, molto più di quello con la sfruttata cannella.
Quindi la ricetta ve la lascio, con le mie modifiche in corsivo... vedete voi se riuscite a farli diventare brownies.
Ingredienti x circa 32 brownies:
  • 225 gr di farina
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 60 gr di cioccolato fondente
  • 60 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 60 gr di noci miste (l'originale prevedeva noci di pecan, io ho utilizzato un misto di noci, noci brasiliane, mandorle, anacardi e nocciole)
  • 2 uova
  • 3 bacche di cardamomo (assente nella ricetta originale, che mi sembra prevedesse una bacca di vaniglia)
  • latte q.b (assente nella ricetta originale)

Procedimento:

Aprite le bacche di cardamomo, estretene i semi e pestateli al mortaio. Mescolateli al cioccolato e al burro spezzettati e fate fondere il tutto in pentolino o nel microonde. Lasciate raffreddare, quindi aggiungete le uova, lo zucchero, amalgamate bene, infine versate nella ciotola anche la farina, il lievito e le noci, senza mescolare troppo.

A questo punto, secondo il Libro d'Oro dovreste aver ottenuto una pastella, io, personalmente, mi sono ritrovata di fonte un composto durissimo, che avrei potuto tranquillamente utilizzare come base per una crostata, se mai avessi avuto voglia di crostata quel giorno, quindi ho dovuto aggiungere parecchio latte, finché non sono riuscita, non dico a versarla nello stampo, ma almeno a trasferirvela senza usare il mattarello.

Comunque sia, ho usato uno stampo da 30x20 circa o poco più, che si è riempito fino all'orlo ed ho infornato a 180° per circa 10-12 minuti, finché la parte superiore non ha sembrato asciugarsi. Forse, che vada tenuto ancora meno? Che vada sfornato quando ancora sembra umido?

A cottura ultimata, e questa è l'unica cosa di cui sono certa, tagliate il dolce in quadrotti.


Mi rendo conto che, date queste premesse, nessuno oserà avvicinarsi a questa ricetta, ma, se non si tiene conto delle intenzioni iniziali, vi giuro che come torta era davvero buona.